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MICROCOSM
(2022)

Microcosm



No. 1
TEMPI DURI (review)
https://tempiduri.eu/alex-carpani-indipendent-artist-records/
by Roberto 'Sky' Latini

tempi duri-MCSM

Il Prog-rock di Carpani si è andato modificando nel tempo. Quello che era agli inizi piuttosto tradizionale, anche se con input personali e di livello, è ora stato pulito da diverse “scorie” del passato. L’estetica è andata verso uno smantellamento della complessità favorendo una dialettica più essenziale.
Ma se ne ‘L’Orizzonte degli Eventi’ di due anni fa questa essenzialità era diretta a valorizzare il cantato in italiano, in questo nuovo lavoro più che di essenzialità va sottolineato un uso degli strumenti, per quanto ricco, che non si allontana mai dal significato formale dell’essenza del brano. Il virtuosismo con digressioni non c’è, è un tecnicismo che rimane a stretto contatto con la concezione dell’idea compositiva. In questo senso la trasformazione è divenuta più attuale, moderna. Dal punto di vista tematico il microcosmo del titolo descrive l’essenza umana nelle sue realtà quotidiane; brani mai lunghissimi per dipingere sprazzi di idee ed emozioni che dipingono la persona nel suo essere e nel suo percepire.
‘KISS AND FLY’ è un pezzo in cui la ritmica prende possesso del feeling, il basso sotto e la voce sopra, fluidificano la song, ma vi sono tanti risvolti sia nella linea vocale che nell’arrangiamento piuttosto elettrico, che sono in grado di addensare l’andamento, e tutte le parti si fanno necessarie, non diventano mai troppo invadenti. La vocalità del cantante degli Yes è riconoscibilissima e valorizza la propria esecuzione con la classe di chi ha capito il pezzo. E’ come rendere moderne Le Orme e la PFM di cinquant’anni fa; ricostruendo tutto in modo attuale. ‘THE MOUNTAIN OF SALT’ è un ruscellante 4/4 lineare che nelle piccole pause si abbellisce di passaggi eleganti e delicati come, per esempio, quelli del sassofono.  ‘WE CAN’T GO HOME TONIGHT’ è una splendida ballata, lontana da ogni idea di sdolcinatura; è il drumming a tenerla ancorata alla tonicità, inoltre la sua algida verve è una susseguirsi di ondulazioni acquatiche che il sassofono ad un certo punto elettrizza.
Brano sereno e pacificante è ‘FOOTPRINTS IN THE HEART’, forse il pezzo più vicino al tradizionalismo prog, con tanti istanti in cui si potrebbe citare il tale o tal altro gruppo (per esempio Sting nel cantato). La strumentale ‘PRIME NUMBERS’ tende invece ad avvicinarsi al tipico brano d’assoli, anche se la ricchezza della costruzione raccoglie il senso descrittivo della forma canzone, mantenendo la materia dentro un alveo significante, non dispersivo. Lo stesso si può dire di ‘WHAT ONCE WAS’ dove sembra che l’artista abbia voluto sfogarsi alla vecchia maniera, in un pezzo assolutamente elettrico. Se si vuole mescolare un po’ di pop d’elite con il prog, ‘THE OUTER WORLD’ lo fa magnificamente espandendosi in un sound accattivante pieno di punteggiature ammalianti. Un tocco di jazz, una spalmata di fusion, qualche piccolo accenno vintage, ma di base musica rock che non vuole però arrembare quanto cullare e sedurre. Ogni fine-brano lascia un senso di rarefazione, qualsiasi tipo di concretezza abbia elicitato durante il suo dipanarsi,  il carattere della traccia.
La verve tastieristica dell’autore, in effetti sua principale arma musicale, sceglie spesso il suono del pianoforte, ma l’essenza del disco sta nello splendere in ogni comparto mescolando continuamente le sonorità. L’estrema morbidezza della voce si lega alle dinamiche più frizzanti delle componenti strumentali, il virtuosismo si nasconde nelle atmosfere, cercando di eliminare le canoniche scale che di solito dominano certi ipervirtuosismi. E’ virtuosismo che talvolta si nasconde tra le pieghe della canzone, altre volte si esplicita più chiaramente, ma il lavoro ne è sempre pieno; esso va però spiato, accolto, filtrato al setaccio percettivo perché non straborda mai. Spesso, pur essendo ben riconoscibile, il virtuosismo gioca su un secondo piano rispetto alla linea melodica, alla quale però dona un substrato estremamente necessario.
Quello che si nota è che tanti frammenti decorativi non vengono ripetuti ma alternati dinamicamente senza essere mai uguali a se stessi nel songwriting, che sia la chitarra o il sax, o certi elementi tastieristici, e la visione d’insieme non viene mai persa da questi inserti variegati. Concentrandosi e provando a distaccarsi dalla voce, si subisce quasi più fascino da tali escursioni strumentali che dalla vocalità, comunque suadentemente matura. Non possiamo dire che la scuola classica non permei tale opera, in ogni caso siamo di fronte a una strada piuttosto personale. Si ha l’impressione che tutto sia stato guidato con precisa determinazione, e i tanti musicisti hanno una presenza netta ma interconnessa col tutto. Disco difficile da descrivere nel suo dipanarsi molto raffinato; le canzoni sono fruibilmente dirette, immediate, e al tempo stesso non lo sono. L’assenza di ritornelli commerciali ne fanno un lavoro che rifugge le banalità. Il fatto che sia molto orecchiabile non ha inciso sulla pregnanza artistica per un artista che lavora di cesello e di tecnica ma senza perdere nulla dal punto di vista emozionale.

Roberto Sky Latini


No. 2
TEMPI DURI (interview)
https://tempiduri.eu/intervista-ad-alex-carpani-in-occasione-delluscita-del-nuovo-album-microcosm/
by Roberto 'Sky' Latini

Tempiduri-intervista-MCSM

INTERVISTA AD ALEX CARPANI IN OCCASIONE DELL’USCITA DEL NUOVO ALBUM ‘MICROCOSM’

E’ la seconda volta che incontro online Alex, e nonostante la lunga chiacchierata piena di concetti dell’altra volta, ne sono venuti fuori nuovi e altrettanto interessanti. Chiacchierata che si è svolta in modo pacato ma che ha espresso idee molto chiare e precise.

Nelle note del disco si legge che “Ogni essere umano è un autonomo e inconfondibile microsocsmo”, e di questo tema è fatto il concept dell’album.

Non è una cosa che ho detto io, ma un teologo/filosofo molto famoso, Don Carlo Gnocchi. Con “Autonomo ed inconfondibile” lui intendeva dire che ogni essere umano è unico. E’ come se fosse un mondo compiuto, a sé, che si autoalimenta, che vive, che sperimenta emozioni; che nasce, si sviluppa,cresce, muore. Questo è un concept che ho fatto mio perché ho ritrovato in questa frase un po’ il significato delle cose a cui stavo lavorando.  Volevo fare un disco che parlasse dell’uomo, costruito intorno all’idea dell’uomo, con una descrizione un po’ filosofica, anche visionaria. La cosa che si presta a tante interpretazioni; si può parlare del microcosmo chiuso, cioè dell’uomo che si isola da tutto, dall’esterno, dal mondo. Siamo spesso tutti interconnessi, ma contemporaneamente molto soli. Quindi tanti microcosmi, tutti collegati ma che rimangono microcosmi, non sono dei policosmi. Quindi spesso non sono qualcosa di molto sociale, ma tendono a crearsi delle vite parallele, o delle vite artificiali. Quindi c’era sia il tema delle attualità, delle tecnologie, del nuovo modo di interagire e di comunicare, sia una concezione più tradizionale pensando all’uomo come un piccolo universo, il microcosmo che si contrappone al macrocosmo, ovvero l’intero universo, il creato, e il rapporto che l’uomo ha con la natura, una concezione un po’ medioevale dell’uomo, il quale era al centro di tutto per i pensatori ed i filosofi  del tempo. Quello era un periodo in cui non eravamo ancora arrivati alla rivoluzione scientifica quindi si trattava di teoremi assoluti dove prevaleva la figura dell’uomo al centro di tutto.

Il tema generale è questo, ma i temi delle singole canzoni come sono nati?

Una volta che le canzoni le ho terminate con anche le melodie vocali scritte, avendo in mente questo concept generale del microcosmo, ho cercato di raccontare con ogni brano un breve sprazzo di vita, non volevo essere troppo teorico. Volevo raccontare qualcosa di reale, di concreto, anche se in maniera accennata, tanto con una canzone di quattro/cinque minuti non si può raccontare un romanzo, una storia. Si possono dare delle idee, delle macchie qua e là, soprattutto in una musica come questa che è molto suonata, non tanto cantata. Mi interessava dare delle prospettive di vita quotidiana, possibili vite quotidiane, possibili episodi di vita di ognuno di noi. Per esempio la notte magica, la notte che non sembra avere fine, in cui non si vuole tornare a casa, descritta con  ‘We can’t go Home tonight’. ‘Kiss and Fly’ invece racconta l’attimo in cui sembra passarti avanti l’intera vita, e questo istante brevissimo appare come un tempo dilatato che non sembra fermarsi mai, ma è un punto d’arrivo, un ponte; da quel momento lì due persone si separano e magari si vedranno dopo tanto tempo e però quel momento concentra tutto, intensità, sentimenti, emozioni. Al di là del tema generale volevo dare qualcosa di più umano, di più vissuto. Dopo aver scritto la musica mi sono concentrato su cosa mi trasmettesse ciascun brano. La musica mi ha suggerito i singoli temi.

L’essere umano che emerge da questo tuo lavoro che tipo di uomo è? Si ritrova o si perde?

Credo sia un uomo che si ritrovi. Soprattutto c’è uno sguardo attorno all’uomo, uno sguardo esterno sull’uomo,  a trecentosessanta gradi, a tutto tondo, per vedere com’è fatto, cosa prova, dove guarda, che cosa sente. E’ un uomo che vive di emozioni, e le emozioni esistono da milioni di anni, le emozioni non cambiano, tutti gli uomini di tutte le epoche hanno provato le stesse emozioni; questa è anche la magia del nostro microcosmo. La gioia, la sofferenza, la felicità, il dolore, l’amore, la disperazione, creano un leitmotiv universale che si ripropone in eterno, da sempre e forse per sempre.

La cover ‘Starless’, brano del 1974 dei King Crimson, l’hai collocata proprio come primo brano dell’album, come mai? E’ appunto strano per una cover.

Ho deciso di metterla in apertura per due motivi. Il primo per creare subito un contrasto tra un brano conosciuto, molto conosciuto, che apre un discorso, e tutto il resto che viene dopo. Per seconda cosa non volevo che fosse nascosta tra i vari brani del disco, o fosse alla fine come uno si potrebbe immaginare, come se si facesse in chiusura una celebrazione o un tributo. Volevo che fosse parte della narrazione, parte del concept, e non per niente ‘Starless’ significa un “cielo senza le stelle”, quindi parlando di microcosmo e di macrocosmo, è come partire dall’infinitivamente grande, cioè dal macrocosmo, per poi, durante tutto il disco parlare del microcosmo. Quindi se vogliamo è il portone su cui si apre tutta la storia, volevo dargli questo significato.

L’altra nota riguarda il fatto che l’hai più che dimezzata rispetto all’originale che superava i dodici minuti, gestendo solo la parte della linea melodica.

Ho scelto di arrangiare la prima parte del brano perché non ho avuto intenzione, nemmeno per un attimo, di farne una cover. Ne esistono tante versioni. Ho voluto dare una mia visione, una mia prospettiva, cogliendo alcuni elementi essenziali del brano, che sono rispettati, ma cambiando un po’ il vestito del brano, il suo modo di vederlo, il modo di illuminarlo, di metterlo a fuoco. La ritmica è volutamente moderna. La versione originale fu suonata da un quintetto classicamente rock, con strumenti acustici eccetera, non volevo farla suonare ad un altro batterista, ad un altro bassista, ad un altro chitarrista, quindi ho ricreato un mondo diverso, ma lasciando alcuni elementi familiari di quel brano. La voce per esempio non è stata modificata più di tanto. Tutta la parte del tessuto armonico del mellotron, degli archi, non è stata modificata. Le modifiche riguardano l’arrangiamento e gli accompagnamenti in modo da dare una visione del ventunesimo secolo, mia personale. Se avessi messo anche la seconda parte avrei fatto una operazione da un certo punto di vista, filologica, da un altro punto di vista, sperimentale, ma non era quello che volevo, perché questo brano è parte della narrazione. Perché fosse funzionale avevo bisogno della parte “canzone” che ha strofe, inciso, ritornello. La parte che non ho riletto, è la tipica parte di digressione, follia Crimsoniana, stupenda, però fa parte di quel mondo lì, della loro improvvisazione collettiva. Se avessi ripetuto quel momento avrei fatto un falso, una forzatura.

Ma come hai avuto l’idea di utilizzare questo brano?

E’ venuto fuori casualmente. Anzi, quasi ad album terminato. Ho ricevuto l’invito di partecipare ad una raccolta dedicata a John Wetton, con diversi artisti italiani e stranieri che avrebbero arrangiato dei brani o dei King Crimson o degli Asia o degli UK [gruppi in cui egli militò n.d.r.]. E’ stata fatta una estrazione a sorte dei vari pezzi, in maniera che uno non si accaparrasse subito i più famosi, i più facili o quelli che piacciono di più. Io speravo che mi capitasse ‘Starless’ visto che l’ho suonato, l’ho suonato dal vivo con David Cross [violinista dei King Crimson n.d.r.], con Bernardo Lanzetti [cantante della PFM n.d.r.], quindi sono abbastanza affezionato a questo brano. Speravo in cuor mio che succedesse e poi è quello che è successo, la sorte è stata dalla mia parte. Però a quel punto mi son detto perché non metterlo nell’album? Perché non cogliere questa occasione per inserirlo nel discorso che stavo facendo? E alla fine credo che ci stia bene. E’ stato anche il parere dei miei collaboratori e degli addetti ai lavori. Può disorientare, ma il senso ce l’ha.

Tutte queste capacità sono state guidate, si sente, in modo preciso.

E’ una caratteristica del mio modo di lavorare, nel senso che quando scrivo, scrivo tutto. Le parti di batteria con i singoli colpi di piatto, dove e come devono essere. Le linee di basso, le parti di chitarra, voci, archi e l’intero arrangiamento. I musicisti si trovano tutto già scritto. La differenza è che quando loro interpretano ciò che io ho scritto, anche quando non cambiano una nota, si sente che c’è un apporto qualitativo. E’ capitato per esempio col basso di Andrea Torresani, e la cosa che mi ha incuriosito, si vede che forse avevo scritto delle buone basi, è che non ha cambiato una sola nota di quello che avevo scritto, però se io ti faccio sentire quello che ho messo giù io, rispetto al suo risultato, la differenza è enorme. Nel momento in cui un musicista suona interpreta, ci mette il suo pathos, il suo tocco, ci mette il suo feeling, la sua sensibilità, l’esperienza, e molte cose cambiano. In alcuni casi hanno anche aggiunto loro delle cose, e mi ha fatto molto piacere. Ma diciamo che un 80, 85% di cose sono già delineate. E fa piacere anche a loro perché avendo la strada già tracciata si possono concentrare su quei momenti in cui fanno entrare il loro estro senza doversi troppo preoccupare. Questo è il mio modo di lavorare perché sono comunque un compositore, e mi comporto in modo, se vogliamo, tradizionale, scrivendo tutte le parti. Ed è interessante quando inseriscono del loro negli spazi che trovano, spazi che ci sono sempre, che evita che sia una cosa meccanica e priva di pathos. Quando io scrivo un assolo comunque lo faccio pensando che un musicista possa esprimersi. A volte decido di modificare in corso d’opera, per esempio in un brano l’assolo di chitarra, uno dei più lunghi, ripeteva il mio, e lì in quel caso dissi no, fai una cosa tu e sfogati. Lui ha dato un’altra interpretazione a quel passaggio e il pezzo ne ha guadagnato. Poi ci sono altri momenti in cui non transigo perché è chiaro che l’architettura del brano, armonica, ritmica, eccetera, deve star su, e non è casuale, non è che se c’è una nota è messa lì per caso. Ogni tanto va bene cambiare dove si può cambiare, ma ci sono dei punti che sono muri portanti, e lì non è che puoi toccare perché vai a cambiare proprio i connotati. Ma questo non succede mai coi musicisti professionisti perché loro lo sanno benissimo, e lo capiscono prima senza bisogno di dirglielo; loro la musica la sentono. Noi ovviamente stiamo facendo tante parole, stiamo raccontando cos’è la musica, ma la musica non si racconta, per natura si suona e si ascolta. Quando facciamo queste cose non c’è neanche bisogno di parlarsi, i musicisti si intendono fra loro, se le sono studiate, sono già entrati in quel mondo, sono già dentro che danno il loro apporto.

L’ascolto scorre molto fluidamente, ma il lavoro produce subito una prima versione quasi definitiva, o c’è un lavoro importante di modellamento e limatura del materiale?

Questa è una domanda interessante perché si va dentro ai meccanismi. Normalmente sono piuttosto veloce a buttare giù le idee, impiego molto tempo ad affinarle. Mi piace riprendere le cose a distanza di tempo per vedere se mi piacciono ancora, è un test di autovalutazione che faccio sempre. Se sono entusiasta come nel momento in cui le ho scritte, allora vuol dire che sono sulla buona strada; se invece non mi convincono più vuol dire che mi sono lasciato prendere la mano in quel momento. Poi soprattutto lavoro molto di sottrazione, quando ormai il pezzo è scritto ma è da sistemare, tolgo le cose che non sono fondamentali. Tutto quello che nel momento di scrivere ho messo lì perché mi piaceva, con più lucidità valuto se mantiene ancora la sua funzione, la sua utilità. Se togliendo il pezzo, il brano non cambia, allora va tolto, perché non fa altro che appesantirlo. E’ un lavoro che faccio sempre più spesso negli ultimi anni, quello di andare a sfoltire, eppur facendo questo rimane ancora tanta roba dato che come scrittura non sono certo scarno, non sono un minimalista, almeno adesso, un domani chissà; un giorno batterò forse

Il sassofono di Theo Travis suona su tutti i brani?

No, non su tutti i brani, solo su di un paio, che sono ‘We can’t go Home Tonight’ e ‘Redemption’. Due pezzi che ha scelto lui. Io gli ho chiesto di sceglierli, e dopo averli ascoltati ha detto che avrebbe voluto fare questi due. Quindi gli ho lasciato carta bianca. Io avevo già scritto tutte le linee melodiche, le linee di sax, e tutti gli arrangiamenti, però giustamente si è preso qualche libertà, il che a me ha fatto molto piacere, quindi ha interpretato a modo suo alcuni passaggi.

Il sax su questo disco, appare spesso; e tutte le volte che appare, mi colpisce per la sua forte espressività nonostante non venga usato qui tanto come elemento solista, ma più come accompagnamento delle linee cantate, facendolo però in modo molto raffinato, rimanendo nel contesto senza apparire secondario. Fa molto piacere seguirne le evoluzioni.

Direi che hai colto un elemento particolare. In realtà non è che il sassofono ha cercato di aderire alle linee della voce, è stato proprio il contrario; ogni singolo brano aveva già le parti di sax, ed io ho scritto le parti di voce sulle linee di sax. E’ per questo che spesso la voce va all’unisono con lo strumento, non sempre, però sono due voci che dialogano tra di loro. Volevo che ci fosse una sorta di alter-ego, la voce umana e la voce strumentale; e a questa corrispondenza si può dare tanti significati, può essere tante cose: un’eco,  un ricordo, una immagine riflessa. Poi il sax è uno strumento che assomiglia molto alla voce umana, anche come frequenza, come registro, come estensione. Questo disco ha parecchi elementi abbastanza insoliti per me, intanto oltre al sax ci sono tanti strumenti, mentre nel disco precedente erano molto di meno, c’era la batteria, il basso, la virtual guitar, pochissimo di tastiere, c’era la voce. Qui ho molto diversificato, ed è molto più ricco di strumenti e di arrangiamenti. Inoltre ha visto la partecipazione di tanti musicisti, ben nove, non mi è mai capitato di lavorare con così tanta gente. La cosa è nata un po’ cammin facendo, dato che su alcuni brani vedevo che c’erano degli spazi secondo me espressivi adatti a determinati musicisti, quindi ho chiesto loro di intervenire. Così, per esempio, per ‘Kiss and Fly’, quando l’ho scritto e cantato, mi sono detto: “Ma questo è un brano per la voce degli Yes”. Ho cercato Jon Davison, siamo diventati anche amici, è una persona meravigliosa; cantarla gli è venuto naturale perché lui l’ha sentita vicino alle sue corde. Così come vedevo benissimo David Jackson sui brani un pochettino più aggressivi, o con influenze jazz-rock, rispetto a Travis che vedevo meglio su quelli lenti. Ognuno ha dato il meglio nelle proprie cose, come anche David Cross al violino elettrico.

L’album rilassa, è possibile lasciarsi andare, però viene creata tutta una serie di tensioni le quali sono  sviluppate sia attraverso alcune parti elettriche, sia anche negli episodi calmi. Si gioca soprattutto con il senso evocativo delle cose, con molta melodia.

Secondo me le parti sono al 50%. Dal punto di vista musicale l’intenzione mia è sempre quella di giocare sui contrasti. I contrasti per me sono anche le sfumature, avere diversi sapori, diversi gusti, e quindi non faccio uso di eccessiva linearità od omogeneità. Decido sempre di avere una buona scelta di momenti diversi a livello emotivo. Poi tornando al concept che parla delle emozioni umane, era bello parlare anche delle sue contraddizioni, e i contrasti della musica aiutano a sottolineare e quindi avere brani più o meno mossi. Però rispetto a cose che ho fatto in passato c’è una venatura più sul jazz, e questo ammorbidisce un po’, smussa certi angoli. E’ un disco, tra virgolette, più americano, nero, non europeo; ed è un po’ una novità anche questo per me, in quanto mi sono mosso sempre in un ambito più sinfonico, o, nelle ultime cose, in quello Hard-Rock, con delle venature belle decise. Questa volta mi sono lasciato andare  a momenti più dilatati, anche melodici come lo senti tu, e anche gli strumenti lo suggeriscono, perché quando usi il sax, o altro, prendi una certa direzione musicalmente, non vai verso il metal o le cose decisamente sinfoniche.

Parlando delle tastiere, le hai usate in tanti modi diversi e con tanti suoni diversi. C’è del vintage, c’è anche il pianoforte, ma sempre si mantiene una certa modernità.

Cerco un equilibrio, negli ultimi dischi in particolare, ma ho usato le tastiere molto più che in altri lavori, dove talvolta le ho fatte quasi sparire. In passato ho cercato sonorità che superassero anche il concetto di tastiera. Nell’ultimo disco ‘Gli orizzonti degli Eventi’ non c’è una sola nota di pianoforte, ma lì il discorso era diverso. Qui sono rimasto in range abbastanza tradizionali, infatti c’è il pianofore, c’è l’Hammond, ci sono il mellotron e gli archi, e alcuni suoni monofonici che ricordano un pochino il moog, e dei pad, i cosiddetti tappeti, moderni. Non c’è elettronica, soprattutto perché volevo far sentire gli strumenti veri, anche perché con musicisti così sarebbe stato un delitto coprire il tutto con l’elettronica e con il “boom, boom boom” [sorride n.d.r.]. I musicisti sono davvero una line-up formidabile dalla caratura nazionale ed internazionale, a cominciare dalla batteria di Bruno Farinelli, batterista di Elisa, di Lucio Dalla, di Cesare Cremonini, di Andrea Mingardi, e che in questi giorni ha registrato per Mario Biondi; è una garanzia ed è capace di suonare tutto, dal rock al jazz, dal pop al blues. Al basso Andrea Torresani, un grande rockettaro che è l’attuale bassista di Vasco Rossi, un mostro del suo strumento, con una personalità devastante. Tra l’altro Andrea ha suonato tutto, mi ha mandato le cose e non c’è stata una sola nota da correggere; buona la prima in tutti i brani. Poi Davide Rinaldi che viene dal mondo che tu ami, dal metal, perché suona nei Dark Lunacy, ed ha curato tutte le chitarre tranne quelle in ‘Starless’ che invece è stata suonata da Emiliano Fantuzzi, che è un bravissimo chitarrista anche lui, di Biagio Antonacci, di Neck e Pausini. E naturalmente la compagine degli stranieri,che abbiamo già nominato, i quali sono identificabili nel mondo del Prog. Invece gli italiani presenti non hanno niente a che fare col Prog, ma sono grandi musicisti e quindi per definizione sono universali, non sono etichettabili con un genere. E’ stato estremamente piacevole.

Tutte queste capacità sono state guidate, si sente, in modo preciso.

E’ una caratteristica del mio modo di lavorare, nel senso che quando scrivo, scrivo tutto. Le parti di batteria con i singoli colpi di piatto, dove e come devono essere. Le linee di basso, le parti di chitarra, voci, archi e l’intero arrangiamento. I musicisti si trovano tutto già scritto. La differenza è che quando loro interpretano ciò che io ho scritto, anche quando non cambiano una nota, si sente che c’è un apporto qualitativo. E’ capitato per esempio col basso di Andrea Torresani, e la cosa che mi ha incuriosito, si vede che forse avevo scritto delle buone basi, è che non ha cambiato una sola nota di quello che avevo scritto, però se io ti faccio sentire quello che ho messo giù io, rispetto al suo risultato, la differenza è enorme. Nel momento in cui un musicista suona interpreta, ci mette il suo pathos, il suo tocco, ci mette il suo feeling, la sua sensibilità, l’esperienza, e molte cose cambiano. In alcuni casi hanno anche aggiunto loro delle cose, e mi ha fatto molto piacere. Ma diciamo che un 80, 85% di cose sono già delineate. E fa piacere anche a loro perché avendo la strada già tracciata si possono concentrare su quei momenti in cui fanno entrare il loro estro senza doversi troppo preoccupare. Questo è il mio modo di lavorare perché sono comunque un compositore, e mi comporto in modo, se vogliamo, tradizionale, scrivendo tutte le parti. Ed è interessante quando inseriscono del loro negli spazi che trovano, spazi che ci sono sempre, che evita che sia una cosa meccanica e priva di pathos. Quando io scrivo un assolo comunque lo faccio pensando che un musicista possa esprimersi. A volte decido di modificare in corso d’opera, per esempio in un brano l’assolo di chitarra, uno dei più lunghi, ripeteva il mio, e lì in quel caso dissi no, fai una cosa tu e sfogati. Lui ha dato un’altra interpretazione a quel passaggio e il pezzo ne ha guadagnato. Poi ci sono altri momenti in cui non transigo perché è chiaro che l’architettura del brano, armonica, ritmica, eccetera, deve star su, e non è casuale, non è che se c’è una nota è messa lì per caso. Ogni tanto va bene cambiare dove si può cambiare, ma ci sono dei punti che sono muri portanti, e lì non è che puoi toccare perché vai a cambiare proprio i connotati. Ma questo non succede mai coi musicisti professionisti perché loro lo sanno benissimo, e lo capiscono prima senza bisogno di dirglielo; loro la musica la sentono. Noi ovviamente stiamo facendo tante parole, stiamo raccontando cos’è la musica, ma la musica non si racconta, per natura si suona e si ascolta. Quando facciamo queste cose non c’è neanche bisogno di parlarsi, i musicisti si intendono fra loro, se le sono studiate, sono già entrati in quel mondo, sono già dentro che danno il loro apporto.

L’album di due anni fa, ‘L’orizzonte degli eventi’, non era in qualche modo minimalista?

Direi più essenziale. Era un disco più nerboruto a livello ritmico e di impatto sonoro; più ruvido da un certo punto di vista, ed era molto incentrato sui testi e sulla parola, però era più essenziale negli elementi che lo componevano. Questo è più ricco, variegato perché c’è un dialogo continuo fra tanti strumenti, c’è la voce solista ma anche la voce degli strumenti. Ci sono dei contrappunti, dei momenti in cui troviamo chiamata e risposta. La scelta sonora parte da un riordino delle idee.

La tua voce, molto musicale, come la inserisci nel contesto?

Fondamentalmente non mi ritengo un cantate, non nasco come cantante. Sono un musicista, un compositore che canta anche. Per me la voce è sempre al servizio del resto, questo vuol dire che non parto con l’idea di fare chissà quali virtuosismi, tecnicismi vocali. Normalmente scrivo le melodie prima di cantarle per farle essere in simbiosi col resto, devono avere una loro funzione ancor prima di scriver le parole. Dopodiché scrivo le parole e canto. In questo disco c’è la particolarità di cui parlavamo prima che la voce ricalca la melodia del sax, quindi non è la voce concepita come una canzone con i testi come invece avveniva ne ‘L’Orizzonte degli Eventi’, dove c’erano proprio strofe, incisi, ritornelli. La voce aveva degli spazi ben precisi. Qui la voce è invece un pochino più imprevedibile, usata quasi più come strumento, ha melodie molto più aperte, più libere; non ha tanti refrain che si ripetono, anche se certo ci sono qua e là ma seguono un loro percorso come fa il sax.

In una parte del cantato di ‘Footprints in the Heart’ percepisco una modalità alla Sting. Questo lavoro cosa ha soddisfatto di te, dell’uomo artista, anche rispetto a ciò che ti ha guidato invece nel disco precedente.

Non l’avevo pensato questo accoppiamento con Sting [sorride n.d.r.]. Per ciò che è stato il mio intento, l’altro disco, ‘L’Orizzonte degli Eventi’, era un lavoro dove io volevo esprimermi per la prima volta nella mia lingua, in italiano, sia pure canzoni rock. Quasi non è prog; potremo definirlo rock italiano, cantautorato rock, con solo qualche inflessione Prog. Nasceva proprio con altre finalità. E lì ho soddisfatto il desiderio di dare molta importanza ai testi e al loro significato. In questo caso è stato, non voglio dire un ritorno perché non avevo fatto un disco di questo tipo nelle mie precedenti esperienze, ma è stato un rientrare in terreni un pochino più familiari, cioè quello del rock progressivo, del rock sinfonico, del classic rock, della fusion in alcuni momenti, alcune influenze jazz-rock. E’ un disco più corale questo, in cui ci sono molti più colori pastello, solari, tenui, poche tinte cupe. Il mio desiderio era fare qualcosa ricco musicalmente collaborando con tanti artisti. Una soddisfazione che mi sono tolto.

E’ rimasto qualcosa fuori? Hai canzoni avanzate da questo progetto?

No, non è rimasto fuori niente. Normalmente non rimane fuori niente dai miei dischi perché il momento selettivo lo faccio nel momento in cui scrivo. Se una cosa non mi convince non la finisco neanche. Quello che porto a termine è sempre qualcosa di cui sono convinto. Mentre faccio qualcosa penso al risultato finale complessivo. Quindi se sto scrivendo un brano in mi maggiore, con un bpm di 140, una velocità medio-alta, subito dopo mi viene da fare un brano in minore, magari un po’ più lento, e l’altro sarà un brano magari di altra tonalità ancora, molto molto veloce, cioè mentre scrivo cerco sempre di variare. Gli ingredienti di partenza che ci metto nel brano successivo li decido prima tenendo a mente le cose che ho appena fatto, guardando l’economia generale di quello che sto facendo, ragionando già in chiave di album. Non faccio tanti brani mettendoli via per poi andarli a scegliere dopo. Normalmente il primo brano è quello interlocutorio, che ti dice cosa stai facendo, potrebbe essere una casualità, che viene bene ma lo lasci lì. Oppure potrebbe essere un brano che appena finito ti suggerisce di farne un altro, e il secondo ti piace e vai al terzo e ti dici: “ma allora sto facendo un album”. E allora dal terzo lavori con quella convinzione e con quella intenzione, quindi tutti i brani successivi li costruisci dovendo fare parte di un equilibrio. In un album inserisci dei picchi di intensità e di ritmo, dei momenti riflessivi anche di riposo per l’orecchio, devi avere una apertura, devi avere una chiusura. Quando inizio un lavoro, verso il secondo brano spesso già mi rendo conto di quello che sto facendo.

Questa tua modalità creativa spiegherebbe allora perché l’album non presenta brani che smorzino la tensione, né all’interno del singolo pezzo parti che perdano mordente. Tra l’altro anche i finali, i fine-brano, tendono ad avere una loro dignità, non usi far sfumare il pezzo, cosa che io non sopporto; di solito mi sembra che lo sfumare una canzone renda mancante la composizione di qualcosa.

E’ una affermazione un po’ forte. Diciamo che il fade-out, il finale a sfumare, è una delle tante opzioni che puoi avere. Non bisogna abusarne perché sennò dà appunto l’impressione di non voler mai concludere un discorso. Se invece viene usato in maniera oculata, quando serve ti può dare l’idea dell’infinito, di qualcosa che non ha la parola “fine”, che idealmente continua. Per quanto mi riguarda il finale è sempre una delle parti più difficili. Forse la parte di ogni brano che mi richiede più tempo. Magari per qualcuno è difficile partire, per me invece è facile partire ma non è semplice finire perché rischi di essere scontato, puoi rovinare il discorso che hai fatto prima. Se hai fortuna puoi trovare un finale che è l’apoteosi dei quello che hai scritto, qualcosa che eleva il tutto di intensità. Il finale è sempre un momento molto delicato in quanto è l’ultima impressione che dai nell’ascolto, e devi starci attento come nei film.

Dopo l’uscita de ‘L’Orizzonte degli Eventi’ hai avuto qualche riscontro? La pubblicazione l’avevi curata autonomamente.

Si, l’avevo pubblicato da solo, per la prima volta non mi sono avvalso di una etichetta ma ho seguito tutto io dall’inizio alla fine. E devo dire che i risultati sono stati apprezzabili; intanto non ci sono state differenze significative con le altre esperienze precedenti. Quello che è mancato purtroppo a causa del covid sono stati i concerti visto che la parte live aiuta il disco sempre tantissimo. Io poi facevo un bel numero di concerti sia in Italia che all’estero e questo avrebbe dato maggiore spinta. Fare tale tipo di test è stata una cosa utile e replico la stessa cosa anche con questo nuovo; l’ho curato io in tutti gli aspetti, con la differenza che adesso sembra si possa ricominciare a fare i concerti; la speranza quindi è quella di poterlo portare in giro, almeno con la band italiana. Con gli stranieri non sarà possibile perché hanno tutti molti impegni in contemporanea, oltre alla questione del brexit che complica molto le cose con la Gran Bretagna, per tasse, permessi, tutto a rendere le cose molto difficili. Il disco lo porterò dal vivo tutto per intero, anche perché mi è sempre interessato dare il senso dell’organicità ad un concerto; poi magari ci sarà anche qualcosa in più preso dagli altri lavori.

ll Progressive che circuito ha in Italia e all’estero?

Se parliamo di artisti ve ne sono molti. Per gli organizzatori il discorso è un altro. Io sono un animale solitario nel senso che non frequento tantissimo gli ambienti, i festival, i concerti, perché non ne ho il tempo e mi dedico molto alle cose che faccio. mi affaccio quando è il momento di prendere dei contatti per propormi. E lo faccio direttamente, me ne occupo io. La cosa che ho notato in questi anni è sicuramente che a livello nazionale tutto è lasciato all’iniziativa degli appassionati e quindi dei volontari che organizzano questi festival, spesso con tanti rischi, ma lo fanno perché è la musica che amano. All’estero la cosa è un pochino più professionale, con associazioni più strutturate, più organizzate, non hai il povero cristo che fa tutto lui, cha va a prendere gli artisti all’aereoporto, li porta in albergo, e poi va in teatro a curare l’allestimento, magari va in biglietteria. All’estero lo staff è sempre di più persone e alcuni aspetti riescono a curarli meglio. Ovviamente è un genere di nicchia che dal punto di vista commerciale mainstream ha dei numeri inesistenti, numeri non molto incoraggianti, quindi può esistere soltanto se qualcuno ha la passione per fare queste cose, altrimenti non avrebbe nessuna possibilità di esistere. Poi c’è un altro problema che è quello dell’invecchiamento del pubblico, non c’è stato molto ricambio negli anni. Io ho visto durante i tanti concerti, sempre le stesse facce con sempre più capelli bianchi. Purtroppo è un circolo vizioso, è un cane che si morde la coda perché da un lato gli organizzatori vogliono andare sul sicuro chiamando i nomi storici per avere maggiori garanzie di partecipazione, questo attira sempre lo stesso tipo di pubblico che vuole vedere le cose che conosce già, vuole rivivere i ricordi della giovinezza, però questo non porta ricambio. Ci vorrebbe un po’ più di coraggio  sulle novità, sulla contemporaneità, sulla commistione dei generi; ricordiamoci che il Progressive è nato come una “progressione in avanti”, una sperimentazione, invece da molti anni mi sembra conservatore. Se ti ricordi bene dagli anni ottanta il genere era completamente sparito dai radar, anche una parte dei novanta; sì c’erano i gruppi del neo-prog, specialmente quello britannico, i vari Cure, Marillion che facevano parlare di sé, però l’onda era già finita. Alla fine dei novanta c’è stato il revival, in cui si sono riscoperti gli anni settanta e da lì poi si è ripreso, ma soprattutto in Italia si è fatto l’errore di risuscitare il passato. Ci sono paesi come la Svezia che è molto fervente e ricca come panorama musicale; sforna gruppi in continuazione, come anche la Germania. In tanti paesi c’è stato il ricambio, e hanno gruppi di prog-contemporaneo che sono di alto livello, che fanno i maggiori festival, che vendono i dischi, e su cui gli organizzatori scommettono e danno fiducia. Se non fai questo sforzo, prima di tutto culturale, di ricerca, sei destinato non a vivere in un mare ma in uno stagno. In un ambiente asfittico molti musicisti perdono fiducia.

I media in questo hanno grossa responsabilità. La funzione dei media dovrebbe essere anche culturale, non solo economica.

E’ tutto lottizzato in Italia, è tutto mercificato a cominciare dalla radio. Per i passaggi radiofonici nei network ci sono i tariffari. Le etichette pagano. Investi e paghi. Il problema è che non c’è nessuna organizzazione della filiera musicale in Italia, è tutto lasciato all’improvvisazione. Io ho suonato in alcune strutture pubbliche della Svezia  che sono mantenute dallo stato. Chi organizza concerti riceve dei fondi dallo stato e deve organizzare concerti di musica nuova, deve aiutare il sistema a crescere. In Francia ci sono delle quote obbligatorie per la musica nazionale, che deve essere trasmessa, deve essere proposta dal vivo, e non può essere soffocata solo dalla musica straniera. Se in Italia il gestore di un locale ha costo di personale al bancone, di SIAE, di pulizie, di service, è chiaro che chiama la Tribute Band, ma il problema è che non dovrebbe essere sulle spalle del gestore del locale. lo stato dovrebbe destinare delle risorse che servono a sostenere il movimento musicale, dando sostegno a chi propone musica nuova originale, non a chi fa Juke-box perché chi fa il tributo, chi fa le cover, non ha bisogno d’aiuto. Servono politiche serie a monte per ripensare tutto il sistema. Quando un gestore ha questa copertura e inizia a proporre la musica, dopo due/tre anni il pubblico comincia a cambiare, a venire, i gruppi iniziano ad avere l’attenzione dei media. Bisogna seminare e poi si raccoglie.

Come vogliamo salutarci? Cosa vorresti aggiungere al tanto già detto?

Spero proprio di poter incontrare il pubblico. Poter ricreare le emozioni dal disco anche dal vivo perché mi interessa vedere la reazione, e capire dalle facce, dagli sguardi, cosa hanno colto, se l’hanno colto. Questo è molto importante per un artista dato che per il resto del tempo tu sei isolato, chiuso a fare le tue cose. Non incontri spesso neanche i musicisti con cui hai fatto il disco perché ormai ognuno registra a casa sua, nei vari studi. Invece quello live è il momento in cui c’è qualcosa di reale, di tangibile, di concreto, quindi speriamo di poterlo fare.

Le parole emerse da questa intervista ci raccontano un disco che in effetti merita, avendo profondità e ricchezza. Le parole di Carpani accostano sempre una analisi freddamente tecnica ad una motivazione artistica emozionale, si sente continuamente una coniugazione tra i due aspetti, ma sarà l’ascolto a farvelo capire meglio.

No. 3
PROGRESSIVE ROCK JOURNAL (review)
https://progrockjournal.com/review-alex-carpani-microcosm/
by Jacopo Vigezzi

ProgressiveRockJournal-MCSM

Alex Carpani is an Italian composer, keyboardist, singer and producer, who offers Progressive Rock sounds in a modern key with Jazz and Alternative influences. He has released 6 albums from 2007 to today, the new record release that we propose in this review “Microcosm” is out on April 29, 2022 via Ma.Ra.Cash. Records. Containing 12 tracks in the form of a concept about a world in miniatures, opposed to macrocosm, including a personal version by Alex of the track “Starless” by the legendary King Crimson. The lineup is completed with some of the best artists of the world Progressive Rock scene, each with his own background, who bring technique and quality to the disc. At the opening we find the version of “Starless” proposed here in a modern key and with Alex’s personal touch, managing to impress his own brand with modern sounds, while remaining close to the original. The following “Kiss And Fly” was proposed as a single to present the album, characterized by a solid and tight rhythm session and good guitar work. The melodic vocal fits well into the context of the piece, enriched by the tempo changes and the wind inserts that intertwine in the melodies. Energetic and in pure Prog style, it alternates vocal and instrumental parts, involving the listener with refined plots. The piano and a warm and expressive vocal open “God Bless Amerika,” developed with a good mix of guitar and keyboards and the continuous tempo changes of the rhythm session. The vocal is melodic and intense, and the piece is softer in the sung parts, and then becomes harder and more elaborate in the instrumental sections, with a good alternation of Symphonic Prog and heavier passages. An electric guitar arpeggio and a more linear rhythmic session open “The Mountain Of Salt,” a track with more Rock features and a dynamic vocal and melodic features. In the instrumental parts the technique of the artists involved is enhanced, with technical soloists inserts of fine workmanship. “We Can’t Go Home Tonight” begins with a dreamy piano and a background of winds and keyboards, a softer track, which shows a more delicate side of the artist’s sound. Full of pathos and with a musical crescendo that flows into the second part in the most progressive atmosphere of the band. The Neo Prog sounds permeate the first part of “Footprints In The Hearts” with an 80’s touch and a warm and expressive vocal. A winning blend of Rock and Prog, which has the most incisive and elaborate parts in the instrumental sections with good solo inserts. With more jazzy features that blend with oriental sounds, “Prime Numbers” is characterized by a fine interweaving of winds and keyboards. The solo plots and the development of the theme of the piece are excellent, involving and rhythmic where the most intricate sounds enhance the technique of the musicians involved. “What Once Was” is characterized by a slower rhythm and an intertwining of hypnotic bass and guitar on which a deep vocal is inserted. In the central part it increases the intensity with a pleasant synth solo, while the melancholic atmosphere permeates the piece, which in the second part is more elaborate with a succession of solo inserts. A mix of electronic sounds and Neo Prog characterizes “When The Tears Roll Down” with references to the 80s, revisited in a perosnle and modern key. An intense track more in the form of a ‘song’ with a refined touch, well composed and executed. A guitar opening and a melancholic vocal open “The Outer World” which develops with a mid-tempo and keyboards that intertwine with melodies. A more Soft Prog facet of the artist’s sound, which increases in intensity in the instrumental section in the second part, with good solo inserts. “Redemption” moves slowly in the opening part with a good duet of paino and vocals, and then develops Symphonic Prog textures with the synth in evidence. A personal and modern version of Neo Prog sounds with a warm and expressive vocal and a very intense and dreamy sound. The title track “Microcosm” closes the album, a track in continuous evolution, with the intensity that increases with the passing of the minutes. Good instrumental parts that enhance the technique of the artists involved, alternating softer parts with accelerations with good phrasing of guitars and keyboards. When you are faced with a lineup of this level, the expectation is always very high and at times it is respected. The artist’s Prog sounds combine the Neo Prog with his personal traits with references to the 80’s sounds of the genre. The tracks are solid and well developed and the musicians’ technique is of an absolute level and can be heard at every note. A listening recommended to all lovers of Neo Prog sounds, a stellar lineup and instrumental sections that increase the value of the album, with warm and expressive vocals.

Purchase the album on Bandcamp: 
https://alexcarpani.bandcamp.com/album/microcosm

Tracklist
01. Starless (04:49) 02. Kiss And Fly (04:31) 03. God Bless Amerika (04:09) 04. The Mountain Of Salt (04:19) 05. We Can’t Go Home Tonight (05:29) 06. Footprints In The Hearts (04:22) 07. Prime Numbers (05:25) 08. What Once Was (04:33) 09. When The Tears Roll Down (05:42) 10. The Outer World (04:30) 11. Redemption (05:46) 12. Microcosm (05:30)

Lineup
Alex Carpani / Lead and Backing Vocals, Keyboards, Synth Bass, Mellotron, Drum Loops & Electronics David Jackson / Sax and Flute Theo Travis / Sax David Cross / Violin Jon Davison / Lead and Backing Vocals on Kiss And Fly Bruno Farinelli / Drums Andrea Torresani / Bass Davide Rinaldi / Guitar Emiliano Fantuzzi / Guitar


No. 4
DME (review)
https://dmme.net/alex-carpani-microcosm/?fbclid=IwAR3uj9s7yfs2ky-_6gajWakya6FEl0wsLeh6NfWv20NTlt4YB1u6UaD-ioE
by (staff)

DME-MCSM

To scrutinize and celebrate: Bolognese musicologist brings his seventh full-length offering into humanity’s inner world.
More than three decades since this composer started making waves on the art-rock scene and 15 years down the line from his official debut, Alex Carpani’s universe is still expanding, growing in scope both without and within a single person’s experience. Primarily a keyboardist, he previously fathomed emotional distances on “So Close. So Far” but “Microcosm” has a different sort of scope to measure, driving into one’s mental capacities. Only there’s more to it than meets the mind’s eye.
Just like its six predecessors, this is a concept album whose focus on the enormous potential of the brain might seem defied, rather than defined, by the deceptively illogical choice of opener, if only “Starless” – the first cover in Carpani’s career, apart from a Bach classic on 2007’s “Waterline” – didn’t display a stunning array of synthetic lines and effects that take the listener much further into their psyche than Alex’s unassuming voice. Yet once the belligerent beats and belching bass churn up the Mellotron-led melody and allow electronica caress the familiar balladry in the most refreshing manner, all the puzzle pieces fall into place, so the anxious swirl of “Kiss And Fly” – as sung by Jon Davison – doesn’t feel too dramatic until heavy chords break the cut’s translucence which guitar waves and ivories’ ripples bring forth, and the gloom of “God Bless Amerika” doesn’t feel too depressing, thanks to the frivolity of David Jackson’s sax.
However, the impressive beginning could create an issue of having to follow it up with the equally captivating tunes. That’s why, while the dry, AOR-slanted likes of “The Mountain Of Salt” will not qualify, despite the solemn presence of organ, the understated gorgeousness behind “We Can’t Go Home Tonight” where Theo Travis’ reeds and Davide Rinaldi’s guitar shine is as irresistible as the instrumental “Prime Numbers” where baroque boogie and loose interplay produce an eerie, albeit arresting, effect, before offering the otherwise bleak “What Once Was” an infectious riff and retrofuturistic passages. So when “When The Tears Roll Down” has David Cross‘ violin fed into this number’s welcoming twang, the album’s progressive elements are revealed in full, to be rendered triumphant in “The Outer World” – the record’s cosmic anthem – and heartfelt in the platter’s vibrantly tender title track.
The result is wonderfully flawed – but so is human’s mind, and “Microcosm” celebrates this imperfection in style.
***4/5


No. 5
MAT2020 (review)
https://mat2020.blogspot.com/2022/04/alex-carpani-microcosm-commento-di.html?fbclid=IwAR28oGIr_RaXyql_rSYaj_oIwirmtSo7vr9oiUUNSJeCISjg5mgZsOK29s8
by Alberto Sgarlato

mat-2020-MCSM

Sono già diventati più di trenta gli anni di carriera nei quali Alex Carpani si è fatto apprezzar,e soprattutto tra gli estimatori del progressive rock, ma ha anche esplorato tutt’altri territori, dal nu-jazz, passando per la ricerca e sperimentazione elettronica, fino alle colonne sonore.
Non staremo quindi qui a ripercorrere una storia ultratrentennale iniziata nei migliori collegi svizzeri e proseguita nella sua città d’adozione, Bologna, dove ha dato vita a progetti ricchi di collaborazioni di prestigio.
Oggi, infatti, è il momento di parlare di “Microcosm”, suo nuovo album, in uscita il 29 aprile 2022.
A proposito di collaborazioni di prestigio (come appena detto), in questo disco Carpani si riserva tutte le parti tastieristiche e la quasi totalità (attenzione: quasi) delle parti vocali, accerchiandosi di validissimi strumentisti. Troviamo infatti una band dal suono coeso, compatto, rodato, formata da Davide Rinaldi alla chitarra, Andrea Torresani al basso e Bruno Farinelli alla batteria.
Giusto per snocciolare qualche nome: Rinaldi ha suonato in varie metal bands e tributi, come i Dark Lunacy, gli Anesthesia (tributo ai Metallica) e gli Iconist; Torresani è stato bassista per Vasco Rossi, Battiato, Celentano e tantissimi altri; Farinelli è stato batterista per Morandi, Mingardi, Dalla, Elisa e altri nomi. Questi tre componenti formano la band “fissa” del disco, per così dire. Poi ci sono gli ospiti: e partiamo subito con David Jackson, presente in ben sette tracce dell’album. Lo storico ex sassofonista dei Van Der Graaf Generator ormai si può considerare quasi “italiano d’adozione” per quanto ama il Bel Paese e per quanto amore mette nelle sue molteplici collaborazioni con artisti italiani. Sempre in tema di fiatisti, in due tracce è presente Theo Travis, dagli anni ‘90 a oggi assurto ai giganti del prog grazie alle sue collaborazioni con Robert Fripp, Steven Wilson, le ultime filiazioni di Gong e Soft Machine e svariate band della scena scandinava (come Karmakanic, Tangent e Anekdoten). Proseguiamo con un altro nome caro agli amanti del progressivo classico: il violinista David Cross, consegnato alla storia dalla seconda incarnazione dei King Crimson a metà anni ‘70. Anche il chitarrista genovese Emiliano Fantuzzi (collaboratore, tra gli altri, di Nek, Biagio Antonacci e autore di colonne sonore) presta le sue sei corde al progetto di Alex Carpani.
Ma attenzione: avevamo detto all’inizio che Carpani in questo disco si riservava quasi tutte, ma non tutte, le parti vocali. E partiamo così nella nostra full immersion da “Kiss and Fly”, affidata a Jon Davison, il cantante che ormai da diversi anni ha sostituito il quasi omonimo Jon Anderson negli Yes ma che prima ancora fu a lungo nei Glass Hammer. Dalle coordinate ci si aspetterebbe un brano “Yes-style” e invece siamo di fronte a un power-rock energico e chitarristico che nei momenti più veloci sfiora i confini dell’AOR ma che prontamente spiazza con inaspettate divagazioni pianistiche e fiatistiche di scuola jazzistica collocate con gusto e sapienza, senza strafare. Ed ecco che tra esse fa capolino anche un Mellotron a dare un tocco sinfonico al tutto.
Ecco, appunto, a proposito di simphonic prog: nel disco non mancano momenti goduriosamente progressivi, come “God bless Amerika” dove, all’esuberanza delle parti di tastiere, si contrappone un cantato misurato e un po’ “dark”. Giochiamo di fantasia: se Keith Emerson fosse ancora vivo e avesse collaborato con l’ex Japan David Sylvian, che cosa ne sarebbe nato? Forse un brano come questo, perché no?
Tuttavia, nonostante gli “appagamenti progressivi”, l’album raggiunge le sue vette di massima riuscita proprio quando il tastierista e compositore italo-svizzero si stacca dagli stilemi ormai diventati cliché del genere e sposa tutt’altre formule. Quelle più “ferocemente rock”, come nella già citata “Kiss and fly”, o nella perfetta “Mountain of salt”, monumento di neopsichedelia ad alto tasso chitarristico, bella dritta e scandita in 4/4, con un Hammond che “ringhia al punto giusto” e momenti piano/sax a riportare la quiete (potrebbe essere uscita dalla penna di Julian Cope!), o “Footprints in the heart”, dove basso e batteria mixati alti e suonati vigorosamente “squadrati” richiamano alla mente la sezione ritmica Tony Levin/Jerry Marotta di Peter Gabriel.
Stessa geometricità e “spigolosità” gabrielliana (e anche un po’ crimsoniana del periodo anni ‘90) che ritroviamo nella bella “What once was”.
Oppure, viceversa, troviamo gli altri picchi di sublime ispirazione creativa nelle ballads: che siano affidate a poche note di pianoforte, come “We can’t go home tonight” o da un arpeggio chitarristico, come “The Outer World” o la title-track.
Certamente degne di menzione anche “When the tears fall down”, impreziosita dal violino elettrico di David Cross, e lo strumentale “Prime numbers”. Quest’ultima parte con una intro pianistica che è un ulteriore omaggio a Emerson, ma man mano che entra il flauto, poi il basso mixato alto, poi il sax e infine una lisergica chitarra figlia di Steve Hillage ci si ritrova in volo in una “cavalcata cosmica” figlia di Gong, Hawkwind e Ozric Tentacles.
Spiazza e lascia perplessi, invece, la presenza della cover di “Starless” dei King Crimson come opener del disco. Da una parte è ammirevole il coraggio di “svecchiare” il pezzo, privandolo di tutte le sezioni strumentali, riportandolo a una sua essenzialità di soli quattro minuti ed arrangiandolo in chiave elettronica, con il chitarrista Emiliano Fantuzzi (unico brano in cui è presente) a eseguire lo storico tema e Carpani a suonare tutti gli altri strumenti, con loop elettronici di basso e batteria a rappresentarne l’ossatura ritmica. Ma è legittimo chiedersi: perché? E questo “perché?” è talmente vasto da andare oltre il progetto di Carpani e raggiungere tutte quelle band (italiane o straniere) che di volta in volta cedono alla tentazione di inserire nei loro album le covers di “Firth of fifth”, di “Comfortably Numb”, di “Epitaph” o altro. Stiamo parlando di brani che ormai hanno detto e dato tutto ciò che potevano dire o dare al mondo. Perché non rispolverare, invece, di tanti grandi artisti il brano ingiustamente dimenticato, trascurato, sottovalutato? O magari coverizzare “perle” sepolte di band semisconosciute? Continuare a dar lustro a brani già di per sé sovraesposti ha poco senso.
Chiusa questa parentesi, un’ultima ma importante nota: con questo “Microcosm” si arricchisce il catalogo di Independent Artist Records, etichetta fondata dallo stesso Alex Carpani nel 2020. La distribuzione è affidata a Pick Up Records per l’Italia e Distrokid per gli USA.
Per concludere: se siete degli integralisti del rock progressivo più epico e romantico, se cercate i ricami del Minimoog, i crescendo del Mellotron e lo stile percussivo sul piano e sull’Hammond tipici di Emerson, sappiate che troverete tutto questo ma anche tanto altro e soprattutto qualcosa di molto diverso. Troverete le atmosfere sofisticate di David Sylvian e quelle di Peter Gabriel, l’acid rock anni ‘70 degli Hawkwind, quello anni ‘80 di Julian Cope e quello anni ‘90 degli Ozric, qualche tocco di new wave, un pizzico di dark e persino, in quella “Starless ristrutturata”, anche due gocce di trip-hop… Siete pronti per tutto questo?

No. 6
PROGRESSIVE ROCK JOURNAL (interview)
https://progrockjournal.com/interview-exclusive-interview-with-alex-carpani/
by Jacopo Vigezzi

ProgressiveRockJournal-MCSM-interv


We have the pleasure of interviewing in this article a great artist of the Prog scene of recent years, Alex Carpani. With a new album out on April 29, 2022 entitled “Microcosm.”

Hi Alex, how are you?
I’m fine, thanks and I’m very excited for the very recent release of the album!

You are a composer and keyboardist of Prog music, where does your passion for keyboards and for this musical genre come from?
The passion for music and keyboards was born very early, as a child, when I was 7 years old. What we commonly call ‘progressive rock’ nowadays was simply called ‘pop’ at that time. Genesis, Yes, Pink Floyd, Queen, Led Zeppelin, etc. were catalogued under the same label. My older brother was 17 y.o. when I was 7, and used to put this music every day on the turntable in his room, while I was playing with my toys on the floor, so I grew up with it and therefore I think I absorbed it unconsciously. Another reason is a more extraordinary one: my parents ran a boarding school in Switzerland, where I was born, and the school was attended by several children of personalities of the jet set of the time, including Keith Emerson’s son Aaron Emerson and Chris Squire’s daughters. It was almost impossible to avoid being surrounded by ELP and Yes music…

In your career you have released 6 albums, how has your sound evolved over the years?
My sound has evolved like my style. The first three albums were full of virtuosity and ‘tricks’, because that was my main goal at that time: exploring the meanders of a hard and pure prog rock, uncompromising. I wanted to move forward my technical limits and every album was a new step ahead. Then I realized that I no longer wanted to express myself in that direction and f rom that point I decided to focus my efforts and my attention on two aspects: the sound and the communication. I started working hardly on the production and on the sound design, looking for modern and contemporary sounds and abandoning also some some clichés that part of the ‘conservative’ audience expects from a classic prog work: odd times, mellotron and hammond everywhere, moog solos above all (as well as long length tracks…). I think my style has evolved in a neo-prog/alt-rock one and I’m comfortable with it. The other aspect I focused on is to try to communicate more direclty, especially with the lyrics, which are the ‘script’ in a concept album (I always make concept albums, b.t.w.) and through a song-form, more regular and square.

The album “Microcosm” is out, how would you describe this new chapter?
Musically speaking Microcosm is the meeting point between various genres and influences: progressive rock, jazz-rock, symphonic rock, alternative rock. Carlo Gnocchi, an Italian educator and writer, said that ‘Every human being is an unmistakable and autonomous microcosm’. This is the real concept of the album: it concerns our life, our ‘personal universe’ regarded as encapsulating in miniature the characteristics of something much larger. So musically speaking I wanted to give this idea of a ‘human universe’ with its variety and contradictions. Microcosm is very different from the 5 albums I previously released and has a richness and variety of instruments and artists on it: 9 musicians involved and as many parts including lead and backing vocals, various saxes, flute, lead synths, Mellotron, Hammond organ, piano, drums, bass, guitars, drum loops and electronics.

The themes of your albums are always highly sought after, what about the lyrics of this new work?
The album concept is represented through the 12 songs with a series of ‘slices of life’, some possible real-life experiences: ‘Starless’, my personal arrangement of King Crimson’s masterpiece, opens the playlist because I wanted to start the narration from the ‘macrocosm’ (the immensely large) and then explore the ‘microcosm’ of the human beings. ‘Kiss And Fly’ describes one last kiss before leaving for a trip, before the spell is broken. A love lived by chance in an instant. ‘God Bless Amrika’ describes the disillusionment in discovering that the promised land does not exist and the only thing we can do is to try to grasp the best of this imperfect world. ‘The Mountain Of Salt’ describes the swimming on a mountain of salt, as in a dream, feeling the grains of salt instead of water, supporting your body like an ocean of small crystals. ‘We Can’t Go Home Tonight’ describes an evening that seems to never end, where time stopped for two people living their love in that night, pulling down a blanket of stars to cover themselves. ‘Footprints In The Heart’ describes how everything we do leaves footprints, traces of our existence on earth: footprints on the snow, in the mud and… in the heart, left by the people we have made enter. Prime Numbers ‘Prime numbers’ can only be divided by themselves and by 1. All prime numbers are odd except for 2, which is also the smallest in the series. They are not distributed without criteria, but seem to respond to unexpected rules, like our lives… ‘What Once Was’ describes a presence that no longer exists, that is recognized through its absence, the emptiness he lef and the indirect signs of his passage. ‘When The Tears Fall Down’: tears sometimes fall like rain drops that wash away the pain from our path, bringing us back to the light, to the sun and to the warmth. ‘The Outer World’ describes the outside world, the ‘whole’ where we exist together with billions of people, whre we fight every day to affirm and defend our freedom and right to live. ‘Redemption’ describes a path of redemption after hitting the bottom, thanks to which to acquire a state of physical and moral freedom through the liberation from guilts and causes of unhappiness. ‘Microcosm’ describes life, reason, the meaning of things, the sounds that run through the spaces where we live, the wind and rain that also reach the most remote places of our inner world, of our microcosm.

Do you use a lot of guests in the project, how does the creative process go and how do these artists contribute?
I’m a composer, so I write all the parts: drums, bass, guitars, saxophones, keyboards and vocal lines of course. I make the whole arrangement of each track, so after the pre-production is done in my home studio, almost 70-75% of the path is already traced. This said, all the musicians involved in the project have made an irreplaceable contribution: with their personal interpretation of the parts of their respective instrument, along with their incredible skills, feeling and musical sensitivity, they all added that boost that makes the difference. No doubt about it.

Many Prog fans will ask themselves if there will be the possibility to listen to your music live or is the project only in the studio?
This album deserves to be performed live, in my opinion, because of its groove and the interaction between different instruments in all compositions, which cannot be fully appreciated through listening alone, but must be seen on stage. I’m working on booking gigs in Italy and outisde Italy and hope I’ll be able to announce the first dates shortly.

These were difficult times because of the pandemic, how did it affect your work?
To be honest, apart from live concerts, things went ahead as planned: I released my previous album ‘Lorizzonte Degli Eventi’ (the event horizon) in 2020, which has been the first album I sang entirely in Italian. This album is also the first one I released through my personal record label (Independent Artist Records). Then I also worked on the pre-production (and I’m still doing it) of Aerostation’s 2nd album, which hopefully will be released in 2023. Aerostation is a band project that I created together with Gigi Cavalli Cocchi, the founder and drummer of Italian neo-prog band Mangala Vallis. Of course in 2021 I spent the whole year in writing, arranging, recording and making everything needed for the album release, distribution, promotion, etc.

You are a prolific artist with many ideas, are there any new studio projects in the pipeline?
You have touched a sensitive key… Yes, I have a lot of ideas but I don’t have enough time to realize all of them, so I must make choices and dose my time and efforts well. I’m not only a musician, I’m an artistic director as well and I program and organize many cultural events during the year.

What advice would you give to young artists who decide to propose more sophisticated sounds like Prog?
I don’t know if I’m worthy of making suggestions to other artists. What I can say is that prog will hardly give them money, media visibility, fame and success, so they should insist only if this is what they strongly want to do, but they should look ASAP for other sources of income… I know it’s not very encouraging, but the reality is this and it’s useless to lie.

How do you see this genre in the future, which seems niche but has many followers?
Well, even here my answer will not be very encouraging… I’m sorry for that. The question is, in my opinion, that prog doesn’t attract interest in the music business and in the main media, so the result is that in this ‘niche’ the booking agencies, the festival organizers and the venue owners usually don’t like to risk to loose money (they are often volunteers), so they always want a big name, better if from the past, as headliner and the new artists can only hope in an opening act slot. But these slots are not infinite and the demand is too abundant. Just to make an example, a festival director told me a few weeks ago that he will not be able to insert my band in this year’s line-up because there’s a ‘waiting list’ of three years… As I told you, I’m an artistic director and I myself have to make choices when building the line-up of a festival, but I usually follow a simple rule: if you want to give more opportunities to new artists, you must gradually change the tastes of the audience and to do that you must have courage and you must contribute to this change, even if this were to result in a loss of audience. When you want to change something or create something new, you need to sow first, then wait for the crop to grow and finally harvest. This can take 2-3 years, if you know what you’re doing and you’re a professional. The later you start, the later you collect. Since the average age of the prog audience is around 55-70 years old and is mostly made up of males (around 70-80%), time does not play in our favor and I don’t see many other alternatives…

The last question, as usual, I leave it free as usual in order to give you the opportunity to address any topic at will.
Releasing a record is a bit like telling a child: “Now go, face life and try to make yourself respected, I did everything I could do”. So I hope Microcosm will be appreciated from an audience as transversal as possible. The second hope is to have the chance to perform it live because I’m more than sure that it will rock!

I thank Alex for the interesting interview, wishing him the best for his artistic career.
Thank you Jacopo for this interview and for the challenging questions.

Purchase the new album here: 
https://alexcarpani.bandcamp.com/album/microcosm

No. 7
PROGWERELD (review)
https://www.progwereld.org/recensie/alex-carpani-microcosm/
by Fred Nieuwesteeg

progwereld-MCSM

Alex Carpani is een veelzijdig en bezig baasje. Hij is componist, producer, musicoloog, artistiek directeur, toetsenman en zanger.
Hij maakte in vijftien jaar tientallen platen met heel veel instrumentale muziek die alle kanten op ging, van new age, elektronische muziek, tot drum’n’bass, elektro-jazz en muziek voor theatershows en documentaires. Vanaf 2007 richt hij zich meer op (prog)rock. Collega Ralph Uffing was maar matig enthousiast over “L’Orizzonte Degli Eventi”: “lekker pakkende korte nummers van consistente kwaliteit, maar zonder uitschieters”.
Opvolger “Microcosm” gaat over de onbegrensde potentie van de geest, die volgens Carpani tot alles in  staat is, van creëren, vernietigen, liefhebben, lijden, onthouden, vergeten en ga zo maar door. Dit maakt de geest tot een wereld in zichzelf, een microkosmos waarin alles leeft wat we zijn, wat we om ons heen gadeslaan en hoe de wereld ons gadeslaat, aldus de bedenker van dit alles, ik bedenk dit niet.
Carpani wil nog wel eens van bezetting veranderen bij het opnemen van een cd. Dat is ook nu weer het geval. Hij weet David Cross op viool (King Crimson), David Jackson (saxofoon, Van de Graaff Generator), Theo Travis (o.a. the Tangent, Gong en Porcupine Tree) en Jon Davison (Yes) aan zich te binden, geen misselijke namen dus. Daarnaast speelt nog een handvol Italianen mee.
Carpani trapt af met een behoorlijk veilige versie van klassieker Starless van King Crimson. Het gitaartje klinkt wel lekker vet en tussen de elektronica door is dit gedragen nummer behoorlijk symfonisch. Hiermee zet hij de luisteraar wel een beetje op het verkeerde been.
De eigen nummers die volgen hebben namelijk een iets andere insteek en sfeer. Vanaf Kiss And Fly is de zang bijvoorbeeld steeds een beetje ‘er tegenaan’ en aan de hoge kant. Dat is even wennen en je moet er tegen kunnen, anders haal je het einde van de cd niet. Het meedoen van Cross en met name Jackson en Travis doet vermoeden dat het hier en daar wel een beetje de kant van de jazzrock op kan gaan, hetgeen ook gebeurt. Verwacht geen epics bij Carpani, het zijn liedjes die een minuut of vier, vijf duren. Tussen de twaalf nummers is het met een lantaarntje zoeken naar hoogtepunten. Die vind ik eigenlijk niet. Doorgaans kabbelen de nummers voorbij, uptempo of iets rustiger, gedragen door de zang. Carpani laat horen dat hij als toetsenist wel wat in huis heeft,  maar hij is niet zo van de (lange) solo’s). De saxofoons blazen, blaffen en sputteren doorlopend dat het een aard heeft en slechts een enkele keer duikt de elektrische gitaar op.
De zang en hiermee meer dan eens ook de sfeer van de nummers doet soms sterk denken aan Sting. Een goed voorbeeld hiervan is We Can’t Go Home Tonight, dat zo op een cd van deze politieman had kunnen staan. Dit is meer van de relaxte soort en dat vind ik zelf iets prettiger. Het duurt een behoorlijke tijd voordat  de viool van Cross op de voorgrond treedt. Heel zacht glijdt hij When The Tears Roll Down binnen, dat is hoopgevend, maar daarna ontaardt dit nummer toch ook weer in het geijkte stramien. Wat ook niet meehelpt is dat binnen de korte nummers de herhaalstand ook nog eens wordt gebruikt. Thema’s en zangpartijen komen regelmatig terug. What Once Was springt er dan nog een beetje uit door de priemende basgitaar aan het begin en de opeenvolgende wat langere solo’s op toetsen, saxofoon en zowaar de gitaar. Prime Numbers dan, we zijn even verlost van die zang, de jazz-toetsen liggen er hier erg dik bovenop, met vooral veel geblaas en een solo op de keytar. Het titelnummer aan het slot kan zich ook niet boven het maaiveld verheffen. Slechts een lichte symfonische toets is als aantrekkelijke ondertoon hoorbaar.
Ik kan collega Ralph dus gelijk geven. Carpani kan zeker nummers in elkaar knutselen, maar het spreekt niet tot de verbeelding, geen enkel nummer blijft hangen. De nummers met elementen van pop, jazz en progrock zijn gewoon te vlak. En naar “L’Orizzonte Degli Eventi” luisterend valt mij op dat die schijf pittiger, agressiever klinkt en iets spannender is omdat daar toch iets meer gebeurt. Er kan dan in de microkosmos van de geest oneindig veel gebeuren volgens Alex Carpani, het lukt hem duidelijk niet dit te vertalen in bijpassende muziek. Wie weet vinden liefhebbers van Sting hierin wel het nodige van hun gading.

No. 8
PROGARCHIVES (review)
http://www.progarchives.com/album.asp?id=74723
by 'Rivertree'

ProgArchives-MCSM

'Microcosm' is the new (2022) album delivered by ALEX CARPANI, my first review attempt when it comes to this experienced composer and multi-instrumentalist. Yep, I immediately was convinced, most certainly got stuck on this when starting to listen. Since more than 15 years he has produced a vast amount of music, which might be referred to several genres in general. That means not exclusively progressive rock, but I would say equipped with a strong preference on that anyhow. Sometimes the project is assigned with the suffix BAND, sometimes not, it doesn't matter in the end. It's a case where he has the hat on for sure, manages a lot on his own. But this is augmented by several guests too in any case, where some of them are really big names, for example featuring David Cross (violin) and David Jackson as well as Theo Travis on diverse wind instruments. Carpani is managing a very appealing progressive art rock album featuring some singer/songwriter touch overall. Let's say akin to Kevin Gilbert on solo paths somehow, just to give a proper clue regarding the stylistical classification and the quality standards in general.
This album is spreading a wonderful atmosphere to the world. It all starts with the touching Starless that will promise an enjoyable excursion furthermore. First 'Don't lie, don't cry ...'. Kiss And Fly is rocking the boat, a really interesting multi-varianted composition. And then 'Let me cry, let me lie ...', God Bless Amerika, 'I just know it's not for me ...', lyric-wise accusation or at least some criticism is shimmering through obviously. Excellent organ and piano appearance on The Mountain Of Salt furthermore. Terrific, initiated by a nice piano line the instrumental Prime Numbers turns out to be my personal album highlight, at the moment at least. The cheerful jazzy mood, diverse solo activity, wow! I can't come to another conclusion, this are round about 60 minutes playing time where every track has something special to offer, absolutely entertaining. It grows with every round, a colourful experience, just like it is with the tempting front cover picture.

No. 9
ROCK IMPRESSIONS (review)
http://rock-impressions.com/carpani4.htm?fbclid=IwAR1VECuhjLm7tUwilktI5XNBLdTQvW6giVWFcAnqmCiNwSNTQE8obyNsfS8
by Giancarlo Bolther

RockImpressions-MCCSM


Ritrovare Alex Carpani con un nuovo lavoro è sempre fonte di interesse e curiosità. Ci ha abituati a lavori intriganti, ricchi di suoni ricercati e di composizioni molto personali, non mi sorprende quindi trovare in questo titolo contributi molto significativi, la presenza di musicisti che sono già nella storia della musica aggiunge un ulteriore ingrediente ad un piatto già molto gustoso. David Jackson, Theo Travis, David Cross e Jon Davison mettono i brividi, poi è giusto ricordare anche Davide Rinaldi ed Emiliano Fantuzzi alle chitarre (il secondo mi pare solo in un brano), Andrea Torresani al basso e Bruno Farinelli alla batteria.
Il disco si apre a sorpresa con la cover dell’immortale “Starless”, non so se è un atto di coraggio o di pazzia, si tratta di uno dei brani più iconici del prog e metterci le mani mostra quanto il livello raggiunto da Alex sia internazionale. Molto bella la lettura fatta da Carpani, anche se ha deciso di abbreviare il pezzo, tagliando il finale, in ogni caso interessante la sua rilettura. Da qui il disco si snoda in altre undici composizioni ricche di gusto e di carattere. Le composizioni di Carpani sono di altissimo livello e possono tranquillamente competere con i lavori dei musicisti più blasonati. Senza togliere nulla agli altri musicisti, gli interventi di Jackson sono pura magia, anche il violino di Cross lascia il segno, in ogni caso tutto il disco è suonato in modo coinvolgente e trascinante.
La caratura artistica di Carpani è fuori discussione e poter mettere le orecchie su un suo nuovo lavoro è sempre più fonte di emozioni forti, quelle che si provano davanti all’arte pura. GB

No. 10
THE PROG SPACE (review)
https://theprogspace.com/album_releases/week-17-2022/
by Dario

TheProgSpace-MCSM

Blasphemy? Heresy? Kicking your album off with a version of King Crimson’s song of the century ‘Starless’ is quite bold for sure. French-italian keyboardist/solo artist Alex Carpani does exactly that on his newest album “Microcosm” – and his version has only programmed drums at that. What might sound like an instant failure turns out to be quite the opposite though. Apart from the early ending after not even five minutes, I can’t find much fault with this cover version of one of the best compositions of all time to be honest. But, what’s even more important of course, the following 11 original compositions manage to keep up the quality, presenting some high energy prog rock tunes of a rather classic sound, but with a fresh twist. High class guest musicians like current Yes vocalist Jon Davison, David Jackson (Van der Graaf Generator)and Theo Travis (The Tangent) taking turns on various saxophones or violinist David Cross (King Crimson) indeed add their magic, but rather adding to a musical quality that is already existing than being a desperate attempt in making something mediocre interesting. This is by no means an instrumental affair though, but luckily Alex’s voice is a very pleasant one, that fits the sound of the music perfectly. Very much recommended for fans of classic prog rock.

No. 11
PROGRESSOR (review)
https://www.facebook.com/official.progressor.net/photos/a.1719222848090271/5451503588195493/
by staff

Progressor-MCSM

Italy based artist Alex Carpani is out with the album "Microcosm", and progressive rock is the genre explored on this production. We are served a nice and accessible variety of the form here, with clean, melodic vocals leading the way with atmospheric laden landscapes in elegant and flowing motions supporting it all with careful guitars, keyboards, synthesizers and electronic effects all contributing to a lesser or greater extent in arrangements that range from delicate and frail to compelling smooth landscapes and through to layered, majestic surges filled with impact energy. Arguably more neo-progressive in spirit than anything else, Carpani have chosen to combine this appealing variety of progressive rock with impulses from jazz, mainly in the form of the saxophone given room and space for solo runs, but also in a more subtle manner by way of more minor details from other instruments. A combination of forms that works surprisingly well. An album to seek out if the notion of neo-progressive rock and compelling, atmospheric progressive rock given a subtle jazz flavoring sounds like an interesting idea to you.

No. 12
EXCLUSIVE MAGAZINE (review)
https://annecarlini.com/ex_cd.php?id=4226
by staff

ExclusiveMagazine-MCSM

For those not in the know, Alex Carpani’s new album Microcosm is an album about the enormous potential of the mind, which is able to create, destroy, love, suffer, remember, forget, isolate itself from everything, live among the people, change its perspective, change its mind, put ideas to good use, cancel distances, create the most abysmal distances, resist everything, give in to nothing, grow, learn, reshape, regress, dissolve, create impossible worlds and make the impossible possible.
Phew! The mind, in other words, is a world in itself, a microcosm in which lives all that we are, what we perceive of the outside and what the world perceives about us.
Musically speaking Microcosm (releasing April 29th, 2022) is the meeting point between various genres and influences: progressive, jazz-rock, symphonic rock and thus the album has been conceived as a heterogeneous fresco with a multifaceted soul.
It is also a project that has involved prestigious musicians of the International rock scene, as well as top level musicians of the Italian scene.

1. Starless 2. Kiss And Fly 3. God Bless Amerika 4. The Mountain Of Salt 5. We Can’t Go Home Tonight 6. Footprints In The Hearts 7. Prime Numbers 8. What Once Was 9. When The Tears Roll Down 10. The Outer World 11. Redemption 12. Microcosm

This vibrantly powerful, aesthetically solid album opens on a modern and alternatively suggestive version of Starless by King Crimson (see video link below) and then leads us majestically into the gently frenetic Kiss And Fly, the heartwarming melodies found within God Bless Amerika and then comes the quietly-adorned AOR of The Mountain Of Salt, the soaring We Can’t Go Home Tonight and the fleet of foot, synth and Hammond-backed beauty Footprints In The Hearts.
Next up on this impressive album, sung in English and harmoniously mixed with rock variations that include prog, alternative and even bouts of jazz, is the Eastern-imbibed guitar piece Prime Numbers and one of my own personal favorites off this new album, the euphoric sturdiness of What Once Was and then comes the pleasing AOR of When The Tears Roll Down, the mid-tempo flow of The Outer World, the album rounding out on the almost symphonic Redemption, coming to a close on the veritably translucent rhythms within the title track, Microcosm.

Featuring: DAVID CROSS JON DAVISON DAVID JACKSON THEO TRAVIS Bruno Farinelli Andrea Torresani Davide Rinaldi Emiliano Fantuzzi

Alex Carpani is an Italian-French composer, keyboardist, singer, producer, musicologist and artistic director. He graduated in DAMS at the University of Bologna with a thesis on the music of Nino Rota in Fellini’s films that won the 1st prize of the Fellini Foundation.
He graduated at CET (a famous Italian music school) in composition and arrangement of music for films with Stelvio Cipriani, after having won a European Union scholarship that allowed him to attend the school.
He has written and self-produced a great amount of instrumental music for more than 15 years: new age, electronic music, symphonic music, music mixed with poetry, drum’n’bass, electro-jazz, music for theatre shows and documentaries.
Since 2007 he has dedicated himself to rock, releasing 5 rock albums with Italian and foreign labels which had positive feedbacks with both audience and critics, allowing him to collaborate, in studio and live, with some well known musicians of the national and international scene; such as David Jackson of Van der Graaf Generator, David Cross of King Crimson, Paul Whitehead, graphic designer of early Genesis, Aldo Tagliapietra of Le Orme, Bernardo Lanzetti of Acqua Fragile and PFM.
He has performed about 130 concerts in 20 countries of 3 continents with his band, appearing in the most important live clubs and festivals of the international progressive rock field.
He has founded the band Aerostation with Gigi Cavalli Cocchi (former drummer of Ligabue, Clan Destino, C.S.I.) releasing in 2018 the homonym debut album with Aerostella/Immaginifica label, performing concerts in Italy and abroad and opening for PFM at major events as well.

No. 13
MUSIC MAP (review)
http://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=9168
by Marco Camozzi

MusicMap-MCSM

Che Alex sia appassionato di Spazio e Astronautica lo si può capire dalle prime note di ''Starless'', dove suoni New Age (mi ha ricordato i Tangerine Dream) si fondono a note ed armonie che possono rammentare la colonna sonora di un qualche film di fantascienza anni '90, e questo mi ha subito incuriosito molto.
Curiosità che è aumentata passando alle altre tracce. Il primo singolo estratto, ''Kiss and fly'', è l'esempio della duttilità artistica e musicale di Alex, questo pezzo non stonerebbe nella colonna sonora di ''Hair'' e, rispetto alla traccia precedente, è completamente diverso. Eppure nell’evoluzione sonora del disco ci sta perfettamente, dategli però il tempo di un paio di ascolti, non stiamo parlando di una qualsiasi opera pop del 2022.
Ascoltando le altre tracce non posso che apprezzare l’uso delle tastiere e del piano, l’intro di ''God Bless Amerika'', del suo uso dal minuto 1e39 in ''The Montain Of Salt'' o, ancora, nell’intro in ''Prime Numbers''.
Ma poi è il sax e l’uso della chitarra e dei suoni caratteristici del progressive anni '70-'80 che ti cattura e porta via (Alex ha anche aperto i concerti della PFM e si sente), insomma un bel disco per scoprire un bravo artista e una serie di suoni magari dimenticati o per, come nel mio caso, rispolverare memorie di suoni che ci hanno accompagnato in gioventù (mi si sono aperti file mnemonici che avevo dimenticato, ed ho ricordato gruppi come Area, New Trolls, le Orme e naturalmente la PFM...).

Prendetevi tempo, datevi tempo per capirlo e questo disco non vi deluderà. (Marco Camozzi)

No. 14
ROCKIT (review)
https://www.rockit.it/recensione/57583/alexcarpani-microcosm
by Mattia Nesto

Rockit-MCSM

Tante influenze ma anche una buona personalità
Il disco di Alex Carpani intitolato Microcosmi debbo dire come non solo mi sia piaciuto ma anche abbia apprezzato la sua natura quasi "antologica". Infatti, almeno secondo il mio punto di vista, pezzi quali Kiss and Fly stanno proprio lì a testimoniare innanzi tutto la passione e la conoscenza del mondo latamente inteso quale "della musica" rock dello stesso Carpani che, praticamente in ogni parte del suo disco, non solo lo omaggio ma lo presente in modo pulito e cristallino alle nuove generazioni.
Per chi, come me, ormai ha diverse primavere sulle spalle di ascolto matto e disperatissimo anche di questo genere di musica non è troppo difficile cogliere quella specifica influenza o quel dato rimando a questo o quel gruppo/artista del passato. Eppure, e questa, almeno a mio avviso, è il merito più grande di Alex Carpani si sente, quasi allo stesso modo, la personalità dell'artista. Innanzi tutto la si percepisce, molto chiaramente, negli arrangiamenti che, a parte in un paio di occasioni sul finale non suonano mai come triti o banali.
E poi si coglie, bene e in maniera evidente, dai testi. Intendiamoci: nulla di sconvolgente, per essere sincero, ma tutto perfettamente in sintonia con la già portata "antologica" dell'album. Un disco, per così dire, "fedele alla linea".

No. 15
MLWZ - Mały Leksykon Wielkich Zespołów (review)
https://mlwz.pl/recenzje/plyty/24679-carpani-alex-microcosm
by Artur Chachlowski
MLWZ-MCSM

Artur Chachlowski, May 16, 2022
"Microcosm" is an album about the world defined as a collection of miniature beings. Human beings can be viewed as the embodiment of a small-scale model of the universe with all its diversity and contradictions. When you think of a microcosm, imagine your hometown in a snowball: a tiny town is the microcosm of the world you live in. On the album "Microcosm", the universe is presented as a cluster of small pieces of life, focused in each person ...
This interesting concept was invented by the Italian musician Alex Carpani , whom we remember from his earlier solo albums presented on the pages of MLWZ (the previous one, "L'Orizzonte Degli Eventi" from 2021, unlike the album discussed today, was performed in Italian) or even project called Aerostation, which in 2019 published its only, so far, album "Aerostation" . Our hero graduated in musicology at the University of Bologna, and chose film music and sound engineering as his specialization. He is the recipient of many prestigious Italian and international music awards. And that he is not a dozen artist, you can clearly hear it on "Microcosm".
In terms of music, "Microcosm" is an album where elements of various genres and elements of various influences meet: we are dealing here with progressive rock, jazz rock, symphonic rock, and even a hint of alternative rock. Individual pieces are arranged in the form of 4-5 minute themes. They are composed and performed in such a way that they absolutely do not fall into the format of "rock songs". These are complex, instrumentally rich compositions that create a homogeneous stylistic set for almost an hour of the duration of the album. Perhaps not catchy the first time or the second time, but with each subsequent listening it forms an increasingly accessible and logical whole. They are all original Carpani compositions, but there is one exception.
The rest of the tracks on the album are, as I mentioned before, Carpani's compositions. And as it was said, these are ambitious pieces with quite complicated structures and not very obvious melodic lines. They are not immediately catchy, but with time they more and more appeal to the recipient's imagination. The music is rich in details, various flavors (the saxophone parts are a real added value), sophisticated arrangements, sophisticated instrumental parts (especially those played by Carpani on synthesizers and melotrons) and lots of moments of great rhythmic intensity. "Microcosm" is an album that grows significantly with each new attempt.
Many prestigious musicians from the top shelf of the pro-rock scene have been involved in the production of the album. The presence of David Cross, Theo Travis, David Jackson and Jon Davison, who sang in one song - "Kiss And Fly", proves the high position and recognition that our hero enjoys in the pro-rock environment. However, while the participation of these renowned musicians should be considered in the category of "guest performances" (although saxophones, especially when performed by David Jackson, because Theo Travis only plays two songs, there is a lot on this album, which often definitely shifts the atmosphere of the album towards jazz rock (the best example of this seems to be the instrumental track "Prime Numbers"), the high-quality music on the album "Microcosm" is primarily made up of other instrumentalists. The main core of Carpani's band consists of talented musicians from the Italian rock scene: Bruno Farinelli (drums), Andrea Torresani (bass), Davide Rinaldi (guitars) and Emiliano Fantuzzi (guitars). And Alex Carpani himself plays keyboards, programs drums (it's a pity that he uses electronic loops too often, and doesn't leave more space for Farinelli) and sings. And it does it really well, so I have no choice but to recommend this release to every lover of good, ambitious and non-obvious progressive rock emphasized with a subtle jazz rock note. 


No. 16
PROG ITALIA (interview)
https://www.facebook.com/progitalia/
by Paolo Carnelli

PROG Italia-MCSM-1
PROG Italia-MCSM-2
PROG Italia-MCSM-3

Caro Alex, complimenti per lo splendido album che hai appena pubblicato. La prima domanda è d'obbligo: cosa ti ha spinto ad aprire l'album con un brano non tuo, cioè Starless, e quale approccio hai seguito nella sua rielaborazione? Immagino che mettere mano a un pezzo simile sia stata una grande responsabilità…

Innanzitutto grazie per i complimenti. Quando vengono da un esperto preparato come te fanno ancora più piacere e ripagano di tanti sforzi.
Il concept dell’album è il microcosmo racchiuso in ogni essere umano, che lo divide dal resto, dal macrocosmo dove c’è il ‘tutto’. C’è una frase di Don Carlo Gnocchi che riassume molto bene questo concetto e che ho riportato nel booklet del cd: “Ogni uomo è un inconfondibile e autonomo microcosmo”.
Ho deciso di aprire l’album con Starless per creare subito un contrasto tra un brano molto conosciuto che dà inizio alla narrazione e il resto che viene dopo. Non volevo che fosse nascosto tra le pieghe della playlist del disco, né che fosse alla fine, come per fare una celebrazione o un tributo. Volevo che fosse parte della narrazione, appunto, parte del concept di cui parlavo prima. Starless significa ‘cielo senza le stelle’, quindi parlando di microcosmo/macrocosmo è come partire dall’infinitamente grande e attraverso lo svolgimento del disco arrivare all’infinitamente piccolo. E’ la porta che si apre su tutta la storia, se vogliamo.
Ho deciso di arrangiare la prima parte del brano perché non volevo farne una cover. Ne esistono già tante versioni. Volevo dare una mia visione, una mia prospettiva, cogliendo alcuni elementi essenziali che sono rispettati e cambiando un po’ il vestito del brano. La versione originale è suonata da un quintetto classicamente rock con strumenti acustici ed io non volevo farla suonare ad un altro batterista, un altro bassista, un altro chitarrista, ecc. quindi ho ricreato un mondo diverso, lasciando alcuni elementi familiari di quel brano. La voce, per esempio, non è stata modificata più di tanto, così come tutta la parte del tessuto armonico degli archi del mellotron. Le modifiche riguardano l’arrangiamento in generale e tutte quelle scelte stilistiche e sonore che ne danno una visione del ventunesimo secolo, mia personale. Se avessi elaborato anche la seconda parte del brano avrei fatto un’operazione filologica, ma non era quello che volevo, poi quella è la tipica parte di digressione, follia Crimsoniana: stupenda, che fa parte di quel mondo lì, della loro improvvisazione collettiva. Se avessi ripetuto quel momento avrei fatto un falso, una forzatura.

MICROCOSMOS arriva a soli due anni da L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI, ma i due album hanno pochi punti di contatto, sembrano quasi due facce della stessa medaglia. Puoi ricostruire il percorso che ha portato alla realizzazione del nuovo album e come si lega – o si distacca – dal precedente?

Sì, è vero, sono due visioni musicali molto diverse: con l’OdE volevo fare un disco rock cantato interamente in italiano, una novità per me, con tanta attenzione data ai testi e con una struttura musicale essenziale (batteria, basso, virtual guitars e voce) e molto nerboruta, con parecchi momenti hard rock anche. Niente virtuosismi, pochissime venature ‘prog’, molta essenzialità e rock duro, schietto, che ti dice le cose in faccia, scavando ancora una volta nell’animo umano e portando a galla anche i tormenti dell’inconscio.
Con Microcosm, invece, sentivo il bisogno di affrontare una narrazione diversa: un ritorno agli strumenti tradizionali, al discorso corale, alla composizione e agli arrangiamenti che mettono in luce soprattutto la scrittura strumentale. C’è tanta musica suonata in questo disco e tanti strumenti anche, con il sax che ha un ruolo di primo piano. Questo aspetto mi ha condotto naturalmente verso venature più vicine al jazz-rock che non al rock sinfonico e questa è forse la novità più rilevante di questo disco, a livello musicale.

Come al solito anche in MICROCOSMOS sei accompagnato da grandissimi musicisti. Puoi presentarli ai lettori, soffermandoti in particolare su quelli meno conosciuti dagli appassionati di Progressive Rock come Bruno Farinelli, Andrea Torresani, Davide Rinaldi ed Emiliano Fantuzzi?

Il quartetto dei musicisti italiani che hai citato rappresenta l’ossatura del disco che ha supportato tutto il resto e i solisti stranieri naturalmente. Bruno Farinelli è uno dei migliori batteristi italiani in circolazione (Elisa, Cesare Cremonini, Il Volo, Lucio Dalla e tanti altri), Andrea Torresani è uno dei migliori bassisti rock italiani (Vasco Rossi, Franco Battiato), Emiliano Fantuzzi è uno dei chitarristi più talentuosi e versatili nel panorama nazionale (Nek. Laura Pausini, Biagio Antonacci) e Davide Rinaldi è un chitarrista che viene dal metal (Dark Lunacy) con solidissime basi musicali. Con una squadra così le cose sono state fluide dall’inizio e non c’è stato bisogno di spendere tante parole: sapevano già esattamente cosa fare… Vedi, io quando scrivo, scrivo tutto. Le parti di batteria con i singoli colpi di piatto, dove e come devono essere. Le linee di basso, le parti di chitarra, le voci, gli archi e l’intero arrangiamento, anche gli assoli dei vari strumenti. I musicisti si trovano tutto già scritto. La differenza, però, sta nel fatto che quando loro interpretano ciò che io ho scritto, anche quando non cambiano una nota, danno il loro apporto qualitativo imprescindibile. E’ capitato per esempio col basso di Andrea Torresani, che non ha cambiato una nota di quello che avevo scritto, però se ti faccio ascoltare quello che avevo messo giù io, rispetto al risultato finale la differenza è enorme. Nel momento in cui un musicista suona, interpreta, ci mette il pathos, il suo tocco, la sua sensibilità molte cose cambiano. Questo credo faccia piacere anche a loro, perché avendo la strada già tracciata si possono concentrare sugli aspetti e le parti in cui possono impiegare il loro estro, senza doversi preoccupare di costruire una parte che non è stata delineata. E poi capiscono che c’è fin dall’inizio un’idea chiara di dove si vuole arrivare. Essendo io anche il produttore dei miei dischi, diciamo che ho chiaro in testa tutto il film, prima ancora di entrare in studio.

Com'è nata la collaborazione con Jon Davison? Non vorrei sbagliarmi, ma credo sia la prima volta che Jon è presente come ospite in un progetto italiano.

Il singolo ‘Kiss And Fly’ su cui ha cantato Jon lo vedevo sin dall’inizio adatto ad una voce ‘alla Yes’. Ho scritto a Jon, mi ha risposto quasi subito, gli ho fatto ascoltare il brano, se n’è innamorato e poche settimane dopo si è registrato nel suo studio, mandandomi poi le tracce. Tra noi è nata anche un’amicizia e prima o poi ci incontreremo anche sul palco. A lui piacerebbe molto cantare il pezzo dal vivo con noi.
Queste cose succedono quando si crea il feeling e la sensibilità giusta tra gli artisti e soprattutto quando alla base c’è umiltà, semplicità, curiosità e disponibilità. Tutte cose che, devo dire, è più facile trovare all’estero che in Italia. Diversi musicisti nostrani ‘famosi’ che avevo contattato per un’eventuale collaborazione nel disco non mi hanno nemmeno risposto. Lo dico non per fare polemica, ma solo per sottolineare il fatto che il modo in cui ti poni con gli altri, secondo me, definisce la tua grandezza di artista, il tuo coraggio e la tua vera volontà di sperimentare e metterti in gioco.

Mi ha colpito molto la frase “Death came and ordered me to live” presente in The Mountain Of Salt. Cosa possiamo imparare dalla morte?

E’ un verso un po’ surreale, ma è un’immagine forte, quasi un inno alla vita. Dire ‘la morte è venuta da me e mi ha ordinato di vivere’ è come dire che non è venuta a prendermi con la falce, ma mi ha scosso e spronato ad apprezzare la vita, perché è ancora il momento di vivere questo.
Dalla morte credo che possiamo imparare il valore del suo contrario, cioè della vita, rispettandola, la nostra e quella degli altri, di tutti gli esseri viventi e del pianeta dove è nata, dove tutti siamo nati, dove tutto ha avuto inizio per noi. Sono parole che, forse, suonano un po’ scontate ma che, soprattutto alla luce degli eventi che stiamo vivendo, ci fanno capire che l’uomo purtroppo non impara nulla dalla morte perché non difende la vita: la oltraggia, la calpesta.

Ho apprezzato molto le splendide aperture melodiche, dal taglio quasi Canterburyano, presenti in brani come la già menzionata The Mountain Of Salt, oppure We Can't Go Home Tonight e Footprints In the Heart…

Molte di quelle melodie sono nate pensando allo strumento che le avrebbe portate, cioè il sax e attorno ad esse è nato il resto. Poi la voce, come accade spesso in questo disco, ricalca spesso la melodia del sax, quasi a creare un dialogo, come se fosse una voce umana che parla col proprio alter ego. Queste due voci si incontrano spesso nella narrazione musicale, si prendono a braccetto, evocano insieme. Torniamo al discorso iniziale e al concept da cui siamo partiti: il dialogo del microcosmo con il macrocosmo, l’uno che è la rappresentazione in piccolo dell’altro.

Ripercorrendo la tua discografia, credo che SO CLOSE. SO FAR abbia rappresentato un punto di svolta, forse il momento in cui hai iniziato a guardare con più convinzione al presente e al futuro. Sei d'accordo?

Assolutamente sì. Negli album precedenti Waterline, The Sanctuary e 4 Suites ero ancorato ad un prog sinfonico che in quel momento soddisfaceva le mie esigenze e le mie visioni musicali e artistiche. C’era tanta tecnica, molti virtuosismi, tutto il corredo un po’ barocco di quello stile, che non rinnego affatto, sia chiaro. Da SCSF, invece, ho voltato pagina, avendo esaurito l’esperienza espressiva precedente e desiderando mettere al centro la ricerca, la sperimentazione, la volontà di cambiare il mio modo di esporre la mia narrazione musicale. Le sonorità più moderne e contemporanee, le strutture dei brani più simmetriche e ordinate, uno stile più diretto e più equilibrato tra testi e musica, un lavoro di ‘sottrazione’ e non più di arricchimento continuo di elementi decorativi.
Non potrei più intendere il mio modo di scrivere come 15 o 10 anni fa. Potrei, semmai, rivisitare alcune cose fatte in passato, dando loro una nuova veste, anche se non sono mai stato un fan delle ‘operazioni nostalgia’ e preferisco dedicarmi a fare cose nuove e diverse, più che rivolgermi al passato.

Il Covid ha bloccato per lungo tempo l'attività live. Pensi di riuscire a portare in tour MICROCOSMOS e con quale line up?

Microcosm è stato pensato anche per questo, per il live. E’ un disco da suonare, pieno di strumenti e sfumature musicali che dal vivo emergerebbero ancora di più. E poi c’è la sua natura un po’ jazz-rock, che naturalmente porta a pensare al live, al groove del momento, all’improvvisazione di alcune parti.
La line-up sarà tutta italiana, quella che ha suonato nel disco, non potendo contare sulla partecipazione degli ospiti stranieri per ragioni organizzative e di impegni di tutti, che si accavallano tra i vari progetti in corso: Davison impegnato con gli Yes, Jackson con i suoi nuovi progetti David Jackson / René Van Commenée e Kaprekar's Constant, Cross con la sua band, Travis con i Soft Machine...

No. 17
SAITEN KULT (review)
https://www.saitenkult.de/2022/05/24/alex-carpani-microcosm/
by Michael Haifl
Saiten Kult-MCSM

Alex Carpani nimmt den Hörer in das Miniaturwunderland mit. ´Microcosm´ zeigt in seinem Konzept die kleine Welt des Einzelnen in seinem Mikrokosmos im Verhältnis zum großen Ganzen, dem Makrokosmos. Es erinnert an die Macht des Geistes, zu erschaffen als auch zu zerstören, zu lieben als auch zu leiden, sich zu erinnern als auch zu vergessen.
Jeder Geist lebt in seiner ganz eigenen Welt und diese vertont Mastermind und Multiinstrumentalist Alex Carpani mit Progressive und Art Rock, verfeinert mit etwas Jazz und Sinfonik. Prominente Unterstützung kommt dabei von David Jackson (VAN DER GRAAF GENERATOR, Sax, Flöte), Theo Travis (SOFT MACHINE, PORCUPINE TREE, THE TANGENT, Sax) und David Cross (KING CRIMSON, Violin).
Das Werk durchlebt in seinen zwölf Songs die Lebensabschnitte eines Mikrokosmos. Die Eröffnung in Form der eigenwilligen Vertonung von KING CRIMSONs ´Starless´ täuscht erst einen musikalischen Ausflug in Richtung RADIOHEAD an, ehe sie zu einer modernen Variante des Neo Prog mit New Artrock-Anleihen überschwappt. Mit ´Kiss And Fly´ beginnt der Jazz langsam, den Songs seinen Anstrich zu verpassen, während ´God Bless Amerika´ gar eine Mischung aus SUPERTRAMP und STEELY DAN darstellen könnte. Mehr und mehr breiten sich Klavier und vor allem Saxofon in ´We Can’t Go Home Tonight´ und ´Prime Numbers´ aus, ehe es in ´When The Tears Roll Down´ epischer sowie in ´The Outer World´ hymnischer wird und das Werk mit ´Microcosm´ im neo-progressiven Sinne ausklingt.
Was ereignet sich gegenwärtig in Eurem Mikrokosmos?
(7,5 Punkte)

No. 18
LAZLAND (review)
https://lazland.org/album-reviews-2022/alex-carpani-microcosm
by Steve Lazenby
Lazland-MCSM


Italian prog with a stellar list of guests and a cover of one of prog’s finest moments, but with more than enough to stand up on its own two feet without such assistance.

Carpani is an Italian artist who has been about for a fair old while, but this is the first proper listen I have had. I was drawn to the album by the news that a cover by him of Crimson’s timeless classic Starless was on a Tribute to John Wetton by Celebrating the Dragon (available at https://maracashrecords.bandcamp.com/album/a-tribute-to-john-wetton). Now, as regular readers of my reviews know, I am not generally a fan of tribute albums or artists, but I gave it a whirl. It is fine for what it is, and is played and sung very well, with some interestingly different slants in the effects, but it is, to these ears, almost criminal that the song finishes after the three-verse section and completely misses out the second half, which featured some of the most essential guitar and mellotron ever committed to vinyl. Sorry, but I don’t understand.
Anyhow, let’s concentrate on the more important stuff, which is the original material Carpani provides us with. There are eleven other tracks, none of which are any longer than 6 minutes long, and there are a host of guest musicians backing Carpani, who sings and plays keyboards and drum loops/effects. They include such giants as David Cross on violin, whose evocative tones on When The Tears Fall Down are wonderful, David Jackson and Theo Travis on wind, and Yes vocalist Jon Davison singing the words on second track, Kiss and Fly. This track is, possibly quite deliberately, very reminiscent of recent Yes material. Carpani’s piano and overall keyboard work clearly stands comparison with Geoff Downes (I state this as a compliment, and witness his delightful piano passage three minutes into Redemption) and the song overall, as with everything here, is very much lifted by the woodwind contributions, and, in all honesty, how could it not, given the personnel involved? Towards the end, the track rocks out more, even Davison, who has in my experience never sounded as strong as on this sequence.
Elsewhere, a shout out to the superb drum work undertaken by Bruno Farinelli. A hugely enjoyable performance throughout. The collective is completed by Andrea Torresani on bass, who plays with the altogether famous Vasco Rossi, and Davide Rinaldi & Emiliano Fantuzzi on guitar. The album pre-release publicity stated that Microcosm is a concept album about a world in miniature, opposed to macrocosm - human beings can be viewed as an epitome of the universe, small-scale models of the universe, with all its variety and contradiction. The title track, which is the last on the album, describes this perfectly with its description of humanity as beings with no sense of reason, and I think all of us concerned at the various calamities hitting us now would agree wholeheartedly.
There are plenty of highlights on this album.
The Mountain of Salt has the feel of Drama-era Yes, and Carpani’s voice is not dissimilar to Trevor Horn, actually. What lifts the track is the sax, which is jazzy and delightful.
We Can’t Go Home Tonight is excellent, with a lovely vocal set against sax and then a thoughtful guitar. Beneath this, the crashing drum and bass keep time most effectively. When the track expands some two minutes in, we are treated to an example of just how unique the song writing is capable of being.
Footprints In The Heart is a very pleasant ballad and the sax at the denouement is simply lovely. In terms of progressive rock, the overwhelming favourite is Prime Numbers, five and a half minutes of pure delight. The opening section is as jazzy as you will get, and I love the dark and mean guitar solo which follows the sax. Throughout, you are tapping feet and nodding head to the relentless beat, which is expansionist, thoughtful, intelligent, and simply a joy from start to finish. One for fans of Crimson’s more jazzy moments.
What Once Was is more rock orientated with a pulsating beat and the final minute features a fantastic guitar riff against the crashing rhythm and swirling keyboards. A good track.
My favourite is the aforementioned When The Tears Fall Down, which features Cross, some lovely guitar licks, a sensitive vocal performance, and a drum performance up there with the best. The closing section with the effects and simple piano keys is really very nice.
When I started writing notes for this review after the first couple of listens, I included the “damning with faint praise” passage “this is an hour of perfectly good music”. Having listened a few more times, it is a fair comment that there is far more to the album than that. No, it is never going to set the world on fire, but that is not a criterion for every single album. The fact that Carpani has attracted such stellar company speaks loudly about how much respect he is clearly afforded, and, indeed, the wind instruments really are at the heart of the best here. There is a satisfying mix of jazz and progressive rock (possibly best exemplified on The Outer World which carries with it commerciality, dark jazz, and lighter moods), and it is most certainly an album I think those who appreciate the lighter side of the genre will enjoy and you can listen to it at
https://alexcarpani.bandcamp.com/

No. 19
PROGSHEET (review)
http://progsheet1.hypermart.net/alexcarpanimicrocosm2022.html
by John A. Wilcox

Progsheet-MCSM

Microcosm is a refreshing slice of progressive rock. Alex Carpani gives us solid & memorable precise tunes with tasty playing with emphasis on composition. The chops are definitely there but they serve the songs. Carpani takes us through the album track-by-track...

Track 1: Starless
AC: Concept: The deep darkness, the absence of stars and light, the eyes turned within to look at the darkness, from which a new light could born.
Music: I wanted to rearrange only the first part of the song, in an electronic and modern key, without wanting to redo or simulate the crazy and unique digression of the second part because that belongs to that period and to that particular line-up of KC and it would not have made sense to redo it.

Track 2: Kiss And Fly
AC: Concept: One last kiss before leaving for a trip, before the spell is broken. A love lived by chance in an instant.
Music: This song immediately had the characteristics of the single of the album, and as I wrote it it reminded me of something from the 80s Yes. So it was inevitable to ask the Yes singer to sing it!

Track 3: God Bless Amerika
AC:Concept: The disillusionment in discovering that the 'promised land' does not exist and that the only thing we can do is to try to grasp the best of this imperfect world.
Music: This song has many contrasts between energetic rhythm and more intimate moments and this is perhaps one of the features of the whole album. Piano and sax are definitely the protagonists.

Track 4: The Mountain Of Salt
AC: Concept: Swimming on a mountain of salt, as in a dream, feeling the grains of salt instead of water, supporting your body like an ocean of small crystals.
Music: A simply rock, square, linear piece, which alternates the groove with more suspended moments.

Track 5: We Can't Go Home Tonight
AC: Concept: An evening that seems to never end, where time stopped for two people living their love in that night, pulling down a blanket of stars to cover themselves.
Music: In this song the sax and the voice duet in an overwhelming crescendo and the atmosphere is sensual, romantic and nostalgic at the same time.

Track 6: Footprints In The Heart
AC: Concept: Everything we do leaves footprints, traces of our existence on earth: footprints on the snow, in the mud and... in the heart, left by the people we have made enter.
Music: A very catchy piece, sometimes funky and jazzy, flowing smoothly. Voice and sax go arm in arm.

Track 7: Prime Numbers
AC: Concept: Prime numbers can only be divided by themselves and by 1. All prime numbers are odd except for 2, which is also the smallest in the series. They are not distributed without criteria, but seem to respond to unexpected rules, like our lives...
Music: Probably the most jazzy piece of the album, a bit mysterious, a bit Spanish and oriental. All the instruments dialogue with each other in a choral way, with sax, guitar and synth solos as well.

Track 8: What Once Was
AC: Concept: A presence that no longer exists, that is recognized through its absence, the emptiness he left and the indirect signs of his passage.
Music: a bass and guitar riff that unfolds throughout the song, giving a rock and string cadence, on which sax, guitar and synth solos are grafted.

Track 9: When The Tears Fall Down
AC: Concept: Tears sometimes fall like rain drops that wash away the pain from our path, bringing us back to the light, to the sun and to the warmth.
Music: This piece was written expressly for David Cross' electric violin. I wanted to create an atmospheric and evocative piece on which his violin would play like a human voice.

Track 10: The Outer World
AC: Concept: The outside world, the 'whole' where we exist together with billions of people, where we fight every day to affirm and defend our freedom and right to live.
Music: The song alternates very sweet melodies with very energetic grooves, to represent the contrast between the known world and the unknown that awaits us out there.

Track 11: Redemption
AC: Concept: A path of redemption after hitting the bottom, thanks to which to acquire a state of physical and moral freedom through the liberation from guilts and causes of unhappiness.
Music: This piece is created on a continuous texture of the piano, above which the voice emerges with many echoes of second voices, to represent the change, the passage, the difficult redemption.

Track 12: Microcosm
AC: Concept: Life, reason, the meaning of things, the sounds that run through the spaces where we live, the wind and rain that also reach the most remote places of our inner world, of our microcosm.
Music: The closing track that summarizes a bit various elements emerged in the album: the contrasts, the light, the dark, the vital energy, the strength of emotions, hope, fear, madness, life.

No. 20
MUSIC STREET JOURNAL (review)
http://www.musicstreetjournal.com/index_cdreviews_display.cfm?id=107922
by Gary Hill

MusicStreetJournal-MCSM

I have previously reviewed quite a few releases from Alex Carpani, yet I don't think I was prepared for this one. The blend of classic and modern prog sounds on this is impeccable - dare I say, "perfect?" I will be shocked if this album doesn't make my "best of 2022" list. This is a masterpiece of progressive rock that touches a lot of different bases from AOR angles to more purely meaty ones. Carpani himself provides a lot of the sounds here, handling lead and backing vocals, keyboards, synth bass, Mellotron and more. He's got some notable guests on the set including David Cross (violin), Jon Davison (vocals on "Kiss and Fly," David Jackson (saxophone and flute) and Theo Travis (saxophone).
This review is available in book (paperback and hardcover) form in Music Street Journal: 2022  Volume 3. More information and purchase links can be found at: 
garyhillauthor.com/Music-Street-Journal-2022.

Track by Track Review

Starless
Percussive elements bring this cover of King Crimson in from silence. I've always loved this song, so I'm destined to be a fan of this as soon as it gets going. The track is played somewhat faithfully, but some electronic percussive elements and other things bring a different angle to the track. There are points on this where Carpani's vocals sound identical to John Wetton's. This is just such a great (albeit shortened) rendition of the classic cut.

Kiss And Fly
As good as that opener was, this blows it away. Fast-paced, prog based and so cool, this is a powerhouse. It has some intriguing twists and turns. It's meaty and challenging on the one side, but it's also catchy in some other ways. This is just such an amazing piece of music.

God Bless Amerika
The vocals on this are again rather like John Wetton. The music, on the other hand has linkings to the old prog super-group UK and also Emerson, Lake and Palmer. Yet, it's still original and unique. This is another standout track on a disc that's full of exceptional music.

The Mountain Of Salt
Another up-tempo prog rocker, this feels a little more modern in scope and texture. That said, there are still plenty of classic prog sounds here. I'm reminded a little of Billy Sherwood's work on this. The dropped down, slower movement is a nice touch.

We Can't Go Home Tonight
This is cut with a great balance between mellower and more rocking sections. I'm reminded of both UK and King Crimson on this one to some degree. There is a dream-like quality to much of it.

Footprints In The Heart
Starting with a nearly acapella arrangement, this track works out from there to a more mainstream sound. It has some jazz in the mix, but not as much prog as some of the rest, at least for the song proper. The instrumental break is pure progressive rock goodness in a classic way. There are things about this that make me think of the Asia school of AOR prog.

Prime Numbers
This has some almost metallic stuff, but it's all encased is a powerful, up-tempo prog jam that has some definite fusion in the mix, too. This prog instrumental is a killer tune and one of the highlights here.

What Once Was
I dig the bass line on this thing. The cut is another that probably lands closer to the "AOR" angle. It has a great almost jazzy groove in some ways. It has more of that King Crimson and UK vibe at play. There is some scorching hot keyboard work on this thing. Some scorching guitar soloing comes in after that. It returns to a short reprise of the song proper to end it.

When The Tears Roll Down
I love the accessible chorus on this number. It's another tune that makes me think of Billy Sherwood to a large degree. This is another more on the mainstream side of the prog angle.

The Outer World
This number has a melodic prog vibe with hints of folk prog in much of its running time. Yet there are some dramatic, and at times bombastic, prog breaks built into this thing.

Redemption
A vocal and piano concept starts this, and the track moves outward from there with a lot of style. I love the instrumental break late in the piece with it's killer keyboard work. The later sections of this seem to have an almost soaring quality to them. The track really does grow well.

Microcosm
The closing title track starts a little less intense and builds out gradually into some inspired and dramatic melodic prog rock.

No. 21
PROG CRITIQUE (review)
https://progcritique.com/alex-carpani-microcosm/
by Gabriel
Progcritique-MCSM

Microcosm est un album concept d’Alex Carpani qui évoque un monde en miniature, opposé au macrocosme. Tout cela est représenté ici par une série de tranches de vie d’expériences vécues à travers les 12 titres de l’album. La forme musicale de Microcosm est celle d’un rock cultivé et raffiné, chanté en anglais, avec des influences jazz-rock et rock symphonique. Une musique riche en détails, des arrangements aérés et des moments d’une grande intensité rythmique. Alex Carpani est un compositeur, claviériste, chanteur, producteur, musicologue et directeur artistique franco-italien.
L’album bénéficie de la participation de nombreux invités, à commencer par Jon Davison, le chanteur actuel de YES qui interprète « Kiss And Fly » le titre emblématique de l’opus. Alex nous démontre avec celui-ci qu’il sait composer une véritable piste prog originale qui pourrait s’inscrive dans ce genre de manière anthologique. Précision des guitares, rythmique solide, mélodie plaisante et le chant de Jon qui fait pencher la composition du côté des influences, chanteur oblige, vers Yes.
En ouverture de l’album il y a aussi une version personnelle de « Starless » de King Crimson. Je ne suis pas un féru des reprises, mais il est vrai que celle-ci prend une nouvelle dimension et un petit coup de jeune.
Après cette première piste qui ravira les fans de rock progressif nostalgiques, Alex Carpani poursuit avec « God Bless Amerika » une composition prog/jazz avec de belles interventions du saxo. Vient ensuite un titre rock/AOR tendance ASIA, « The Mountain Of Sal », puis le mid-tempo et aérien « We Can’t Go Home Tonight » où le chant d’Alex se fait velours. Les suivants « Footprints In The Hearts » et « Prime Numbers » nous replongent aux franges d’un rock Canterbury de bonne facture. Quant à « What Once Was » il nous laisse un arrière-goût assez plaisant d’ELP, en moins grandiloquent.
Moins remuant, les calmes et apaisants, « When The Tears Fall Down » et « The Outer World » confirment le talent d’Alex à composer des morceaux où les thèmes s’imbriquent les uns aux autres dans une lente progression. Autre facette du musicien, « Redemption » taquine de près le rock symphonique, tandis que l’éponyme « Microcosm » surfe sur la vague d’un rock progressif léger et évanescent.
‘Microcosm’ se révèle être réussi et doté d’une énergie et d’une efficacité qui font plaisir à entendre. L’album reste homogène malgré sa grande variété. Il confirme le talent d’Alex Carpani et des musiciens ayant participé à l’élaboration de celui-ci.

Formation du groupe
Alex Carpani : chant, claviers, synth bass, Mellotron, drum loops, électronique - Avec: - Bruno Farinelli : batterie - - Andrea Torresani : basse - - Davide Rinaldi : guitare - - Emiliano Fantuzzi : guitare - - David Cross : violon - - David Jackson : saxophone, flûte - - Théo Travis : saxophone - Jon Davison : chant principal et chœurs (2)

No. 22
BABYBLAUE SEITEN (review)
http://www.babyblaue-seiten.de/album_20351.html#oben
by Siggy Zielinsky
BabyblaueSeiten-MCSM

The sixth album by Italian keyboardist Alex Carpani is called "Microcosm" and is dedicated to the possibilities of the human brain. These are known to be very diverse and from a musical point of view hardly any music album can do justice to such a topic. But I notice that "Microcosm" achieves a remarkable complexity for Progrock standards.
Even more important to me is the fact that Carpani was able to sign saxophonists David Jackson (ex-Van der Graaf Generator) and Theo Travis. The saxophonists always give the album a light jazzy touch together with suitable harmonic and melodic ideas, or simply enrich the arrangements in the less jazzy moments.
I've always found the fusion of jazz with neoprog and art rock very appealing. Added to this are the influences of classic Prog, above all Keith Emerson and Eddie Jobson, who Carpani recognizes as keyboard players. Moderately rocking is also among the ingredients used here. The guitar figures of "The Mountain of Salt" could be reminiscent of Rush. The epic tune of "We Can't Go Home Tonight" makes me think of Yes. In "Footprints in the Hearts" one indulges in dynamic neoprog, which is enriched by soprano sax.
Carpani contributes his convincing singing to almost all of the pieces. Only in "Kiss and Fly" can Carpani be replaced by Jon Davison (currently with Yes) on vocals. This can be taken as an indication that the only singing here is in English. Not a matter of course for an Italian.
As a friend of keyboard instruments, thanks to "Microcosm" you can enjoy electronic organ, sensitive piano, fast synthesizers and sometimes even a sequencer. Everything in the service of the composition, never as an end in itself. The guitarist also gets – although not too often – the opportunity to highlight his parts.
Opening the album, the electronic version of "Starless" (King Crimson) either delights or leaves you in doubt. However, Carpani left out the instrumental part of "Starless".
On "Microcosm" the stylistic elements of art rock, classic prog, neoprog and jazz rock come together in a convincing way, everything is keyboard-heavy, electronically colored and colorfully arranged. If I didn't already know the CD, I would warmly recommend it.

No. 23
SKYLIGHT WEBZINE (interview)
https://skylight.gr/index.php/2022/06/06/alex-carpani-the-microcosm-of-prog/
by the staff
SkylightWebzine-MCSM

1. You have a new album called “Microcosm”, which is the concept behind this title?
Carlo Gnocchi, an Italian educator and writer, said that ‘every human being is an unmistakable and autonomous microcosm’ and this is the real concept of the album. It concerns our life, our personal ‘universe’ regarded as encapsulating in miniature the characteristics of something much larger. So musically speaking I wanted to give this idea of a human universe with its variety and contradictions. Microcosm is very different from the five albums I previously released and has a richness and variety of instruments and artists on it.

2. There are many guest appearances in your new album, how did you persuade them to participate in your new album?
I had already collaborated both in studio and live with David Jackson and David Cross, so they already knew me, and as soon as they listened to the material they accepted with pleasure. The same for Theo Travis and Jon Davison: we had never collaborated together but they accepted with enthusiasm.
I think I have gained a certain credibility in the International prog field in these years, so I think there is confidence in what I do.

3. Did the special guests contribute to the album as composers too?
No, I always write all the parts, including drums and instruments solos… However, their contribution was fundamental in the production phase of the album because they gave their personal and unmistakable touch. You know, writing the parts of an instrument and seeing them played by the musician of that instrument is a whole other thing…

4. According to your statement: ‘Life is a personal universe,’ how do you perceive the term “universe” in your statement?
I perceive the universe as everything that surrounds us. But at the same time each of us is a small universe, so it’s as if it were a set of Chinese boxes, where one universe contains another and so on. Moreover we know very little about the universe, as well as about our universe, about ourselves, so the deal gets even more complicated… Some theoretical physicists have even hypothesized that the universe is a living being. We will never know. What we know for sure is that we are an infinitesimal part of something infinitely greater.

5. How does each song of your album reflect the concept of “Microcosm”?
While dealing with the album with a philosophical theme so great and so difficult to imagine, I tried to talk about our everyday microcosm, telling of short moments of life lived. Each song represents a possible moment, a possible life experience, a set of emotions. And the human being, with his emotions, is always at the center of the story.

6. On a musical level, how did you approach the process of composing?
My approach is always the same: I start from an often random musical idea and then from there I start to build the whole, writing all the parts, progressively arranging the piece and also producing it. I have to have total control and the overall vision of what I’m doing because I’m a composer and I know exactly what I want to achieve. When I understand what direction the album is taking, I focus on that direction trying to be consistent in the stylistic choices, in the choice of sounds and arrangements, in the sequence and succession of the songs. I always write the music first, then the vocal melody and finally the lyrics. When I finished all the pre-production there are all the parts ready to play: drums, bass, guitars, keyboards, vocals and any other instruments.

7. Do you have any influences as a musician from the Italian culture?
I don’t know, it’s hard to answer this question. From a strictly musical point of view I do not believe, because I am certainly cosmopolitan and more Anglo-Saxon as an approach, but I am the product of my culture, of the country where I live, like everyone, so surely my artistic sensitivity is influenced by this. For example, I pay a lot of attention to the concept of my albums and the lyrics and this, especially for the lyrics, is a characteristic of Italian music (not the most banal and commercial one of course).

8. Do you have any plans to tour for the album?
Yes, of course, I’m moving to do some concerts and I would like to do many because this album is made to be played live, much more than the others maybe. I hope to be able to announce some concerts already in the coming weeks. We’ll see. I would like to play in Greece for example, where I have never played!

9. How do you approach the post-pandemic period in terms of music business, since everybody is back playing live and releasing new music?
Apart from the concerts, for me not much has changed with the pandemic because I continued to write and publish my music: “L’Orizzonte Degli Eventi” in July 2020 and “Microcosm” in April 2022, so I practically never stopped. In fact, in addition to these two albums I also worked on the third album of Aerostation, the band I created together with drummer Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis), who released his first album in 2018.

10. What are your future plans?
Trying to play Microcosm live, finish the pre-production of Aerostation’s second album, which should be released at the end of 2023 and then get to work on my next album which, at this point, will see the light not before the end of 2024 or early 2025. A few months ago I started writing a song, or rather a ten-minute suite of prog metal genre and who knows… maybe that will be the direction I’ll take in the next album.

For more information:
www.alexcarpani.com
https://www.facebook.com/AlexCarpaniOfficialPage
https://www.youtube.com/channel/UC8gXXwYhfTqNsBZIGZvsJOA
https://www.instagram.com/alex_carpani/
https://alexcarpani.bandcamp.com

Discography: http://www.alexcarpani.com/official-discography/ 

No. 24
PROFIL PROG (review)
https://www.profilprog.com/reviews-2022-2/alex-carpani
by Marc Thibeault
ProfilProg-MCSM

Voici le septième album de l'italien Alex CARPANI. Selon le communiqué accompagnant l'album, le concept derrière l'album 'Microcosm' est celui que l'être humain est un petit univers en soi, reflétant en miniature ce qui se passe à une plus grande échelle dans notre univers. En fait, ce qu'on découvre à l'écoute des 12 pièces, c'est plutôt que ça représente la façon dont notre cerveau a la capacité de transformer, selon notre état, toute perception, envie, émotion, sensation, souvenir ou oubli. CARPANI essaie de transférer ces émotions en atmosphères sonores et on voyage donc musicalement dans des styles allant du Progressif au Rock, au Jazz-Rock ou au Rock plus Symphonique.
La première pièce est une version revampée de “Starless” du groupe KING CRIMSON. Avec une musique un peu pompeuse mais très réussi, la chanson est au goût du jour et la voix d'Alex CARPANI remplace assez bien celle de John WETTON. Puis, c'est au tour de Jon DAVISON de chanter sur la pièce “Kiss and Fly”. Plus rythmée, voir urgente, on tape du pied et en redemande presque à la fin tant la pièce passe en coup de vent. “God Bless Amerika” est une pièce plus du genre Jazz-Rock 'mainstream' avec une petite touche Prog ici et là. Les petits bouts un peu éthérés et le petit solo de saxophone embellissent la pièce. La rockeuse “The Mountain of Salt”, avec un rythme enlevant et un son assez Retro de claviers, a des airs de la pièce “Kiss And Fly” mais avec un petit quelque chose de plus.
Le saxophoniste Theo TRAVIS est partout sur la pièce “We Can't Go Home Tonight” et donne des airs de ressemblances avec certaines pièces de PINK FLOYD. La pièce “Footprints in the Hearts”, avec son style et la façon dont Alex chante en duo avec le saxophone d'Andy JACKSON, aurait pu faire partie du répertoire de chansons de STING. On retourne au style un peu Jazz-Rock avec l'instrumentale “Prime Numbers”: avec un rythme qu'on entendrait plus avec de la musique du monde et une ligne de basse assez lourde, il semble y avoir une aura de mystère autour de la musique. Avec son 'beat' à contretemps, la pièce “What Once Was” vient tout de suite me chercher et me fait taper du pied jusqu'à la fin. Simple et efficace comme pièce.
Une autre jolie pièce est “When the Tears Roll Down”; un Prog-Rock avec une touche de tristesse/mélancolie sur une ligne conductrice lourde. “The Outer World” est une pièce qui dégage de l'espoir et une certaine gaieté de cœur. Puis, la pièce “Redemption” monte d'un cran le positivisme sur un Jazz-Rock rythmé mais léger avec, en prime, un petit bout de solo de claviers vers les 02:10 et 04:30 qui n'est pas sans rappeler la pièce “Follow You, Follow Me”, une des dernières bonnes créations du groupe GENESIS. La pièce-titre “Microcosm” est un Prog-Rock parfois rythmé, parfois plus lent, mais qui nous garde attentif tout le long.
C'est une autre belle réussite et une production de qualité. Même s'il ne va pas aussi loin, je compare de plus en plus m. CARPANI à m. Steve HACKETT par sa façon de faire des albums avec des styles multiples et toujours agréables à l'écoute. Il n'y a rien de moindre qualité que ce qu'Alex CARPANI nous a habitué à entendre sur ses albums précédents. Une autre valeur sûre pour votre argent et vos oreilles!

No. 25
METAL.IT (review)
https://www.metal.it/album.aspx/45750/27520/carpani-alex-microcosm/
by Gabriele Marangoni
Metal-it-MCSM

Il nuovo album del talentuoso Alex Carpani si apre con un coraggioso ma convincente arrangiamento dell'immortale "Starless" dei King Crimson, dall’elettronica pronunciata.
Il progressive rock moderno e accessibile regna sovrano (“Kiss And Fly”, “The Mountain Of Salt”), anche se talvolta con troppa poca grinta (è il caso del trittico finale, che rimanda ai Big Big Train). Il giusto equilibrio si raggiunge nelle buone “God Bless Amerika” (che ha qualcosa dei Barock Project), nella sofferta “We Can’t Go Home Tonight” (dai tratti pinkfloydiani) e nella spigolosa “What Once Was” (sempre nella scia della band di Robert Fripp). “Prime Numbers” è un brano strumentale dal groove ficcante, mentre in “When The Tears Roll Down” l’elettronica torna protagonista, seppur con meno incisività rispetto alla sopraccitata “Starless”.
Il lungo elenco di ospiti importanti provenienti dalla galassia progressiva (da Jon Davison a David Jackson) impreziosisce un lavoro discreto ma meno solido del suo predecessore.

No. 26
DPRP (review)
https://www.dprp.net/reviews/2022/051
by Greg Cummins

DPRP-MCSM

As some may be aware, Alex Carpani is a very versatile multi-instrumentalist who is close to clocking up nearly 2 dozen albums since he kicked off his career in 1999. Although the first part of his catalogue hardly seems to have garnered very much interest, it is the last 6 or so albums that have really shone a light on his talents.
Born in Switzerland but now living in Italy, Alex has been able to tap into the vast depth of talent from his fellow countrymen who have made a considerable contribution to the 12 songs included on the album. Helping out Alex, we have Bruno Farinelli (drums), Andrea Torresani (bass), Davide Rinaldi (guitar), Emiliano Fantuzzi (guitar), David Cross (violin), David Jackson (saxophone, flute), Theo Travis (saxophone) and Jon Davison (lead & backing vocals). Alex is responsible for mellotron, synths, vocals, synth bass, drum loops and electronics.
The first thing I have noticed on this latest outing is the impressive production and general songwriting on display. Alex has certainly evolved as a musician and songwriter as all songs have a very mature and seasoned appeal to them. Although I only have a handful of his latest albums in my collection, his latest is certainly just as, if not more, appealing than 2016's So Close, So Far. It may come a close second also to Waterline (2007) and 2010's The Sanctuary which represent some of his best work to date.
The inclusion of David Cross, Theo Travis and David Jackson certainly gives the music a more polished edge, as those instruments give a jazzier vibe to the songs in which they are featured. Prime Numbers is the perfect example of just that although it is also served by some nice crunchy guitar. Thankfully, Alex's voice is also showing plenty of depth and penetration whether singing a softer ballad type of song or rocking out to heavier sections. This is particularly evident on tracks such as When The Tears Roll Down.
Although the album is bereft of a series of really engaging killer hooks which would totally wrap the listener up, it only misses in that department by a very small degree. I have found myself enjoying the album much more each time it is played so repeated spins will pay dividends. This is a very mature and well produced album that will appeal to those whose tastes are not controlled by anything too predictable or contrived. The variety of songwriting and excellence in the vocal department should ensure continual enjoyment for eons to come.
Best songs for me are We Can't Go Home Tonight, What Once Was, When The Tears Roll Down and Starless which gives the original from King Crimson a run for its money. Also of note is the shorter lengths of the songs compared to Alex's earlier album, 4 Destinies which featured four songs of more epic proportions in the 13-14 minute range. The duration of the songs on his current album are constrained to the 4-5 minute mark and which helps keep the music a lot snappier.
Influences are a little harder to pinpoint but I believe the album would appeal to those who enjoy Glass Hammer, Spock's Beard, Barock Project, Big Big Train, Pendragon, IQ, Marillion, Illuvatar, Little Atlas, Satellite, Salem Hill, Nuova Era, Nick Magnus, Steve Thorne, The Tangent, Kaipa or even The Flower Kings. Another solid effort and one I am certainly keen to keep on playing.

No. 27
PROG CENSOR (review)
http://www.progcensor.eu/2022-juin.html#JEOFYq5Q
by
Cicero 3.14
ProgCensor-MCSM

Alex Carpani Microcosm crossoverprog – 59:28 – Italie/France ‘22 7e réalisation prog en 14 ans de l'Italo-Français Alex Carpani, multi-instrumentiste, producteur et musicologue, qui n'évolue pas que dans notre sphère. Il est actif aussi dans d'autres styles musicaux, du new-age à l'électro-jazz, dans la création musicale pour le théâtre, le documentaire; par ailleurs, il a aussi écrit une thèse sur la musique de Nino Rota! Mais c'est sa qualité de compositeur prog qui nous permet de découvrir cette dernière production dans laquelle, outre Monsieur David Jackson (Van der Graaf Generator, un partenaire habituel, parfois sur scène aussi), nous retrouvons une belle brochettes de talents: les vénérés David Cross (King Crimson), Aldo Tagliapetra (Le Orme), Theo Travis (Gong, Fripp, Soft Machine, The Tangent), Bernard Lanzetti (PFM) et Jon Davison (Yes). Mais, même si le morceau d'intro «Starless» pourrait laisser croire à une réunion d'anciens combattants pour des covers, on découvre bien vite que ce ne sera pas le cas. Déjà ce beau «Starless» est largement revisité, raccourci, électronisé et la basse encore plus ondulante que sur les versions de Tony Levin. Les 11 autres pièces sont des créations qui oscillent entre jazz, rock, pop, classique, créant un univers d'un abord facile, mais dont la richesse ne se dément pas, même après plusieurs écoutes (nécessaires pour faire une chronique sérieuse!). Alex y chante en anglais la plupart des morceaux avec une voix très proche de celle de Sting, le voile en moins. Sauf sur «Kiss and fly» où Jon Davison œuvre dans son registre habituel. Tous les morceaux durent de 4 à 6 minutes, cette concision n'empêche pas de beaux développements et des soli (le superbe «Prime numbers»), des alternances tel le sax léger puis déchirant de «The Outerworld». Bref si vous avez une heure devant vous, prenez un casque, vos voisins n’écoutent peut-être pas les mêmes, excellentes, choses que vous, encore que cet album soit potentiellement très consensuel, et profitez!
Cicero 3.14 https://alexcarpani.bandcamp.com
https://www.youtube.com/watch?v=J8hTsdMgfZQ

No. 28
EMPIRE MUSIC (review)
https://www.empiremusic.de/
by Martin Dambeck
EmpireMusic-MCSM

Es ist schon sehr gewagt, ein Album mit einer elektronisch angehauchten Version des King Crimson-Klassikers Starless zu eröffnen. Das Experiment ist jedoch gelungen. Der italieni- sche Komponist, Keyboarder und Sänger Alex Carpani gewinnt dem Song spannende neue Facetten ab, ohne seinen Charakter zu ver- ändern. Microcosm ist vielleicht kein reines Konzeptalbum, beschäftigt sich aber thema- tisch mit dem zerstörerischen wie kreativen Potential unseres Geistes. Ein Album, das in un- sere heutige Zeit passt.
Zu Carpanis Band gehören so illustre Musiker wie Saxofonist und Flötist David Jackson (Van der Graaf Generator), Saxofonist Theo Travis (Soft Machine, Porcupine Tree) und Violinist David Cross (King Crimson). Yes- Sänger Jon Davison übernimmt auf einem Song den Leadgesang, eigentlich unnötig, denn Carpanis Stimme klingt deutlich über- zeugender. Wie auch immer, Microcosm bietet knapp 60 Minuten unterhaltsamen und qua- litativ hochwertigen Prog Rock. Melodiöser Prog Rock trifft hier auf Jazz- und Symphonic Rock. Besonders auffallend sind die hymnen- haften Gesangsparts, aber auch die exzellen- ten Instrumentalparts wie Davide Rinaldis ge- fühlsbetonte Gitarrensoli, Carpanis Pianospiel und Keyboardfanfaren oder die sehr präsenten Parts der oben genannten Gäste, die den Songs immer wieder eine kräftige Portion Jazzrock verpassen. Es ist ein Album von durchgehend hoher Qualität, das bis zum Ende die Spannung hält. Durchhänger sind nicht zu verzeichnen.
Sehr empfehlenswert!
Martin Dambeck

No. 29
ITALIA DI METALLO (review)
https://www.italiadimetallo.it/recensioni/33618/alex-carpani/microcosm
by
Leonardo Tomei
ItaliaDiMetallo-MCSM

Leggendo la biografia di questo artista si rimane letteralmente sbalorditi dalla profonda conoscenza del mondo musicale che Carpani ha fra le proprie corde. Nato a Montreaux (vi ricorda qualcosa questa città), in Svizzera, dopo aver cosneguito la laurea al D.a.m.s. di Bologna, si diploma presso la scuola di Mogol, il Cet, in composizione ed arrangiamento di musica da film. Per circa quindici anni ha scritto ed autoprodotto quantità industriale (sempre di pregevole fattura comunque) di musica strumentale spaziando dalla New Age al Drum 'n' Bass, dall'Elettronica alla musica per spettacoli teatrali e documentari.
Padronanza della materia e poliedricità hanno portato il nostro musicista agli inizi degli anni duemila a pubblicare sei album di Rock arrivando a collaborare con artisti di caratura internazionale: David Jacson dei Van Der Graaf Generator, Lino Varretti degli Osanna, Jon Davison degli Yes, Aldo Tagliapietra de Le Orme, tanto per citare qualche nome.
Esperienza da vendere anche come presenza scenica sul palco avendo suonato in tre continenti; vanta inoltre all'attivo 130 concerti eseguiti esibendosi nei più importanti live clubs e festival del circuito internazionale del Rock progressivo.
Capirete quanta umiltà sia necessaria per accostarsi all'audizione di queste dodici tracce che molto sinteticamente possono essere riconducibili al panorama Aor. Mi sento come un giovane calciatore insieme alle stelle del pallone internazionale, intento a condividere lo stesso spogliatoio prima di attraversare il tunnel che conduce al campo da gioco.
Musica di altissimo livello creata insieme a dei professionisti del pentagramma: troviamo Bruno Farinelli alla batteria (già con Lucio Dalla), Andrea Torresani al basso (nel curriculum si può leggere collaborazioni con Vasco Rossi e Franco Battiato) ed Emiliano Fantuzzi alla chitarra (Biagio Antonacci e Laura Pausini fra gli altri). Oltre ad una folta schiera di ospiti di una qualità e bravura pressochè inarrivabile; cito fra gli altri Theo Travis al sax e David Cross al violino.
Impossibile trovare un difetto a questo album, tutto è preciso, pulito, essenziale, universalmente tendente all'infinito: ogni singolo pezzo parla di quel cosmo, per quanto piccolo o microscopico, abbiamo dentro di noi, noi esseri erranti come monadi singole ed assolute che cercano di liberarsi da questa terrena pesantezza per intraprendere un viaggio verso la ricerca dell'oblio sconosciuto, tentando di scoprire un Io nascosto e relegato ad una grigia quotidianeità. Se siete pronti a partire caricate questo "Microcosm" sull'impianto e fatevi guidare negli angoli più bui e celati della vostra sensibilità.
 
Leonardo Tomei

No. 30
BETREUTES PROGGEN (review)
https://www.betreutesproggen.de/2022/07/alex-carpani-microcosm/?fbclid=IwAR1HIJ1vdzOFEl_ttQCZ4LqikGcT6Xu3ohRxiBcFktAPZ32YM7C9dJ39tCU
by Horst-Werner Riedel
BetreutesProggen-MCSM

(59:26, CD, Digital, Independent Artist Records, 2022), The Italian-French composer, keyboardist, singer and producer Alex Carpani has released six albums since 2007. As usual, the seventh work "Microcosm", released in April 2022, is also a concept album. As part of the twelve songs, the artist deals extensively with the subject of the microcosm, i.e. with the world on a small scale. Man and humanity can be viewed as a miniature universe in the macrocosm, so to speak, as a small-scale form of the universe, with all its diversity and all its contradictions.
Whether in the studio or on stage, Alex Carpani is used to working with well-known artists from the international rock scene, such as David Jackson from Van der Graaf Generator, David Cross (King Crimson), Theo Travis (Soft Machine, Steven Wilson), Jon Davison (Yes), Aldo Tagliapietra (Le Orme), Bernardo Lanzetti (PFM) and the early Genesis graphic artist Paul Whitehead . Of course, these illustrious guest musician appearances do not fail to have an effect that is worth hearing.
Carpani 's albums stand for sophisticated, imaginative progressive rock sung in English. Is influenced by a variety of elements of jazz, alternative, pop and various types of rock, such. B. Art and Symphonic Rock and last but not least Neo Prog.
From a musical point of view, the current CD "Microcosm" also corresponds to this pattern.‎ The album starts with a modern version of the King Crimson song 'Starless' and is followed by eleven other successful tracks with a total length of almost an hour.‎ The actual highlights of the albums are the repetitive and sometimes interspersed solos. In particular, in addition to the keyboard passages, the saxophone inserts and the finely dosed strings are pleasing, as a whole they give the consistently catchy melodic songs a refreshing upgrade. CarpaniThe combination of different music styles, combined with Neo Prog and 80s sounds, is solidly prepared and has the highest level of sound quality. All in all, an album that is easy to listen to and never seems too superficial.
Alex Carpani 's current album "Microcosm" clearly shows what is possible with renowned musicians from the international rock scene and high-ranking representatives from the Italian scene. The album isn't a superwork, but it pleases with varied, pleasantly easy to hear, modern progressive rock.
Rating: 10/15 points

Line-up Alex Carpani Band: – Alex Carpani / Lead & Backing Vocals, Keyboards, Synth Bass, Mellotron, Drum Loops, Electronic mit: – Bruno Farinelli / Drums – Andrea Torresani / Bass – Davide Rinaldi / Guitar – Emiliano Fantuzzi / Guitar – David Cross (King Crimson, Robert Fripp, John Wetton, Peter Sinfield, Richard Palmer-James und Peter Hammill) / Violin – David Jackson (Kaprekar’s Constant, Van der Graaf Generator,The Tangent, Spirits Burning) / Saxophone, Flute – Theo Travis (Soft Machine, Robert Fripp, King Crimson, David Gilmour, David Sylvian, Steven Wilson, Porcupine Tree, Gong, Travis & Fripp, The Tangent) / Saxophone – Jon Davison (Yes, Glass Hammer, Arc of Life) / Lead & Backing Vocals (2)

No. 31
EXPOSE' (review)
http://expose.org/index.php/articles/display/alex-carpani-microcosm-2.html?fbclid=IwAR1nlSKsDb5Al61_zR5kTc3r1v0AdPx3JvdZkgGGjVixgNdWpBXhjAUwjPU
by Jon Davis

Exposé-MCSM

When the 70s gave way to the 80s and progressive rock musicians found themselves in an increasingly hostile environment, many of them turned their talents towards writing music that they felt suited the times. They did so, of course, with varying degrees of success, and with varying reactions among the long-time fans. Many of us were severely disappointed with projects like Asia, where supremely talented players wasted their talents on sub-par material. (I’m aware that they did garner legions of fans as well, but my feeling is that most of them weren’t long-time prog fans.) But decades have passed since then, and some of that generation have returned to new versions of the old sounds, only sometimes infused with what they learned from dabbling in more mainstream styles. And then there are younger musicians like Alex Carpani, who was a young boy during the heyday of progressive rock. He’s absorbed the classic music but approaches it with the viewpoint of a later generation. He has produced a succession of quality albums over the last few years, and with Microcosm, he further proves that he’s one of the masters of applying progressive ideas to concise songs and balancing clever musicality with simple catchy appeal. He’s enlisted the talents of a few well-known guests — David Cross (violin), David Jackson (sax), Jon Davison (vocals), Theo Travis (woodwinds) — in addition to his core crew of Bruno Farinelli (drums), Andrea Torresani (bass), Davide Rinaldi (guitar), and Emiliano Fantuzzi (guitar). The album starts out strongly, with an impressive version of King Crimson’s “Starless.” Somehow, the electronic touches Carpani adds work really well, resulting in one of the best covers ever of this iconic song. Carpani’s originals are similarly engaging, applying musical craft informed by progressive rock to memorable melodies. The use of saxophones in the arrangements is particularly nice, and they don’t sound out of place among all the keyboards and guitars. Microcosm is one of those rare albums that can achieve broad appeal without compromising quality or artistic integrity.

No. 32
BIG BANG MUSIC (review & interview)
https://cosmosmusic.fr/big-bang-magazine/
by Christian Aupetit

BigBangMusic1-MCSM

BigBangMusic2-MCSM
BigBangMusic3.MCSM



No. 33
SEA OF TRANQUILITY (review)
https://www.seaoftranquility.org/reviews.php?op=showcontent&id=23913
by Steven Reid

SeaOfTranquility-MCSM

I could describe what the latest release, Microcosm, from Alex Carpani is all about, but instead I’ll let the man himself have that honour…
"Microcosm is a concept album about a world in miniature, opposed to macrocosm. Human beings can be viewed as an epitome of the universe, small-scale models of the universe, with all its variety and contradiction. When you think of microcosm, picture your home town inside a snow globe: the teeny tiny city is a microcosm of the one you live in. It is that place in miniature. All this is represented here with a series of slices of life, possible real-life experiences through the 12 songs of the album."
…so, that this album opens with a cover is maybe something of a surprise. That the song chosen, while fitting the concept, is King Crimson’s “Starless”, is possibly an even less expected move. But instead of being an immediate step too far, the updated but still instantly recognisable Crimson classic instantly reveals the class on show. Admittedly, I have to say that when I read the guest list - Carpani wrote everything here and also provides most of the vocals, synths, mellotron, synth-bass, drums loops and electronics - I feared that I already knew exactly where we were headed. Hugely talented though they are, the names David Jackson (Van der Graaf Generator), Theo Travis (Steven Wilson, The Tangent, Robert Fripp) and David Cross (King Crimson) do seem to pop up with ever increasing frequency on albums that all revolve around the sound that the aforementioned Mr Fripp is renown for. That Microcosm instead uses their skills in a much more glistening pop framework is quite the pleasant surprise. Think This Oceanic Feeling and Lonely Robot jamming with The Police and throw in some hues of an admittedly Crimson nature and you won’t be far from the likes of “The Mountain Of Salt” or “What Once Was”.
With “Prime Numbers” adding up to a much more Latin flavoured but still jagged concoction and “The Outer World” being shimmering, if melancholy and sax infused pop, the breadth covered is impressive - and that’s without even mentioning the Jon Davison (Yes) fronted “Kiss And Fly”, which adds a straight forwardness to a Crimson inflected mix to great effect.
With the variety on show, the excellent musicianship that abounds at every turn and Alex Carpani’s undoubted ability to pen a memorable song or twelve, Microcosm surprises on many levels - thankfully all of which are intriguing and impressive.

Track Listing
1. Starless
2. Kiss And Fly
3. God Bless Amerika 4. The Mountain Of Salt
5. We Can't Go Home Tonight
6. Footprints In The Hearts
7. Prime Numbers
8. What Once Was
9. When The Tears Roll Down
10. The Outer World
11. Redemption 12. Microcosm

No. 34
ARLEQUINS (review)
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?ch=7415&fbclid=IwAR2WpA7tZ2NJ5LZJLJSCKuBBFduCS6iKNA9aDeIxgRv3hHhzEii7Fqt_IeE
by Giuseppe Di Spirito

Arlequins-MCSM

Con “L’orizzonte degli aventi” avevamo ascoltato un cambio di rotta da parte di Alex Carpani, che si allontanava dai sentieri del prog bazzicati per tanti anni e si lanciava in una proposta di rock moderno e tecnologico. Quando è giunto il momento di dare un seguito a quel lavoro, un concept che offre riflessioni sulle potenzialità della mente umana, ecco che l’artista ha manifestato questa sua voglia di mantenersi al passo coi tempi, ma per seguirla ha preferito incamminarsi verso un processo di contaminazione che fa avvicinare più forme musicali. Mantenendo un formato “condensato” delle composizioni, il prog si riaffaccia prepotentemente, pur mescolandosi con altri indirizzi stilistici. D’altronde, se Carpani nel nuovo album ha invitato a partecipare gente del calibro di David Jackson, David Cross, Theo Travis e Jon Davison qualcosa vorrà pur dire… Ma andiamo ad analizzare i contenuti di “Microcosm”. Un inizio affidato ad una cover di uno dei brani più famosi in assoluto del progressive rock potrebbe essere molto indicativo sulla direzione stilistica che Carpani intende intraprendere per il nuovo disco. Così andiamo ad ascoltare la crimsoniana “Starless” e notiamo che viene proposta in una versione breve senza la lunghissima parte strumentale e che è piena di effetti elettronici. Quelle melodie che conosciamo a memoria sono sempre splendide e rassicuranti, ma questo arrangiamento molto moderno ci fa venire nuovi dubbi sui percorsi di Alex. Ecco così “Kiss and fly”, un pezzo ritmato e dove la chitarra elettrica sale in cattedra e guida verso sentieri articolati (e sarà abbastanza una costante dell’album), controbilanciata dagli interventi al sax di David Jackson. Tenendo conto che alla voce troviamo Jon Davison sembra un Porcupine Tree meets VDGG meets Yes… Coordinate simili per “God bless America” e “The mountain of salt”, con la sola differenza che è lo stesso Carpani ad accollarsi le parti cantate. Un cambiamento di rotta arriva con “We can’t go home tonight”, dove inizialmente i ritmi si fanno più compassati e l’atmosfera più delicata e misteriosa, ma c’è poi un crescendo di suoni e colori che porta a soluzioni più epiche. “Footprints of the heart” è un pop-prog con fini arrangiamenti ed una breve parte sinfonica molto affascinante. Arriva così il piatto forte del cd, con un trittico che difficilmente lascerà indifferenti gli amanti del progressive rock. Dapprima c’è la strumentale “Prime numbers” è un vero gioiello! 5 minuti e mezzo di puro prog, in cui le tastiere di Carpani dialogano in maniera magistrale con il sax di Jackson. Tra Genesis e Van der Graaf Generator, ma con piglio moderno, la successiva "What once was”, mentre “When the tears fall down” impasta tentazioni classicheggianti e suggestioni floydiane e si avvale del violino di David Cross. Si ritorna a soluzioni più simili a quelle dell’inizio del disco con “The outer world”, anche se non mancano nuovi ottimi interscambi tra sax e tastiere. E si giunge alla fine del disco con due brani che alternano ancora pop-rock e prog, “Redemption” e “Microcosm”. Carpani è un musicista di straordinaria professionalità e straordinaria bravura. Sta mostrando capace di essere convincente con diversi indirizzi stilistici. Ma allo stesso tempo, questo modo di fare un po’ wilsoniano, con grande cura della forma e con la voglia di spaziare nelle sonorità, senza mantenere una costante stilistica, rischia di rendere un po’ dispersiva la sua proposta. Il disco nel complesso è bello (e ad avercene di così curati e suonati…), ma resta qualche imperfezione proprio per la mancanza di compattezza e per qualche episodio non ben inquadrato.

No. 35
HIGHLANDS MAGAZINE (review)
https://www.facebook.com/HIGHLANDS-MAGAZINE-297781100582/?ref=page_internal
by Marie Mesmer

HighlandsMagazine-MCSM

ALEX CARPANI, claviériste, chanteur, producteur, musicologue, directeur artistique franco-italien, plusieurs fois diplômé en musique présente son 6e album MICROCOSM de 59:28 avec 12 titres courts. Il chante joliment bien en anglais, [avec une voix aux coloratures proches de celle de STING], pour changer de son 5e album, L’ORIZZONTI DEGLI EVENTI chanté en italien.
Pour cette nouvelle création, Alex CARPANI est au chant, claviers, synth bass, Mellotron, drum, loops, électronique, entouré de David JACKSON [VDGG] brillant aux saxophones, flûte, Theo TRAVIS [GONG, FRIPP, SOFT MACHINE, THE TANGENT], luminescent aux saxophones, David CROSS divin au violon, Jon DAVISON [YES] aux chœurs et chant sur le 2e titre Kiss And Fly (4:31), Bruno FARINELLI unique à la batterie, Andrea TORRESANI virtuose à la basse, Emiliano FANTUZZI et Davide RINALDI ingénieux à la guitare. Alex CARPANI s’adonne également et généreusement dans d'autres styles musicaux, comme le new-age, l'électro-jazz, le théâtre, le documentaire et a écrit une thèse sur la musique de Giovanni Rota Rinaldi, alias Nino Rota [enfant prodige dès l’âge de 12 ans, compositeur et chef d'orchestre pour son premier oratorio, L'infanzia Di San Giovanni Battista, représenté à Milan et à Paris en 1923]. Le talentueux Alex CARPANI a donné environ 130 concerts dans 20 pays sur 3 continents, se produisant dans les clubs et festivals live les plus porteurs du circuit international de Rock Progressif. MICROCOSM est un exquis mélange de Rock Progressif, Rock Alternatif, Jazz-Rock, avec des couleurs Camel, Canterbury qui s’en détachent. Passons à cet opus MICROCOSM, où l’ouvreur Starless (4:49), est la belle reprise savoureuse de KING CRIMSON, majestueusement interprétée, en version abrégée. Les morceaux durent de 4’09 à 5’06 minutes, avec de jolies amplifications et des soli comme dans le superbe Prime Numbers (5:25), des alternances telles, le saxophone aérien, envoûtant puis lacérant avec The Outer World (5:25). Kiss And Fly (4:31) trouve sa voie dans une piste progressive singulière avec des détails encourageant par rapport à l’album L’ORIZZONTI DEGLI EVENTI, des arrangements éthérés et des passages lucides d’une intensité massive des guitares, une section rythmique assurée, une mélodie captivante, un chant agréable. Le saxophone offre une ouverture nostalgique par ses surprenantes interventions. God Bless Amerika (4:09), du prog-jazz avec des gerbes sensationnelles de saxophone à son apogée. The Mountain Of Salt (4:19), aux essences rock/AOR, tendance ASIA. Le mid-tempo et céleste We Can’t Go Home Tonight (5:29), vient nous enchanter avec le chant allongé d’Alex CARPANI et s’illustre tout en volupté. Footprints In The Hearts (4:22), Prime Numbers (4:33) nous immergent aux faveurs d’un rock Canterbury idéal, bien chanté et impeccablement interprété par l’orchestre au diapason. What Once Was (4:33), fait des prouesses sur son clavier et jongle sagement vers des souvenirs d’ELP. Un rock féroce avec des solos de guitare inouïs. When The Tears Fall Down (5:42), un tempo lent, un violon qui fait couler des larmes, un chant ouaté, une rythmique qui percute, l’ensemble vous empoigne le cœur. Redemption (5:46), original s’illustre dans un rock imaginatif, inspiré, très symphonique avec un saxophone délicat pour une partition aux infinies facettes évanescentes.
Le savoureux éponyme Microcosm (5:30) emballe le final avec talent sur des vagues successives d’un rock progressif planant, symphonique, s’y
partageant aisément avec une certaine mélancolie. MICROCOSM vous est vivement recommandé. (****)

No. 36
CLASSIC ROCK ITALIA (review)
https://sprea.it/rivista/32412-classic-rock-n115
by
Alessandro Staiti
ClassicRockIta-MCSM


Ottimo concept album filosofico-esistenziale del compositore, tastierista, cantante e produttore italo-francese: 11 brani originali più una interessante cover di Starless dei King Crimson. Tra gli ospiti David Cross, Theo Travis, David Jackson e Jon Davison.
Alessandro Staiti

No. 37
VIA NOCTURNA (review)
https://vianocturna2000.blogspot.com/2022/08/review-microcosm-alex-carpani.html
by the staff

ViaNocturna-MCSM

album | microcosm   
Artist | Alex Carpani   
Edition | Independent
Launch | April 29, 2022
Origin | Italy
genre | prog rock
Highlights | Starless, The Mountain Of Salt, Footprints In The Hearts, What Was Once, The Outer World, Redemption
For fans of | DBA, Asia, Steve Hackett, Lonely Robot, Izz, Genesis

appreciation
Composer, keyboardist, vocalist and producer, Alex Carpani offers us, in his new and sixth album, Microcosm , a perfectly microcosmic vision of what can come from the junction between progressive rock and jazz and with alternative influences. Strangely, the album opens with a cover of King Crimson , Starless , probably because of that, the most advanced moment in melodic terms. Although, throughout the record, the melodic lines appear again well developed, what stands out most is, however, the combination between the most traditional instruments of rockwith others less present in the style (although no less important). Flute, violin and, above all, saxophone, are featured elements in Microcosm . The game developed with the times and the rhythmic changes are other aspects to take into account on this record, and which are responsible for its multitude of approaches and multifaceted projection. [84%]
 
tracklist
1. Starless
2. Kiss And Fly
3. God Bless America
4. The Mountain Of Salt
5. We Can't Go Home Tonight
6. Footprints In The Hearts
7. Prime Numbers
8. What Once Was
9. When The Tears Roll Down
10. The Outer World
11. Redemption
12. Microcosm
 
musicians
Alex Carpani – vocals, keyboards, synth bass, mellotron , drums
David Jackson – saxophone and flute
Theo Travis – saxophone
David Cross – violin
Jon Davison – vocals (2)
Bruno Farinelli – drums
Andrea Torresani – bass
Davide Rinaldi – guitars
Emiliano Fantuzzi - guitars

No. 38
VIA NOCTURNA (interview)
https://vianocturna2000.blogspot.com/2022/10/entrevista-alex-carpani.html
by the staff

ViaNocturna-interv-MCSM

Compositor, teclista, vocalista e produtor, Alex Carpani oferece-nos, no seu novo e sexto álbum, Microcosm, uma visão perfeitamente microcósmica do que pode surgir da junção entre rock progressivo com o jazz e com influências alternativas. O objetivo era fazer algo diferente de L'Orizzonte Degli Eventi e isso foi conseguido. Fomos perceber como e porque com o artista italiano.

Olá, Alex, como estás? Obrigado, pela tua disponibilidade. Microcosm é o teu novo álbum, já o sexto. Qual foi o processo que te trouxe até este álbum após o teu último lançamento?
Olá, estou muito bem, obrigado! Mais uma vez, queria fazer um álbum diferente dos anteriores. Microcosm é um disco que mistura muitas influências: do rock ao jazz, do alternativo ao prog. O álbum anterior L'Orizzonte Degli Eventi (2020) foi um álbum de canções de rock cantadas em italiano, onde havia pouco prog e muito hard rock e rock alternativo.

Quais foram os teus propósitos, objetivos e ambições para este álbum?
Queria fazer um disco com muitos instrumentos diferentes, cheios de timbres e sonoridades particulares e onde o sax tivesse um papel de destaque, pois queria que a voz e o sax dialogassem constantemente um com o outro. Claro que recorri a dois dos melhores saxofonistas da cena do rock: David Jackson e Theo Travis. Além deles, juntaram-se ao projeto Jon Davison e David Cross. Por fim, queria que o álbum fosse muito preciso do ponto de vista da produção, arranjos e gráficos.

Trabalhaste sozinho no processo de escrita e composição ou tiveste alguma colaboração?
Faço tudo sozinho: escrevo as partes de todos os instrumentos, arranjo e produzo, depois entrego as partes aos músicos que as tocam. Sempre trabalhei assim: sou compositor, portanto para mim é natural ter a visão geral e saber desde o início onde quero chegar, que resultado final quero alcançar.

Este álbum é muito diferente dos anteriores. Onde são mais evidentes as mudanças? Em que aspetos trabalhaste de forma diferente desta vez?
Neste álbum estiveram envolvidos 8 músicos, enquanto no anterior apenas 3, incluindo eu, e esta é a primeira grande diferença. O álbum anterior foi concebido para um power trio e foi muito direto, essencial e robusto em termos de som e groove. Microcosm é um álbum de ensemble, onde intervêm muitos instrumentos: bateria, baixo, guitarra, teclados, sax, flauta, violino elétrico... e vocais, claro.

Na gravação, trabalhaste com vários nomes bem conhecidos. Queres apresentá-los e falar sobre as suas contribuições para o resultado que se alcança nesta obra de arte?
David Jackson: colaborei com ele durante 5 anos em estúdio e ao vivo, portanto foi muito natural pedir-lhe para tocar em quase todo o disco. Gosto muito do seu som enérgico e rock e das suas interpretações intensas e subtis.
Theo Travis: esta foi a primeira vez que trabalhamos juntos. De certa forma ele é o som do sax no rock contemporâneo e eu realmente adoro a elegância e personalidade do seu toque. Foi interessante trabalhar com um saxofonista muito diferente de Jackson e, na minha opinião, isso enriqueceu o disco.


Qual é o significado de Microcosm? Por que escolheste este título? É um álbum conceptual?
Sim, é um álbum conceptual que gira em torno da definição do microcosmo. Na base há uma frase de um filósofo italiano, Don Carlo Gnocchi (1902-1956): “Todo ser humano é um microcosmo autónomo e inconfundível”. Queria falar do pequeno universo contido em cada um de nós, mas falando de pequenas histórias cotidianas, de experiências de vida que cada um de nós teve pelo menos uma vez na vida: emoções, lembranças, sonhos, sensações que acompanham as nossas vidas. Tudo isso contribui para compor o nosso microcosmo.

A abertura do álbum é uma versão de King Crimson. Por que escolheste essa música e por que a incluíste precisamente como a abertura do álbum?
Em certo sentido, Starless representa o macrocosmo, o infinitamente grande, o imenso espaço. Esse é o ponto de partida para ir cada vez mais fundo nas coisas, como um microscópio, passando do grande para o pequeno, do universo para o homem. Tinha que ser no início do álbum porque representa o primeiro capítulo, o ponto de partida desta pequena jornada. Não é realmente uma versão, mas sim um rearranjo muito pessoal dessa música. Não quis refazê-la, nem a tornar uma versão muito parecida com o original: queria transfigurá-la, torná-la diferente, mesmo que não tivesse alterado nem a harmonia nem a melodia vocal.

O que tens planeado para tocar este álbum ao vivo e quais serão os músicos que subirão ao palco contigo?
Já começamos a tocar o álbum ao vivo, na Alemanha e na Itália e em breve novas datas chegarão. É um álbum feito para ser tocado ao vivo. Comigo no palco tenho uma banda completamente nova: Marco Binda na bateria, Jacopo Rossi no baixo, Davide Rinaldi na guitarra e Alessio Alberghini no sax e flauta. É uma banda que funciona muito bem, onde várias almas musicais se juntam: do metal ao jazz, ao prog. Mal podemos esperar para tocar estas músicas na Europa e em outros continentes!
 
Muito obrigado, Alex, mais uma vez. Queres acrescentar mais alguma coisa?
Obrigado a vocês pelas perguntas interessantes que me permitiram falar sobre o álbum! Gostaria apenas de acrescentar que nunca toquei em Portugal e talvez esteja na altura de o fazer! Esperamos que alguém nos contrate, pois tenho a certeza de que se estabeleceria um bom relacionamento entre nós e o vosso caloroso público. Até breve então!

No. 39
SEA OF TRANQUILITY #1 (review)
https://www.seaoftranquility.org/reviews.php?op=showcontent&id=23913
by Steven Reid
MCSM-SeaOfTranq-1


I could describe what the latest release, Microcosm, from Alex Carpani is all about, but instead I’ll let the man himself have that honour…
"Microcosm is a concept album about a world in miniature, opposed to macrocosm. Human beings can be viewed as an epitome of the universe, small-scale models of the universe, with all its variety and contradiction. When you think of microcosm, picture your home town inside a snow globe: the teeny tiny city is a microcosm of the one you live in. It is that place in miniature. All this is represented here with a series of slices of life, possible real-life experiences through the 12 songs of the album."
…so, that this album opens with a cover is maybe something of a surprise. That the song chosen, while fitting the concept, is King Crimson’s “Starless”, is possibly an even less expected move. But instead of being an immediate step too far, the updated but still instantly recognisable Crimson classic instantly reveals the class on show. Admittedly, I have to say that when I read the guest list - Carpani wrote everything here and also provides most of the vocals, synths, mellotron, synth-bass, drums loops and electronics - I feared that I already knew exactly where we were headed. Hugely talented though they are, the names David Jackson (Van der Graaf Generator), Theo Travis (Steven Wilson, The Tangent, Robert Fripp) and David Cross (King Crimson) do seem to pop up with ever increasing frequency on albums that all revolve around the sound that the aforementioned Mr Fripp is renown for. That Microcosm instead uses their skills in a much more glistening pop framework is quite the pleasant surprise. Think This Oceanic Feeling and Lonely Robot jamming with The Police and throw in some hues of an admittedly Crimson nature and you won’t be far from the likes of “The Mountain Of Salt” or “What Once Was”.
With “Prime Numbers” adding up to a much more Latin flavoured but still jagged concoction and “The Outer World” being shimmering, if melancholy and sax infused pop, the breadth covered is impressive - and that’s without even mentioning the Jon Davison (Yes) fronted “Kiss And Fly”, which adds a straight forwardness to a Crimson inflected mix to great effect.
With the variety on show, the excellent musicianship that abounds at every turn and Alex Carpani’s undoubted ability to pen a memorable song or twelve, Microcosm surprises on many levels - thankfully all of which are intriguing and impressive.

Track Listing:
1. Starless
2. Kiss And Fly
3. God Bless Amerika
4. The Mountain Of Salt
5. We Can't Go Home Tonight
6. Footprints In The Hearts
7. Prime Numbers
8. What Once Was
9. When The Tears Roll Down
10. The Outer World
11. Redemption
12. Microcosm

Added: October 24th 2022
Reviewer: Steven Reid
Score: ****

No. 40
SEA OF TRANQUILITY #2 (review)
https://www.seaoftranquility.org/reviews.php?op=showcontent&id=23913
by Jon Neudorf

MCSM-SeaOfTranq-2

Italian composer and multi-instrumentalist Alex Carpani has been plying his trade for decades. Early on in his career he focused on new age/electronic music and in 2007 he started to go in a more rock direction, including forays into progressive rock. He has released a number of albums since, including his 2018 release titled Aerostation which earned a four star review, my first exposure to Carpani’s music. He is back with a new album titled Microcosm and it continues his growth as a progressive rock artist and musician. The album features an excellent cast of musicians:

Alex Carpani (vocals, synths, Mellotron, synth bass, drum loops, electronics)
David Jackson (sax and flute)
Theo Travis (sax)
David Cross (violin)
Jon Davison (vocals)
Bruno Farinelli (drums)
Andrea Torresani (bass)
Davide Rinaldi (guitar)
Emiliano Fantuzzi (guitar)

An impressive guest list, with Jackson appearing on no less than seven tracks! And as you might expect he does bring a bit of that King Crimson creativity to the proceedings. Cross and Travis appear on one and two tracks respectively, adding their expert craftsmanship.
The disc begins with a reimagining of the King Crimson classic “Starless”, a mood laden track shifting between varying colors of dreamy spaciness and classy art rock. Carpani’s vocals are wonderfully relaxed, and his electric guitar is slow and emotive, well placed within the musical flow. With ”Kiss And Fly”, featuring the vocals Jon Davison, the guitar riffs are a little heavier and as the verse invokes a feeling of dreaminess, the chorus takes those rounded corners and applies heavier elements. I hear a little classic Yes in “God Bless Amerika”, going from an intro piano keyboard to spacey soundscapes and Carpani’s biting lead guitar. “The Mountain Of Salt” is perhaps the catchiest tune with its addictive guitar riffs and Jackson’s subtle yet superb sax work. “We Can’t Go Home Tonight” starts soft with a gently rooted melody on piano supplemented with saxophone from Travis, playfully intertwined with Carpani’s lush lead vocals before thrusting into mid tempo progressive rock, about as tasty as you can get. “Footprints In The Hearts” features winding synths and tasty sax and a cool, almost jarring guitar riff, seemingly at odds with the song’s smoothly flowing melodies.
That is only half the album, there are six more tracks which I enjoyed immensely, making Microcosm one of my favourite discs of the year so far. Highly recommended!

My score: **** 1/2

No. 41
BACKGROUND MAGAZINE (review)
https://www.backgroundmagazine.nl/CDreviews/AlexCarpaniMicrocosm.html
by Andrew Cottrell

MCSM-BackgroundMagazine

Alex Carpani is a composer, producer, singer and keyboardist from Switzerland. Although originally trained in composition of music for films, he has also dedicated the last 15 years to progressive rock compositions, producing 6 albums including the latest release Microcosm and co-founding the band Aerostation.
This collection consists of 11 original compositions as well as opening up with a cover of the King Crimson classic, Starless. It also features a host of eye-catching talent in the guise of Theo Travis, David Cross, David Jackson and Jon Davidson.
As intimated by the title, the concept of Microcosm is the world in miniature, a manifesto set out in the bravura opening treatment of the aforementioned Crimson track which brilliantly rearranges all the multiple elements of the original into a 5 minute excursion which wouldn't be out of place in a festival of electronica. It's a perfect illustration of the concept of how looking at something in a condensed form can reveal universal insights and also, dare I say it, hugely entertaining, definitely one for Mr Fripp's slinky-groover faction. A brave opening, indeed.
Kiss And Fly is a sharp contrast, urgent and angular in its changes, a restless piece to which Jon Davidson's incantational vocal is eminently suited. God Bless Amerika humorously introduces some Keith Emerson organ work which I thought was a nice touch (see what I did there). Through multiple plays of this album I've always been impressed by the density of composition achieved in developing the concept. Every time something new reveals itself. Every time I stop in a different place and select a new highlight. Today it happens to be the emotionally intense vocal and saxophone duetting in We Can't Go home Tonight, but another day it could be the visceral jazz-rock of Prime Numbers. As you might expect from someone with such a great body of work, there is no sense of playing to a particular genre or audience. When The Tears Fall Down has more than the title as a nodding reference to Tears for Fears which is only a good thing in my book. For my money, the last 15 minutes are a bit of a 'bonus track' section given the inventiveness and variety of what has gone before and the final section seems slightly out of keeping. Nonetheless it's a minor criticism having feasted on the main course to complain about the coffee and mints!
With such talent and experience on display it is clear that Carpani can and certainly does turn his hand to almost anything. He has set himself a complex challenge in the construction of these pieces. It is often the case that imposing a discipline in this way can provide a strong creative impulse and that is certainly the way here. That the results are not only aesthetically satisfying, but also hugely entertaining is a great credit.

**** Andrew Cottrell




L'ORIZZONTE DEGLI EVENTI
(2020)

OrizzonteDegliEventi



No. 1
METAL.IT
https://bit.ly/3mhiiwd
by Gabriele Marangoni

metal


Il nuovo album di Alex Carpani fa un ulteriore passo in avanti rispetto a quanto proposto dal tastierista l’anno scorso con il progetto Aerostation. “L’Orizzonte Degli Eventi” sposa sapientemente quanto di meglio fatto in patria negli ultimi anni in ambito cantautorale con certo progressive rock recente, generando un album all’insegna di un rock maturo e impegnato, ma allo stesso tempo orecchiabile. Spesso mi è sembrato di ascoltare Franco Battiato proiettato nel nuovo millennio (“Lava Bollente”, “Tempo Relativo”, “Nel Ventre Del Buio”), nonostante una presenza “ingombrante” di sonorità wilsoniane e alternative (è il caso de “Il Perimetro Dell’Anima” e di “Sette Giorni”). I synth moderni di Carpani la fanno da padrone, specie quando il musicista è alle prese con le sue chitarre virtuali (penso a “Fiore D’Acqua” o a “La Fine È Là”, che ha qualcosa dei Depeche Mode), ma senza disdegnare sonorità più soffuse ed evocative (l’introduttiva titletrack). Difficile non consigliarne l’ascolto.

No. 2
MUSICALIVE.NET
https://bit.ly/3bZpmbY
by Andrea Ghezzi

musicalive

Alex Carpani è un musicista italiano con una carriera (quasi) trentennale alle spalle, che lo vede conosciuto anche all’estero. Scopre il rock progressivo da giovanissimo grazie all’incontro illuminante con il mitico Keith Emerson, che ne ha influenzato, inevitabilmente, gusti e stile. Quinto album da solista, “L’Orizzonte degli eventi” vede la luce dopo la previa uscita dei due singoli “Nel ventre del buio” e “Lava bollente” e dal 24 luglio è disponibile in versione digitale oltre al formato CD fisico corredato da un bel booklet di 20 pagine con tanto di testi ed immagini suggestive. Stilisticamente rappresenta il punto di arrivo dopo un lungo periodo di transizione: una svolta artistica del tutto personale, descritta come un viaggio interiore all’insegna del cambiamento. In primis l’elemento testuale: trattandosi di un disco intimo ed esistenziale, per la prima volta il tastierista e cantante sceglie di servirsi della lingua italiana (invece dell’inglese) per veicolare il messaggio con maggiore immediatezza. In secondo luogo, la sofferta fase riflessiva ha determinato, in modo tangibile, l’allontanamento dalle già rodate sonorità progressive, per dirigersi verso un rock più essenziale e immediato. Se il lento cambiamento (ispirato a nomi celebri come i Porcupine Tree, Radiohead, Steven Wilson, Haken), aveva già orientato i precedenti “So close. So far.” (2016) ed “Aerostation” (2018), distaccandoli gradualmente dalle elaborate architetture del prog, nel nuovo lavoro la metamorfosi è giunta a compimento. “L’orizzonte degli eventi” sfoggia, infatti, una rinnovata veste decisamente rock/hard rock, permeata da un sound monolitico a senso unico. Per la realizzazione viene confermata una formazione a tre, già testata nei live degli Aerostation. Un power-trio davvero affiatato che vede Alex Carpani (voce, tastiere e chitarre virtuali) affiancato dagli impeccabili e solidissimi GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc…) e da Bruno Farinelli alla batteria (Lucio Dalla, Elisa, Cesare Cremonini, ecc…). Il risultato è un album dal carattere massiccio ed impattante, che cerca nell’immediatezza e nella potenza la nuova via per arrivare all’ascoltatore. Certamente più contemporaneo e diretto rispetto ai precedenti (ancora attratti dalle sonorità anni ’70), il nuovo lavoro soffre un po’, a parere di chi scrive, di eccessiva “monocromìa sonora”. Nel pieno rispetto delle intenzioni compositive, la pienezza un po’ ridondante dei brani, e le ritmiche serrate che contrassegnano la quasi totalità del CD, appaiono non consentire l’immediata riconoscibilità delle varie canzoni e, alla lunga, tendono a smorzare il coinvolgimento nell’ascolto. Infatti, le otto composizioni presenti (ad esclusione del pezzo d’apertura dal carattere puramente introduttivo), mostrano tutte un generale profilo muscolare e grintoso, che se da un lato permette l’istantanea immersione nell’animus dei pezzi, dall’altro lascia poco spazio ai momenti di respiro, confinati in parsimoniose progressioni melodiche tra le strofe e i ritornelli. Una virata decisa e coraggiosa, quella del Carpani, alla ricerca dell’essenza del rock, che approda ad un sound potente e graffiante. Territorio certamente familiare per gli amanti di atmosfere monolitiche e vigorose, ma che (forse) rischia di allontanarsi dal pubblico affezionato a sonorità più morbide, volte allo sviluppo strumentale maggiormente articolato dei brani. Nel complesso, “L’orizzonte degli eventi” è registrato e suonato davvero molto bene, anche se l’eccessiva densità sonora degli arrangiamenti lo rende, a tratti, leggermente ripetitivo. Andrea Ghezzi – Musical Box © 2020 – Music-Alive – 27.07.2020

No. 3
MUSICMAP.IT
https://bit.ly/2ZCJprJ
by Piergiuseppe Lippolis

musicmap

“L’Orizzonte Degli Eventi” è il nuovo album di Alex Carpani, tastierista e cantante italo-francese, già noto per i lavori a firma Aerostation. Carpani riparte dall’italiano, per dare maggiore enfasi ai testi e rimuovere qualsivoglia tipo di filtro con l’ascoltatore, ed è una novità nel suo percorso artistico. Sul piano musicale, invece, la scelta è ancora quella di un rock piuttosto dinamico, parecchio ruvido a tratti, che non scivola nel mero virtuosismo fine a sé stesso, pur conservando una matrice prog mai davvero sopita. L’album include nove brani e si esaurisce in poco più di cinquanta minuti. Ad aprire è la titletrack: a essa spetta il compito di introdurre. “Lava Bollente” è collegata quasi senza soluzione di continuità, con un suono vigoroso e moderno e le chitarre al centro del discorso. Osa anche di più “Fiore D’Acqua”, in cui si riconosce ancora l’elemento esistenziale all’interno dei testi, mentre “Il Perimetro Dell’Anima” e “Sette Giorni” permettono l’incontro fra rock alternativo e tracce di progressive. Nel mezzo c’è “Tempo Relativo”, uno dei brani più ispirati del lotto, con l’influenza di Battiato chiaramente percepibile. Verso il finale, invece, la nervosa “La Fine È Là” anticipa il rock diretto di “Nel Ventre Del Buio” e la rarefatta “Le Porte”, immersa in una deliziosa atmosfera elettrica e caratterizzata da una coda intensissima. Carpani, giunto alla sua quinta prova discografica, non è più una sorpresa: l’album convince ancora per la cura delle soluzioni musicali, ma non può passare in secondo piano l’elemento testuale. (Piergiuseppe Lippolis)

No. 4
SOUND36.COM
https://bit.ly/3khXans
by Fortunato Mannino
sound36

L’orizzonte Degli Eventi è un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo Quando si parla di orizzonte degli eventi il pensiero corre veloce a quei fenomeni che si verificherebbero nella zona di confine dei buchi neri nella quale la luce resta intrappolata. Il condizionale è d’obbligo visto che tali fenomeni, violenti quanto affascinanti, non solo non sono stati chiariti ma dividono gli scienziati. Non mi addentrerò in spiegazioni scientifiche complesse e mi limiterò, molto ma molto banalmente, a ricordare che ad essere coinvolti e distorti sono lo spazio e il tempo: più ci si avvicina più il tempo sembra fermarsi. Orizzonte Degli Eventi è il titolo del nuovo album di Alex Carpani che, per il suo quinto album e primo con testi in italiano, ha deciso di usare questa suggestiva immagine per raccontare i sentimenti contrastanti e violenti di chi si trova davanti ad un bivio. L’orizzonte degli eventi in questo caso è la notte, ovvero, il momento in cui nei nostri pensieri lo spazio – tempo si annulla e nel quale gli eventi caratterizzanti della nostra vita scorrono liberi anche se, paradossalmente, non ne siamo più protagonisti, ma semplici spettatori. La notte è anche il momento della presa di coscienza che il tempo non è una variabile relativa ma un’inesorabile costante. Una costante inesorabile non condizionata dalle mille variabili, rappresentate dalle nostre scelte, che cambiano lo scenario e il palcoscenico del giorno dopo. Alex Carpani definisce il suo album così: L’orizzonte Degli Eventi è un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Non credo possa esistere definizione migliore se non quella dell’autore; nel chiudere mi limito a ricordare che Alex Carpani è uno degli esponenti più importanti del prog-rock italiano e chi ci segue assiduamente lo ricorderà negli Aerostation con Gigi Cavalli Cocchi e Jacopo Rossi. Ricordo inoltre le collaborazioni con David Cross (ex King Crimson), David Jackson (ex Van der Graaf Generator), Aldo Tagliapietra (ex Le Orme), Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, ex PFM) e Lino Vairetti (Osanna). Penso che a questo punto sia chiaro che stiamo proponendo un gran bell’album.

No. 5
BETREUTESPROGGEN.DE
https://bit.ly/2H0yAt7
by Kristian Selm

recensione-Germania


(51:04, CD, Digital, Eigenveröffentlichung / Pick Up Records, 2020)
Der studierte italienische Komponist, Produzent und Musiker Alex Carpani kann bereits auf eine sehr umfangreiche Diskografie aus den unterschiedlichsten Bereichen von elektronischer Musik bis hin zu Filmmusik zurückblicken. Seit den 2000er Jahren widmete er sich vermehrt dem Progressive Rock und arbeitete u.a. mit Aldo Tagliapietra (Le Orme) und Bernardo Lanzetti (P.F.M., Acqua Fragile) zusammen.
Mit seinem aktuellen Album “L’Orizzonte Degli Eventi” schlägt er eine deutlich moderne Richtung ein und verwendet zudem zum ersten Mal beim Gesang seine Muttersprache. Das Endresultat kann man grob als ausschweifenden Rock italienischer Prägung mit einer anspruchvollen Note umschreiben, wobei ebenfalls Elemente aus Alternative Rock, Pop, Electronic und Hard Rock vermengt werden.
Die im Bereich von vier bis sieben Minuten angesiedelten treibenden Rocknummern punkten sowohl mit griffiger, wuchtiger Melodieführung, sorgen gleichzeitig mit einer klanglich zeitgemäßen Vielschichtigkeit für einen interessanten Hörgenuss. Dabei übernehmen die Tasten meist den elektronischen Unterbau, auch wenn mal kurz Retro-Elemente mit Mellotron- und Synthieklängen deutlich zu erkennen sind. Im Vordergrund stehen vor allem Gitarrenakkorde, wobei am Album kein echter Gitarrist beteiligt war und bei Alex Carpani als Instrument Virtual Guitars angeführt ist.
Vor allem funktioniert in diesem Kontext die italienische Sprache bestens, bekommen die neun Tracks damit eine eigenständige emotionale Färbung. Unterstützt wird Alex Carpani, der Gesang, Synthesizer, Virtual Guitar und Programming übernahm, von GB Giorgi am Bass und Bruno Farinelli am Schlagzeug.
Gefällige, qualitativ gut gemachte Rockscheibe, der zwar etwas die ganz großen Momente fehlen, aber auf rund 51 Minuten beste Unterhaltung bietet. Bewertung: 10/15 Punkten

No. 6
AGES OF ROCK
https://bit.ly/2ZF20Ua
by Max Mascellani

recensione AgesOfRock


Ciò che più mi piace del profilo artistico di Alex Carpani è la sua trasversalità, la ricerca di un suono personale che, andando a sfiorare più territori, finisce per non appartenere a nessuno di essi. Questa missione, cominciata con 4 Destinies e proseguita poi con So Close, So Far, trova un ulteriore sviluppo in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album da poco uscito.
Accompagnato soltanto da Bruno Farinelli (batteria) e Giambattista Giorgi (basso), il musicista emiliano amplia il raggio di azione spingendo il suo new prog a confrontarsi e mescolarsi con passaggi hard-rock, ricorrendo a spunti di marca electronic e non rifuggendo da segmenti più immediati, non lontani da una intenzione pop.
I testi in italiano nell’alveo progressive sono spesso stati oggetto di infinite discussioni, quanto per una metrica più severa rispetto all’inglese, quanto perché non di rado si sono impantanati in un linguaggio sin troppo altisonante. Qui, a mio vedere, c’è da tributare un altro elogio a Carpani che è riuscito nell’impresa non facile di scrivere delle liriche di buon peso specifico senza diventare pesante o, peggio, quasi pretenzioso; è un linguaggio, il suo, di concetto ma diretto e questo concorre a snellire le tessiture.
L’idea che anima L’orizzonte degli eventi è quella di un viaggio metaforico lungo l’ ipotetica linea di orizzonte che separa le diverse circostanze che possono verificarsi quando siamo nelle condizioni di dovere effettuare una scelta; dunque, si parla di spazio, di tempo, di conseguenze e pure di quanto tutto ciò possa divenire relativo. A spiegare più compiutamente questi contenuti provvede così la title track, posta in apertura, per mezzo della voce narrante di Efisio Santi.
Esaurito il prologo, l’osservazione prende inizio da Lava bollente, un brano dal ritmo serrato sul quale si inerpica sicura la voce di Alex Carpani; c’è grande equilibrio, un soundscape incalzante intorno ad un testo ficcante, così come per la successiva Fiore d’acqua, basata su un ottimo lavoro della ritmica ed in bilico tra sezioni più romantiche, rotonde ed altre più aggressive.
Un titolo suggestivo per un pezzo suggestivo: Il perimetro dell’anima è una delle tracce più pregnanti dell’album. Su di un avvio electronic si dipana lento il canto, un tappeto di archi prende a salire e su di esso la batteria offre una svolta ritmica importante. Il pezzo vola alto tra ripide discese ed improvvise impennate in un vortice sonoro inarrestabile.
Su di una linea del basso invece si apre Tempo relativo, un altro strappo ritmico di buona fattura, dal testo significativo.
Un arpeggio dal riverbero floydiano introduce Sette giorni, una costruzione in progressivo crescendo, nobilitata nella seconda parte da una cascata di keyboards.
La fine è là si muove tra sonorità oscure, incombenti, quasi claustrofobiche e le parole non sono da meno; il lavoro dei tamburi è incessante, il senso della catastrofe è reso con crudo realismo.
Nel ventre del buio prosegue su di una scansione ritmica molto intensa sino ad un epilogo travolgente mentre l’aura sognante e sinfonica di Le porte conclude il disco con una scelta dei suoni davvero da rimarcare.
Con L’orizzonte degli eventi, Alex Carpani mette a segno un bel colpo. Album da ascoltare !

No. 7
ARLEQUINS
https://bit.ly/2RoPPpI
by Peppe Di Spirito


Recensione Arlequins


Dopo una vasta discografia autoprodotta che parte dagli anni ‘90, Alex Carpani si fece conoscere al mondo del progressive rock con l’ottimo “Waterline” del 2007. Dopo quel gioiellino in salsa Genesis sono seguiti altri quattro lavori all’insegna del rock sinfonico. “L’orizzonte degli eventi” sembra segnare una nuova svolta nella carriera di Carpani. Già la title-track, che funge da incipit, fa capire che siamo di fronte a qualcosa di diverso rispetto al passato, con tre minuti di sonorità elettroniche e una voce narrante che spiega scientificamente cos’è l’orizzonte degli eventi. Senza soluzione di continuità “Lava bollente” spinge sull’acceleratore, con ritmi convulsi ed un rock tecnologico che si mescola ad un cantautorato italiano moderno. Ecco, uno degli elementi di novità più importante è rappresentato proprio dalle parti vocali, nelle quali si impegna lo stesso Alex in lingua madre. Altra caratteristica che comincia ad affacciarsi sono gli arrangiamenti più essenziali e meno ricercati rispetto al passato. “Fiore d’acqua” va a strappi, alternando passaggi melodici a soluzioni più robuste. Altri brani, come “Il perimetro dell’anima” e “Sette giorni”, sembrano non distanti dal Fabio Zuffanti visionario di “Ghiaccio”. In “Tempo relativo” addirittura si ha l’impressione di ascoltare un mix di Nirvana e Radiohead; particolarmente vigorosa, invece, “La fine è là”, che va avanti per sette minuti tra chitarre (virtuali) metal, ritmi ossessivi ed effetti elettronici. La frenetica “Nel ventre del buio” precede il finale affidato a “Le porte”, gran bel pezzo di energico pop-rock che non cela un retrogusto vagamente floydiano. In questo contesto i testi assumono ovviamente una rilevanza fondamentale, sono un po’ oscuri ed esistenzialisti e nel loro insieme possono essere visti come un concept ambizioso con riflessioni sulla vita e sulle scelte che questa ci offre al giorno d’oggi. Da un punto di vista musicale è lo stesso Carpani che ci dice quali sono le influenze, derivanti da alcuni dei suoi ascolti degli ultimi anni: Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, Teatro degli Orrori. In questa nuova avventura è accompagnato da una sezione ritmica solida e affiatata formata da GB Giorgi al basso e Bruno Farinelli alla batteria. Qualcuno parlerà, a sproposito, di attitudine prog; la realtà è che questo disco non contiene prog e si distacca nettamente da quanto fatto finora da Carpani. “L’orizzonte degli eventi” è un buon album di sicuro, seppur non originalissimo, ma coraggioso sotto diversi aspetti, dal processo di contaminazione scelto alla voglia di comunicare in maniera più diretta, ma senza perdere un certo spirito di ricerca. Tanto rock, giuste dosi di elettronica ed un po’ di pop avventuroso. È questa la ricetta su cui punta oggi Alex. Ribadiamo la validità del lavoro, ma pensiamo che non a tutti i nostri lettori piacerà.

No. 8
AGENZIA STAMPA
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by staff


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ALEX CARPANI
L’ORIZZONTE DEGLI EVENTI
9 tracce | 51 minuti
Indipendent Artist (Italia)
Distr. digitale Distrokid (U.S.A.)
“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”. C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.
L’orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist (in digitale dal 24 luglio) dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: “Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese“.
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Rispetto all’influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L’orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: “Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo”.
Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.), i nove brani dell’album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenzialità e dell’impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti. “Oggi contano l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi“.
Alex Carpani – voce principale e cori, synth, chitarre virtuali, programmazioni
Giambattista Giorgi – basso
Bruno Farinelli – batteria

No. 9
EXHIMUSIC
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by staff

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L’orizzonte degli eventi: l’album della svolta di Alex Carpani

Sonorità contemporanee e d’impatto, testi in italiano e una narrazione rock tra sofferenza, energia e riflessioni
per il disco di svolta del tastierista bolognese, a capo di un dinamico power trio
L’orizzonte degli eventi: il nuovo album Alex Carpani!
ALEX CARPANI
L’ORIZZONTE DEGLI EVENTI
9 tracce | 51 minuti
Indipendent Artist (Italia)
Distr. digitale Distrokid (U.S.A.)
“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”. C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.
L’orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist (in digitale dal 24 luglio) dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: “Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese“.
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Rispetto all’influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L’orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: “Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo”.
Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.), i nove brani dell’album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenzialità e dell’impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti. “Oggi contano l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi“.

No. 10
SYNPRESS44
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"Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. Un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista". C'è una vita intera in L'orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.
L'orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist (in digitale dal 24 luglio) dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all'insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: "Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l'album d'esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C'è l'elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E' un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l'inglese".
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all'estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell'emersione del nuovo dalla sofferenza e dall'oscurità. Rispetto all'influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L'orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: "Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il 'centro' del Rock, spostandomi un po' dalle 'ali' del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c'è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo".
Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.), i nove brani dell'album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell'essenzialità e dell'impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti. "Oggi contano l'immediatezza, la potenza e l'efficacia con cui cerco di arrivare all'ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi".

No. 11
RADIO CITTA'
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NEL VENTRE DEL BUIO: IL NUOVO SINGOLO DI ALEX CARPANI
L’altra faccia della nostra esistenza nella canzone che anticipa ‘L’orizzonte degli eventi’, il nuovo album del musicista emiliano in uscita il 3 luglio. Sorprendente rock contemporaneo su oltre 150 store digitali.
“La notte è l’altra faccia della nostra esistenza. Quella in cui non dovremmo quasi esistere, ma solo rimanere in uno stato di incoscienza necessario per il recupero del nostro organismo. Invece la notte ci influenza, e anche di giorno, quando la ricordiamo o mentre l’aspettiamo. Quando, poi, arriva, calando prima il suo fedele servitore, il buio, entriamo ogni volta nell’intervallo tra una fine ed un inizio, in un breve limbo che si ripete in eterno”. Luci e ombre, notte e giorno, fine e inizio: è la riflessione di Alex Carpani sul buio che sintetizza perfettamente lo spirito del singolo Nel Ventre del buio e più in generale dell’imminente nuovo album L’orizzonte degli eventi, in uscita venerdì 3 luglio (in digitale dal 24 luglio) con Indipendent Artist (Italia), distribuzione fisica internazionale Pick Up Records e digitale USA Distrokid.
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo prog-rock contemporaneo avvincente e aggiornato, segna un punto di svolta per lui. Le sonorità tese, metropolitane e immediate, i testi in italiano e i contenuti oscuri e sofferti, sintomo di rinnovamento interiore e non solo musicale, sono la chiave di volta del nuovo disco, che l’autore presenta così: “L’orizzonte degli eventi è un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa”.
Il singolo Nel ventre del buio sarà disponibile su oltre 150 store digitali come Spotify, Apple Music, iTunes, Google Play, Youtube, Tidal, Napster etc.
Alex Carpani: voce principale e cori, synth, chitarre virtuali, programmazioni
Giambattista Giorgi: basso
Bruno Farinelli: batteria

No. 12
RADIOCONCLAS.IT
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Alex Carpani e il nuovo album consigliato: L’orizzonte degli eventi
L’orizzonte dei suoni contemporanei
L’album pazzesco di oggi è L’orizzonte degli eventi di Alex Carpani, un lavoro pressoché innovativo, di fronte al mercato musicale italiano che si rivela ormai mono nota. Le sonorità contemporanee di Alex Carpani si ascoltano completamente nell’album, una sperimentazione in chiave rock, mischiata a sofferenza, riflessione ed energia. L’album percorre, in nove canzoni e quasi un’ora di ascolto, il sentiero ispirato e artistico del musicista, con la narrazione in italiano del viaggio riflessivo dell’anima. La semantica dei brani è il connubio dei pensieri, di quando l’artista ha riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e sorriso nei momenti belli. Il tema dell’album è quella soglia sul bivio o il confine della vita invasa da sogni e realtà. Come spesso accade nei musicisti, l’idea e il progetto nascono da una controversa luce visionaria attraverso le porte nell’anima.
Biografia:
La sua terra natia è la neutrale Svizzera, da padre italiano e madre francese, un’infanzia passata nel collegio diretto dai genitori avendo la fortuna di conoscere i figli dei più grandi artisti: James Mason, Keith Emerson (ELP), Chris Squire (Yes), Valentina Cortese, Richard Basehart e molti altri. L’infanzia vissuta con queste personalità non fa che plasmare gli accenti del carattere e così Alex Carpani si trova a essere un cantante di successo. Il percorso della gavetta è uguale anche per lui, quindi passa sui palchi di numerosi concorsi musicali, fino a essere uno studente nella Scuola di Mogol (Centro Europeo di Toscolano). Un suo maestro è Stelvio Cipriani e pubblica cinque album distribuiti in Italia e all’estero: Waterline, The Sanctuary, 4 Destinies, So Close. So Far., L’orizzonte degli eventi.
Fonda gli ACB e percorre il mondo a suon di concerti fra USA, Gran Bretagna, Giappone, Brasile e Germania.
Credits di L’orizzonte degli eventi:
Alex Carpani – Voce e cori, synth, chitarre virtuali, programmazioni
Giambattista Giorgi – Basso
Bruno Farinelli – Batteria
Produzione e distribuzione
Indipendent Artist (Italia)
Distribuzione digitale Distrokid (U.S.A.)

No. 13
AGENZIA STAMPA
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by Silvia


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L’orizzonte degli eventi è il nuovo album di Alex Carpani: sonorità contemporanee e d’impatto, testi in italiano e una narrazione rock tra sofferenza, energia e riflessioni per il disco di svolta del tastierista bolognese, a capo di un dinamico power trio
C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.
“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”.
L’orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist (in digitale dal 24 luglio) dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: “Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese”.
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Rispetto all’influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L’orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: “Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo”.
Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.), i nove brani dell’album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenzialità e dell’impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti.
“Oggi contano l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi”.

No. 14
SWITCH ON MUSIC
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“L’orizzonte degli eventi”: il nuovo album di Alex Carpani
“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”. C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.
L’orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: “Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese”.
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Rispetto all’influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L’orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: “Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo”.
Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria e GB Giorgi al basso, i nove brani dell’album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenzialità e dell’impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti. “Oggi contano l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi”.

No. 15
PRESSITALIA
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L’orizzonte degli eventi: il nuovo album Alex Carpani!

Sonorità contemporanee e d'impatto, testi in italiano e una narrazione rock tra sofferenza, energia e riflessioni per il disco di svolta del tastierista bolognese, a capo di un dinamico power trio

“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”. C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti. L’orizzonte degli eventi esce con Indipendent Artist (in digitale dal 24 luglio) dopo i due singoli Nel ventre del buio e Lava bollente, è un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona la scelta musicale ma anche il veicolo espressivo della lingua: “Il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese“. Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno, è caratterizzato da sonorità crude e metropolitane, con un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Rispetto all’influenza di Genesis, Yes e Camel della Alex Carpani Band, ma anche rispetto al new prog degli Aerostation, L’orizzonte degli eventi guarda altrove, come sottolinea lo stesso autore: “Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, Steven Wilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo”. Suonati da un power-trio affiatato e possente, con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.), i nove brani dell’album sono caratterizzati da un lavoro di sottrazione, di ricerca dell’essenzialità e dell’impatto rispetto alle sonorità romantiche, melodiche e sognanti dei dischi precedenti. “Oggi contano l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare di dire molte cose con pochi elementi“.

No. 16
LA GAZZETTA DELLO SPETTACOLO
https://bit.ly/33x2AUS
by Susanna Marinelli

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Alex Carpani pubblica il suo nuovo cd L’Orizzonte degli Eventi

Nove brani tra rock ed elettronica, pop e ambient ma soprattutto tante emozioni in un gioco caleidoscopico di colori e contrasti, suoni ed atmosfere che si rincorrono e si alternano propagando una grande dose di energia. Questo è L’Orizzonte degli Eventi, quinto album di Alex Carpani.
Particolarmente influenzato dall’incontro con il mitico Keith Emerson, Carpani è un frontman, compositore e pianista di grande talento. Un talento che si è espresso quando era ancora giovanissimo attraverso il buon piazzamento in vari concorsi di composizione nazionali, grazie ai quali ha mosso i primi passi in ambito artistico. Laureato al D.A.M.S. con una tesi di laurea sulla musica di Nino Rota nel cinema di Federico Fellini, che ha vinto il 1° premio della Fondazione Fellini di Rimini, Carpani ha collaborato con nomi illustri del rock progressive internazionale tra i quali David Cross (King Crimson), David Jackson (Van der Graaf Generator), Aldo Tagliapietra (Le Orme), Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, PFM), Lino Vairetti (Osanna) iniziando a pubblicare i propri album nel 2007. Sia da solista che con la sua band ACB, Alex Carpani ha svolto una proficua ed acclamata attività dal vivo tenendo ben 130 concerti in 20 paesi di 3 continenti, inclusi Stati Uniti, UK, Giappone, Brasile, Germania. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alex Carpani per farci svelare i “segreti” della sua nuova e riuscita creatura discografica, L’Orizzonte degli eventi…

L’Orizzonte degli Eventi è il tuo quinto album ma il primo disco interamente in italiano. Come mai questa scelta?
AC - Per la prima volta volevo esprimermi nella mia lingua, senza mediazioni culturali o linguistiche. Volevo essere diretto, schietto, aperto e dare molta più importanza ai testi di quanto non avessi mai fatto in precedenza. E poi questo è un album un po’ esistenzialista, visionario e poetico, dove mi metto anche a nudo e non avrei potuto esprimere tutto questo affidandomi ad una traduzione, alla traduzione delle mie parole, delle mie sensazioni, dei miei impulsi. Le parole che ho scelto non hanno solo un valore semantico, ma anche musicale. Le ho scelte anche per la loro musicalità. Tutto concorre a fare musica in questo disco, anche la grafica e le immagini, alcune tratte da immagini scattate da grandi fotografi.

Hai definito questo tuo nuovo lavoro un album fatto di contrasti. Vuoi spiegare meglio al pubblico che cosa intendi?
AC - I contrasti sono nella musica, che alterna momenti di grande irruenza e potenza a momenti di leggerezza sognante e quasi sospesa, così come anche nei testi e nel registro dell’album, che abbraccia un ampio spettro di umori, stati d’animo ed emozioni, a volte contrastanti, appunto. Questo è un album sulla vita e la vita alterna da sempre contrasti, continuamente, dalla nostra nascita alla nostra morte.

Nel disco c’è pop, rock ed elettronica ma quale sono le tue radici musicali?
AC - Il rock rappresenta sicuramente la mia radice più robusta e ramificata, ma la mia musica è sempre stata intrisa anche di influenze classiche (che si ritrovano spesso nelle strutture compositive e nelle armonie) e di elettronica, che per me rappresenta la sperimentazione, il viaggio verso l’ignoto e la possibilità di tessere mondi sonori sconosciuti. Il pop, invece, è l’ultimo ingrediente arrivato, di recente, diciamo negli ultimi 4-5 anni. Del pop mi interessa l’immediatezza e la semplicità del linguaggio, che sono fondamentali se vuoi che la tua musica arrivi ad un pubblico non solo selezionato e iper-specializzato. Questo non vuol dire, naturalmente, fare cose banali o troppo semplici, ma cercare di lavorare di sottrazione, togliendo gli orpelli per arrivare all’essenza delle cose, cercando di raggiungere un equilibrio fatto di pochi elementi che, alla fine, sono tutti indispensabili, perché sono il frutto di un dosaggio severo fatto a monte.

Durante i mesi di lockdown hai composto della nuova musica?
AC - In realtà, no. La pandemia è arrivata nel momento in cui ero pronto a pubblicare il mio nuovo album, già registrato, mixato, masterizzato, quindi ho dovuto occuparmi soprattutto della pubblicazione, ridisegnando anche le strategie e i tempi del lancio. Questo cd, poi, l’ho prodotto e pubblicato io stesso, come artista indipendente, quindi ho dovuto occuparmi anche di una serie di cose di cui, generalmente, si occupa l’etichetta. Molto del mio tempo, quindi, è stato assorbito da tutte queste cose. Poi ne ho approfittato anche per mettere ordine al mio catalogo passato, dove c’è una discografia che io chiamo DIY (do it yourself), che conta quasi 20 album che ho scritto tra il 1990 e il 2007 e che abbraccia i generi più disparati: dall’elettronica alla new age, dall’electro-jazz alla musica unita alla poesia, dalla musica sinfonica al drum’n’bass, alle musiche per teatro e video. Ho caricato e messo on-line ben 17 albums, con tanto di copertina e scheda descrittiva, su Soundcloud, il tutto accessibile in streaming e completamente gratuito.

Quando speri di tornare ad esibirti dal vivo?
AC - Il discorso è molto delicato e complesso. Credo che prima del tardo autunno-inverno 2020 sarà difficile che riprenda l’attività live, soprattutto nel circuito dei club fino a 150-200 posti, che sono, poi, l’ossatura della musica al di fuori del mainstream, dei reality show musicali, delle grosse produzioni commerciali e della programmazione delle tribute/cover band. Ho paura che molte creature di questo sottobosco scompariranno, non potendo sopravvivere con 10-20 persone distanziate in sala, dove prima ce ne stavano 10 volte tanto. Se spariscono le location dove la musica dal vivo inedita trovava (faticosamente) un piccolo spazio, mi chiedo dove potrà collocarsi dopo… Forse nei festival, in parte, ma i festival si fanno su base annuale e quando ci suoni una volta, non ti richiamano l’anno successivo, così il tutto si complica. E’ un peccato perché questo è un disco che deve essere suonato dal vivo, dato il suo carattere rock, sanguigno e suggestivo. E’ fatto per il live. Oltretutto, i due musicisti che mi accompagneranno sono dei fuoriclasse: Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Mariadele, Il Volo) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, Fabio Concato).

Qual è il brano del cd che ti ha dato maggiormente da fare in fase di registrazione e quale quello che preferisci?
AC - Per fortuna in studio abbiamo finalizzato ciò che avevo già pre-prodotto nel dettaglio nel mio home-studio, quindi si è trattato principalmente di mettere ‘in bella’ il tutto. Avevo già un’idea precisa del sound che volevo ottenere e, per fortuna, la bravura dei musicisti e del mio tecnico del suono di fiducia, Daniele Bagnoli, hanno reso tutto più semplice.
Non c’è un brano che preferisco, perché ogni pezzo mi dà qualcosa di diverso, mette in vibrazione in me emozioni e stati d’animo diversi. “L’orizzonte degli eventi”, poi, è un concept album e ogni canzone è la tappa di un viaggio all’interno dell’esistenza, quindi ogni tappa è fondamentale e contribuisce a creare il mosaico generale.

Se per il tuo prossimo lavoro dovessi avere una guest chi vorresti che fosse?
AC - Ho un sogno impossibile e uno quasi impossibile. Mi piacerebbe far cantare a Roger Waters un mio brano e questo è il sogno impossibile. C’è poi un brano nell’album, che si intitola “Le porte”, che sarebbe stato perfetto cantato in inglese da lui, perché è molto ‘floydiano’. Il sogno quasi impossibile, invece, sarebbe di lavorare ad una produzione insieme a Steven Wilson, con il quale amerei lavorare, invece, al sound, agli arrangiamenti e alla produzione, a tutta la parte musicale insomma.

No. 17
GLOBUS MAGAZINE
https://bit.ly/3hsYUbW
by staff

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LAVA BOLLENTE: SI AVVICINA IL NUOVO ALBUM ALEX CARPANI

Il viaggio comincia. Un viaggio all’indietro, un treno che corre come una freccia nella memoria primordiale, squarciandola e portando alla luce ricordi dimenticati (o nascosti) in un terreno bollente e liquido come la lava.

E la notte, con la sua assenza di forme e di confini, fa il resto. La mente che fruga nel passato è come una torcia che illumina una stanza buia, facendo luce su piccole porzioni di spazio, su oggetti e dettagli accatastati alla rinfusa”. Un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona anche la scelta musicale: Lava bollente, il nuovo singolo di Alex Carpani, apre l’imminente nuovo album L’orizzonte degli eventi, marchiando a fuoco la direzione tematica e sonora di questa ambiziosa operazione che vedrà la luce venerdì 3 luglio (in digitale dal 24 luglio) con Indipendent Artist (Italia), distribuito in digitale da Distrokid (USA).
Dopo il primo singolo Nel ventre del buio, con Lava bollente si entra nel vivo di L’orizzonte degli eventi, il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno. Rispetto agli album passati, più vicini a una visione tradizionale del genere, L’orizzonte degli eventi sarà caratterizzato da sonorità contemporanee e metropolitane, con testi in italiano e un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità. Sottolinea il musicista: “L’orizzonte degli eventi è un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa“.

No. 18
BEYOND ROCK
https://bit.ly/2RoQGGW
by staff

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L`Orizzonte Degli Eventi is an album of rock songs sung in Italian and mixing neo-prog, hard rock, electronic music, alternative rock and pop influences. It’s a kind of visionary and existential concept album about the imaginary line that divides the possible scenarios of our lives, in the moment when we are in front of big life decisions. It all begins with the narrator voice of an astrophysicist who gives the scientific definition of the event horizon. From that moment the journey begins and this boundary surface becomes the metaphor of life and the relativity of all things.
Playlist:
1 L’orizzonte degli eventi [3.13]
2 Lava bollente [4.37]
3 Fiore d’acqua [5.28]
4 Il perimetro dell’anima [6.49]
5 Tempo relativo [5.07]
6 Sette giorni [6.56]
7 La fine è là [7.01]
8 Nel ventre del buio [5.09]
9 Le porte [6.44]
Credits: Written (music and words), arranged and produced by Alex Carpani
Alex Carpani - lead & back vocals, synthesizers, virtual guitars
Giambattista Giorgi - bass
Bruno Farinelli - drums


No. 19
NEWS MEDIA
http://www.newsimedia.net/lava-bollente/
by Pantaleo Tommasi

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LAVA BOLLENTE Alex Carpani

Indipendent Artist (Italia) Distr. digitale Distrokid (U.S.A.) 
 
“Il viaggio comincia. Un viaggio all’indietro, un treno che corre come una freccia nella memoria primordiale, squarciandola e portando alla luce ricordi dimenticati (o nascosti) in un terreno bollente e liquido come la lava. E la notte, con la sua assenza di forme e di confini, fa il resto. La mente che fruga nel passato è come una torcia che illumina una stanza buia, facendo luce su piccole porzioni di spazio, su oggetti e dettagli accatastati alla rinfusa”. Un viaggio interiore all’insegna del rinnovamento, un itinerario di catarsi che condiziona anche la scelta musicale: Lava bollente, il nuovo singolo di Alex Carpani, apre l’imminente nuovo album L’orizzonte degli eventi, marchiando a fuoco la direzione tematica e sonora di questa ambiziosa operazione che vedrà la luce venerdì 3 luglio (in digitale dal 24 luglio) con Indipendent Artist (Italia), distribuito in digitale da Distrokid (USA).  
Dopo il primo singolo Nel ventre del buio, con Lava bollente si entra nel vivo di L’orizzonte degli eventi, il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all’estero per il suo progressive dinamico, avvincente e moderno. Rispetto agli album passati, più vicini a una visione tradizionale del genere, L’orizzonte degli eventi sarà caratterizzato da sonorità contemporanee e metropolitane, con testi in italiano e un tema forte, quello dell’emersione del nuovo dalla sofferenza e dall’oscurità.  Sottolinea il musicista: “L’orizzonte degli eventi è un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa“.


No. 20
ROCK GARAGE
http://www.rockgarage.it/?p=87375
by Margherita Balzerani


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NUOVO LAVORO PER ALEX CARPANI

Si intitola L’Orizzonte Degli Eventi il nuovo album di Alex Carpani, in uscita per Indipendent Artist dopo i due singoli Nel Ventre Del Buio e Lava Bollente. Si tratta di un album che segna una transizione, un rinnovamento soprattutto rivolto alla lingua che per la prima volta è l’italiano, ma anche alle sonorità che non sono più melodiche e romantiche, ma potenti e d’impatto, a tratti hard rock.



No. 21
DONATO RUGGIERO
https://www.donatoruggiero.com/2020/07/03/lorizzonte-degli-eventi-il-nuovo-album-di-alex-carpani/
by staff


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L’orizzonte degli eventi – Il nuovo album di Alex Carpani

È uscito, L’orizzonte degli eventi, quinto lavoro solista di Alex Carpani.
È un disco di canzoni rock in italiano con influenze hard rock, elettroniche, alternative rock e pop. Un concept album un po’ visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa (comunicato stampa).
La versione digitale dell’album è prevista per il 24 luglio.
Tracklist:
1 L’orizzonte degli eventi 3.13
2 Lava bollente 4.37
3 Fiore d’acqua 5.28
4 Il perimetro dell’anima 6.49
5 Tempo relativo 5.07
6 Sette giorni 6.56
7 La fine è là 7.01
8 Nel ventre del buio 5.09
9 Le porte 6.44


No. 22
DONATO ZOPPO BLOGSPOT
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by

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Nel ventre del buio: il nuovo singolo di ALEX CARPANI!

L'altra faccia della nostra esistenza nella canzone che anticipa 'L'orizzonte degli eventi', il nuovo album del musicista emiliano in uscita il 3 luglio. Sorprendente rock contemporaneo su oltre 150 store digitali 
Nel ventre del buio: il nuovo singolo di Alex Carpani!

NEL VENTRE DEL BUIO
Alex Carpani
Indipendent Artist (Italia) 
Distr. fisica internazionale Pick Up Records 
Distr. digitale Distrokid (U.S.A.) 

"La notte è l’altra faccia della nostra esistenza. Quella in cui non dovremmo quasi esistere, ma solo rimanere in uno stato di incoscienza necessario per il recupero del nostro organismo. Invece la notte ci influenza, e anche di giorno, quando la ricordiamo o mentre l’aspettiamo. Quando, poi, arriva, calando prima il suo fedele servitore, il buio, entriamo ogni volta nell’intervallo tra una fine ed un inizio, in un breve limbo che si ripete in eterno". Luci e ombre, notte e giorno, fine e inizio: è la riflessione di Alex Carpani sul buio che sintetizza perfettamente lo spirito del singolo Nel Ventre del buio e più in generale dell'imminente nuovo album L'orizzonte degli eventi, in uscita venerdì 3 luglio (in digitale dal 24 luglio) con Indipendent Artist (Italia), distribuzione fisica internazionale Pick Up Records e digitale USA Distrokid.  
Il quinto album solista di Alex Carpani, una delle figure italiane più note all'estero per il suo prog-rock contemporaneo avvincente e aggiornato, segna un punto di svolta per lui. Le sonorità tese, metropolitane e immediate, i testi in italiano e i contenuti oscuri e sofferti, sintomo di rinnovamento interiore e non solo musicale, sono la chiave di volta del nuovo disco, che l'autore presenta così: "L'orizzonte degli eventi è un concept album un po' visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa".
Il singolo Nel ventre del buio sarà disponibile su oltre 150 store digitali come Spotify, Apple Music, iTunes, Google Play, Youtube, Tidal, Napster etc.

Alex Carpani: voce principale e cori, synth, chitarre virtuali, programmazioni 
Giambattista Giorgi: basso 
Bruno Farinelli: batteria 


No. 23
INDEX MUSIC
https://indexmusic.it/articoli/lorizzonte-degli-eventi-lalbum-della-svolta-di-alex-carpani/
by staff

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Sonorità contemporanee e testi in italiano per il disco di svolta del tastierista bolognese, artefice di una narrazione rock tra sofferenza, riflessioni ed energia

“Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà. E’ un album visionario e controverso anche; è passionale, onirico, generoso, malinconico, irruento a volte, romantico ed esistenzialista”. C’è una vita intera in L’orizzonte degli eventi, il nuovo album di Alex Carpani. Un disco di svolta, anche se si tratta di una svolta che arriva da lontano; un disco di novità, dal passaggio a un rock contemporaneo ormai distante dal progressive per il quale il tastierista è noto, alla scelta dei testi in italiano, diretti e sofferenti.

ALEX CARPANI BIO: Nato a Montreux (Svizzera) da padre italiano e madre francese, da bambino nel collegio diretto dai genitori era a scuola con i figli di molte personalità del mondo dello spettacolo, tra cui James Mason, Keith Emerson (ELP), Chris Squire (Yes), Valentina Cortese, Richard Basehart per citarne alcuni. In particolare, l’incontro con Keith Emerson l’ha sicuramente segnato, influenzando le sue scelte e il suo percorso musicale. A 20 anni ha partecipato a diversi concorsi di composizione a livello nazionale, classificandosi ai primi posti (Riccione Onde Rock, Festival degli Sconosciuti di Ariccia, Concorso Clio Genius, Premio Musica Libera), mentre a 24 anni ha vinto una borsa di studio dell’Unione Europea che gli ha consentito di partecipare ai corsi di composizione e arrangiamento di musica da film con Stelvio Cipriani alla Scuola di Mogol (Centro Europeo di Toscolano).
A 26 anni si è laureato in D.A.M.S. – indirizzo musicale con una tesi di laurea sulla musica di Nino Rota nel cinema di Federico Fellini, che ha vinto il 1° premio della Fondazione Fellini di Rimini. A 29 anni si è specializzato in sound engineering con Alessandro Scala (ex ingegnere Fonoprint) alla Fondazione Arte Scenica di Bologna. A partire dalla metà degli anni ‘00 ha collaborato, sia in studio che dal vivo, con alcuni musicisti che hanno fatto la storia del rock internazionale, come David Cross (ex King Crimson) e David Jackson (ex Van der Graaf Generator). Ha collaborato, inoltre, con artisti della scena rock italiana come Aldo Tagliapietra (ex Le Orme), Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, ex PFM) e Lino Vairetti (Osanna).
Dal 2007 ad oggi ha pubblicato 5 album, distribuiti in Italia e all’estero:
Waterline (CypherArts, USA – 2007)
The Sanctuary (MaRaCash Records, Italia – 2010)
4 Destinies (Festival Records, UK – 2014)
So Close. So Far. (MaRaCash Records, Italia – 2016)
L’orizzonte degli eventi (Indipendent Artist, Italia – 2020)
Con la sua band, la ACB, ha fatto circa 130 concerti in 20 Paesi di 3 continenti, tra cui USA, UK, Giappone, Brasile, Germania, suonando nei maggiori festival e rock club internazionali.
Nel 2017 ha formato insieme a Gigi Cavalli Cocchi (Ligabue, Clan Destino, C.S.I., Massimo Zamboni) e a Jacopo Rossi (Dark Lunacy, Nerve, Antropofagus), la band Aerostation con cui ha pubblicato Aerostation (Aereostella/Immaginifica, Italia – 2018). La band ha effettuato concerti in Italia e all’estero, sia in festival che in clubs prestigiosi ed ha aperto in alcune occasioni per P.F.M.. Attualmente Aerostation sta lavorando al secondo album. Oltre all’attività di musicista, Alex Carpani svolge anche quella di direttore artistico in un teatro vicino a Bologna, dove organizza anche rassegne musicali, mostre ed altri eventi culturali.

Giambattista Giorgi: Bassista di talento e dalle solide basi armoniche e tecniche, si è formato in diverse scuole italiane: CPM, AMM, CFM, per poi passare agli studi Jazz al Conservatorio di Bologna e Siena Jazz. Si è laureato a pieni voti in Musica Jazz 1° livello presso il conservatorio G.B. Martini di Bologna. Ha collaborato con molti artisti della scena italiana e internazionale: Umberto Tozzi, Anna Oxa, Ermal Meta, Anastacia, Biagio Antonacci, Alan Sorrenti, Annalisa Scarrone per citarne alcuni. E’ un musicista molto versatile, capace di esprimersi in molti generi e stili musicali, dal jazz al rock, dal pop al funk. E’ già stato bassista della ACB dal 2011 al 2016, quindi si tratta di un ritorno.

Bruno Farinelli: Batterista dal talento indiscusso, piuttosto noto nella scena nazionale, ha collaborato con tantissimi artisti, tra cui: Elisa, Cesare Cremonini, Gianni Morandi, Andrea Mingardi, Il Volo, Mariadele, Lucio Dalla, John Serry, Gaetano Curreri, Riccardo Fogli, Mietta, Fausto Leali, Ivana Spagna e moltissimi altri. Ha suonato, inoltre, con i chitarristi Mike Stern e Paul Gilbert durante i loro clinic tours italiani ed ha condiviso il palco con i batteristi Gregg Bissonette e Dom Famularo. Musicista dalla grande versatilità, sa esprimersi in moltissimi generi e stili musicali: dal jazz al pop, dal rock al blues, al funk.

L’ORIZZONTE DEGLI EVENTI: UNA CONVERSAZIONE CON ALEX CARPANI

La funzione della musica non è solo quella di intrattenere o sollevare riflessioni, ma anche di stupire: L’orizzonte degli eventi sorprenderà i tuoi ascoltatori. Come mai questo cambio di rotta?
AC: In realtà il cambio di rotta a livello di stile e di sound era già avvenuto con il mio precedente album So Close. So Far del 2016 e con l’album d’esordio di Aerostation, dal titolo omonimo, del 2018. Semmai possiamo parlare di una nuova rotta che è stata confermata per il terzo album consecutivo. C’è l’elemento, questo sì nuovo per me, del cantare in italiano. Desideravo, infatti, esprimermi nella mia lingua senza mediazioni o traduzioni, perché quello che avevo da dire con questo disco lo volevo dire con immediatezza, in modo diretto e non filtrato. E’ un disco esistenziale che a volte mette a nudo alcuni tratti della mia anima, quindi la scelta non poteva che essere questa. In più, volevo vincere una scommessa, con me stesso prima di tutto: scrivere un album rock, anche hard rock in alcuni momenti, in italiano e che non mi facesse rimpiangere l’inglese.
Chi ti segue con attenzione non avrà potuto non notare il passaggio degli Aerostation: possiamo considerarlo come un trait d’union tra il progressive della Carpani Band e quello attuale?
AC: Aerostation è un vero e proprio progetto musicale, una band creata da me e Gigi Cavalli Cocchi con lo scopo di fare un nuovo tipo di rock: moderno e contemporaneo, con influenze neo-prog, ma anche elettroniche e hard rock in alcuni momenti. Non lo definirei un side-project, né un intervallo tra le nostre attività parallele. Aerostation continuerà e, anzi, sta già per ripartire perché ho già finito da tempo di scrivere, arrangiare e pre-produrre il secondo album, che nei prossimi mesi inizieremo a registrare. La Alex Carpani Band così come l’avete conosciuta, con una matrice sinfonica e classic-prog, ritornerà forse un giorno, ma ora il mio mondo e i miei stimoli provengono dal presente e dal futuro e questa vena ci metterà un po’ prima di esaurirsi.
In questo disco per la prima volta vieni fuori tutto, esci allo scoperto, dalla copertina ai testi in italiano, e anche la band ridotta all’essenziale ti vede al centro. Più che un disco prog alla ELP o Genesis, un lavoro di amore e sofferenza alla Peter Hammill…
AC: Sì, è vero, ci metto la faccia, come si suol dire oggi. La band è un trio, ma è una vera macchina da guerra con Bruno Farinelli alla batteria (Elisa, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Il Volo, ecc.) e GB Giorgi al basso (Ermal Meta, Umberto Tozzi, Anna Oxa, ecc.). Per GB è un ritorno, visto che ha già suonato con me nella ACB dal 2012 al 2016. L’Orizzonte degli Eventi è un disco da suonare live e questa band è fatta per suonare live, quindi speriamo di poter presto suonare live!
Quali sono i nuovi punti di riferimento musicali che ti hanno ispirato o ai quali hai guardato con interesse per questa nuova avventura?
AC: Negli ultimi 3-4 anni nomi come Foo Fighters, Porcupine Tree, Radiohead, Haken, StevenWilson, per citare alcuni esempi, mi hanno stimolato molto di più che non i nomi storici della scena prog. Ho tenuto man mano la barra più verso il ‘centro’ del Rock, spostandomi un po’ dalle ‘ali’ del Prog. Ho ascoltato con più attenzione anche il rock italiano, in particolare gruppi come Il Teatro degli Orrori, dove c’è un connubio molto interessante, secondo me, tra alternative rock duro molto convincente e testi di grande spessore e potere evocativo.
Il fulcro del disco, a differenza dei larghi spazi ai quali ci avevi abituato, è la forma-canzone. Per chi viene dal progressive quali sono le difficoltà di esprimersi con un modulo più immediato e breve?
AC: È un lavoro di sottrazione, ricerca dell’essenzialità e ricerca dell’equilibrio perfetto. Il prog è fatto spesso di orpelli (lo dico in senso buono), quindi si dà molta importanza alle decorazioni e i brani sono molto lunghi perché, appunto, conta molto il mostrare ciò che si è fatto. Nel mio album o, meglio, negli ultimi tre album, per riprendere il discorso iniziale, contano invece l’immediatezza, la potenza e l’efficacia con cui cerco di arrivare all’ascoltatore. La musica e le parole devono essere cariche di significato, intensità e materia prima essenziale. Non intendo diluire, né fare preamboli, ma solo arrivare ad uno spettro più ampio di ascoltatori, non solo quelli iper-preparati ed educati alla musica. Questo non significa fare cose semplici o banali, ma cercare appunto di dire molte cose con pochi elementi.
Il prog-rock nacque come grande espressione di libertà, poi come spesso accade è diventato un canone e persino una trappola: secondo te quali sono le possibili forme di innovazione per un genere così longevo?
AC: È difficile rispondere a questa domanda: il genere, pensando ai musicisti, si può certamente rinnovare, basta avere il coraggio di farlo e non temere di perdere il seguito dei fan. Ma esisterà un pubblico per questo nuovo prog? Il pubblico-tipo è formato all’85% da uomini di età compresa tra i 35 e i 70 anni, con la concentrazione maggiore nella fascia 55-65 anni. Non so quanto questo pubblico sia curioso e disposto a rinunciare a ciò che ama da sempre perché lo riconosce, perché ci si riconosce, perché gli ricorda il periodo della giovinezza, perché si sente parte di un tutto anche attraverso l’amore e l’interesse comune e condiviso per le band che hanno fatto la storia del prog. Io, per quanto mi riguarda, vado avanti facendo le cose in cui credo e senza mentire a me stesso, quindi non ripeterò cose già fatte, né cercherò di solleticare l’attenzione con qualche trucchetto acchiappa-progger. :-)))
Dopo tanti anni di attività, pensi esista l’identikit del tuo ascoltatore?
AC: Non è solo una questione anagrafica o geografica, perché le persone che mi seguono, che comprano i miei cd, che ogni tanto mi scrivono per commentare ciò che hanno ascoltato, hanno tutte in comune una certa sensibilità e questo mi fa molto piacere. Parlo di una sensibilità anche umana, non solo musicale. Sono persone che mi comunicano le cose che hanno sentito e percepito: non si limitano a dirmi ‘mi piace’, mi spiegano anche il perché. Parlando di target di pubblico, ho notato uno spostamento verso un’età più giovane negli ultimi 2 album e, presumo, questo sarà confermato anche con questo nuovo album, che fa registrare un netto aumento del pubblico femminile, forse anche per l’importanza data da me ai testi e perché il concept è anche romantico per certi versi.



No. 24
Progarchives
https://bit.ly/30ZOw5V
by Andrea

progarchives-OdE-Andrea

"L'orizzonte degli eventi" is the fifth album by Alex Carpani and was released in 2020 on the Independent Artist Record label with a line up featuring Alex Carpani (vocals, synth, programming, virtual guitar), Giambattista Giorgi (bass) and Bruno Farinelli (drums). According to the official website, this is "a kind of visionary and existential concept album about the imaginary line that divides the possible scenarios of our lives, in the moment when we are in front of big life decisions". The overall sound confirms the new course of its predecessor, open to pop and new wave influences, but this time the lyrics are in Italian and in my opinion a good term of comparison could be represented by some of Franco Battiato's recent works like "Dieci stratagemmi" or "Ferro battuto"...
The album opens with 'L'orizzonte degli eventi' (Event horizon) where, on a base of sound effects, the narrative vocals of an astrophysicist give the scientific definition of event horizon, a boundary beyond which events cannot affect an observer. After that, the event horizon becomes just a metaphor to describe some crucial life passages and the relativity of every thing and the first track is just an introduction linked to the following 'Lava bollente' (Boiling lava) where the rhythm rises and you can ride on an imaginary train "running against the grain" through dream and reality, time and memory.
'Fiore d'acqua' (Flower of water) is a dynamic piece that deals with love and nostalgia, the desire to reach a person who is far away from you and the importance of the memories she left behind. Memories that seem like pages of a book written in the wind... Next comes the ethereal atmosphere of 'Il perimetro dell'anima' (The perimeter of the soul), a piece that describes in music and words the strange feelings of a foggy morning and the rising power of an invisible force that shines through the clouds... The nervous 'Tempo relativo' (Relative time) is about time passing by. As As the merciless blade of time comes down, darkness devours light and life while deceiving illusions melt in a storm of emotions... Then it's the turn of 'Sette giorni' (Seven days), a surreal track about the effects of the daily grind on dreams and regrets, freedom and desires.
'La fine è là' (The end is over there) deals with environmental issues. The rhythm is frenzied, the atmosphere tense and threatening while the lyrics evoke the need for a desperate run against the clock to stop the human tendency to self-destruction. What comes after is the aggressive 'Nel ventre del buio' (In the belly of darkness), a kind of invitation to dive in the heart of the night, an advice to look for the hidden side of things to find the right balance between expectations and reality. Then 'Le porte' (The doors) closes the album with its reflective mood and a pinch of spirituality.
On the whole, a good album although very different from Alex Carpani's excellent early works in a more symphonic style.



No. 25
Italian Prog Map
http://italianprogmap.blogspot.com
by the staff

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RUNNING AGAINST THE GRAIN

L’orizzonte degli eventi is the fifth album by Alex Carpani and was released in 2020 on the Independent Artist Record label with a line up featuring Alex Carpani (vocals, synth, programming, virtual guitar), Giambattista Giorgi (bass) and Bruno Farinelli (drums). According to the official website, this is a kind of visionary and existential concept album about the imaginary line that divides the possible scenarios of our lives, in the moment when we are in front of big life decisions. The overall sound confirms the new course of its predecessor, open to pop and new wave influences, but this time the lyrics are in Italian and in my opinion a good term of comparison could be represented by some of Franco Battiato’s recent works like Dieci stratagemmi or Ferro battuto... 
The album opens with “L’orizzonte degli eventi” (Event horizon) where, on a base of sound effects, the narrative vocals of an astrophysicist give the scientific definition of event horizon, a boundary beyond which events cannot affect an observer. After that, the event horizon becomes just a metaphor to describe some crucial life passages and the relativity of every thing and the first track is just an introduction linked to the following “Lava bollente” (Boiling lava) where the rhythm rises and you can ride on an imaginary train running against the grain through dream and reality, time and memory.
“Fiore d’acqua” (Flower of water) is a dynamic piece that deals with love and nostalgia, the desire to reach a person who is far away from you and the importance of the memories she left behind. Memories that seem like pages of a book written in the wind... Next comes the ethereal atmosphere of “Il perimetro dell’anima” (The perimeter of the soul), a piece that describes in music and words the strange feelings of a foggy morning and the rising power of an invisible force that shines through the clouds...
The nervous “Tempo relativo” (Relative time) is about time passing by. As As the merciless blade of time comes down, darkness devours light and life while deceiving illusions melt in a storm of emotions... Then it’s the turn of “Sette giorni” (Seven days), a surreal track about the effects of the daily grind on dreams and regrets, freedom and desires.
“La fine è là” (The end is over there) deals with environmental issues. The rhythm is frenzied, the atmosphere tense and threatening while the lyrics evoke the need for a desperate run against the clock to stop the human tendency to self-destruction. What comes after is the aggressive “Nel ventre del buio” (In the belly of darkness), a kind of invitation to dive in the heart of the night, an advice to look for the hidden side of things to find the right balance between expectations and reality. Then “Le porte” (The doors) closes the album with its reflective mood and a pinch of spirituality.

On the whole, a good album although very different from Alex Carpani’s excellent early works in a more symphonic style.


No. 26
True Metal
https://bit.ly/3oAxK7s
by Edoardo Turati

true-metal-OdE

Alex Carpani è un gran bella realtà nel panorama della musica italiana. L’altra caratteristica che ha sempre affascinato dell’artista in questione è la sua naturale capacità di mutare sound mantenendo un’anima personale che lo contraddistingue nel panorama tricolore. Cresciuto in Svizzera da padre italiano e madre francese, Alex durante i suoi studi collegiali ha avuto la “fortuna” di poter frequentare figli di grandi artisti come Keith Emerson o Chris Squire, quindi maturare ed affinare il suo percorso musicale e diventare un virtuoso della tastiera. Non a caso la sua passione per il progressive settantiano si manifesta palesemente nei primi tre lavori che sono stati lodati e ammirati un tutto il mondo per la freschezza ma anche, ed in particolar modo, per la capacità compositiva dell’autore.  In realtà con 4 Destinies, l’ultimo dei primi tre album, Carpani aveva già intrapreso la sua personale mutazione che si sarebbe concretizzata successivamente nel 2016 con So close, So far in cui il sound abbandona tutti gli stilemi del symphonic prog e si “svecchia” abbracciando sonorità Wilsoniane con contaminazioni di elettronica e composizioni chiaramente di stampo neo-prog.
Siamo arrivati quindi al 2020 con L’orizzonte degli Eventi ed in questo caso la svolta per Alex Carpani è totale. Partiamo proprio dalla copertina che per la prima volta ritrae in bella vista il mastermind italiano con jeans e giubbotto di pelle che fa molto Bruce Springsteen, come a dire “Ehi sono io, ci metto la faccia”. Altra novità è la scelta del cantante: se fino a oggi dietro al microfono si erano susseguiti Aldo Tagliapietra (Le Orme) nel primo disco e successivamente Joe Sal (RedZen, SoulEnginE, Archangel), in questo caso è lo stesso Alex Carpani a occuparsi di tutte le linee vocali. Le novità non finiscono qui ovviamente, perché in questo disco rispetto ai precedenti, tutti i testi sono interamente in lingua Italiana. E il sound? Questa è certamente la novità più eclatante di tutte, perché in L’orizzonte degli Eventi la musica di Carpani dà una brusca sterzata, difatti la proposta è un rock contemporaneo, con forti influenze elettroniche, alternative, che spesso sfiorano addirittura il pop. La domanda che ronza in testa a molti si intuisce facilmente… non saranno troppe queste novità tutte insieme? Effettivamente a un primo impatto si rimane un attimo spiazzati, più volte sono andato a controllare se realmente stavo ascoltando un disco di Alex Carpani. L’artista stesso ha voluto fugare ogni perplessità dichiarando: “Questo album non arriva per caso e non arriva in un momento qualunque. La sua realizzazione è stata una sorta di viaggio di avvicinamento ad una fase di transizione e questo viaggio è durato un anno. Un anno in cui ho riflettuto, osservato, rimuginato, ricordato, immaginato, sognato, gioito, sofferto, pianto e riso. L’album parla di una soglia, di un bivio, di un confine, di una vita divisa tra sogno e realtà”.
Resta il fatto che quello che arriva oggi alle nostre orecchie è qualcosa di diverso, per certi versi inaspettato e richiede tempo per essere metabolizzato. Il nuovo disco di Carpani, se ci concedete il paragone, è una sorta di massa dall’incredibile potere attrattore: quello che si riesce a “misurare” è L’orizzonte degli Eventi, ossia la superfice immaginaria che circonda una sorta di buco nero metaforico. Questo è il concetto che muove tutto il disco di Carpani e che viene raccontato dalla voce di un astrofisico nel primo brano eponimo. Non siamo davanti ad un vero e proprio concept (come tra l’altro ci aveva abituati Alex sino ad oggi) ma come lui stesso racconta, siamo posti davanti a un dilemma esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita, nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte improrogabili.
Dopo l’opener che funge esclusivamente da prologo, si parte rapidamente con la musica vera e propria, quella di “Lava Bollente”, pezzo serrato, elettronico e che molto ricorda il grande Franco Battiato degli ultimi anni. La successiva “Fiore d’Acqua” è un brano caratterizzato da riff di chitarra sporcata dal crunch e dal solito synth onnipresente. Qui sia nella musica sia soprattutto nel cantato di Carpani tornano alla memoria le sonorità dei primi Timoria, quelli del periodo di Renga per intenderci. Abbiamo, quindi, già capito che direzione la musica abbia intrapreso, infatti non succedono grandi cose: la successiva “Perimetro dell’anima” è sempre ricca di elettronica mentre la seguente “Tempo Relativo”, che si apre con un’interessante linea di basso, rimane aderenti alla proposta iniziale. “Sette giorni” ridimensiona un po’ il groove e una voce superfiltrata guida un bridge che spezza in parte un brano sostanzialmente piatto. Nella seguente “La fine è là” il suono si incupisce, il testo molto intenso ci porta su territori ameni e la musica distorta supporta egregiamente il messaggio di disperazione lasciato dall’artista. Sicuramente uno dei brani più riusciti del disco. Siamo arrivati velocemente al penultimo pezzo del disco che è affidato a “Nel Ventre del Buio” brano dal ritmo incalzante, che nuovamente ricorda moltissimo il maestro catanese sia nell’approccio strumentale, sia nei tempi prettamente musicali. Si chiudono infine “Le Porte” del disco, con l’ultimo pezzo lento e risolutivo dove Carpani immagina un dialogo vis a vis con una persona cara e trae le proprie conclusioni sul viaggio intrapreso. Da lodare sicuramente la ricerca di suoni molto particolari e sofisticati, che sono poi la firma vera e propria dell’artista.
Dobbiamo per forza di cose tirare le somme. L’ultima fatica di Carpani ha dalla sua parte sicuramente dei testi molto interessanti ed efficaci nell’essere diretti e immediati. La musica va approcciata in modo totalmente diverso da quello a cui siamo stati abituati sino a oggi e questo potrà far storcere il naso a molti fan abituati a tutt’altro genere musicale. Ma c’è poco da fare, questo è il “nuovo” Alex Carpani che non piacerà sicuramente ai progster più esigenti, soprattutto perché musicalmente siamo lontani anni luce, siamo proprio nell’Orizzonte degli Eventi, pericolosamente vicini al buco nero del music business dal quale abbiamo imparato che difficilmente se ne esce…l’importante è che non sia la musica a pagare il dazio più alto.


No. 27
MAT2020
http://www.mat2020.com/files/MAT2020_OTT19_cge1p34u.pdf
by Evandro Piantelli

mat-2020-OdE


Il tre luglio di quest’anno è stato pubblicato “Orizzonte degli eventi”, il più recente lavoro della Alex Carpani Band, gruppo di spicco del pa- norama progressive rock italiano (ma non solo). Un album atteso, che contiene molte conferme e tante succose novità. Ma partiamo dall’inizio. Alex Carpani è uno che ha fatto della musica la ragione della sua vita, essendosi laureato a Bo- logna in D.A.M.S.-indirizzo musicale con una tesi sulla musica del Maestro Nino Rota e, successi- vamente, si è specializzato in sound engineering. Inoltre, negli ultimi 15 anni, ha collaborato con un numero impressionante di musicisti italiani ed internazionali (due nomi fra i tanti: Aldo Taglia- pietra e David Jackson). Il suo gruppo, la ACB, è attivo fin dal 2007 ed ha pubblicato una serie di dischi che non sono passati inosservati nel pur vasto ambito delle uscite del genere progres- sive rock. Il primo lavoro della band, Waterline (2007), pur contenendo molte sonorità anni ‘70, già evidenzia uno stile molto personale, con fre- quenti cambi di tempo ed un uso piuttosto heavy delle chitarre. Stesso discorso si può fare per il successivo The sanctuary (2010), album ancora più orientato verso il progressive. Da notare che in entrambi i lavori le copertine sono state realiz- zate dal grande Paul Whitehead (artista che non
ha bisogno di presentazioni, diciamo soltanto per quei 3 o 4 che non lo sanno che ha illustrato le copertine di Genesis, Van Der Graaf Generator e Orme, solo per citarne alcuni). La band pubblica poi 4 Destinies (2014) e So close, so far (2017), e in quest’ultimo lavoro la ACB comincia a staccarsi dal genere prog, in funzione di suoni più rock (e addirittura post rock).
Nel 2018 Alex si è preso una pausa dalla sua band, per unire i suoi sforzi al batterista Gigi Ca- valli Cocchi (Ligabue, CSI e Mangala Vallis, di cui è uscito da poco l’ottimo Voices) e al bassista Ja- copo Rossi nel progetto Aerostation, che ha visto la pubblicazione di un disco con lo stesso titolo. Il progetto sembra essere tutt’altro che una sem- plice parentesi, perché è in cantiere il secondo lavoro della band. Ma la Alex Carpani Band non è stata messa nel cassetto perché il musicista bo- lognese ha chiamato a raccolta il batterista Bru- no Farinelli ed il bassista Giambattista Giorgi per realizzare il quinto lavoro della ACB che, come ricordavo all’inizio, è uscito il 3 luglio di questo travagliatissimo 2020.
Con Orizzonte degli eventi la ACB si allontana an- cora di più dai primi lavori, realizzando un album che prosegue il discorso iniziato con So close so far e (a detta dello stesso musicista) risente dell’eperienza maturata da Alex nell’ambito del pro- getto Aerostation. Infatti, l’album è caratterizzato da due elementi: è un CD di musica rock (inteso nel senso più ampio del termine) e come tale più immediato e fruibile ed è totalmente cantato in italiano, con testi importanti, finalizzati a sensibi- lizzare l’ascoltatore su determinati argomenti e a far capire quale è il pensiero dell’autore.
Il disco si apre con un brano strumentale sul qua- le una voce recitante spiega il significato scien- tifico del termine “orizzonte degli eventi”, un concetto collegato ai buchi neri, definito come “la superficie limite oltre la quale nessun even- to può influenzare un osservatore esterno”. Ed è probabilmente un’attenta osservazione della quotidianità e delle contraddizioni della nostra società che ha spinto Alex realizzazione di questo disco. Infatti, già nel brano successivo (caratteriz- zato dalla potente intro tastiere-basso-batteria), “Lava bollente” si parla del ritmo frenetico della vita (... un treno che viaggia come un pugno in faccia ...) e della difficoltà a trovare un senso a tutto ciò. “Fiore d’acqua”, invece, inizia in modo più riflessivo, ma poi si apre verso sonorità Ra- diohead, con un testo che ci racconta delle pro- blematiche del rapporto uomo-donna, sempre alla ricerca di un equilibrio, forse introvabile. In “Il perimetro dell’anima” c’è la sezione ritmica sempre in primo piano, che conferisce al pezzo un sound molto “moderno”. “Tempo relativo” (... il tempo è un’illusione che gioca a beffare chi non ce l’ha ...), parla dello scorrere del tempo e della vita che passa senza che (a volte) ce ne accorgia- mo. Un testo molto bello che ci porta a riflettere sul fatto che il tempo è relativo perché dipende da cosa di fa. Impieghiamo bene il tempo e solo allora potremo dire di non averlo sprecato. “Set- te giorni” racconta di una settimana vissuta in modo allucinante fra sogno e realtà, mentre “La fine è là” è la canzone col testo più attuale, che parla della necessità di agire per fermare l’auto- distruzione verso al quale è destinata l’umanità. Non bisogna negare la gravità della situazione, ma agire subito per il cambiamento. Un testo crudo e drammatico, supportato da una musica a tratti ipnotica. Se il profitto continuerà ad es- sere messo al primo posto trascurando il nostro pianeta, l’autodistruzione dell’umanità sarà solo una questione di tempo. Parole su cui riflettere. “Nel ventre del buio” è un pezzo molto tirato che si abbina ad un testo poetico (... e se fossimo pensieri che qualcuno pensa ... e se fossimo i so- gni che qualcuno sogna ...), mentre la conclusiva “Le porte” è un brano che ha ancora come tema il rapporto di coppia.
“L’orizzonte degli eventi” è un disco pieno di cose interessanti. Innanzitutto, per i testi (che nascono a mio avviso dall’esigenza dell’autore di raccon- tarci il suo punto di vista), al contempo poetici ad attuali, con la voce di Alex che non è per niente male. La musica, invece, è volutamente scarna ed essenziale (lontana dal prog dei primi dischi), dove la fa da padrone la sezione ritmica, con le tastiere che non sono quasi mai protagoniste e con la chitarra sobria e non invasiva. È un lavoro che potrà spiazzare chi conosce Alex Carpani e la sua discografia, ma che non potrà essere non apprezzato nel suo complesso.
Avrete capito che il disco mi è piaciuto e che il suo ascolto non mi ha lasciato indifferente. Cre- do che piacerà anche a voi.



No. 28
MLWZ (Poland)
https://mlwz.pl/recenzje/plyty/23286-carpani-alex-l-orizzonte-degli-eventi
by Artur Chachlowsky

mlwz-OdE

Carpani, Alex - L'Orizzonte Degli Eventi
Artur Chachlowski, 24.02.2021

Alex Carpani to świetnie wykształcony włoski kompozytor, klawiszowiec, wokalista, producent, muzykolog i dyrektor artystyczny. Ukończył muzykologię na Uniwersytecie Bolońskim, a pracę magisterską napisał na temat muzyki Nino Roty w filmach Felliniego.
Skomponował pokaźną liczbę dzieł muzyki instrumentalnej utrzymanych w różnych gatunkach i dla różnego przeznaczenia: od new age, muzyki elektronicznej, muzyki symfonicznej, drum'n'bass i electro-jazzu, aż do soundtracków do spektakli teatralnych i filmów dokumentalnych. Od kilkunastu lat realizuje się jednak jako muzyk rockowy i ma w swoim dorobku cztery solowe albumy stylistycznie utrzymane w szeroko rozumianym progresywno-rockowym repertuarze. Dwa z nich - debiutancki „Waterline” (2007) i niezwykle ciepło przyjęty „4 Destinies” (2014) omawialiśmy na naszych łamach i swego czasu prezentowaliśmy w małoleksykonowych audycjach. Tak więc, postać Alexa Carpaniego nie powinna być obca uważnym sympatykom gatunku, tym bardziej, że niespełna dwa lata temu dał się on poznać dodatkowo jako lider konceptualnego projektu Aerostation, który założył z renomowanymi muzykami - perkusistą Gigi Cavalli Cocchim (Mangala Vallis) oraz basistą Jacopo Rossim – i z którym wydał ciekawe wydawnictwo zatytułowane po prostu „Aerostation” (także omawiane na naszym portalu – recenzja tutaj).
Mało tego, w trakcie swojej prężnie rozwijającej się kariery solowej miał okazję współpracować z tak znanymi artystami, jak David Jackson z Van der Graaf Generator, David Cross z King Crimson, Paul Whitehead (grafik wczesnych okładek płyt Genesis), Aldo Tagliapietra z Le Orme oraz Bernardo Lanzetti z PFM. Wraz ze swoim zespołem zagrał blisko 130 koncertów w 20 krajach (w tym Polsce; swego czasu koncertował w Ośrodku Kultury Andaluzja w Piekarach Śląskich) na 3 kontynentach, będąc zapraszanym na najważniejsze festiwale międzynarodowej sceny rocka progresywnego.
W zeszłym roku nadeszła pora na coś nowego. Alex poszedł w nieco innym kierunku. Opracował album zatytułowany „L'Orizzonte Degli Eventi” („Horyzont zdarzeń”) z piosenkami rockowymi śpiewanymi w języku włoskim i utrzymanymi w stylistyce łączącej w sobie neo-prog, hard rock, muzykę elektroniczną, alternatywny rock i piosenkowy pop. To rodzaj wizjonerskiego i egzystencjalnego albumu koncepcyjnego o wyimaginowanej linii, jaka dzieli możliwe scenariusze naszego życia w chwilach, kiedy stoimy przed ważnymi życiowymi decyzjami.
Wszystko zaczyna się od głosu narratora (Efisio Santi), który wprowadzając nas w klimat płyty podaje naukową definicję horyzontu zdarzeń i w tym momencie, po tym trzyminutowym elektronicznym intro, rozpoczyna się fascynująca muzyczna podróż, będąca metaforą życia i względności wszystkich zdarzeń, które w trakcie życia przytrafiają się człowiekowi. „Lava bollente” to utwór utrzymany w żywym tempie, będący dynamicznym wejściem w tę płytę, a zarazem urocze malowanie pejzażu dźwiękowego wokół wnikliwego tekstu. Nagranie „Fiore d’acqua” oparte jest na doskonałej pracy sekcji rytmicznej, utrzymującej równowagę pomiędzy dynamiką, a bardziej romantycznymi fragmentami. „Il perimetro dell’anima” to jeden z najbardziej znaczących utworów na albumie. Rozpoczyna się powoli od mocno elektronicznego podkładu, by po chwili włączyć dźwiękowy dywan 12-strunowych gitar, a następnie imponująca fala dźwięków porywa słuchacza w bardzo przyjemne rozmarzone soniczne otchłanie.
W „Tempo relativo” można odnieść wrażenie, że słucha się mieszanki Nirvany i Porcupine Tree. Arpeggio z pinkfloydowym pogłosem zachwyca w kompozycji „Sette giorni”, w której mamy do czynienia z ciekawą konstrukcją brzmieniową utrzymaną w progresywnym crescendo, uszlachetnioną w swej finałowej części kaskadą dynamicznych klawiszowych dźwięków. Szczególnie energiczny jest jednak temat zatytułowany „Le Fine è là”, który trwa siedem minut i wypełniony jest gęstymi dźwiękami metalowych gitar, dudniącym basem, klaustrofobicznymi rytmami i licznymi elektronicznymi efektami oddającymi lęk przed nieuchronnie zbliżającą się katastrofą. To bardzo sugestywne nagranie. W jego przypadku znów pojawiają się skojarzenia z muzyką pewnego jeżozwierzowego zespołu.
Szalony i mocno rozpędzony utwór „Nel ventre del buio” poprzedza grande finale albumu w postaci marzycielskiej kompozycji „Le porte”. To niesamowicie nośny kawał energetycznego rocka, który nie kryje ewidentnych floydowskich fascynacji i inspiracji. Wysmakowane dźwięki gitar i syntezatorów stanowiące tło dla zapadającej w pamięć śpiewanej przez Carpaniego melodii zbliżają nas do końca tej naprawdę wielce udanej płyty.
Alex Carpani śpiewa na niej (po raz kolejny uświadamiam sobie jak doskonale język włoski komponuje się z muzyką rockową) oraz gra na syntezatorach (w tym generuje też dźwięki na wirtualnych gitarach), a towarzyszą mu Giambattista Giorgi – bas oraz Bruno Farinelli – perkusja. Zaledwie trzech ludzi, a wspaniałej muzyki co niemiara. Z całego serca polecam tę płytę, gdyż te 50 minut (bo tyle trwa łącznie 9 wypełniających ją piosenek) to najprawdziwsza muzyczna uczta dla uszu. Przy pierwszym przesłuchaniu zacząłem zaznaczać sobie utwory, które zwróciły moją uwagę. Plusiki postawiłem przy 5 tytułach. Przy drugim przesłuchaniu pojawiły się dodatkowe dwa. A potem zorientowałem się, że właściwie wszystkie piosenki są godne uwagi i że „L'Orizzonte Degli Eventi” to album praktycznie bez słabych punktów.
Album „L'Orizzonte Degli Eventi” jest pod wieloma względami wizjonerski. I to nie tylko jeżeli chodzi o jego treść, ale i o samą muzykę. W pewnym stopniu przypominać może on kierunek, jaki niedawno na „The Future Bites” obrał Steven Wilson. Być może Alex nie posuwa się aż tak daleko i nie schodzi aż tak drastycznie z rockowej ścieżki jak Wilson, ale wypełniające jego nowy album piosenki w inteligentny sposób łączą to, co najlepsze w kilku odległych od siebie i pozornie niepasujących do siebie dziedzinach, tworząc album pod każdym względem dojrzały, zaangażowany, a co najważniejsze - jednocześnie bardzo chwytliwy i inspirujący.



No. 29
Prog Censor (Belgium)
https://www.facebook.com/progcensor/
by Tibère (Lui Desrousseaux)

prog-censor-OdE

L'Orizzonte Degli Eventi
rock progressif moderne – 50:58 – Italie ‘20
On se souvient non sans émotion de la venue de son band le 25 avril 2015 au Festival Prog-résiste à Soignies.
Voici qu’Alex Carpani nous revient en 2020 avec ce nouvel album. Il y est accompagné de GB Giorgi à la basse et Bruno Farinelli à la batterie alors que lui-même s’occupe aussi bien du chant, des claviers, des guitares…
Écoutons donc ce que l’artiste a à nous dire à propos de cet album: «C’est une sorte de voyage vers une phase de transition qui a duré un an. Période durant laquelle j’ai réfléchi, observé, imaginé… Il parle d’un seuil, d’une vie partagée entre rêve et réalité. Il est visionnaire et controversé; il est passionné, onirique, généreux, mélancolique, impétueux, romantique et existentialiste.»
Rassurez-vous, le moustique qui ouvre la plage titulaire n’est qu’imaginaire et permet l’envol en douceur des nappes de clavier (instrument de prédilection de l’ami Alex) soutenant une longue litanie parlée en italien. La transition avec l’enlevé «Lava Bollente» se fait tout naturellement pour nous emmener dans un progressif moderne plus proche de groupes comme Pineapple Thief ou Porcupine Tree plutôt que des grands anciens. Les ambiances romantiques et plus rentre-dedans se succèdent sur «Fiore d'Acqua» et ce pour notre plus grand plaisir. C’est sur une base électronique que débute «Il Perimetro dell'Anima» avant l’arrivée d’un tapis de cordes bientôt suivi d’une batterie offrant un tournant rythmique non négligeable. La basse nous entraîne sur «Tempo Relativo» avant un riff à la guitare qui n’est pas sans me rappeler U2, mais cette impression n’est que passagère. Bel arpège se répétant durant les presque sept minutes du titre, voici «Sette Giorni» où même la pop s’invite pour notre plus grand bonheur. De nouveaux sons électroniques nous accueillent sur «La Fine è Là» où l’atmosphère se fait délétère. Très moderne également la construction de «Nel Ventre Del Buio», le tout sur un tempo ardent. Mais il est temps pour nous de quitter cet album, c’est ce que nous invitent à faire les sons avant-gardistes de «Le Porte» qui se poursuit cependant comme une mélopée.
Un disque qui ne manquera pas de réjouir les fans de progressif moderne, même ceux d’entre eux rétifs à la langue italienne.
Tibère
Album non disponible sur bandcamp



No. 30
Tempi Duri (Italia)
http://www.tempiduri.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=2195:alex-carpani-l-orizzonte-degli-eventi&catid=17&Itemid=144
by Stefano Bonelli

tempiduri-OdE

E' un concept album un po' visionario ed esistenziale sulla linea immaginaria che divide gli scenari possibili della nostra vita nel momento in cui siamo di fronte a delle scelte di campo. Il tutto ha inizio con la voce narrante di un astrofisico che dà la definizione scientifica dell’orizzonte degli eventi. Da quel momento, comincia un viaggio nel quale questa superficie limite diventa la metafora della vita e della relatività di ogni cosa.
Questo è quanto mi ha detto Alex riguardo al disco, che dovrebbe rappresentare una svolta. Ho ascoltato il disco un paio di volte, ed ho potuto constatare che effettivamente ci sono diverse novità in questo quinto lavoro di Alex Carpani artista poliedrico proveniente dalle lande bolognesi, che mette in questo disco tutto il suo lavoro di un anno passato a ricercare nuove sonorità tutte volte (scusate il gioco di parole), a dare una svolta alla sua vita artistica.Una di queste è l’idioma scelto per le sue canzoni, ovvero l’italiano e per chi è abituato a sentirlo cantare in inglese e di certo rappresenterà una sorpresa, scelta a mio avviso azzeccata ma anche giusta forse per l’urgenza diciamo così di far capire i suoi sentimenti ed il suo vissuto di quest’anno, tempo che gli è servito per mettere in musica la sua nuova esperienza.
Un'altra svolta rappresenta il cambio stilistico che musicalmente si sposta verso lidi più moderni aggiungendo anche dell’elettronica che però rimane al servizio delle canzoni, che potremmo descrivere come una sorta d’incontro ideale tra il Battiato sperimentale ed i Subsonica, quindi stiamo parlando di un qualcosa d’inedito che rende questo disco assai interessante da ascoltare, “L’orizzonte degli Eventi” è un disco drammatico e questo lo si nota nella tensione che si crea durante l’ascolto che viene favorito anche delle nove canzoni che compongono il disco e per questo (almeno a me  è successo) che ti viene voglia di ricominciare l’ascolto per farsi avvolgere di nuovo  dalla storia e dall’atmosfera particolare che crea  questa tensione dalla dinamica nervosa che si coglie forse proprio  per quell’urgenza di raccontare le sue cose  vissute  in questo anno pandemico  .Un periodo che a livello creativo è stato forzatamente stimolante costringendo gli artisti a riflettere sulle proprie cose.
IL lavoro è stato curato interamente dallo stesso Alex Carpani che ha curato tutti gli aspetti dalla produzione (ci cui posso dire che si sia stato fatto un lavoro eccelso) alla divulgazione ai vari magazine.Per quanto riguarda l’aspetto grafico del disco forse si poteva fare meglio che mettere una semplice  foto la cui ambientazione riflette  una certa malinconia, ma non h opotuto fare ameno di notare di una certa somiglianza di un'altra copertina molto simile che potete vedere qui .La voce di Alex ha timbro molto interessante che ricorda per alcuni aspetti Aldo Tagliapietra “delle Le Orme” questo emerge in canzoni quali “Sette giorni”e “La fine è la” dall’inaspettato finale “Vangeliano”mi snento anche di citare anche “Le porte”vocalmente  vicino ad alcune cose di Franco Battiato,e forse il pezzo più suggestivo  dell’intero lotto.“Nel ventre del buio” ho scorto una certa somiglianza ad alcune cose di Max Gazzè anche se qui parliamo davvero di reminiscenze, anche perché musicalmente i due mondi sono diversi tra loro , ma è certo che questo nuovo lavoro  ha diversi spunti interessanti che ci permettono di ascoltarlo co0n la giusta curiosità.
 In conclusione “L’orizzonte degli eventi” non il solito disco di musica italiana tutt’altro, una volta tanto (forse  più di una diamo pure)fa davvero piacere ascoltare dischi  come questo frutto di un lavoro intenso ed importante dove Alex Carpani è riuscito a traferire la sua esperienza  in musica  e non tutti lo fanno . 
Stefano Bonelli   
     
01.  L’orizzonte degli eventi
02.  Lava bollente
03.  Fiore d’acqua
04.  Il perimetro dell’anima
05.  Tempo relativo
06.  Sette giorni
07.  La fine è là
08.  Nel ventre del buio
09.  Le porte
 
Alex Carpani – voce principale e cori, synth, chitarre virtuali, programmazioni
Giambattista Giorgi – basso
Bruno Farinelli – batteria



No. 31
Street Clip (Germany)
http://streetclip.de/2021/03/12/alex-carpani-lorizzonte-degli-eventi/
by Michael Haifl

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Alex Carpani führt seine ALEX CARPANI BAND auf die nächste Ebene. Er übernimmt wieder höchstpersönlich den Gesang, den er noch beim letzten Werk ´So Close. So Far.´ Joe Sal übertragen hatte, und besingt unter dem Banner ALEX CARPANI das fünfte Werk sogar erstmals auf Italienisch. Zusammen mit Giambattista Giorgi (Bass) und Bruno Farinelli (Drums) hat Alex Carpani (Gesang, Synthesizers, Gitarren mit virtuellen Effekten) ´L’orizzonte Degli Eventi´ in Trio-Besetzung eingespielt.
Neun Songs klingen völlig zeitgemäß aus den Boxen, lassen Prog Rock und Alternative Rock zu einem bereits auch nicht mehr allzu neuen New Artrock mit einem gehörigen Anteil an Electronic Music anwachsen. Das konzeptionelle Werk schwebt in Visionen über zusammenführende Linien, die all unsere Lebensentscheidungen verbinden. Die Reise des Lebens wird von der Relativität hinterfragt. Zum Summen und Knistern der Elektronik spricht daher ein Astrophysiker in ´L’orizzonte Degli Eventi´ die Einführungsworte. Zu possierlichen Synthesizern erklingt sodann in ´Lava Bollente´ der krachende New Artrock in der Tradition von PORCUPINE TREE bis RIVERSIDE, eine Reise durch Raum und Zeit, Traum und Wirklichkeit.
Eine Erhöhung der Elektronik lässt ´Fiore d’Acqua´ eher an PURE REASON REVOLUTION denken und weckt konzeptionell den Wunsch, fast vergessene Zuneigung wieder aufleben zu lassen. Die Musik konzentriert sich dabei, der Stilistik entsprechend, eher auf eine Rhythmus-Hook, als in Verbindung mit melodischen Gesangslinien in Schwelgereien zu jubilieren. Noch sehnsuchtsvoller wird hernach ´Il Perimetro dell’Anima´, ehe ´Tempo Relativo´, über das Voranschreiten der Zeit, wenige Sekunden wie LED ZEP, dann aber eher wie NIRVANA on Dope klingt. Bedrohlich wird die Musik letztlich, wenn in ´La Fine è Là´ die Umwelt das Thema ist und alle Türen zu einer Rückkehr, ´Le Porte´, womöglich bald verschlossen werden.
(7 Punkte)


No. 32
Rock Impressions (Italia)
http://www.rock-impressions.com/carpani3.htm
by Giancarlo Bolther

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Ecco un musicista che non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, da diversi anni è sulle scene con vari progetti, tra prog, elettronica raffinata e rock, ha esplorato diversi generi sempre alla ricerca di un linguaggio personale e distintivo. Questo nuovo album è sintesi ed evoluzione al tempo stesso del suo percorso. Un disco pieno di energia e con un sound futurista, un distillato di essenze che si alimentano delle esperienze passate e guardano avanti. Per certi versi mi sono venuti in mente gli O.R.K., che, come Alex, hanno base a Bologna.
Il disco si apre col ronzio delle api e l’astrofisico Efisio Santi descrive un buco nero, metafora del disco, nel senso che vuole essere un territorio di confine, magmatico, dove dominano forze fuori controllo e questa energia è il motore dei brani proposti. Musica spesso ruvida, ma anche melodica, con testi in italiano che funzionano come orologi, e sappiamo bene quanto sia difficile integrare la nostra lingua col rock. Carpani è riuscito a confezionare un disco di grande impatto, che può attirare i favori di un pubblico aperto a nuovi suoni e capace di apprezzare le contaminazioni.
L’Orizzonte degli Eventi suscita emozioni forti e sono veramente colpito dalla sua profondità. GB



No. 33
Tempi Duri (Italia)
https://bit.ly/3li1Tas
by Roberto Latini
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INTERVISTA al TASTIERISTA ALEX CARPANI, PIENO DI ORIZZONTI DA VARCARE
Tempi Duri ha intervistato un multisfaccettato musicista, che suona le tastiere ma guarda alla musica da molti lati. Ricco di esperienze, ha fatto uscire nel 2020 il suo ultimo album solista ‘L’Orizzonte degli Eventi’ che rispetto agli altri si fa apparentemente più semplice, ma dietro cui sta un’attentissima cura che l’artista ci racconta qui. Nella presentazione del disco Carpani scrive: “Non è detto che sia la risposta lo scopo di tutto. Potrebbe essere più importante la domanda e il fatto di essersi posto un dubbio, di aver messo in discussione tutto”. Al di là degli umani dubbi, in realtà dall’intervista traspare una certa sicurezza di Carpani nel pensare la musica, ma anche un  profondo feeling verso di essa. 

Quale visione ha questo nuovo tuo disco? Presentacelo:
E’ un disco un po’ esistenziale, nel senso che è una riflessione su un percorso umano e musicale, a cominciare dal titolo e dalla metafora che ho usato in questo concept: ‘L’Orizzonte degli Eventi’. In esso si dipana una storia, un viaggio attraverso varie situazioni, emozioni, colori, sfaccettature, dove è spesso presente anche la notte, come elemento di mistero da una parte e consolatorio di grande pace e lucidità dall’altra. La metafora dell’orizzonte degli eventi, che parte da una descrizione scientifica che viene fatta da un astrofisico, ha inizio da una linea invisibile, impalpabile, che pure esiste e la fisica ormai lo ha dimostrato. E’ il contorno di un buco nero, che non può essere visto dall’esterno e, una volta che si finisce lì dentro, non si riesce più a venirne fuori. E’ una linea di demarcazione, di passaggio, insomma, che mi suggeriva una metafora della vita, quando ci troviamo di fronte a scelte di campo, a cambiamenti che sentiamo arrivare o, ancora, a delle mutazioni che ci mettono alla prova, che mettono in discussione il nostro modo di veder le cose, le nostre prospettive consolidate, generando nuove sensazioni ed emozioni. Tutto questo l’ho tradotto in testi riflessivi, a volte con molti chiaroscuri, ricchi di momenti emozionali. 

Sono una novità anche i testi in italiano:
Dal punto di vista musicale ho deciso di fare una cosa molto diversa, raccontare una storia nuova con strumenti espressivi nuovi. Una grammatica nuova, a cominciare dalla lingua, avendo io cantato l’album in italiano per la prima volta, perché negli album precedenti mi sono sempre espresso nella lingua inglese, dato che ritengo che la lingua inglese sia perfetta per lo stile rock, per l’amalgama che ha a livello sonoro e per il fatto che le parole stesse sono, in un certo senso, suoni. In alcuni album precedenti ero molto più concentrato sulla musica, tant’è che i testi erano una parte minoritaria del mio lavoro: c'erano magari dei brani strumentali o brano di 7-8 minuti con una minima parte canata. In questo album, invece, ho voluto usare la forma canzone con strofe, incisi, ponti, ritornelli, melodie orecchiabili che ti si ficcano in testa. Attraverso le parole italiane volevo comunicare senza filtri. La scrittura dei testi ha richiesto un tempo molto lungo, nel senso che mentre per la musica ho sempre avuto una certa facilità e velocità di scrittura, anche se poi impiego molto tempo per gli arrangiamenti e la produzione, tendendo a curare tutti i dettagli, per i testi ricordo di essere stato anche tre settimane su un verso, perché non trovavo la sillabazione, la sonorità, il valore giusto di ogni parola. Quindi è stato difficoltoso perché ogni parola scelta ha un peso specifico suo. Non è casuale, come per le note, dove c’è una armonia da rispettare, delle regole ben precise. Le parole in questo disco sono molto importanti e ho cercato un equilibrio tra la parte musicale e la parte testuale. Anche questo è un elemento di novità per quanto mi riguarda.

Pensando al tuo esordio solista con ‘Waterline’ del 2007, che era progressive tradizionalista, questo disco appare anni luce lontano da quello per sostanza ed estetica. Questo è un lavoro più moderno:
Ogni disco ha avuto uno stacco da quello precedente. ‘Waterline’ fu un disco anche molto casuale perché ho scritto quell’album, che inizialmente doveva essere strumentale, durante la convalescenza seguita ad un incidente, nel quale mi sono rotto la caviglia. Avevo un gesso, ero immobilizzato. Un lockdown ante litteram, insomma. Mi sono messo a scrivere l’album e quando l'ho finito mi sono detto: “Perché non proviamo a mandarlo ad Aldo Tagliapietra delle Orme?”. In quel periodo mi ero messo a riascoltare Le Orme, che avevo visto in concerto anni prima. Aldo mi rispose (non immaginavo che si sarebbe preso la briga di rispondermi) e mi scrisse che lo trovava molto bello e interessante e che voleva mettermi in contatto con una piccola etichetta di Los Angeles. Da lì è nato tutto, perché poi a Los Angeles ci sono andato, ho conosciuto Dan Shapiro, il produttore e Paul Whitehead, che ha fatto la copertina. Aldo ha, poi, cantato nel disco e lo abbiamo anche suonato dal vivo un paio d'anni dopo, facendo diversi concerti in Italia e all'estero, suonando sia i pezzi di ‘Waterline’, sia alcuni delle Orme. Ma come dicevi bene tu, quello di “Waterline” era un rock sinfonico abbastanza retro, volutamente retro. ‘The Sanctuary’ che è venuto dopo, invece, è un album molto tecnico, molto virtuosistico, dove ero molto concentrato sulle mie parti tastieristiche. Potrebbe sembrare un po’ alla Wakeman, con le tastiere al centro di tutto. In quella fase avevo bisogno di esprimermi in quella maniera, di perlustrare tutti gli angoli delle possibilità sonore del mio strumento. Poi c’è stato ‘4 Destinies’, che è diverso perché ci sono quattro suite molto lunghe, di un quarto d’ora l’una, con il sax di David Jackson, all'inizio di una fase di collaborazione con lui sia in studio che nei concerti, un po’ in tutto il mondo. Dal 2011 al 2015 abbiamo suonato in giro sia la mia musica che quella dei Van der Graaf Generator, riarrangiata dalla mia band. E poi c’è stato il primo album della svolta, ‘So Close. So Far’, del 2016. Una svolta stilistica molto netta.

Forse di questi, ‘So Close. So Far’ è il più vicino all’ultimo non solo temporalmente, ma per la modernità che contiene:
Si, anche se va ricordato che in mezzo c’è stato l’album degli Aerostation (ndr 2018), il progetto che ho con Gigi Cavalli Cocchi (ndr batterista). Un progetto diverso, nel senso che è un rock elettronico, diciamo di matrice neo-prog. “L'Orizzonte degli Eventi”, invece, è un disco di rock, non saprei come altro definirlo. Ci sono delle influenze che vanno dall’hard rock all’elettronica, a qualche tinta neo-prog. C’è qualcosa anche di new wave, volendo.

Questo disco è privo di assoli:
Esatto. Tutta l’attenzione è posta sull’essenzialità. Ho lavorato molto di sottrazione, non di addizione, cercando di dire più cose possibili con meno elementi possibili e così facendo ogni elemento diventa molto importante, decisivo. Non puoi sbagliare uno degli ingredienti. Anche la line-up è ridotta al minimo: è un power-trio. Bruno Farinelli è un grandissimo batterista, uno dei migliori batteristi italiani. Quando si facevano le tournée fino a due anni fa, era in tutto il mondo con Il Volo e prima con Lucio Dalla, Cesare Cremonini, Elisa, Mariadele, insomma tante collaborazioni importanti. Con Giorgi avevo già collaborato, avendo lui suonato nei miei dischi e fatto con me concerti; un bassista di grande talento, molto versatile, anche lui con collaborazioni importanti (Umberto Tozzi, Anna Oxa, Ermal Meta, ecc.). Loro sono entrati molto bene nel mood di questo disco. Io normalmente lavoro in questo modo: non abbozzo solo i pezzi, ma li scrivo dall’inizio alla fine e scrivo tutte le parti, anche quelle di batteria, di basso, di chitarra, tutti gli strumenti insomma; faccio già la pre-produzione molto avanzata, che poi è da finalizzare in studio. Quindi i musicisti che lavorano con me si trovano delle parti già scritte e ovviamente danno il loro tocco e la loro interpretazione, che è molto importante e che fa la differenza naturalmente. Come dicevi tu, non c’è molto spazio per gli assoli in questo album e anche come durate, si tratta di canzoni relativamente brevi, sui cinque minuti. Tutto molto compresso, molto intenso, da ascoltare tutto d’un fiato. 

Sento che i testi vivono una certa urgenza. Musica più di testa, emotività nelle parole:
E’ vero che c’è una parte cerebrale, più mentale nella musica, mentre il testo spesso è di stomaco, più istintivo. Comunque musicalmente volevo che fosse tutto molto incalzante a livello ritmico. Volevo che la musica avesse chiaroscuri e sonorità contrastanti e che fosse qualcosa che ti arriva un po’ come un pugno nello stomaco. Una musica molto diretta, con dei momenti tesi a livello ritmico e di velocità, e anche di dissonanze.

I pezzi scorrono molto fluidi. A renderli fluidi secondo me è l’ottima metrica delle liriche in associazione al drumming liquido:
Elemento importante è la ritmica molto presente, che detta spesso i tempi e allo stesso tempo non sovrasta. Anche la fluidità di cui parli è una delle conseguenze delle semplificazioni che ho voluto fare, togliendo tutte le sovrastrutture tipiche del prog per arrivare all’essenzialità, all’essenza del messaggio. E’ una cosa che richiede paradossalmente più tempo e fatica. Il musicista prog fa cose dove la tecnica ha una certa importanza, magari in una maniera un po’ più sinfonica, che gli viene naturale. Per me è relativamente più facile scrivere un pezzo strumentale di otto minuti, mentre dire delle cose in tre minuti e mezzo usando pochissimi colori della tavolozza espressiva, è molto più difficile. Però è la parte che mi è piaciuta di più, è quello in cui mi riconosco di più in questo momento, perché voglio essere più diretto. Una cosa che mi ha dato molta soddisfazione è il fatto che questo disco è stato notato ed apprezzato anche da molte persone che non hanno niente a che fare col Prog. Sono incuriositi, si ricordano le melodie e questo vuol dire che è stata una cosa abbastanza trasversale. Lo vedo come un aspetto positivo questo. 

L’orecchiabilità può sfociare nella bassa commercialità, non ti pare di essere al confine con la musica leggera, su di un limite che ti mette a rischio di cadere in quel versante?
Ci sono degli artisti che sono stati tutta la vita sul limite e la loro caratteristica è stata restare sul limite, quindi potrebbe anche essere che uno stia sempre ai bordi e trovi il proprio equilibrio proprio lì. Non so se continuerò in questa direzione, forse farò cose ancora diverse. Ti posso dire che in questo album è stata data molta importanza anche alla grafica e alle immagini. C’è stato un lavoro approfondito di ricerca di immagini abbinate ad ogni canzone, che poi diventeranno anche delle videoproiezioni durante i concerti. Ovviamente il Covid ha bloccato tutto. Speriamo di poterlo fare in futuro. Credo che nell’aspetto live delle videoproiezioni, ascoltando e 'guardando' questa musica, si avrà una dimensione un po' più teatrale. Quindi credo che si potranno cogliere dei dettagli che non sono tipici della musica commerciale pop. Sarà una specie di terza dimensione che aiuterà ad entrare in questo concept, nel piccolo viaggio che ho narrato. Le strade che si intraprendono verso il futuro sono sempre imprevedibili.
In questo momento, insieme ad altri musicisti anche stranieri, sto lavorando ad un progetto di cui daremo informazione più avanti. Si tratta di un progetto rock sinfonico, quindi un ritorno a terre che ho già battuto. Può darsi che io mi muova entro binari paralleli. 

Sul tuo desiderio di cambiare e metterti alla prova in altri ambiti, possiamo aggiungere che visto che la musica non si vende più, chi fa dischi lo fa solo per il proprio piacere? Per hobby? Noi ascoltiamo, ma voi non guadagnate:
C'è una buona parte di musicisti che fa musica perché ha l’esigenza di farla, perché essa fa parte della loro vita ed è uno dei modi che hanno di esprimersi, quindi non possono farne a meno. E’ chiaro che se il mercato in un certo momento non li considera, se il sistema li considera anti-economici, questo li amareggia, però vanno avanti comunque. L’artista ha bisogno di esprimersi, è una urgenza che non si può ignorare. Il problema è che adesso manca l’altro elemento: l’artista ha bisogno anche di confrontarsi con qualcuno che lo ascolti e gli dia un ritorno, che dia un feedback di energia ed emozioni, positivo o negativo che sia. E’ questo che adesso non c'è e che crea una distanza difficile da colmare. In questo momento siamo in un vuoto molto preoccupante, perché siamo staccati dal resto del mondo. Molti musicisti si stanno buttando sulla scrittura ed è quello che ho fatto anch’io, perché ho pubblicato l’anno scorso questo album, in piena pandemia, a luglio; poi ho finito di scrivere il prossimo album di Aerostation, che uscirà forse quest’anno. E sto scrivendo quest’altro album del progetto con vari musicisti di cui ti parlavo prima. Quindi siamo al lavoro, ma nella bottega. Sarebbe importante capire se ci saranno degli spiragli e, soprattutto, la possibilità di programmare qualcosa a livello di concerti. Programmare sarebbe la cosa più importante se fra sei mesi o un anno potrà ripartire tutto. Poi con le tecnologie di oggi forse dovremo trovare altri metodi espressivi. E' chiaro che lo streaming digitale, che sia in diretta o in differita, è uno strumento suggestivo, ma va gestito in un certo modo, perché rischia di disperdersi, rischia di essere un usa e getta. Sono indeciso se farlo. Penso di fare qualcosa, ma sto ancora pensando come. La cosa interessante di questo sistema è che si possono avere delle sorprese impreviste a livello numerico, nel senso che magari al concerto prima facevi fatica a far venire 150/200 persone a vederti, mentre se fai una cosa online nel circuito delle persone che ti seguono in Italia e all'estero, magari si collegano 3.000 persone... Questo deve far pensare che, forse, è cambiato il nostro modo di ragionare sulla produzione artistica e sulla fruizione. E’ chiaro che i mezzi sono diversi, quindi non ti puoi porre nel video come ti poni sul palcoscenico: i tempi sono diversi, perché in presenza c’è una fisicità, c’è una spazialità che non c’è nel video. In video devi fare broadcasting, devi cioè diffondere un contenuto che abbia dei tempi di fruizione molto diversi. Quindi l’artista deve imparare a produrre le cose in modo differente, essere bravo a confezionarle in tempi diversi, nel senso che ha pochi minuti a disposizione in cui deve catturare l’attenzione dell’ascoltatore e se nei primi dieci secondi non lo interessa, lo perde. E’ un’arma a doppio taglio, perché bisogna riuscire a far le cose senza snaturarsi troppo, però cercando di approfittare anche di queste opportunità. Non dico che sarà la strada del futuro, dico che sarà la 'strada b' tutte le volte che avremo dei problemi come quello che stiamo vivendo. Quando ce ne libereremo non è detto che ce ne liberiamo una volta per tutte, quindi dovremo stare attenti a non perdere il contatto con l’esterno.

Nella metrica del cantato ci sento Battiato; ma per la tua tonalità e un certo modo di cantare, ci sento anche Di Giacomo del Banco Mutuo Soccorso:
Intanto essere accostato a dei nomi così importanti non fa che lusingarmi. Sono artisti che ho apprezzato, ma che non ho mai seguito più di tanto. In realtà non sei il primo che lo dice, quindi evidentemente ci sono ogni tanto delle sintonie che si creano. Dei déjà vu sonori o visivi, come quando un regista ti ricorda un altro registra, il che non vuol dire che si sono copiati a vicenda, ma che si è usata una stessa chiave di lettura, stessi metodi espressivi, magari casualmente. Credo che sia interessante questa tua osservazione, perché dà una connotazione a questo album che, comunque, è nel rock in italiano, pur avendo uno stile che è più anglosassone. 

Però nel tuo modo di cantare c’è anche l’Italia musicale:
C’è qualcosa di italiano nei testi, non solo perché sono cantati in italiano, ma nella tecnica della scrittura e della metrica. Io, poi, nel mio stile uso molte vocali aperte: molte parole vengono cantate con note molto lunghe, perché amo anche l’uso della voce un po’ come se fosse uno strumento e, quindi, la nota lunga e aperta mi piace. La nostra lingua è ricchissima di parole con vocali, cosa che in inglese è più difficile trovare e io ne ho approfittato. I testi italiani a volte sono molto più ricercati di quelli inglesi perché noi diamo un valore semantico che ci porta ad interpretare, a decodificare dei significati nelle canzoni e, quindi, sì, si perde talvolta l’attenzione rispetto alla musica. 

Diciamo che nel tuo comporre non sei stato un pittore che ha aggiunto colore, ma uno scultore che ha tolto materiale, diversamente dai lavori progressive del passato:
Si tratta di una scrittura attenta all’armonia e all’arrangiamento, oltre che alla produzione. Se sapessi quanto materiale ho scartato rispetto a quello che tengo: sono un rapporto di uno a dieci. Parlo di passaggi che sul momento scrivi,  che però non ti convincono del tutto. Magari è la soluzione più rapida, ma tu sai bene che ci dovrai mettere del tempo, disfare tutto, ricominciare. E verrà qualcosa di migliore, quasi sempre è così. Quindi per me vale la regola di non accontentarsi mai ed essere molto esigente e soprattutto, cosa che uso sempre come metodo per me stesso, prendere tempo. Il tempo è un professore severissimo che non ti perdona, nel senso che quando tu riascolti una cosa tua a distanza di tempo, se ti convince ancora, ti piace ancora come prima, allora probabilmente hai fatto una cosa buona. Se riascoltandola ti rendi conto che eri incoerente, i nodi vengono al pettine. Quindi spesso lascio decantare un po’ le cose, poi le riprendo in mano per finalizzarle. E questo mi è sempre servito molto. La semplificazione in questo ultimo lavoro c’è, però è sempre una semplificazione pensata, in cui c’è un'architettura di base che la porta avanti, e non una semplicità fine a se stessa, sennò sarebbe banale. 

Come decidi cosa togliere ed aggiungere. Come decidi che il pezzo è finito?
Qui si entra nella bottega, cioè nel come nascono le cose. Dipende dai brani: diciamo che per quanto mi riguarda, ogni composizione deve avere un suo equilibrio, nel senso che l’insieme ed anche le singole parti devono avere una tensione di equilibrio proporzionata al fluire della musica. Questo ti porta a capire automaticamente quando il discorso si è esaurito. Non c’è una regola fissa. La struttura compositiva ti dice quando il brano deve morire. Nel mio caso io parto dalla musica, ma molto spesso canticchio la melodia. Nella prima versione dell’album c’è sempre un cantato in inglese inventato, che registro sulla musica e che mi serve per capire se la melodia vocale funziona o se ha bisogno di ritocchi. Capisco così se ha la metrica giusta, la sillaba e l’intonazione giusta, se le rime devono avere un certo tipo di assonanza. Ciò mi porta anche a fare delle modifiche a livello musicale. La musica nasce da sola e alle parole ci penso dopo. Anche se, altre volte, nascono insieme perché mentre scrivo la musica, quella che sarà una strofa mi viene già in mente, cioè mi viene in mente come la canterò e scrivo, quindi, la musica andando al servizio di ciò che canterò. E’ interessante perché una volta che cominci non sai mai dove andrai a finire. E’ chiaro che devi scegliere i tuoi ingredienti iniziali, di partenza, come quando dici che vuoi fare un pasto “a base di pesce” ed è chiaro che il pesce deve ricorrere nelle varie portate. Io decido di fare un disco con certe sonorità e, quindi, già dall’inizio decido quali suoni e strumenti userò. Non è che ad ogni brano cambio tutto, altrimenti ci sarebbe discontinuità. Mi costruisco non un recinto, ma un perimetro d’azione dentro cui mi muovo. Poi questo perimetro può avere delle variazioni anche inaspettate. Per esempio, in un brano come ‘Il perimetro dell’Anima’, che è venuto fuori in maniera molto diretta, le parole sono venute fuori molto in fretta perché era una cosa un po’ metafisica. Cioè, quando mi sono messo a immaginare questa cosa che potesse delimitare anche visivamente dove finisce l’anima, l’idea mi affascinava molto ed era un po’ in sintonia con il concept dell’album, con l’orizzonte degli eventi, appunto, dove anche lì c’era una linea immaginaria tra i due mondi che non si possono vedere, non si possono mettere in contatto. Naturalmente ci sono anche dei brani un pochino più complessi nella loro genesi. 

Quali sono i tuoi gruppi di riferimento del disco, e quali i tuoi personali:
Non ci sono gruppi di riferimento del disco. C’è un disco che può essere anche il frutto, in alcuni suoi elementi,  di una fase, di un periodo in cui sono interessato da una certa musica piuttosto che da un’altra. Il mio ascolto degli ultimi dieci anni è andato sempre più verso il contemporaneo, che verso il prog classico. Verso il rock moderno, quindi dai Porcupine Tree a Steven Wilson, Pineapple Thief, Opeth. ma anche Pain of Salvation (tra l’altro, sono stato in contatto con Daniel Gildenlöw, il leader della band, con cui anni fa si era paventata la possibilità di fare qualcosa insieme). Mi interessano sempre di più gli artisti con un linguaggio molto contemporaneo, insomma. A livello italiano mi è interessato un certo rock raffinato come quello de il Teatro degli Orrori e mi piaceva di loro il connubio potentissimo tra i testi e la musica. I loro testi sono vere poesie, perché Pierpaolo Capovilla è un poeta, oltre che essere un cantante. E la loro musica è un rock molto robusto, molto duro, ma molto convincente, alla Red Hot Chili Pepper in alcuni momenti, che mi piacciono molto, oltre ai Foo Fighters. In passato, invece, mi sono ispirato ad altre cose: ELP, Yes, Genesis, anche per storie personali, avendo conosciuto Keith Emerson quando ero bambino,  cosa che mi ha portato a suonare le tastiere, o come Chris Squire, perché le sue figlie venivano nella scuola dei miei genitori. Avevo sette anni ed era l’epoca in cui stavano registrando a Montreux in Svizzera, dove io abitavo. Mio fratello, che è più grande di me di dieci anni, ha avuto molta più fortuna perché lui aveva già tutti i loro dischi e se li faceva autografare da loro. Andò addirittura in studio con loro ad assistere ad alcune registrazioni e credo che abbia assistito ad una delle session di ‘Awaken’. Quindi, insomma, anche gli Yes mi hanno sempre interessato molto. 

E del metal segui qualcosa?
Ho sentito negli anni delle cose un po’ sparse: Iron Maiden, Megadeth, Metallica fino a cose più recenti. Anche il Nu Metal di alcuni anni fa non mi dispiace, così come il Prog Metal: ultimamente mi sono piaciuti gli Haken e li ho seguiti parecchio. Li trovo un gruppo con un grandissimo equilibrio, non sono appiattiti sui virtuosismi alla Dream Theater, che pure ho seguito e visto nei concerti, stufandomi dopo un po', però. Gli Haken sono musicisti molto talentuosi e ognuno riesce a fare emergere la sua personalità. Diego Tejeida è anche un grande produttore, molto bravo nella cura dei suoni. Mi piacciono anche i Frost e sono attento più che altro alla scena Prog-Metal degli ultimi anni, quindi anche a gruppi come i Leprous.
                    
Per altri accostamenti mi sono venuti in mente la New wave anni ottanta che hai già nominato come ispirazione, ed i Subsonica. Quanto è rock questo tuo disco? E quanto è sperimentale?
C’è una sperimentazione molto importante, una sperimentazione che mi permetto di sottolineare: nel disco non suona una sola chitarra vera. Tutte le chitarre che tu senti sono delle chitarre che ho creato in maniera virtuale, creandomi un impasto sonoro particolare che parte da un suono semplice, che viene lavorato attraverso diversi effetti ed è un mix tra una chitarra distorta e un synth un po’ acido. Questo impasto sonoro dà l’idea delle powerchord, dà l’idea della chitarra distorta, dei muri di suono di cui avevo bisogno e che volevo e anche la scrittura è partita da lì. Ho scritto i brani e le parti pensando di suonarle in questo modo, tant’è che sostanzialmente non ci sono parti di tastiere, al di là di alcuni accompagnamenti di archi e poco altro, perché in questo disco il mio modo espressivo voleva essere quello. Se vogliamo, la sperimentazione è stata questa e per un tastierista come me, mettersi a fare un disco dove praticamente non si sentono le tastiere e ci sono solo chitarre, ma non ci sono nemmeno le chitarre, beh... insomma, è una cosa un po’ particolare. E’ stato un po’ un gioco di prestigio. 

E’ un rock che evita di diventare ruvido, talvolta è anche tranquillizzante. Ma i due pezzi finali ‘NEL VENTRE DEL BUIO’ e ‘Le PORTE’ sono i due episodi più tesi e secondo me anche più espressivi. Cosa li ha portati alla luce?
Già nel titolo ‘Nel Ventre del Buio’ si presenta come un viaggio attraverso i misteri della notte. Quindi essere nel ventre del buio vuol dire essere al centro di qualcosa di cui non riconosci i contorni. E' lo smarrimento totale, il disorientamento. Poi nel testo, nell’evolversi della canzone, le cose ritornano a posto, si ritrova la familiarità, si ritrova l’equilibrio delle cose, non il lieto fine, ma nemmeno una disperazione fine a se stessa. E’ uno dei due singoli ed è andato anche bene nei circuiti che non c’entrano niente con il Prog. Invece il brano conclusivo ‘Le Porte’, forse il brano più Prog del disco, quando l’ho finito e cantato mi ha fatto venire in mente che, se io fossi un ascoltatore, penserei a qualcosa che ricorda Roger Waters. Qualcuno in un'altra intervista mi ha chiesto con chi avrei voluto collaborare e io ho detto che un sogno molto difficile da realizzare, ma interessante, sarebbe stato lavorare con Steven Wilson, anche se dopo aver sentito le sue ultime produzioni, forse quello di oggi no: direi lo Steven Wilson di sette/otto anni fa. E l'altro sogno, sicuramente impossibile, sarebbe di far cantare ‘Le Porte’ a Roger Waters. Secondo me, se questo brano fosse cantato in inglese da lui sembrerebbe un pezzo suo. E’ stata una casualità, ma mentre lo cantavo mi era venuto in mente il dubbio se farlo come unico brano in inglese del disco, o addirittura, farne due versioni. Poi ho pensato di no, per essere coerente col discorso fatto fin lì e, quindi, chiudere in italiano. Il fluire della musica mi portava verso certi territori del periodo floydiano in quel pezzo. 

Da quale di questi pezzi ti senti più rappresentato? Qualcuno di essi ti prende più emotivamente?
‘Le Porte’, che chiude questo viaggio. E’ un po’ il sunto delle cose dette fino a quel punto e lo trovo abbastanza lirico, intenso; mi dà molte emozioni ascoltarlo e me ne darà quando lo potrò cantare. Sicuramente è un brano a cui sono molto affezionato. Così come sono affezionato a ‘Il Perimetro dell’Anima’ e al suo ritornello. Ricorda anche un certo cinema, alcune visioni, alcune scene, per esempio, di angeli che cadono. Si potrebbe pensare a Wenders, a Fellini; il mondo è quello, un po’ onirico. 

Sembra che il tema dell’album sia un bisogno di fermarsi a riflettere su chi siamo davvero nelle cose della vita, ma in fondo non emerge cosa tu sia nel tuo profondo e a cosa credi tu:
Questo era in un certo senso voluto, nel senso che sono dei sogni ad occhi aperti. Questo elemento onirico, che c’è un po’ in tutto il disco, visionario, esistenzialista, voleva essere una chiave interpretativa per tante persone. Non volevo essere autobiografico e descrivere momenti della mia vita o come vedo io certe cose, quanto lasciare delle porte aperte e in effetti il disco si conclude con ‘Le Porte’... In quel testo si parla di una vita in cui le porte non esistono più, quindi si può entrare e uscire liberamente, perché viene meno il concetto di quello che le porte devono racchiudere. Il mio scopo era appunto questo, cioè creare degli scenari, dei percorsi, dei piccoli viaggi. C’è spesso l’elemento della notte, di come essa viene vissuta, di cosa può portare a livello inconscio e della sua natura indecifrabile. C’è anche l’elemento del viaggio e dello spostamento, dove il treno ricorre spesso. In ‘Sette Giorni’ c'è una settimana vissuta perdendo sé stessi, per poi alla fine ritrovarsi, compiendo un cerchio che può essere il cerchio di un'esperienza, in cui ci si può ritrovare quando si ritorna nel punto da cui si è partiti; un momento in cui si vuole assolutamente cambiare tutto, fare cose nuove, fare cose diverse, poi alla fine ci si rende conto che tutto ciò che si stava cercando c'era già e si ritorna al punto di partenza, appunto. Oppure ‘La fine là’, che è un brano un po' 'militante', nel senso che è contro la distruzione ineluttabile del nostro pianeta. ‘La fine là' vuol dire che è già là, che la possiamo già vedere. Non è che se non cambiano i nostri comportamenti “potrebbe” succedere. No, vediamo già il muro lì in fondo e ci stiamo andando a schiantare. E il muro da diversi anni è già visibile ed è sempre più grande, è sempre più vicino. E’ una cosa volutamente forte questa, forse è la prima volta che ho fatto una cosa 'militante', appunto, perché sono stato sempre poco interessato al messaggio politico, al cosiddetto impegno; ho sempre avuto della musica e dell’arte l'idea che esse devono essere libere dalle ideologie e libere di esprimersi senza dover essere troppo vincolate a degli schemi precostituiti. Però questa era una cosa talmente... insomma, che non si poteva non dire. Siamo tutti qui e ci stiamo giocando tutto in maniera più veloce di quanto pensiamo. Poi nell'album c’è molta poesia, sicuramente, ci sono delle metafore: ‘Fiore d’Acqua’ parla dell’amore, del ritrovarsi da soli in un deserto, ma in realtà con tutto quello che serve alla fine, con i propri sentimenti, i propri ricordi, con i propri pensieri. E ‘Tempo relativo’ che è, invece, un gioco sulla relatività, anche nelle parole che sono costruite con queste frasi che riprendono la parola precedente e si uniscono ad un’altra frase: un passo indietro, due passi avanti, tutta sulla relatività del tempo, tempo che in realtà non esiste ma che ci condiziona completamente. Un tempo che ha significato solo nel posto in cui ci troviamo e al momento in cui stiamo vivendo, altrimenti non ha nessun significato.. 

Hai parlato di poesia per i testi, ma cosa pensi della frase della Merini, secondo la quale i testi di canzone non sono poesia, la poesia è altra cosa?
Penso che avesse perfettamente ragione. L’unione di musica e parole può diventare qualcos’altro. Il cinema non è teatro, il cinema è un’altra forma d’arte, ma c’è anche del teatro nel cinema, perché ci sono degli attori, c’è una fisicità, interpretazione, scenografia, ambientazione, quindi ha molte cose del teatro, ma non è teatro. Allo stesso modo, però, una canzone può avere dei testi di grandissima intensità, addirittura poetici, però non è poesia perché non è nata per essere solo parola. Unire musica e parole è un artificio. Anni fa, nella mia discografia autoprodotta, avevo fatto delle trilogie e una era dedicata ai versi di Edoardo Sanguineti, che poi incontrai e col quale parlai di alcune cose. Avevo musicato delle sue poesie in tre album diversi, partendo dal suono della sua parola, dalla sua voce che leggeva le poesie. Avevo costruito dei mondi sonori che non erano di accompagnamento ai versi e non erano poesia perché essa era nata prima, ma non erano nemmeno canzoni. L’ho fatto anche con altri poeti. Una sorta di 'colonna sonora' di un film immaginario, fatto di parole e di musica. 

Vedo che ho fatto la domanda sulla Merini alla persona giusta:
Beh, ho sperimentato parecchio in questo senso negli anni. Anche per gli studi che ho fatto all’università, mi è sempre interessato questo aspetto. La poesia usa i suoi paradigmi, i suoi elementi, usa la sua estetica. La mescolanza e l’ibridazione vanno bene, ma le forme d’arte mantengono la loro identità e la loro purezza. Questo non toglie che ci siano delle canzoni in cui è magnifica la musica e sono magnifici i testi. Di una canzone ti viene da dire bellissima musica, bellissima poesia. Oggi mi è capitato di riascoltare una canzone che adoro di Jacques Brel (Ndr cantautore belga) che è "Ne me quitte pas". Una delle più famose ed io che sono madrelingua francese ho apprezzato per l'ennesima volta l’intensità della descrizione dei monenti, la capacità di raccontare un sentimento universale, scritto probabilmente sessant’anni fa (ndr pubblicata nel 1959) e che è ancora attuale. La canzone racconta una storia d’amore che sta finendo e il disperato tentativo di non farla finire da parte di uno dei due amanti, disposto per questo a fare tutto, a diventare luce, cibo, acqua, ombra dell’altro. Quando un testo riesce ad essere atemporale, ad essere ancora oggi fresco e convincente e quando la musica è così ben scritta, non solo di accompagnamento al bel testo, ma con una sua autonomia e bellezza, allora ci si trova davanti a quei casi rari in cui ci si avvicina molto alla poesia. Lo stesso discorso vale per le colonne sonore rispetto alle immagini. 

Steve Wilson ha detto che il virtuosismo e lo shredding sono vili. Tu che sei anche un virtuoso delle tastiere cosa pensi di questa affermazione e della sua idea di Van Halen, da poco deceduto?
Su di lui ho pareri contrastanti, nel senso che la sua esperienza fino al penultimo disco è stata per me molto convincente, anche se ad ogni disco pubblicato, a mio avviso, ha perso qualcosa a livello di spontaneità ed autenticità. Adesso lui si è lanciato in una operazione di business, di marketing commerciale in cui lo scopo dichiarato è molto chiaro: si è stancato di fare i teatri da 2.000 posti e vuole riempire i palazzetti, lo ha dichiarato. Vuole essere una popstar. Il problema è che non sarà mai una popstar. Ha talmente tanto talento musicale che non può essere una pop star. E comunque non è Lady Gaga, che è musicista di talento, ma anche una donna e un personaggio mediatico. Wilson non è nemmeno Elton John, che si metteva le parrucche. Credo che Wilson stia rincorrendo la visibilità. Ho visto questa campagna su Instagram, dove si vede lui a Londra che indica col dito i pannelli pubblicitari che pubblicizzano il suo ultimo album e l’ho trovato un po' provinciale. La sua affermazione sul virtuosismo, poi, è assolutamente gratuita e fuori luogo. Quando il virtuosismo è fine a sé stesso e ripetuto all’infinito ed ogni proposta è sempre di quel tipo lì, è più utile per le scuole di musica che altro, siamo d'accordo. Ma la sua affermazione su Eddie Van Halen credo sia stata inutile e che non abbia scalfito l’eredità che ha lasciato Van Halen; più che altro ha scalfito un po' l'immagine di Wilson, forse. Non so quanto sia stata una frase voluta o involontaria, non vorrei che facesse parte di una strategia di marketing. Il virtuosismo, però, ha sempre fatto parte della storia della musica: Mozart, Chopin, Listz, come alcune composizioni di Rimskij-Korsakov. E Chick Corea come lo giudichiamo? E Keith Jarrett? Diciamo che sono pessimi pianisti inespressivi perché facevano le scale troppo velocemente? 

Per ciò che concerne l’italiano e gli italiani, non credi che seguire il significato delle parole distolga dal senso musicale della composizione? Cioè che una canzone piaccia di più quando si capisce il testo, spingendo quindi i compositori a superficializzarsi nel songwriting?
Quando scrivi devi cercare di essere equilibrato. Non devi dare troppo spazio alla parola, al cantato, a meno che non sia la tua intenzione. Se vuoi che gli elementi abbiano ognuno pari dignità e pari attenzione da parte dell’ascoltatore, devi dosare molto bene le qualità degli ingredienti, in un equilibrio nel quale nessun elemento prevale sull’altro. L’attenzione deve essere sempre presa da entrambi gli ingredienti. Lucio Dalla è un esempio di autore che scriveva super musiche con super testi, anche se i testi per buona parte della sua carriera non li ha scritti lui, ma Roversi. Comunque gli spazi erano calibrati, lo stesso per Battisti. In Italia, però, veniamo da una tradizione un po’ diversa, perché veniamo dalla tradizione dei cantautori degli anni sessanta e settanta, in cui il testo era tutto. Per non parlare di quelli più impegnati, in cui la musica era una cornice: pensa a Guccini per esempio. Quattro accordi proprio perché bisognava metterli. Un’altra cosa tipica italiana, che però ci viene dal melodramma, è sempre stata l’abitudine di mettere in risalto la voce, quindi anche la produzione e gli arrangiamenti risentono di questa abitudine, che secondo me è una cattiva abitudine. A volte in Italia la voce sovrasta e tutto il resto sta sotto. Per questa decisione fatta a monte e per un discorso anche fisico, di frequenze, perché le frequenze non le puoi far venire fuori tutte,  hai due livelli: sopra e sotto. Quindi all’ascoltatore arriva il sopra, la melodia. E’ una scelta a monte di come confezionare e proporre la musica. Nei musicisti più moderni c’è un modo di lavorare più anglosassone, fortunatamente, cioè non trovi questi missaggi con la voce davanti e la musica dietro e, anzi, a volte in un missaggio rock fatto bene la voce a volte la devi intravedere appena. 

E’ questa secondo te la causa dell’appiattimento della musica leggera contemporanea?
La causa è data da un sistema talmente inquinato e talmente perfido per cui gli addetti ai lavori, i produttori, discografici, i compositori, gli interpreti fanno tutto quello che gli viene detto di fare. Se accetti certe regole, farai la musica in un certo modo e sarà quel modo lì. Tutte le frequenze in un certo modo, mixato tutto altissimo, il ritornello che deve arrivare dopo sette/dieci secondi altrimenti l’ascoltatore lo perdi. Insomma, tutta una serie di tecniche studiate a tavolino. A volte, nei provini che fanno le multinazionali, è già scritto quello che devi fare. Se ti proponi come autore ti chiedono di fare le cose con certe caratteristiche già definite e pianificate. La tonalità deve essere quella, il ritornello deve arrivare dopo tot secondi, lo strumento che accompagna deve essere questo. Hanno già delle ricette con le caratteristiche giuste affinché il pezzo possa essere venduto. Come quando confezioni il packaging del biscotto o del latte, che deve stare sullo scaffale del supermercato. Tutta la filiera che vive di questo si adatta, però i limiti vengono da lontano, da quello che propone, o meglio non propone, la televisione. Con quello che costa Sanremo tra organizzazione, produzione,  realizzazione, cachet degli ospiti (parliamo di circa 18 mln di euro) si potrebbero organizzare 100 festival da 180 mila euro l'uno in tutta Italia, in ogni Regione, tutto l'anno. E non sto parlando di sagre di paese con le band del posto, ma di grossi festival, quindi tu immagina che benefici potrebbe avere tutta la musica italiana. Questo per dirti dove vanno le risorse, dove va il mercato. Con le etichette che ovviamente si spartiscono insieme alla Rai e ai Network tutta la torta della visibilità, ecc. Le grandi radio non trasmettono cose che non siano già decise e pagate prima, è proprio impossibile. Solo le radio più indipendenti o le web radio trasmettono altra musica. La stessa Virgin Radio, che dovrebbe essere quella più rockeggiante, non ti trasmetterà mai qualcosa di Alternative rock o di Indie-rock, di Prog che non sia proposto da una etichetta che ha con la Virgin certi contratti. E’ un circolo vizioso purtroppo. 

Nonostante tutto, fuori da questo giro, è pieno di bellissimi dischi. Non siamo in crisi di compositori:
La crisi sta nella qualità sempre più bassa che ottiene spazio sempre più grande. Cioè gli spazi che di visibilità che contano sono occupati dalla qualità sempre più scadente. Ma la qualità fuori riesce ad essere buona perché comunque i musicisti bravi ci sono. Pensa solo agli orchestrali di Sanremo, che sono musicisti preparatissimi, pagati ottanta euro al giorno, spesso lordi e si devono pagare anche i pranzi. Gli orchestrali di Sanremo sono riusciti a far diventare dei pezzi schifosi dei pezzi dignitosi. Se, invece, questa gente potesse fare della bella musica……. Magari non avresti il pubblico, però, perché se il pubblico non è stato educato al bello, all’ascolto, il pubblico non c’è. I giovani ormai non sanno neanche cosa sia il rock, molto di loro non l'hanno conosciuto e sono cresciuti con altro. 

Hai dei riscontri all’estero per i tuoi dischi e quale pensi abbia questo?
Parliamo della nicchia e del circuito molto ristretto nel quale mi muovo, sia chiaro. Non stiamo parlando di musica mainstream e commerciale. Fatte le dovute proporzioni, però, devo dire che all’estero c’è stato sempre molto interesse per la musica italiana e in particolare per la musica cantata in italiano. Noi cerchiamo sempre di fare gli esterofili, ma loro apprezzano le cose autentiche italiane. E questo l’ho visto anche nel prog, quando mi è capitato di suonare in tanti festival all’estero: c’era sempre molto interesse. Devo dire che ho avuto più attenzioni all’estero che in Italia, sia come recensioni, sia come concerti, sia come esperienze di un certo tipo, professionali e importanti. Sono quasi tutte state all’estero. In Italia è molto più difficile far le cose in un certo modo. Se scorro i posti dove sono stato o le recensioni che sono uscite dei miei album anche precedenti, non c’è dubbio che la percentuale sia 70% estero. Su questo disco ho fatto un lavoro all’estero: sono uscite, stanno uscendo e usciranno delle recensioni, sono già apparse in Olanda, Francia, Giappone, Germania, Belgio, Polonia, U.S.A.. Attraverso i negozi digitali e non solo, anche attraverso un distributore italiano veneto con cui mi trovo molto bene, il disco è in vendita un po’ in tutto il mondo: in America, in Giappone, in Sudamerica e un po’ in tutta l’Europa. Pur essendo un prodotto cantato in italiano, direi che un certo riscontro c’è. Questa volta ho deciso di produrlo e pubblicarlo io e, quindi, di curare tutti gli aspetti, anche quelli della distribuzione, della stampa e della promozione. Ho voluto avere il controllo di tutte queste cose e tocca ammettere che non ci sono state delle grandi differenze rispetto a quando lo facevano gli altri, purtroppo. Vuol dire che, forse, non hanno lavorato poi tanto bene, nel senso che le etichette adesso hanno un ruolo molto diverso rispetto a prima. L’etichetta da sola serve a poco, serve a stamparti il disco. In realtà ci vuole l’ufficio stampa, ci vuole il social media strategist, il video-maker, gli influencer per andare su Spotify, tante cose! Questi sono quelli che contano al giorno d’oggi. L’etichetta in passato curava queste cose. Io, non perché sia un fenomeno, mi sono sempre arrangiato molto da solo. I concerti me li sono organizzati io, anche all’estero. E' difficile lavorare in questo ambiente, sei un po’ solo a fare le cose. Questa musica, che non è mainstream, non interessa a nessuno di quelli che muovono grandi numeri, quindi devi portarti avanti tu, su piccoli numeri, cercando di toglierti delle soddisfazioni, cercando di conquistarti delle piccole fette di persone che magari ti seguono.

Continuerai sulla strada tracciata da questo disco?
Al momento sono preso dai due cantieri aperti citati. Quindi credo che per tutto il 2021 non penserò tanto alle mie cose nuove come solista, anche perché voglio lasciar sedimentare e magari aspettare che arrivino nuovi stimoli. Penso che difficilmente abbandonerò questa strada appena intrapresa, quella di cantare in italiano intendo. La scommessa che avevo fatto con me stesso era di riuscire a fare un disco rock che non fosse troppo italiano o cantautorale e l’alchimia e il risultato ottenuto mi piacciono, quindi credo che continuerò in questa direzione. Poi ci potranno essere altre cose, io ho una passione antica che è quella dell’elettronica, ho fatto tanti album di elettronica, strumentali, quindi magari prima o poi la riprenderò in mano, anche di elettronica pura. Così come fare un disco solo al pianoforte. Ho scritto delle cose che non ho mai pubblicato, ma ci sarà uno spazio anche per quello. E, infine, un genere che mi affascina e mi stuzzica è il Post-rock, pensando a gruppi come i Mogwai, June of 44 e UI. Fare qualcosa che vada un po’ in quella direzione, sperimentando moltissimo sui suoni, concettualmente alla Brian Eno, creando dei mondi che siano all’interno dell’universo rock, ma molto molto sperimentali, molto dilatati e rarefatti. E’ una cosa che mi sta già frullando in testa da un po’ di tempo. 

In tutto questo enorme contenitore dove hai mille interessi musicali, riesci a vivere di musica?
Assolutamente no. Infatti l’altra attività che mi permette di vivere è quella di direttore artistico di un teatro e di diverse rassegne musicali. Faccio cultura dall’altra parte del 'bancone'. Organizzo cose per altri artisti, rassegne teatrali, manifestazioni rock, concerti, mostre. Mi occupo anche di musei, di biblioteche. Un ambito collegato. Sono soltanto con una giacca diversa.


L’intervista è risultata lunga, ma anche pregnante. E’ stata una chiacchierata interessante. Dagli anfratti della musica italiana talvolta emergono delle piccole luci ispirate anche quando il rock diventa rarefatto e descrittivo, anche quando le note prendono forme leggere. Nel cinquantenne Carpani si è formata una spinta emotiva che le parole di questa intervista non possono descrivere esaustivamente, ma continuerà il disco a parlare per lui.
(intervista a cura di Sky RobertAce Latini)

Discografia: 
Waterline (2007) CypherArts Records (USA) The Sanctuary (2010) MaRaCash Records (Italia) 4 Destinies (2014) Festival Records (UK) So Close. So Far (2016) MaRaCash Records (Italia)
Aerostation (2018) Aereostella/Immaginifica Records (Italia) L’Orizzonte Degli Eventi (2020) Indipendent Artist Records (Italia)
 
Line-up 'L'Orizzonte degli Eventi'
Alex Carpani – vocals / synth / virtual guitar
Giambattista Giorgi – bass
Bruno Farinelli – drums


No. 34
Music Waves (France)
https://musicwaves.org/frmReview.aspx?ID=19639&REF=ALEX-CARPANI_L-orizzonte-Degli-Eventi
by Adrianstork

music-waves-OdE

Throughout his official discography, under his name and in his parallel projects, Alex Carpani has always proclaimed his love for progressive rock. Fifth album of the Italian-Swiss master, his title "L'Orizzonte Degli Eventi" is a concept album that focuses on the moment when a life can be turned upside down when an individual has to make a crucial decision. Just like the previous album, Alex Carpani's band is reduced to a small committee: Giambattista Giorgi on bass, Bruno Farinelli on drums, Alex Carpani takes care of vocals, keyboards and virtual guitars.
After a first track that introduces the concept, we are invited to a musical journey of 51 minutes. The accent seems to be put on a harder sound, the progressive rock is present by small touches. The electro aspect of the previous album has also been erased, replaced by the keyboards that the Swiss master. These bring the urgent and dehumanized spirit illustrated by the concept ('Il Perimetro Dell' Anima'). We sail on tempestuous rivers on which storms culminate. Even when the waves seem to be calm, the threat seems to arise ('Fiore D'Acqua', 'Le Porte'), a constant in Alex Carpani. The peak of the album is reached on 'Tempo Relativo' with a gloomy bass riff on which the clear voice bounces. An innovation: Alex Carpani decides to abandon English to sing in his mother tongue, Italian. The singer makes us enjoy his deep, generous voice, able to pick the highest notes, or to get carried away ('Lava Bollente').
However, if the listening is very pleasant, the progressive rock lover will be a little disappointed. Of course, one cannot reproach an artist for changing his style, but when it sticks to you, it is sometimes regrettable to wipe out the past. Another big absence is the guitar: even if Alex Carpani took care of its virtual dimension, to hire a real guitarist would have been judicious. The virtual guitars are too much in the background ('Il Perimetro Dell'Anima'), sometimes reduced to a noisy riff. In its second part, the album runs out of steam, some tracks are a bit sluggish, the longest track 'La Fine E La' stretching a bit unnecessarily. The last track 'Le Porte' allows however to raise the level with a quasi symphonic approach and a more progressive construction.
"L'Orizonte Degli Eventi" presents itself as a musical renewal for Alex Carpani. He decided for the first time under his name to sing entirely in Italian and the challenge is highly won. This album is presented as a transition and Alex Carpani seems to be on the right track to definitively free himself from his influences.

SIMILAR BANDS:
ELP, VAN DER GRAAF GENERATOR, THE AUSTRALIAN PINK FLOYD, GENESIS, CHAOS VENTURE, PINK FLOYD, KEITH EMERSON BAND, PREMIATA FORNERIA MARCONI, TONY BANKS

TRACK LISTING:
01. L'Orizzonte Degli Eventi (03:12)
02. Lava Bollente (04:36)
03. Fiore D'Acqua (05:28)
04. Il Perimetro Dell'Anima (06:49)
05. Tempo Relativo (05:06)
06. Sette Giorni (06:56)
07. La Fine E' Là (07:00)
08. Nel Ventre Del Buio (05:08)
09. Le Porte (06:43)

LINEUP:
Alex Carpani: Chant / Guitares / Claviers
Bruno Farinelli: Batterie
Giambattista Giorgi: Basse


No. 35
ProgWereld (The Netherlands)
https://www.progwereld.org/recensie/alex-carpani-lorizzonte-degli-eventi/
by Ralph Uffing

progwereld-OdE

Alex Carpani loopt al wat jaartjes mee in de muziekwereld. Vanaf 1990 heeft hij gebouwd aan een indrukwekkende discografie die inmiddels bestaat uit 34 albums. Het merendeel van deze albums bevat instrumentale muziek in de genres elektronisch, jazz(rock) en filmmuziek. Sinds 2007 legt hij zich toe op meer rock-georiënteerde muziek waarbij hij eer betoonde aan de klassieke progbands uit lang vervlogen dagen. Dat hij hierbij een groot arsenaal aan – al dan niet geslaagde – gesampelde ouderwetse toetsenklanken tot zijn beschikking had, zal hier zeker aan hebben bijgedragen.
“L’Orizzonte Degli Eventi” is de vijfde rockplaat op rij. Carpani kiest er op dit nieuwe album echter voor om de vintage prog los te laten en laat hier een veel moderner geluid horen. Er is nog steeds een hoofdrol voor het toetsenspel van Carpani, maar de geluiden uit zijn instrumenten doen veel meer hedendaags aan. Zelfs de tamelijk rijkelijk aanwezige gitaargeluiden komen uit het toetsenarsenaal van deze muzikale alleskunner. Over de mate waarin dit geslaagd is, zal niet iedereen even eensgezind zijn. Het leidt hier en daar tot behoorlijk synthetische geluidspaletten.
Het ontbreken van een gitarist heeft ertoe geleid dat de Alex Carpani Band is teruggebracht tot een trio. Drummer Bruno Farinelli is de nieuweling in de groep, terwijl Carpani met bassist GB Giorgi al eerder samenwerkte. Beide heren zorgen echter voor een meer dan solide fundament onder de uitspattingen van Carpani.
In tegenstelling tot de eerdere albums wordt er in het Italiaans gezongen. Dat maakt het wat lastiger dan gebruikelijk om de teksten te volgen en dat is jammer, omdat het gekozen concept van deze plaat best interessant is. L’Orizzonte Degli Eventi (Event Horizon of waarnemingshorizon) behandelt de mogelijke scenario’s die ons leven kan volgen voor het nemen van grote, belangrijke beslissingen. De reis die ons leven dan gaat nemen is de metafoor voor de relativiteit van de dingen. De muziek om dit te illustreren is degelijk en is een lekkere kruising van Italiaanse popmuziek, de muziek van Rush (periode “Counterparts”) en een band als The Pineapple Thief. Deze vergelijking komt misschien wat vreemd over, aangezien deze laatste twee behoorlijk gitaar georiënteerde referenties zijn, maar het toont aan dat Carpani met slechts zijn toetsenarsenaal ter beschikking toch behoorlijk in staat is om lekker te rocken. Hierbij krijgt hij wel flinke steun van de al genoemde prima ritmesectie. De negen nummers op het album zijn consistent van kwaliteit en kennen geen uitschieters naar boven of naar beneden.
Alex Carpani bevestigt met dit album zijn veelzijdigheid. Hij laat horen relatief korte nummers te kunnen componeren die lekker pakkend zijn. Tot veel ophef in de wereld van progressieve muziek zal dit album niet leiden, maar dit is een cd’tje dat je af en toe nog eens uit de kast zult pakken als je eens een plaat wil horen zonder al te veel opsmuk.


No. 36
Music Street Journal (U.S.A.)
https://www.musicstreetjournal.com/index_cdreviews_display.cfm?id=107531
by Gary Hill

music street journal-OdE


Alex Carpani
L’orizzonte degli eventi

Review by Gary Hill
I have previously reviewed three other albums from Alex Carpani. Two of them were contenders for my "best of" list the years they were released. I don't remember if they made the final cut, but I will say that this one is also a contender for such a distinction - in this case the "best of 2021" list. You can count on Carpani for delivering quality, modern, heavy prog. One thing about this one that's a testament to the song-writing is that even though I don't speak Italian, and all the lyrics are in that language, this was still often infectious to me. The musical arrangements are powerful progressive rock, but the vocal arrangements and hooks are just as impressive.
This review is available in book (paperback and hardcover) form in Music Street Journal: 2021  Volume 3. More information and purchase links can be found at: garyhillauthor.com/Music-Street-Journal-2021.

Track by Track Review

L’orizzonte degli eventi
The sounds of an insect in flight begin this album. Electronics rise up to meet that as a sense expectation comes up with it. There are classical elements added to the mix as it continues. A spoken vocal is heard. This segues into the next number.

Lava bollente
Coming from the opener, this immediately shifts things from a trippy kind of electronic sound to a driving hard rock arrangement. Yet, there is still plenty of classical music and AOR prog in the mix. It's a driving and effective piece with sung vocals. There are some killer shifts and changes built into this thing. That includes a mellower dropped down section later. There are parts of this cut that make me think of the band UK somehow. There are definitely hints of things like Dream Theater in the mix on this, too.

Fiore d’acqua
I love some of the killer guitar work on this thing. There is a psychedelic edge to the number along with some space rock. Yet, overall this driving number is more along the lines of AOR prog. There is a cool electronic section later that has some great synthesizer explorations.

Il perimetro dell’anima
As this rises up with synthesizer at its heart, I'm reminded of Tangerine Dream. The vocals come in over the top of that backdrop. This gets into driving, harder rocking zones further down the musical road. Again, Dream Theater seems a reference, but in some ways this makes me think of the hook side of Genesis with a harder edge. There is a killer driving movement further down the road that is among the strongest musical passages of the whole disc.

Tempo relativo
Bass brings this into being. The cut has a cool groove as other instruments come in over the top. This leans metallic and really rocks as it builds outward. This has proggier elements at play, but really does have a great hard rock texture. The bass really shines on this number. The cut is catchy whether you understand the lyrics or not. It is one of the highlights of the set with enough changes and drama to keep it interesting.

Sette giorni
More of an AOR prog concept is on the menu here. This is driving and heavy, but it's also intricate, complex and challenging. It's another highlight of a disc full of strong music.

La fine è là
I dig the heavy groove on this rocking tune. There are some great shifts and turns here. While it's arguably of the AOR variety, and even turns toward some almost extreme metal zones at times, this driving number has plenty of progressive rock twists and changes.

Nel ventre del buio
Here we get another high energy and hard rocking tune. This is perhaps less proggy than some of the others here, and really leans toward the metal end of the spectrum. Yet, there are some movements that are purely prog, albeit of the very heavy variety.

Le porte
A mellower movement brings this into being, but the cut drives out into more rocking zones. The keyboards on this call to mind Pink Floyd a little for me. The number has a great hard-edged progressive rock sound built into it. There is a nice balance between mellower modes and more rocking ones as it continues to evolve. This is arguably the most complex and dynamic cut here. It covers a lot of territory and has some powerful peaks and beautiful valleys. It's one of the highlights of the set, making it a great choice for parting shot. The insect returns at the end to close the album the same way it began.



No. 37
Babyblauen-Seinen (Germany)
http://www.babyblaue-seiten.de/index.php?albumId=19643&content=review
by Marc Colling

babyblauen-seiten-OdE

Alex Carpani ist als studierter Musiker ein alter Hase im Geschäft der Filmmusik, doch in den letzten Jahren ist er auch immer wieder in einem wesentlich härteren musikalischen Stil unterwegs: dem progressiven HardRock. Also richtig fett mit Gitarre und Orgel und......aber es erklingt auch auf diesem Album wieder einmal keine richtige, sondern nur eine virtuelle Gitarre. Dafür aber eine äußerst druckvolle Bassgitarre, ein schnelles und präzises Schlagzeug mit der Betonung auf „Schlag“ und natürlich Keyboards mit meist topmodernem Sound, ohne aber jemals den Sound zu überladen. Eine Neuerung gibt es dennoch, denn der Musiker, Komponist, Arrangeur, Texter und Produzent dieses Albums singt in seiner Muttersprache italienisch alles selbst, was ja in der Vergangenheit nicht immer der Fall war. Das ist eine gute Idee, denn obwohl ich die Sprache nur rudimentär verstehe (zum Glück gibt es ein tolles Textheft, das mir das Verstehen dann doch erleichtert), klingt seine Musik dadurch weicher und melodischer als mit einem kälteren englisch. Obwohl: man ist schnell drin im Kosmos des Italieners, denn der Schwierigkeitsgrad seiner Musik ist nicht allzu hoch.
Wer sich also verrenkende Takt- und Tempowechsel hier erwartet, der ist leider falsch. Der Italiener hat sich ein Trio mit mächtig viel Dampf zusammen gestellt und die gehen los wie die Hölle. Besonders der schon erwähnte Bass treibt druckvoll an, doch auch der Drummer spielt schnörkellos und auf den Punkt. Erst im 6. Track nehmen sie etwas den Fuß vom Gas und dennoch kann der geneigte Rocker immer noch headbangen, wenn auch etwas schonender. Es gibt aber allgemein betrachtet nicht viele Momente der Entspannung, denn meistens geht es schnell und rhythmisch zu und der Hörer erwischt sich immer wieder beim mit wippen.
Es gibt aber nicht nur diese eher zugänglichen Tracks, sondern auch Kleinode wie das düster wirkende LA FINE E LA. Hier fällt mir als Vergleich spontan Adam Warne mit seiner Band Kyros ein, weil ähnlich agiert wird. Etwas proggiger, mit spannenden Klangspielereien, dazu eine abwechslungsreiche Komposition mit überraschenden Wendungen. Das hätte er ruhig öfter machen können, diese Mischung aus melodischem HardRock, interessanten Elektrosounds und gewagten Zwischenteilen.
Stilistisch ist das Album zwischen Rock, HardRock, Alternative Rock und New ArtRock zu verorten. Mit elektronischen Tupfern klingt es sehr modern und macht mir bis zur letzten Sekunde Spaß. Nicht die größte Herausforderung für einen Liebhaber der progressiven Musik, aber doch ganz ordentlich.



No. 38
Prog Visions (The Netherlands)
https://progvisions.nl/reviews_uk/ac_ode_uk.htm
by Douwe Fleederus

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“... A FINE ALBUM FOR A BIG AUDIENCE ...”

INTRO
Alex Carpani is an Italian-French composer, keyboardist, singer, producer, musicologist and artistic director. We prog fans know him from his own Alex Carpani band which released four albums ( "Waterline", "The Sanctuary", "4 Destinies" and 'So Close, So Far") and the Italian power trio called Aerostation. A trio without a guitarist but with Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis Project) on drums. Last year Alex released the album "l’Orizzonte degli Eventi" as an independent artist. In his own words; an album of rock songs sung in Italian and mixing neo-prog, hard rock, electronic music, alternative rock and pop influences. It’s a kind of visionary and existential concept album about the imaginary line that divides the possible scenarios of our lives, at the moment when we are in front of big life decisions. It all begins with the narrator voice of an astrophysicist who gives the scientific definition of the event horizon. From that moment the journey begins and this boundary surface becomes the metaphor of life and the relativity of all things.

LINE-UP
Alex Carpani - lead & back vocals, synthesizers, virtual guitars; Giambattista Giorgi - bass; Bruno Farinelli - drums Efisio Santi - Narrator voice on "l'Orizzonte Degli Eventi"

REVIEW
As mentioned in the introduction above, the album starts with the title track "l’Orizzonte degli Eventi" and the narrator's voice. In fact, it all starts with the buzzing sound of an insect ... throughout the whole song you can hear that buzzing sound. An original and intriguing opening. After this fine introduction follows the uptempo and rock-oriented song "Lava Bollente". The well-sung catchy vocal refrain gives the song also some pop influences. "Fiore d'Acqau" musically follows the same path. Uptempo rock parts and ballad-like vocal parts that shows once more that Alex is an excellent vocalist. In the end, we can enjoy some melodic synth parts. Nice song with some great melodies. "Il Perimetro dell'Anima" has a good structure, nice keyboard orchestrations and beautifully sung vocals. With its great melodies, fine keyboard parts and nice vocal parts this song develops into one of my personal favourite tracks of this fine album. In the following song "Tempo Relativo" the bass part of Giambattista Giorgi stands out. The music is a melting pot of musical styles with distorted guitar parts and a rhythm section that is on fire. In "Sette Giorni" the band slows down a little bit. Love the keyboard orchestrations and the nice melodies. The music is difficult to describe because it is a nice melting-pot of styles, but it is definitively one of my personal favourites. And that has to do with the wonderful melodies and fine keyboard playing. The melodic keyboard ending is very nice. This is followed by the song "La Fine e La" which has a pounding bass and distorted and heavy guitar riffs. And always those great vocal parts. I am so happy that Alex sings in his native language because this keeps the original atmosphere of the song. It is also a nice gesture to include an English translation of the Italian lyrics in the press kit that I received from Alex. However, this translation is not in the booklet of my promo copy but maybe I have just received the Italian version of the album. "Nel Ventre del Buio" is an uptempo song with beautiful vocal melodies and nice drum work of Bruno Farinelli. The album comes to an end with the song "Le Porte". The song is like a breath of fresh air after the previous uptempo track. The keyboard orchestrations and catchy vocal refrains are the highlights of this last personal favourite of mine. Of course, the buzzing insect of the introduction has the last word.

CONCLUSION
"l’Orizzonte degli Eventi" is a fine album for a big audience. Not only Prog fans will enjoy this album that is full of wonderful vocal melodies and fine instrumental parts. The album is consistent and has no weak parts. Alex Carpani is a very talented multi-instrumentalist blessed with great vocal qualities. Personally, I think that this guy is a little bit underrated in the past years. Your reviewer enjoyed listening to this album very much. Remember his name ... Alex Carpani.

AUTHOR - DATE - RATING - LABEL
Douwe Fledderus - July 2021 - * * * * - Independent Release



No. 39
Backgrounds Magazine (The Netherlands)
https://www.backgroundmagazine.nl/CDreviews/AlexCarpaniLorizzonteDegliEventi.html
by Henri Strik

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Alex Enrico Carpani was born January 7, 1970 in Montreux, Switzerland, but most people know him as Alex Carpani and think he is an Italian citizen. Which is of course not true. However, he spends most of his time working with musicians from this country and therefore the mistake is easy to explain. He has been in the music world for some years now and has built an impressive discography. The majority of these albums contain instrumental music in the electronic, jazz (rock) and film music genres. However since 2007 he has focused on more rock-oriented music, paying tribute to the classic prog bands from days gone by. Most of all Waterline (2007) and The Sanctuary (2010, see review) are impressive albums and are loved by the progressive rock audience!
The fifth rock album by the Italian-Swiss master is titled L'Orizzonte Degli Eventi, and is a concept album that looks at the moment when life can turn upside down when an individual has to make a crucial decision. As with the previous album, the Alex Carpani's group is reduced to a small committee: Giambattista Giorgi on bass, Bruno Farinelli on drums, Alex Carpani takes care of vocals, keyboards and virtual guitars. However, Carpani chooses to let go of the vintage prog on this new album and shows a much more modern sound here. With his current album he is taking a clearly modern direction and is also using his mother tongue for the first time when singing. The end result can be roughly described as extravagant rock with an Italian character and a sophisticated note, whereby elements from alternative rock, pop, electronic and hard rock are also mixed up. However, there is still a leading role for Carpani's keyboard playing, but the sounds from his instruments are much more contemporary. Even the rather rich guitar sounds come from the keyboard arsenal of this musical all-rounder. Not everyone will agree on the extent to which this has been achieved. It leads to quite synthetic sound palettes here and there. However there are still traces of progressive rock throughout the entire album.
The nine songs on the album are consistent in quality and have no real ups or downs. The driving rock numbers, located in the range of four to seven minutes, score points with their catchy, powerful melody, while at the same time ensuring an interesting listening experience with a tonally contemporary complexity. The keys usually take over the electronic substructure, even if retro elements with Mellotron and synthesizers sounds can be clearly recognized as can be heard on Sette Giorni. The focus is mainly on guitar chords, although no real guitarist was involved in the album.
Alex Carpani confirms his versatility with this album. He shows that he can compose relatively short songs that are catchy. Above all, the Italian language works very well in this context, giving the nine tracks their own emotional colouring.
But if you expect many tempo changes or lots of bombastic progressive rock sounds with lots of pathos, you are wrong with this release unfortunately. Carpani has put together for this album a trio with a lot of steam and they go like hell. Especially the bass drives are powerfull, and also the drummer plays straightforward and to the point. In general there are not many moments of relaxation, because mostly it is fast and rhythmic and the listener has to go along with the rather fast tempo.
A little bit more progressive rock tunes and songs with less fast tempos might have been desirable. Maybe some more exciting and varied composition with surprising twists would have brought the album to a higher level. But that's how a real proghead hears it with his own ears. However don't get me wrong this mixture of rock, hard rock, electronic music, alternative rock and progressive rock was enjoyed until the last second. Not the greatest challenge for a progressive rock lover, but quite decent after all.

*** Henri Strik (edited by Tracy van Os van den Abeelen)


No. 40
Exposé Online (U.S.A.)
http://expose.org/index.php/articles/display/alex-carpani-lorizzonte-degli-eventi-2.html
by Jon Davis

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We last encountered Alex Carpani in his band Aerostation a couple of years ago. That release was followed in 2020 by another solo album, L'Orizzonte degli Eventi, which features Carpani on keyboards, vocals, programming, and “virtual guitar,” joined by GB Giorgi on bass and Bruno Farinelli on drums; Efisio Santi provides some spoken vocals on one track. Carpani’s 2016 album So Close. So Far. featured English lyrics, but for this outing he sticks with his native Italian. Much like that previous solo effort, the music is an energetic and sophisticated take on modern rock with nods to progressive rock in the variety and prominence of keyboards as well as the willingness to venture astray from simple song structures. The nine tracks are generally concise — only four stray above six minutes — and don’t dwell on self-indulgent keyboard solos. Carpani’s singing is very strong, and he often provides layers of backing vocals as well. While the overall mood is brisk and energized, the arrangements do provide occasional moments of quiet, introductions or interludes between the more upbeat sections. Casual listening might leave one thinking that there is actually a guitar in the mix, though closer attention shows it to be more keyboard based. In this case I have no problem with it, as it just fits into the arrangements and isn’t leading the music. I thoroughly enjoy L'Orizzonte degli Eventi, and have no reservations recommending it to anyone who likes progressive rock of the classic or modern varieties.



AEROSTATION (2018)

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No. 1
ROCK GARAGE
http://www.rockgarage.it/?p=75529
by Raffaele Astore

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Cosa accade quando gente come Gigi Cavalli ed Alex Carpani si uniscono per dare vita ad uno dei dischi rock che colpiscono per il gusto di sonorità indimenticate come quelle che hanno caratterizzato un’epoca (o forse più di un’epoca)? La risposta è tutta nel dna di questi musicisti che hanno alle spalle esperienze maturate con Ligabue, Clan Destino, C.S.I., Massimo Zamboni, David Jackson, David Cross, Aldo Tagliapietra, Bernardo Lanzetti e che insieme hanno dato vita a questo progetto davvero unico…ma anche non consueto. Probabilmente, il progetto non comune è legato da analogie artistiche tra i membri di questa band emiliana che ha deciso di donarsi ad un sound dove il principale strumento, la chitarra, è messa fuori gioco da una mescolanza di passaggi generati elettronicamente, che sanno fare a meno di chitarre “rocckettare” sostituite dalle tastiere sparate alla massima potenza. E così accade che in tutto i brani contenuti in Aerostation sono il risultato di esperienze maturate in anni ed anni di studi e conoscenza a fondo della strumentistica a disposizione. Certo per un disco così la scelta è stata quanto mai coraggiosa e bisogna dare merito a questa band per l’ottimo risultato raggiunto, un risultato che è quello di un disco diverso, insolito e che intende districarsi su nuovi percorsi. Infatti quello che emerge in questo disco è l’uso del digitale che sostituisce appieno strumenti classici, non certo desueti, ma dei quali, come dimostrano gli Aerostation, se ne può fare a meno. Quello che colpisce in particolare di questo lavoro sono i suoni davvero potenti e quelle atmosfere che richiamano alla mente il buon vecchio rock di una volta, ma che si muove e si trova a proprio agio tra alternative, new progressive ed elettronica. Ed è così che tutto quello che viene prodotto ed inserito in questo loro esordio discografico ha il ruolo di trascinare chi ascolta in un mondo che rimanda per certi versi al passato, ma che in realtà è poi il presente più immediato fatto dalla costante presenza dell’elettronica sempre più in evoluzione. Aerostation è un album da ascoltarsi tutto d’un fiato perché ha suoni trascinanti modellati dal basso di Jacopo Rossi che sa dare, restando defilato, le linee armoniche necessarie a sviluppare generi che vanno dal new progressive d’alto rango al crossover, dall’hard rock alla musica elettronica. Ho ascoltato questo CD anche in auto e devo dirvi che per diversi momenti era come se fossi davvero su un’astronave alla ricerca di nuovi mondi che mi si sono dischiusi senza alcuna distrazione alla guida, mondi che immaginavo come mete da raggiungere con immediatezza ma che i ritmi e gli inusuali cambi di tempo mi richiamavano alla realtà. Aerostation è quel disco che non ti aspetti, quella produzione che sa tanto di esperienza e non poteva essere diversamente visti i passati di Cavalli Cocchi e Carpani. Fatevi un bel regalo per queste feste se amate il rock di alta classe, correte a prendere Aerostation, non ve ne pentirete!

No. 2
MUSICMAP.IT
http://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=6638
by Piergiuseppe Lippolis

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Aerostation è un progetto di Gigi Cavalli Cocchi (batteria) e Alex Carpani (voce e tastiera), entrambi già attivi in altri progetti e come musicisti di supporto di diversi artisti, coadiuvati dal bassista metal Jacopo Rossi. Pur avendo maturato l’idea di un progetto di questo genere al tramonto del 2015, l’omonimo album di debutto degli Aerostation ha visto la luce soltanto nell’ottobre del 2018. Gli Aerostation propongono un rock che rifiuta qualsivoglia legame con sonorità classiche, rivelandosi decisamente moderno, e oscillando senza soluzione di continuità tra alternative, progressive, hard rock, senza dimenticare il ruolo decisivo svolto anche dall’elettronica, coi sintetizzatori che, in un certo senso, rimpiazzano anche le chitarre con suoni aciduli e un’effettistica estremamente curata. Il cantato è in inglese in otto degli undici brani che compongono “Aerostation”, mentre gli altri tre sono interamente strumentali. Nei quasi cinquanta minuti dell’album si incontrano episodi parecchio eterogenei e variegati, ma fra i più ispirati vanno menzionati il singolo “Straight To The Sun”, con le sue evoluzioni, l'altro singolo “Coldness”, dai ritmi più ragionati ma carico di un’atmosfera epica, e “Wide Eyes And Wonder”, dalle elegantissime note prog. Nel mezzo, non ci sono passaggi che possano definirsi non a fuoco e il disco conserva una buona fluidità dall’inizio alla fine. “Aerostation” è un debutto importante, nel quale emerge distintamente la tecnica dei tre e in cui l’elettronica sostituisce perfettamente la chitarra, regalando anche approdi imprevedibili

No. 3
MUSIC STREET JOURNAL
http://www.musicstreetjournal.com/cdreviews_display.cfm?id=106688
by Gary Hill

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This new album is an intriguing release. I suppose the easiest title would be "space rock," but that's only so accurate. I mean, yes, this is rock music that is connected to a large degree with space. There are even bits of things that one associates with most space rock. However, that's only part of the story. You'll find leanings here toward metal, industrial, techno, more traditional progressive rock, modern moody prog, fusion and more. It all flows nicely and is quite effective. It lands in the AOR mainstream part of the musical swimming pool. So, if that's your thing, and you'd like to find something new, you can't go wrong with this. This review is available in book format (hardcover and paperback) in Music Street Journal: 2019 Volume 2 at: lulu.com/strangesound. Track by Track Review: Voices - Weird effects and electronics open this like waves of radio signals. Voice sound-bites come in over the top as trippy electronics continue to hold the piece. Wide Eyes And Wonder - Coming out of the previous cut, this works out to a killer hard-edged jam that has space rock, modern alternative rock, more mainstream prog and more built into it. It's a fast paced and powerful cut that really drives with both modern and old-school sounds. There are times when I'm reminded of Dream Theater and Pink Floyd comes to mind at other points. Still, neither of those are more than a passing leaning as the whole of the parts is much more unique than that. Straight To The Sun - Coming in much harder edged, there is an electronic meets metal texture to the opening here. The cut fires out into a fast paced jam that's more decidedly progressive rock oriented. This is energized and cool. It's is less accessible and meatier than the previous cut was. There are some intriguing twists that take it into more pure prog zones. This is a cool journey with a lot of varying sounds in the mix. I particularly dig the dramatic instrumental section at the end. Fourteen Days of Lightness - Keyboards open this, and the vocals come in with a moody delivery over that backdrop. By around the minute-and-a-half mark this kicks into a faster, more rocking mode. It's still mellower than the two previous tunes, though. There is a more mainstream modern prog element that drives a lot of this. It gets into some killer almost fusion territory in some fills, though. Coldness - The balance between mellower and more rocking stuff is wider on this than it is on a lot of the rest of the music here. This has some driving, almost techno rocking stuff. It's also often moody and modern prog based. There is a soaring, less dark section that is more of a traditional progressive rock, too. This is a powerhouse cut that's among the best here. Long Distances - A fast paced, hard rocking instrumental, this combines prog, space rock and more. There is a cool mellower, dropped back movement later in the piece. It works back out to more powered up stuff beyond there, and the whole number is just so cool. The Arrow - Trippy, jazzy mellow elements open this. The vocals come in over that bringing it into more of a moody, electronic based arrangement. Eventually makes its way to a faster paced, more rocking jam that even has hints of metal guitar built into it. It drops back mid-track to a mellower movement with some cool bass work. It's more of less a return to the earlier sections of the piece. As you might expect, they bringing back into the faster paced stuff beyond that, but the keyboards (rather than the guitar) seem the driving factor this time. That movement ends the piece. The Ghost Bride - This comes in rather like one of Dream Theater's mellower cuts and works out from there with hints of fusion in the mix. There are some great keyboard elements on this number, and the vocal hooks are awesome. I am particularly fond of the keyboard soloing on the closing movement. This is another highlight of the set. From Day To Night - A hard rocking grind opens this. It's another part of the set that makes me think of Dream Theater to some degree. It drops back in volume, but not pace, for the entrance of the vocals. There is a drop back to mellower, techno-like stuff for a while. Near the end, though, it powers up to almost metal before mellower keyboard sounds take control. One Billion Steps - While there are mellower parts to this, the cut is mostly a driving hard-edged tune. It's decidedly modern progressive rock, but does have elements of techno and more in the mix. Kepler 186F - This piece bookends the album, with keyboards and effects serving as the backdrop for soundbites. It is decidedly space oriented.

No. 4
RADIOCOOP
https://www.radiocoop.it/19975-2/
by Antonio Bacciocchi

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Gigi Cavalli Cocchi è stato il batterista di Ligabue, dei Clan Destino e dei C.S.I. Ha fondato e guidato i Mangala Vallis, oltre ad una lunga serie di prestigiose collaborazioni. Alex Carpani è un compositore, cantante, tastierista e produttore, ha pubblicato quattro album da solista, insieme alla Alex Carpani Band si è esibito in tutto il mondo. Ha collaborato con leggende del rock come David Cross (King Crimson), David Jackson (Van der Graaf Generator), Aldo Tagliapietra (Le Orme) e Bernardo Lanzetti (PFM). Insieme danno vita agli Aerostation, accompagnati dal vivo da Jacopo Rossi, bassista assai apprezzato nel panorama metal italiano e internazionale (Dark Lunacy, Antropophagus, Nerve). L’album d’esordio è un composito e impeccabile prog dalle tinte hard e classic rock che guarda poco al passato (talvolta si possono avvertire sguardi agli Yes degli 80 o agli Asia) e propone un sound moderno e attuale, potente e poderoso. Molto interessante.

No. 5
PROG VISIONS
http://progvisions.nl/reviews_uk/aer_aer_uk.htm?fbclid=IwAR1_8K_5SHc2JRR9LP-xJFoo9wl_WF_oG1TkYZpb1BsIAEQdcgjRmuexP6w
by Douwe Fledderus


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“... exploring new boundaries ...” Aerostation is a brand new band exploring new boundaries of rock through a contamination of genres and styles. It’s an Italian power trio without guitarist. Aerostation includes two familiar names for the Prog fans. Of course we know Alex Carpani from his own Alex Carpani Band and Gigi Cavalli Cocchi from his Mangala Vallis Project. Your reviewer was one of the lucky ones to see Mangala Vallis live in concert on a Dutch stage. The trio is complemented by the additional musician Jacopo Rossi on bass. The self titled debut album Aerostation has been released on the Immaginifica label and is distributed by Self. Alex Carpani - lead & backing vocals, keyboards, all virtual guitars; Gigi Cavalli Cocchi - drums Additional musician: Jacopo Rossi - bass We can find the following 12 tracks on this fine album; “Voices“, “Wide Eyes and Wonder“, “Straight to the Sun“, “Fourteen Days Of Lightness“, “Coldness“, “Long Distances“, “The Arrow“, “The Ghost Bride“, “From Day To Night“, “One Billion Steps“ and “Kepler-186F“. After the short instrumental “Voices“ with voice samples of one of the Apollo flights and an ambient and electronic atmosphere the power trio starts with the uptempo and uplifting sounding track “Wide Eyes and Wonder“. A song with catchy vocal refrains, lovely synth melodies and an in your face rhythm section. This is a great opener. “Straight To the Sun“ is also and uptempo track with a lot of power. The band has no guitarist but Alex does use virtual guitar sounds. On one side the track is aggressive and powerful and on the other side full of melody. After all this power the band slows down a little bit with the song “Fourteen Days Of Lightness“. A diverse song with lovely vocal melodies and great keyboard parts. “Coldness“ excels through beautiful vocal melodies. Alex is doing a great job here. One of my favorite tracks is “Long Distances“. In this instrumental piece you can find some atmospheric keyboard parts besides the more uptempo keyboard melodies. In “The Arrow“ bass player Jacopo Rossi shines in the slow first part. Again we can enjoy nice keyboard work and vocal melodies. And always supported by the steady drum parts of Gigi. “The Ghost Bridge“ has an atmospheric opening with beautiful fretless bass work. The album needs this kinds of parts which are giving the album the so needed diversity. This song develops into one of my favorite tracks. The song has beautiful keyboard orchestrations. After all the uptempo and powerful stuff you can find on this album, a song like “The Ghost Bride“ is very welcome. With “From Day to Night“ you get best of both worlds. Personally I love the slow and the melodic stuff the most. “One Billion Steps“ has an intriguing ambient opening before the drums of Gigi kicks in and the song develops into one of those uptempo track. The album ends with some Apollo communication samples and ambient atmospheres in the short instrumental piece “Kepler-186F“ before powerful drumming is combined with electronic textures. Aerostation is an interesting project of Alex Carpani and Gigi Cavalli Cocchi. On their self titled debut album you can find great keyboard work and nice vocal melodies on top of a steady rhythm section. Most of the songs are uptempo and have catchy vocal refrains. Personally I like the songs with the greater diversity best. Just listen to songs like “Fourteen Days Of Lightness, “Long Distances or the “Ghost Bride. I am impressed by the vocal skills of Alex Carpani on this album. He is responsible for all the lead and backing vocals. The album is full of catchy vocal melodies. Your reviewer is very curious about the development of this new project. Check it out for yourself.

No. 6
DIFFERENT MAGAZINE
https://www.differentmagazine.it/aerostation-gigi-cavalli-cocchi-e-alex-carpan-in-un-grintoso-esordio-crossover-prog/
by Redazione

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Aerostation: Gigi Cavalli Cocchi e Alex Carpani in un grintoso esordio crossover prog! Gigi Cavalli Cocchi e Alex Carpani debuttano con un nuovo album dal respiro internazionale. Un power trio senza chitarra, con il bassista Jacopo Rossi, a cavallo tra alternative, progressive, hard rock, elettronica e pop  AEROSTATION [11 tracce – 49.21] Immaginifica/Aerostella, Distr. Self/Pirames International Immaginifica/Aereostella (distr. fisica Self, digitale Pirames International) pubblica Aerostation, il debutto degli Aerostation, una nuovissima formazione che propone un alternative prog dal respiro internazionale, tra rilettura delle radici e nuove prospettive future. E’ una ottima sintesi del percorso dei due fondatori, Gigi Cavalli Cocchi e Alex Carpani, che mai come questa volta si mettono in gioco con un progetto che tiene in debito conto l’esperienza prettamente progressive di entrambi, fondendola però con elementi alternative, hard rock, elettronici e pop in una sorta di “crossover prog” decisamente peculiare. Aerostation è inevitabilmente legato alla storia e alle esperienze dei due artefici. Gigi Cavalli Cocchi è stato il batterista di Ligabue, dei Clan Destino e dei C.S.I. Ha fondato e guidato i Mangala Vallis, ha collaborato con Judge Smith e David Jackson (Van Der Graaf Generator), John Ellis (Peter Gabriel, The Stranglers) e Bernardo Lanzetti (Acqua Fragile, PFM), suonando nei maggiori festival e club italiani e stranieri. Alex Carpani è un compositore, cantante, tastierista e produttore, ha pubblicato quattro album da solista, insieme alla Alex Carpani Band si è esibito in tutto il mondo. Ha collaborato con leggende del rock come David Cross (King Crimson), David Jackson (Van der Graaf Generator), Aldo Tagliapietra (Le Orme) e Bernardo Lanzetti (PFM). Dopo un’esperienza insieme nella Alex Carpani Band, nel 2016 il batterista e il tastierista hanno fondato Aerostation; dal vivo sono accompagnati da Jacopo Rossi, bassista assai apprezzato nel panorama metal italiano e internazionale (Dark Lunacy, Antropophagus, Nerve). Otto brani in inglese e tre strumentali, undici pezzi espressione di un grintoso power trio senza chitarra nello stile di ELP ma poco nostalgico, con un approccio rock molto energico, talvolta acido e distorto. Aerostation è un disco che trasuda feeling, compattezza e dinamismo, doti immediatamente apprezzate nelle anteprime live che il trio ha tenuto in Italia, Francia e Canada, dove ha raccolto notevole attenzione e curiosità. Facebook: https://www.facebook.com/aerostationband/  Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCkA_p9xvFq1_ReINbDKpcKA Instagram: https://www.instagram.com/aerostationband/ Twitter: https://twitter.com/aerostation16

No. 7
MLWZ
https://mlwz.pl/recenzje/plyty/21244-aerostation-aerostation?fbclid=IwAR3sddmthry41-8iSCanD9h90l-DZ02WMiUtDQdLfQO2W7O6PwCyrZcl0Ds
by Artur Chachlowski

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Aerostation to projekt muzyczny, którego pierwsza płyta dotarła do nas niedawno z Italii. Aerostation to właściwie duet, który tworzą: śpiewający multiinstrumentalista Alex Carpani (Alex Carpani Band) i perkusista Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis) oraz towarzyszący im basista Jacopo Rossi. Dwaj główni muzycy podzielili między siebie także inne obowiązki: Alex zajął się produkcją, a Gigi projektem graficznym, w którym wykorzystał mnóstwo archiwalnych rycin związanych z podbojem kosmosu. No tak, bo zgodnie z nazwą zespołu i tytułem płyty sprawa tyczy się kosmosu, a właściwie wypraw człowieka w kosmos. Na tym opiera się ten przemyślany koncept, a blisko 50 minut wypełniającej go muzyki zabiera słuchacza w międzyplanetarną podróż, w trakcie której można przeżyć – jak to w historii lotów człowieka w kosmos – mnóstwo wzlotów, ale też i trochę upadków. Po krótkim instrumentalnym „Voices”, w którym wykorzystano sample z przetworzonymi głosami załogi jednego z lotów Apollo, od nagrania „Wide Eyes And Wonder” rozpoczyna się właściwa kosmiczna muzyczna jazda. Nagranie to ma chwytliwy refren wokalny, uroczą syntezatorową melodię, a przede wszystkim dynamicznie nabijającą mocne tempo sekcję rytmiczną. „Straight To The Sun” to także utwór z dużą mocą i sporym potencjałem. Zespół nie ma gitarzysty, ale słychać tu wyraźnie jak Alex umiejętnie posługuje się syntezatorami generując brzmienie wirtualnej gitary. Z jednej strony utwór jest agresywny i potężny, a z drugiej - pełen miłego nastroju, w którym przewija się fajna melodia. Teraz zespół nieco zwalnia tempo dzięki piosence „Fourteen Days Of Lightness”. To jeden z najbardziej przekonywujących fragmentów całej płyty. Z kolei „Coldness” nie wyróżnia się praktycznie niczym. No, może tylko nienajgorszym tematem melodycznym. Kolejne z moich ulubionych nagrań to „Long Distances”. W tym instrumentalnym temacie można odnaleźć klimatyczne, kojące uszy, partie instrumentów klawiszowych. W „The Arrow” wyróżnia się gra basisty Jacopo Rossiego. Możemy tu także podziwiać wykonawczą erudycję Carpaniego i zapadające w pamięć melodie. „The Ghost Bride” ma klimatyczny początek z wyrazistą partią basu, a także świetną orkiestracją. Takie utwory jak ten nadają albumowi tak potrzebną różnorodność. To trzeci z moich ulubionych utworów na płycie. Mam mieszane uczucia co do rozkrzyczanego nieco nagrania „From Day To Night”. Z jednej strony przypomina ono nieco stare utwory Porcupine Tree, a z drugiej – ma takie fragmenty, które wydają się zwykłą elektroniczną sieczką. „One Billion Steps” ma intrygujący ambientowy wstęp, po kilku chwilach pojawia się mocne perkusyjne wejście, a kompozycja ta przekształca się w kolejny z tak licznych tu osadzonych na syntezatorowym brzmieniu utworów o mocno podbitym tempie. Album kończy się kilkoma interkomowymi samplami z głosami załogi Apollo i ambientowym klimatem, który panuje w instrumentalnej codzie „Kepler-186F”. W jej finale rozlega się jeszcze potężne bębnienie połączone z finezyjnymi dźwiękami basu oraz elektronicznymi teksturami… Koniec płyty, koniec lotu, koniec kosmicznej misji… A skoro koniec, to pora na kilka słów podsumowania. Na płycie „Aerostation” usłyszeć można kawałek niezłego, opartego na syntezatorowych brzmieniach i bogatych aranżacjach, nowocześnie zagranego progresywnego rocka. Przeważająca większość nagrań posiada dynamiczne tempo oraz chwytliwe refreny. Jestem pod dużym wrażeniem umiejętności wokalnych Alexa Carpaniego. Jest on odpowiedzialny za wszystkie wokale prowadzące i wspierające na tej płycie, a jest ona przecież pełna ogromu chwytliwych melodii wokalnych. Jedyne, co można zarzucić tej płycie to brak większego zróżnicowania oraz pierwiastków powodujących, że chciałoby się do tej płyty często wracać. Lecz jako całość debiutancka produkcja Aerostation wypada więcej niż poprawnie. Ciekaw jestem dalszych losów tego projektu.

No. 8
HAMELIN
https://www.hamelinprog.com/aerostation-aerostation/
by Antonio Menichella
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Aerostation è un progetto nato dalla collaborazione tra il batterista Gigi Cavalli Cocchi ed il tastierista/cantante Alex Carpani. L’idea nasce nell’autunno 2015, quando Cavalli Cocchi aveva appena concluso l’esperienza “Campovolo 3” con Ligabue e Carpani stava ultimando le registrazioni e il mixaggio del suo album “So Close. So Far”, il disco della svolta a livello artistico. Entrambi avevano già la testa proiettata in avanti, verso nuovi progetti ed esperienze. Alla fine del 2016 Alex e Gigi decidono di costituire un duo, accompagnato al basso da Jacopo Rossi, talentuoso bassista della scena metal e membro di band di livello internazionale come Dark Lunacy, Antropofagus, Nerve. Nasce così Aerostation, un power trio, senza chitarre, che suona un rock moderno e attuale, potente e suggestivo, cantato in inglese, dove si fondono alternative rock, crossover prog, hard rock, elettronica e pop. L’incontro con la manager e discografica Iaia De Capitani dà l’impulso necessario per la pubblicazione dell’omonimo album di debutto nonché per far conoscere il progetto al pubblico italiano ed internazionale. Da aprile a settembre 2018 Aerostation presenta in Italia e all’estero alcune anteprime live del disco riscuotendo numerosi consensi da parte di pubblico e addetti ai lavori. Il 14 settembre viene dato alle stampe Straight to the Sun singolo che anticipa le atmosfere di Aerostation, primo album di inediti pubblicato il 5 ottobre  da Immaginifica / Aereostella e distribuito da Self e Pirames International. L’album è composto da undici brani, di cui otto cantati in lingua inglese e tre strumentali. È un disco dal carattere rock, internazionale e cosmopolita. Il sound è molto originale, frutto di un lungo lavoro di ricerca e produzione che ha portato al risultato di creare un power trio dove quasi non ci si accorge dell’assenza della chitarra, i cui spazi sono presi da un impasto sonoro fatto di sintetizzatori liquidi, acidi e distorti, effetti digitali, chitarre virtuali. Il tema conduttore è il viaggio, l’esplorazione, la ricerca, l’andare oltre i propri limiti e i propri confini, guardarsi dentro e cercare di capire quali sono le formule più adatte a superare le difficoltà che si incontrano nella comunicazione tra esseri umani. L’album è aperto dalle allarmanti sonorità futuristiche di Voices che rivelano all’ascoltatore l’esperienza che sta per compiere: un viaggio dimensionale, uno spostamento da un luogo all’altro, poco importa se reale o virtuale. Fredde voci registrate si accavallano in un’affollata aerostazione mentre le pulsazioni di un cuore meccanico scandiscono il conto alla rovescia che decreta l’inizio del viaggio. Wide Eyes and Wonder descrive le emozioni provate dall’astronauta al momento della partenza del volo verso lo spazio e del rientro sulla Terra. Lo stato di eccitazione è tale da produrre stacchi nervosi, riffabrasivi che dirottano il sound su coordinate alternative rock (The Pineapple Thief di “Dissolution”). La ritmica decisa, incalzante, a tratti anche asciutta e sintetica, lancia spunti elettronici che deviano il brano in territori space. È nel bel mezzo di questa escursione spaziale che la Terra appare come l’unica casa a cui far ritorno. Straight to the Sun continua l’ostinato viaggio e tira dritto verso il sole. Un sole che è l’affrancazione, la liberazione dalle catene, dalle paure, dai limiti imposti. Il carattere rock di Aerostation si lascia apprezzare per un sound diretto, frontale, che trova nelle melodie seducenti e nei ritornelli incisivi i suoi punti di forza. Se i passaggi più progressivi tradiscono influenze wilsoniane (“Hand. Cannot. Erase.“), i momenti corali e l’elettronica rievocano i Pure Reason Revolution più maturi. Il viaggio prosegue con Fourteen Days of Lightness. Quattordici giorni di leggerezza: né troppi, né troppo pochi. Sufficienti a cambiare un’esistenza per sempre. Vivere ogni giorno come fosse il primo e l’ultimo, perdendo il senso del tempo, inseguendo albe e tramonti, superando per sempre le paure, respirando una boccata d’aria del paradiso. Trascinato da un accattivante groove, il brano fonde la leggerezza e la luminosità psych/space degli Ozric Tentacles (con le linee funky di Rossi ed il drumming di Cavalli Cocchi in evidenza) e le elucubrazioni elettroniche dei The Orb più psichedelici. Le virtual guitars e i suoni sintetici di Carpani tracciano i contorni di Coldness, brano dedicato alla freddezza. Freddezza dell’animo, freddezza delle azioni, freddezza dei pensieri. Una freddezza che oggi molti sono costretti a usare per condurre la propria esistenza frenetica e competitiva, dove non c’è spazio per dubbi e tentennamenti, sentimentalismi e discontinuità. Quando, però, la vista ti si annebbia e il cuore ti presenta il conto, non rimane che l’amore. Le difficoltà nella comunicazione tra esseri umani sono al centro del secondo strumentale dell’album. Long Distances è ispirato proprio alle distanze. Distanze siderali, distanze infinitamente piccole, distanze colmabili, distanze incolmabili. Le distanze sono lo spazio esistente tra il nostro punto di partenza e il punto di arrivo, qualunque esso sia. Più le distanze sono grandi, più il nostro viaggio è impegnativo e importante, difficile e pericoloso. In realtà le distanze si spostano con noi, perché noi tutti siamo in perenne movimento. Il tortuoso percorso si snoda tra le morbide spire del basso di Rossi e le glaciali stilettate elettroniche di Carpani. L’incedere, ipnotico e sinuoso, crea le basi per la miscela di trance, spacerock, progressive ed elettronica, tanto cara ad Ed Wynne e soci. Dedicato alla freccia, che fende l’aria e va dritta al bersaglio, senza incontrare ostacoli sul suo percorso, The Arrow invita ad essere liberi, curiosi, imprendibili, proprio come una freccia scagliata con forza e precisione. Il timbro gabrielliano di Carpani e le atmosfere wilsoniane create dal trio spingono il brano nella direzione di un neoprogressive raffinato, di respiro internazionale. The Ghost Bride è la sposa fantasma, che non è mai esistita o che, forse, esiste da sempre. Incontrata nello scompartimento di un treno, durante un viaggio notturno, in una notte lunga come una vita, senza che gli altri possano vederla. Due mani che si toccano, due sguardi che si incrociano, due visi che si sfiorano in un tempo diverso, in una vita diversa, in un breve viaggio che sa di eternità, unico ed irripetibile. Il risveglio renderà impossibile ricreare quell’incontro. La sposa è fantasma. La dimensione onirica lascia presto spazio ad una cavalcata prog tirata fino allo sfinimento da Cavalli Cocchi e filtrata da Carpani tra tremolanti sonorità vintage. La struttura altalenante del brano riporta ai Porcupine Tree di “Deadwing”, e in particolare all’amara “Arriving somewhere but not here”. Sullo stesso solco insiste anche From Day to Night, brano che parla di un altro incontro, stavolta reale, casuale e non cercato, spiazzante e imprevedibile, come quando si cerca un oggetto e se ne trova un altro. Dal giorno alla notte, il tempo necessario per innamorarsi, per cadere nei suoi occhi, per sentire il vero suono della vita, per vedere le cose che prima erano invisibili, per capire che c’era un prima e un dopo. Il tono profondo di Carpani domina l’intero brano e aggiunge sfumature dark ad un sound sempre più nervoso e stratificato. Le soluzioni qui adottate tendono a combinare il synth pop e la new wave degli anni ’80 con le nuove frontiere del progressive rock internazionale, in linea con le recenti produzioni degli di Wilson e Duda (sia con i Riverside che col suo progetto solista Lunatic Soul). Con One Billion Steps questo legame sconfina in dilatate escursioni psichedeliche che non rinunciano a fratture e cambi ritmici (jungle compreso), sovrapposizioni vocali e marcate sonorità rock. È il brano del miliardo di passi che non lasciano impronte, né tracce. Il passaggio invisibile al tempo, che il tempo non registra. Persone che affollano per pochi istanti luoghi nei quali non si fermeranno mai, come le metropolitane o gli aeroporti. Dei non-luoghi dove tutti siamo stati almeno una volta. A chiudere l’album è Kepler-186F, breve strumentale dedicato al pianeta abitabile scoperto nel 2014, distante circa 500 anni luce dalla Terra. Le soluzioni aliene di Aerostation portano ad immaginare che potremmo non essere soli là fuori o che, addirittura, un giorno potremmo abitare un altro mondo. Ciò rende senza dubbio la nostra vita sulla Terra più leggera e sostenibile.

No. 9
METAL.IT
https://www.metal.it/album.aspx/35784/21340/aerostation-aerostation/?fbclid=IwAR2EFvaIXrBCIGSNeQtPh_Y2yIgUNh5ScNFP2pDTuiXN5vgzPKFzTCMQ9_8
by Gabriele Marangoni

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L’immaginario creato da Alex Carpani e da Gigi Cavalli Cocchi per il loro nuovo progetto artistico chiamato Aerostation sembra rievocare la saga di Lonely Robot concepita da John Mitchell.  Sul fronte delle sonorità siamo al cospetto di un prog rock moderno e affilato - dove le chitarre sono emulate dalle tastiere di Carpani - che deve molto all’opera omnia di Steven Wilson e del sopraccitato Mitchell (FROST* in primis). Le timbriche spacey di “Voices” sfociano presto in “Wide Eyes And Wonder”, una precisa dichiarazione di intenti a conferma di quanto scritto precedentemente. Gli episodi più raffinati ed eleganti (“Fourteen Days Of Lightness”, “The Arrow”) fanno da contraltare a brani più heavy e diretti (penso a “The Ghost Bride” o a “One Billion Steps”) che non avrebbero sfigurato in album come "Insurgentes” o “Deadwing”. I pochissimi riferimenti “nostalgici” (il break strumentale di “Long Distances”) valorizzano un lavoro coraggioso e ambizioso - oltre che ottimamente suonato e prodotto - che speriamo non passi inosservato.

No. 10
ITALIA DI METALLO
http://www.italiadimetallo.it/recensioni/26900/aerostation/aerostation?fbclid=IwAR0o0r4VYAFv0N08CuOsOeoThtjGJAH8YE7OdIADKdmI2WcH-A6Q1StpwLY
by Klaus Petrovich

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Esordio decisamente particolare questo degli Aerostation, power trio composto da due eminenze del rock italiano quali Gigi Cavalli Cocchi (batteria) e Alex Carpani(tastiere e voce) con Jacopo Rossi al basso. Dei primi due, fondatori del progetto in questione, credo ci sia ben poco da dire, la loro militanza artistica li vede protagonisti insieme a Ligabue, Bernardo Lanzetti, C.S.I., Aldo Tagliapietra e via via tanti altri. Dicevo particolare perchè non vi è traccia di chitarra e in un disco rock questo è già sorprendente anche se non certo una novità, rimanendo in ambito italiano Enio Nicolini ha già all'attivo 3 album senza chitarre, ma nonostante questo l'omonimo album di questi 3 artisti suona moderno, fresco, rock e si fa ascoltare con piacere anche più e più volte. 11 i brani, 8 cantati ottimamente da Carpani e 3 strumentali. Il rock si fonde con l'elettronica, il pop, il progressive e rimbomba nella stanza dove ascolto il tutto con fragore inaspettato. Il futuro digitale anche in musica è ormai avviato e a giudicare da questo lavoro degli Aerostation pur rimanendo io fedele ai dogmi del passato non posso che ammettere che il tutto è davvero affascinante, 'Fourteen Days Of Lightness' è esplicativa in questo, cinque minuti in cui il fondersi dei generi sopra esposti è lampante e da un'idea generale di cosa si voglia trasmettere al pubblico rock. Spaziale la strumentale 'Long Distances', piccola gemma di sapienza musicale inserita in un contesto molto digitale, ma è tutto l'album a trasmettere sensazioni estremamente positive, del resto quando i musicisti sono di questo livello non possiamo che auspicare il meglio dalle loro produzioni, classiche o sperimentali che siano. Consiglio mio, se siete amanti della novità, della musica senza limiti nè frontiere questo album fa per voi, se invece restate immobili al passato lasciate perdere, ma gli Aerostation sono un'ottima band e lo dimostrano senza tema di smentita.

No. 11
CLASSIC ROCK ITALIA
https://stonemusic.it/
by Mario Giammetti
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Alex Carpani è un tastierista e cantante italo-svizzero con alcuni album all’attivo. Gigi Cavalli Cocchi lo storico batterista di Ligabue ma anche dei Mangala Vallis (con Bernardo Lanzetti). I due hanno fondato un nuovo progetto dal taglio internazionale costituito da otto brani cantati e tre strumentali, registrati in trio con un bassista ma senza chitarra, per un prog aperto anche a hard rock ed elettronica. Mario Giammetti

No. 12
PROG ITALIA
http://www.progressivamente.com/?page_id=84
by Paolo Carnelli
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No. 13
IL MANIFESTO
https://ilmanifesto.it/
by Guido Festinese


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L’onda lunga del prog italiano può contare su forze continuamente rinnovate. Ad esempio quelle degli Aerostation (Immaginifica/Aerostella), singolare power trio senza chitarre messo assieme dal tastierista e cantante Alex Carpani e dal batterista Gigi Cavalli Cocchi, con l’aiuto del bassista Jacopo Rossi, dal mondo del metal. Se amate il gioco di chiaroscuri tra potenza e dolcezza di band come gli attuali Anathema o Pineapple Thief, con più d’un ricordo per i Porcupine Tree, e un quid di pop, è il disco per voi, elegante e compiuto.

No. 14
LA PROVINCIA
https://www.laprovinciacr.it/
by Fabio Guerreschi
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No. 15
KOID9
http://www.koid9.net
by Florian Bricogne

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Est-il nécessaire que le rock progressif soit, pour être catalogué ainsi, fait d’un ADN aux compositions longues, alambiquées, à multiple facettes? Sans refaire un débat sans fin, sans entrer dans les discussions qui n’aboutissent pas, c’est probablement ce que Alex Carpani (membre du groupe Mangala Vallis), sans forcément l’intellectualiser, s’est dit en démarrant le project Aérostation: proposer un prog moderne, à la croisée des genres, sans aller chercher à tout prix dans les stéréotypes inhérents au genre. Dès le début de l’album, le trio, composé d’Alex aux claviers et keytar (lui permettant de jouer des samples de guitare électrique), de Gigi Cavalli Cocchi à la batterie et de Jacopo Rossi (issu de la scène métal italienne) à la basse, donne le ton: de l’efficace, du direct, du sans ambages, de l’essentiel. “Wide Eyes And Wonder” démarre sur un riff de guitare acérée sur lequel une basse fretless ronde et une rythmique très pop viennent appuyer le propos. Plus péché, sur une base électro avec les sinters alors que la batterie est proche d’un blast métal et que la basse gronde. “Straight To The Sun” enfonce le clou et assume ce côté crossover que l’on retrouvera le long des dix chansons. Nous ne naviguons nullement en eau trouble et l’on pense facilement à ce que Steve Thorne ou Sound Of Contact peuvent produire. Et Aérostation va dérouler les compositions ainsi de suite, avec des pistes ne dépassant jamais les cinq minutes trente, mais toujours avec l’esprit de nous emporter dans un esprit simple mais jamais indigent, tout en proposant quelques passages plus tortueux. Comme avec l’instrumental “Long Distances” aux multiples facettes, breaks et changements de rythmes ou avec “From Day To Night” qui en reprend la recette en ajoutant le chant. Les très poppy “The Arrow” et “Fourteen Days Of Lightness” sont là pour assurer des chansons aux refrains qui restent facilement en tête et que l’on se surprend à chantonner par la suite. Nos compères se paient même le luxe d’aller marcher sur les plate-bandes de Riverside avec “One Billion Steps” où le break fait d’un rythme électronique de jungle avec des montées de choeur ainsi que le final martelé font irrémédiablement penser à ce que le groupe polonais propose souvent. Pour les fans de guitare électrique soyez rassurés, car au final, son absence peut passer inaperçu et ne sera vraiment accepté qu’après avoir compris qu’elles sont jouées uniquement par Alex sur son clavier-guitare. Et on notera le jeu impeccable de Gigi sur ses fûts. Son jeu ressort réellement tout au long de l’album. On pourrait peut-être regretter une propension un peu grande pour Alex d’utiliser un tantinet trop souvent des effets sur sa voix, au demeurant très agréable, et toujours les mêmes (cette espèce d’étouffement de voix dans un hygiaphone par exemple qui revient sur pratiquement chaque chanson). Mais on peut reconnaitre aux italiens de proposer un ensemble cohérent, concis, qui tient la route et que les auditeurs ayant différentes sensibilités musicales apprécieront.

No. 16
DPRP
http://www.dprp.net/reviews/2019-064/?fbclid=IwAR1EC1rJrkv00AEeB2HkvT3OFn7FbjexP9P_8em4lB9lFInNzfpzEsneoH0
by Stefan Henig

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While listening to this record by Aerostation, and writing down words and feelings associated with the music, one word kept cropping up, modern. I then got to thinking, because I feel it is modern, will other people. And will they hopefully listen to this great work, also feel it is modern? As I looked through the bands I had listed, I had a bit of a conundrum. Hardly any of the bands listed where modern in terms of age, at least one is celebrating their 40th anniversary this year. So, how can music which reminds me of bands decades old be classed as modern? So, off I went to try and discover what the term modern music meant. I soon found the definition which describes Aerostation's modern approach. This being “reinterpreting older categories of music, innovations that led to new ways of organising and approaching harmonic, melodic, sonic, and rhythmic aspects of music”. While being wordy, this best describes what Aerostation have achieved with their debut release. I just hope my description does the music the justice it deserves. Aerostation are a new Italian band, but don't let the word “new” lead you to think you are embarking on listening to a group of young enthusiastic musicians taking their first steps into a life of music. You would be far from the mark. Leader of the group is Alex Carpani, an almost legend in Italian progressive music. His musical journey began while he was a school classmate with Keith Emerson's son Aaron. From this early age Alex has had an immense interest in progressive rock and a deep love of keyboards. His list of collaborators reads like a who's who of the progressive world, and includes David Jackson (VDGG), David Cross (King Crimson), and eminent peers of the Italian progressive royalty including PFM, Le Orme and Osanna. I could continue providing details of Alex's accomplishments, but the link to his website above will provide you with further details should you wish to discover more. Joining Alex (who plays keyboards, sings and produces) in the band is Gigi Cavalli Cocchi, a highly respected drummer, who readers will mostly know for Mangala Vallis. The bands 2002 release, The Book Of Dreams, received a large amount of exposure, receiving extremely positive reviews. The final member is bass player Jacopo Rossi, who has played bass in a number of thrash and extreme metal bands over recent years. You may notice from the instruments listed that there is not a guitar mentioned. Well yes that is correct, but let me give you advance notice, any ELP references are confined to one song. This being the albums instrumental track, Long Distances. This is due to the ultra pomp of the track with its driving rhythm section, allowing Alex Carpani to deliver some majestic keyboard sounds, which reminded me of Fanfare For The Common Man. The song transitions through many distinct phases, but is always dramatic, engaging and entertaining. Now we have the ELP reference out of the way, on with the rest of the disc. The albums short introductory track, Voices, could be easily likened to Rush's Countown, due to the lavish keyboards, interspersed with sampled commentary from the lunar launches, among other things. Wide Eyes And Wonder is an up tempo track whose opening riff immediately assures you that you will not be missing the guitar at all. Alex's voice is reminiscent of John Mitchell's, and some of the album tracks would not be out of place on some of John's projects. The chorus here gives you a clue that melody and hooks are important in the songs of Aerostation. Straight To The Sun starts like a Muse track, before leading into a song which reminds me of the bastard child of Gary Numan and Asia. You need to hear this to understand, and this neatly confirms my earlier comments about sounding modern. Fourteen Days Of Lightness is more laid back, with a latter-day Genesis sounding chorus, where you realise what a great voice Alex has. The track is driven along by the rhythm section, and it enables you to appreciate what Gigi and Jacopo add to the bands overall sound. It is certainly not just an Alex Carpani solo album. Coldness gets us back to the big bombastic sounds which could be Ultravox, with the songs hooks reminiscent of Midge Ure at his best. The keyboard sounds used on this track are stunning, making the sound so immense. This proves that Alex's ear for production is as amazing as his keyboard playing and song writing. Some people are born with far too much talent, but I'm glad to have discovered Alex's over generous gift. After the previously mentioned instrumental, Long Distances, we are treated to The Arrow, where I am still trying to work out whether it is the keys which gently introduce the song, or bass harmonics. We are then led to a funky verse and chorus, which again harkens back to the great British pop bands of the 90's. Listen to this and feel totally uplifted. This is just glorious. As The Ghost Bride begins, you have to check that there is no guitar, as the keys sound so much like one. Jacopo produces a great bass solo before the song builds from a mellow backing track to the pop prog sound, which only Muse seem to currently produce. For a song only 5 and a half minutes long, it transitions almost as many times as Suppers Ready, here Alex's voice reminds me of Peter Gabriel. Gigi's pounding drums shine, before the song closes with a Tony Banks like keyboard passage. From Day To Night is another poppy rocker, with the chorus sounding almost grungy. The way the musicians combine here is akin to 90's Rush, no one outdoing anyone else, all providing the melody which keeps the track solid, and if any part were removed, the song would collapse into nothingness. This is song writing at its best. The penultimate track, One Billion Steps, at last allows you the opportunity to breath, with a mellow keyboard intro. This does not last long before the drums and bass gets your adrenaline pumping again. A proggy number, utilising sampled rhythms which allow the song to build towards a stunningly bombastic ending. All too soon we get to the final track, Kepler-186F. An intriguing title, which is the name of a planet, 582 light years from Earth and of a similar size and thought to possibly be habitable. We are treated to a powerful closing instrumental, in the same vain as the opening track, again featuring sound bites relating to the lunar missions. After nearly fifty minutes the album left me breathless. At times it felt like a nostalgia trip, and other times like I was listening to something completely new. Something... modern. The whole album is based around space travel, and the artwork accompanying is as high a quality as the music. The front cover features a haunting astronaut image. The graphics inside the booklet all relate to the development of space travel. This fittingly compliments the music. If you are after some big pomp prog, then you will be hard pushed to find an album of this quality this year. This album amazes, uplifts and energises the listener, making you wanting to travel the space ways in Areostation's company, and you will repeat that journey many times once you experience the music delivered here.

No. 17
ARLEQUINS
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?ch=6896&fbclid=IwAR3B9dssYQoGQsO46XGLaXnLZGDkJ-kHLKDl8YjO4wvJ3f8hlXhG8g1JF9o
by Antonio Piacentini

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Il progetto Aerostation nasce dalla fusione delle idee di Gigi Cavalli Cocchi ed Alex Carpani, due personaggi che, nel mondo rock progressivo italiano attuale e non solo, non hanno bisogno di molte presentazioni. Le esperienze maturate con personaggi del calibro di Ligabue, David Jackson, David Cross, CSI, Bernardo Lanzetti (senza dimenticare i dischi del Carpani solista) fanno bella mostra nei curricula dei due artisti. Aiutati dal valido bassista Jacopo Rossi, componente dei Dark Lunacy, gruppo metal proveniente anche lui dall’area emiliana, elaborano una proposta musicale di qualità che, pur rimanendo nell’area del rock progressive, riesce ad essere personale. Sicuramente diversa da quella che si sente in giro ultimamente. Un trio senza chitarra potrebbe far pensare a sonorità di area ELP o Triumvirat; in realtà non è così. Anche rimanendo in ambito progressive le sonorità sono moderne e originali. Almeno in ambito italiano difficilmente troviamo proposte di questo tipo che confinano e sconfinano in territorio hard rock /AOR da una parte e in territorio elettronica/pop dall’altra. I brani non superano mai i sei minuti ed è un tempo più che giusto considerato il tipo di musica che ci viene offerta. Volendo proprio forzare un paragone per aiutare chi legge queste righe, molte atmosfere possono far pensare agli ultimi lavori dei Moongarden. E’ sicuramente un lavoro coraggioso in un mondo come quello del rock progressive che mai come oggi sa guardare solo verso il passato, sia per quanto riguarda i protagonisti che per le sonorità. Credo comunque che la strada indicata dal progetto di Alex Carpani e Gigi Cavalli Cocchi vada proprio nella ricerca di qualcosa che superi determinate barriere non solo di genere musicale ma anche di fruizione della musica. Le varie esperienze dei protagonisti di questo album vanno già in questa direzione e forse il trovarsi davanti un lavoro suonato, prodotto e presentato in una maniera superiore alla media, convincerà l’acquirente più maturo (non di età) e smaliziato (di ascolti) a dare una possibilità a questo lavoro. Non so come potrà svilupparsi un progetto di questo tipo e se i due protagonisti incroceranno ancora la loro via professionale in un futuro. La base per lavorare c’è ed è anche bella solida. Mai come in questo caso la parola e il giudizio sono nelle mani dell’appassionato musicale che ascolteranno questi undici brani.

No. 18
FIREWORKS ROCK & METAL
http://www.rocktopia.co.uk
by STAFF

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AEROSTATION, are a crossover prog rock trio from Bologna, Italy. They have a new eleven track self-titled CD out now which runs in at just under fifty minutes long and is the band’s debut album. Aerostation are: Alex Carpani - vocals/keyboards, Gigi Cavalli Cocchi - drums and bassist Jacopo Rossi. Drummer Gigi Cavalli Cocchi became involved with music after attending his first rock concert in 1973. It was a live show of Genesis. After been enchanted by Phil Collins that night, he hired a drum set the day after. Then he spent about fifteen years playing drums in several bands attempting to pursue music as a profession, however, it was not until the nineteens that Cocchi was able to make it happen. "When I became the drummer of Ligabue, a famous Italian mainstream rockstar. I played for six years with him, even in front of 180.000 people in a single concert. After that I played another six years with C.S.I., the most famous punk rock band in Italy, who had a no. 1 album in the Italian official charts in 1997," he smiles. "In the two thousands I decided to found a prog rock band, Mangala Vallis, with whom I published three albums and I had the chance to connect with other artists of the Italian new prog scene, like Alex Carpani among others." Aerostation is the progsters debut album and it is a concept one dedicated to exploration. such as the one outside our external boundaries, like space and unknown worlds, and the one dedicated to our internal boundaries, touching aspects like self-acknowledgement, communication between persons in our era, alienation of people in non-places like airports, subway stations, etc... There are eleven songs on the self-titled debut album: eight songs sung in English plus three instrumental songs and Aerostation style mixes alternative rock, crossover prog, metal, electronic music, fine pop "It's a power trio with no guitars, with a unique style and a powerful sound. I have written and arranged practically the whole album, and produced it as well, while Gigi has taken care of all graphic and visual aspects of the project: band logo, cover artwork, CD booklet design," explains Carpani. Aerostation is the summary of what Alex and Gigi have done in many years of their careers. They have concentrated on this project and all the ingredients were perfect for their actual concept of music. "You know, when a band is made of many musicians, the final result of the work is often the consequence of many compromises. Being Aerostation made of two official members, every decision is a taken by two of us and given that we work in total accord artistically and humanly speaking, things have always proceeded fluently and enthusiastically," expresses Carpani. "We agreed upon the musical direction we wanted to take, the sound we wanted to obtain, which had to have some specific and original features and we are aware of what every one of us does better, so there isn't a single detail in this project we haven't managed personally, from music to lyrics, to graphics." Alex's main musical inspirations cover a wide spectrum of artists such as Pink Floyd, King Crimson, Porcupine Tree, Radiohead, Sigur Ros, Mogway, Haken, Steven Wilson, Incubus, Ryuichi Sakamoto, Steely Dan, Jean Michel Jarre, Tears For Fears, David Sylvian, Hanz Zimmer, Jocelyn Pook, Erik Satie, Miles Davis, Ottorino Respighi, Genesis, Claude Debussy, just to name a few. "The inspiration behind the album has been the search of an original sound, a songwriting oriented to a modern, contemporary and cosmopolitan rock with a strong energy and depth, the search of suggestive visual and graphic elements (in reference to the band logo, the cover artwork, the cd booklet design, the band photos), a single central narrative (exploration), where human beings are the ones who explore as well as the ones to be explored... in a kind of anthropological laboratory," he expresses. When he is not writing or performing, Cocchi has always expressed himself in two parallel artistic fields: music and graphic design. "I created almost all the cover artworks of the albums I've played on, as well as the artworks of the albums of many other artists. For me it's a matter of taking care of everything is behind an artist and a project: the artwork, the logo, the merchandising, the videoclip conception, the live visuals. It's a unique and exciting experience that allows me to interpret music by images and visual contents, not only with my own music instrument," he explains to me. "I also love cinema and among all genres, the one I prefer is science fiction, maybe because science fiction is able to keep alive and awake a part of me that always needs to be astonished. At the same time I'm fascinated by digital technologies, because they allow to make 'real' almost every kind of crazy fantasy and imagination." Aerostation is unique for its sound, its style and its way to conceive rock music. "Ours is a modern, contemporary and cosmopolitan rock, as I said before, with fascinating narratives, suggestive visual and graphic elements that our fans can find in the album cover artwork, in the booklet images as well as in our live shows," says Carpani with spirit. "Moreover, Aerostation is a power trio playing rock without any guitarist, and the way we substitute the guitar texture lines with our own personal sound makes us different from other bands. Our music is a distillation of several genres: alternative rock, crossover prog, electronic music, fine pop and all these ingredients are mixed in a special way, in our way. We love to alternate strong rhythmic moments and strong vocal lines, rich harmonies and complex textures and intimate, suggestive atmospheres." For Cocchi it is the sound of the album that is one of the most recognizable features of Aerostation. It is the result of a personal vision and conception of music that Alex and Cocchi have and that is why they lads instilled in every single note of the album. "The fact that we are an atypical power trio, and, despite this, we have the typical powerful sound of a rock band is another recognizable feature. Even if there are elements of Prog in our music, we interpret it more like a mental approach then the desire of proposing and repeating vintage aesthetic canons that people expect to find when listening to Prog," expresses Cocchi. "We have moved forward, and we like our music to contain moments of strong rock impact as well as dreamy and evocative atmospheres, and the whole material flows throughout the song structure. Aerostation is simply an album made of rock songs." Aerostation have done some live previews of the album in Italy, France and Canada, in clubs and festivals, and this has been very helpful for the band to understand how the audience would have welcomed (or not welcomed) their new artistic proposal. "Fortunately we only had positive feedbacks, and this has been a matter of satisfaction and confidence for us, a kind of 'green light' telling us that we were proceeding in the right direction. Moreover, the audience was completely unaware of the music, so its reaction was spontaneous and genuine. Now that the album is out our show will be a little bit different: we will do the entire album set with synchronized visuals, as well as some tracks by Alex Carpani and Mangala Vallis and a couple of covers we have rearranged in our 'Aerostation way'. It will be a ninety minutes show," explains Alex. Alex did a huge writing, arranging and sound designing job in his home studio, where he also recorded all keyboards parts. The same, for the bass parts, has been done by Jacopo Rossi, in his home studio. Then the guys all went to Bagnoli Bros Studios, among the hills near Reggio Emilia, in Italy, where their sound engineer Daniele Bagnoli, the 'fourth member of Aerostation', has improved the instruments takes catching perfectly the essence that Alex and Cocchi wanted to instil on their record. "There we've recorded drums and voices and we've mixed the album as well, while the mastering has been done in Milan at 96Khz Studios by Marco D'Agostino. The whole making of the record has taken about one year and Alex has taken care of the production. Iaia De Capitani, who runs the label and is our manager as well, has published the album under Immaginifica label," explains Cocchi. A second album of Aerostation is in the works and Alex has already written almost the whole second album. "We still don't know at the moment what will be the subject of the album, but I can tell you that there will be twelve songs: ten songs sung in English and two instrumental songs. Musically speaking Aerostation II will be the continuation and development of the ideas, the style and the sound we have put in Aerostation I. It will be a little bit more hard rock and metal oriented in some moments maybe, but always with the elements and peculiarities that make our sound and our music recognizable. Of course we'll set up a live show for it and visuals will play an important role, like always," concludes Alex, bringing an end to our conversation. You can get the album in CD format and, of course, in digital format, available in the main e-stores like Spotify, iTunes, Deezer, TIM Music, GooglePlay. Check Aerostation out at https://www.facebook.com/aerostationband/

No. 19
EMPIRE MUSIC
https://www.empiremusic.de/
by Martin Dambeck
empire-mag-aerostation


AEROSTATION ist das neueste Projekt des umtriebigen italienische Keyboards und Sängers Alex Carpani. Die Songs hat er zusammen mit Gigi Cavalli Cocchi, der zudem die Drums betätigt, komponiert. Am Bass werden die beiden von Jacopo Rossi begleitet. Das Science-Fiction-Konzeptalbum, das sich unter anderem mit der Erforschung von Raumund Zeit beschäftigt, kommt dabei so überhaupt nicht nach typischem Italo Prog. Das Album ist vielmehr eine Mischung aus Neoprag und Melodie Rock. Die Songs rocken, sind dabei aber nicht zu heftig, und die Melodien gehen ins Ohr. Zudem kommen Freude exzessiver Keyboardfanfaren hier auf ihre Kosten. Carpani weiß außerdem als Sänger zu überzeugen. Starke Scheibe!


No. 20
SOUND 36
https://www.sound36.com/aerostation-aerostation/?fbclid=IwAR1NoRpQp3PP-wmElIvW7O3UoalGJTCkasPt8jTkuypOgDYWOER71ANeC-A
by Claudio Prandin


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Un talentuoso duo che si unisce per esplorare nuovi spazi del prog rock Nel 1804 il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson sponsorizzò una missione rischiosa quanto ambiziosa che offriva grandi speranze per lo sviluppo del suo neonato paese: la conquista del selvaggio ovest; lo scopo principale era quello di studiare le tribù dei pellerossa, la flora e la fauna di quella zona remota ma soprattutto scoprire, conoscere, studiare; in una sola parola “esplorare”. Per la buona riuscita della missione scelse Meriwether Lewis e William Clark che grazie alle loro diverse competenze ma soprattutto alla loro amicizia fornivano ampie garanzie di riuscita. Mossi dalla stessa missione (quella di “esplorare”) due ottimi musicisti nostrani si sono uniti formando un duo eterogeneo, particolare, e proprio per questo perfetto per rendere vincente la loro proposta: Alex Carpani è uno dei migliori tastieristi italiani che si prodiga anche come cantante e produttore; con la sua Alex Carpani Band ha pubblicato quattro dischi e ha collaborato con David Cross (violinista dei King Crimson), Le Orme e Bernardo Lanzetti della PFM. Gigi Cavalli Cocchi è l’ottimo batterista che ha accompagnato (tra i tanti) Ligabue e i C.S.I. Ha lavorato con tantissimi artisti prog come David Jackson dei Van Der Graaf Generator e John Ellis (chitarrista di Peter Hammill e Peter Gabriel). In questo disco il suo drumming è molto vario e sempre presente; il mixaggio mantiene alti i suoi volumi in modo che non detti solo i ritmi ma spesso delinei il carattere delle canzoni. A questo duo si è unito un comprimario di lusso, il bassista Jacopo Rossi che si lascia apprezzare per i suoi arrangiamenti melodici ma sorretti da un ottimo groove; vale la pena sottolineare il feeling con la batteria con la quale opera in perfetta sincronia. Questo power trio ha pubblicato un bel disco progressive condito da incursioni nel rock più raffinato e da sprazzi di elettronica, il tutto impreziosito da ritmi a volte hard rock a volte intimi e pacati. Potrà forse sorprendere il fatto che non compare quasi mai la chitarra, strumento principe del rock: le ritmiche, gli assoli e i riff che di solito vengono suonati da questo strumento sono eseguiti dalla tastiera; capita spesso durante l’ascolto di sentire un riff elettrico e di pensare: “Ah, no! La chitarra c’è, eccome”; ma ad un secondo riesame risulta chiaro che è la tastiera a simulare, imitare, i suoni e le ritmiche della chitarra; ciò potrebbe far pensare a un difetto, a qualcosa di cui si può sentire la mancanza ma non è così: questa opzione non fa rimpiangere la chitarra perché le soluzioni alternative proposte sono così godibili e peculiari che è quasi divertente scoprire come uno strumento possa sostituirne un altro anche se così dissimile. Quindi più che una perdita o una sottrazione ci troviamo di fronte ad un valore aggiunto che sapranno gustare anche gli appassionati delle sei corde. Ognuno degli undici brani propone qualcosa di apprezzabile ma i miei preferiti rimangono la cavalcata strumentale di Long Distances con i suoi riff tastieristici frizzanti e azzeccati, The Ghost Bride con un giro di basso coinvolgente e le splendide melodie di Fourteen Days Of Lightness. Nel “Mercante di Venezia” di Shakespeare, Lorenzo sostiene che: “Gli occhi selvaggi si placano in sguardi mansueti per il dolce potere della musica” Quella degli Aerostation ha senz’altro placato i miei occhi e (come hanno fatto Lewis e Clark con il West) li ha resi meno selvaggi.

No. 21
EXPOSE'
http://www.expose.org/index.php/articles/display/aerostation-aerostation-6.html
by Henry Schneider
expose-AER

Aerostation is an Italian power trio without guitars that plays a mix of crossover prog, electronic music, hard rock, and fine pop that alternates between powerful and energetic music with more intimate moments. Aerostation is Gigi Cavalli Cocchi (drums) founder of Mangala Vallis and collaborater with Moongardena and Alex Carpani Band; Alex Carpani (composer, singer, keyboardist, and producer) who has collaborated with David Cross (King Crimson), David Jackson (Van der Graaf Generator), Aldo Tagliapietra (Le Orme), and Bernardo Lanzetti (PFM); and Jacopo Rossi (bass), a well known musician of the Italian and international metal scene (Dark Lunacy, Antropophagus, Nerve). Their debut album kicks off with promise with “Voices.” This is a track with a mixture of electronics and excerpts from President Kennedy’s speech at Rice University in 1962 charging the US to go to the moon in this decade, as well as excerpt from the Apollo air-to-ground communication. The next track, “Wide Eyes and Wonder,” continues with additional air-to-ground dialog then evolving to 80s / 90s prog. Track 3 is “Straight to the Sun” with heavy power chords, and then the album starts going downhill. “Fourteen Days of Lightness” and “Coldness” are mediocre, with “Long Distances” coming back with melodic prog that approaches 80s symphonic cinematic prog. “The Arrow” is more of the same MOR music. Finally “The Ghost Bride,” which sounds like a Strawbs song title, saves the album with an energetic 70s-style prog / psych jam with some similarity to Le Orme. “From Day to NIght” takes a step backward. But “One Billion Steps” and its metal prog reverses the trend. The album closes with “Kepler-186f” with a return to NASA’s Apollo program and the famous first words from the moon, “Houston, Tranquility Base, the Eagle has landed.” An uneven album, with some interesting moments.



SO CLOSE. SO FAR. (2016)

So close so far



No. 1
PROG MAGAZINE - No. 71 issue (CD collection)
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No. 2
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No. 3
PROG ITALIA (half-page AD)
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No. 4
CLASSIC ROCK ITALIA (half-page AD)
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No. 5
PROG ITALIA (interview)
https://www.facebook.com/progitalia/
by Paolo Carnelli

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No. 6
HIGHLANDS MAGAZINE
http://highlands.fanzine.free.fr/acceuil.html
by Didier Gonzalez

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Après l’excellent 4 DESTINIES publié sur le label Festival Records en 2014, le claviériste-compositeur italien Alex CARPANI est de retour avec un nouvel opus : SO CLOSE, SO FAR. Atmosphère flottante pour l’instrumental The Eve, créée par des claviers en suspension dans l’espace, assortis de guitares acoustiques évanescentes et d’un peu d’électronique, conférant une atmosphère spatiale. Le contraste est total, dès l’introduction de l’énergique I Tried And Tried, propulsé par des guitares en avant et une section rythmique dynamique. Tout cela dans le raffinement le plus total avec en arrière- plan des claviers ondoyants, aux sonorités précieuses. La mélodie vocale entrainan- te, entonnée en anglais par Alex CARPANI confère une atmosphère pleine d’allant à ce titre qui débute à merveille cet album. Rien de très compliqué, mais ça fonctionne! Fender Rhodes aux sonorités trafiquées sur fond de claviers analogiques introduisent Man On The Wire, suivis d’une séquence de guitare solo des plus envoûtantes, la rythmique se saisit de l’affaire et c’est parti pour un tempo très allègre. Cette fois encore, la mélodie vocale d’Alex fait mouche avec une totale évidence – on n’est pas si éloigné d’ALAN PARSON’S PROJECT – tandis que les soli labyrinthiques de claviers aux sonorités analogiques nous envoûtent : c’est bien dans les séquences instrumentales que la musique d’Alex CARPANI prend toute sa véritable dimension. Stay With Me démarre sur les scintillants arpèges de guitare électrique d’Ettore SALATI, bientôt rehaussés d’un nappage de claviers. La voix douce d’Alex s’élève doucement, avant que ne surgisse une passionnante séquence instrumentale au sein de laquelle interviennent succes- sivement la guitare solo luminescente de SALATI et les claviers translucides de CARPANI. La section rythmique enfiévrée de Martino MALACRIDA (batterie) et Giambattista GIORGI (basse) introduit In Your Absence, titre qui évolue bientôt en une séquence chantée plus climatique. Un effet temporaire avant le retour d’un rythme trépidant et d’une séquence instrumentale très dense, propulsée par un trio guitare- basse-batterie en effervescence. Let My Drop Of Sweat Fall Down n’est guère mémorable, même si sa mélodie vocale est plaisante et son mid tempo, entraînant... Crystals Falls introduit par les claviers inventifs et futuristes d’Alex CARPANI s’avère bien davantage captivant, même si on ne goûte guère le rythme programmé. Le chant doucereux, à la mélodie vocale inspirée, l’accompagne- ment des nappes de claviers, le tempo appuyé nous entraîne dans une autre dimension... One Face, One Lie à l’introduction climatique de claviers évanescents, arpèges de guitare translucides laisse bientôt place à la plus belle mélodie vocale de l’album, teintée de nostalgie et de mélancolie. Le tempo médium, l’envoûtement créé par les arpèges et l’excellentissime mélodie portée par la voix – très belle et très juste – de CARPANI ont de quoi susciter l’enthousiasme. Sans qu’il s’agisse d’un progressif aux contours des plus aventureux, on succombe à des mélodies et des arrangements encore réminiscents du meilleur ALAN PARSON’S PROJECT – Et quand il s’agit du meilleur, on est sous le charme! Next Time, qui démarre hélas sur un rythme techno ne me donne pas vraiment d’aller plus loin, même les guitares et les claviers qui suivent plafonnent, tandis que la mélodie vocale qui suit n’est guère inoubliable. Bref, on passe son chemin... The Last Sign s’annonce sous de meilleurs auspices avec une introduction climatique, piano acoustique assorti d’un nappage de claviers. Joe SAL assure la partie vocale, et il est vrai qu’on tombe rapidement sous le charme de sa voix envoûtante. Les arrangements de claviers font mouche et les arpèges de guitare transparents additionnels de SAL confèrent une puissante séduction. C’est sur une composition conclusive en tout point réussie que s’achève un album certes accessible pour l’amateur de prog moyen mais comportant de nombreux motifs de satisfaction et de séquences de séduction. En élevant toutefois le niveau d’exigence pour l’ensemble de ses compositions, Alex CARPANI est de taille à élaborer une œuvre encore plus marquante lors de son prochain opus. Nous l’en croyons capable!
(*** 1⁄2)


No. 7
BIG BANG MAGAZINE
http://www.cosmosmusic.fr
by Alain Succa

big bang

J ’en ai mis du temps. Une semaine. J’ai écouté le nouvel album d’Alex Carpani tous les jours pendant une semaine sans avoir toujours rien à en dire. Pas le moindre mot, le plus petit commentaire à faire. Alors je l’ai écouté une semaine de plus. A la fin, j’avais au moins une remarque: s’il y a bien quelque chose qu’on ne peut pas reprocher à Alex Carpani, c’est de faire toujours le même album, de ne pas se renouveler. Mais le renouvellement systématique peut devenir une impasse ou au mieux, une voie hasardeuse qui s’avère décevante au bout du compte, au moins pour la plupart des fans de longue date. «The Eve» (2:26). J’écoute toutes ces notes se perdre comme de faibles détonations emportées par le vent. «I Tried And Tried» (5:36). Je me laisse bercer par cette gaîté nerveuse, fêlée. Je pense à autre chose, ce qui n’est jamais bon signe. Rétrospective express. So Close. So Far. est le quatrième album d’Alex Carpani. Sans s’éloigner exagérément d’un prog symphonique à l’italienne (comprenez, ensoleillé et au bon goût de tomates arrosées d’un filet d’huile d’olive; c’est en tout cas comme ça que je le ressens), Alex nous livre depuis une dizaine d’années une production discographique qui cherche visiblement à éviter les répétitions. Waterline (2007) avait fait son petit effet parmi nous en reprenant de manière efficace, bien qu’un peu trop dispersée et inégale, les bonnes recettes de maître Aldo Tagliapietra (Ex-Le Orme), d’ailleurs présent sur une partie de l’album. En 2010, The Sanctuary, plus cohérent, était davantage tourné vers Genesis et quatre ans plus tard, 4 Destinies rendait ouvertement hommage à VdGG avec des mélodies plus torturées, des rythmiques plus syncopées, impression ren- forcée par la présence du légendaire David Jackson aux saxes. Avec un Alex grand admirateur de Le Orme, de Genesis et de VdGG, nous trou-vions dans ses oeuvres comme un fil conducteur rassurant (le prog des seventies). Mais avec ce nouvel album, au neo-prog la plupart du temps carré et direct, la surprise est plus forte car on plonge la tête la première dans les années 80. Et c’est d’autant plus inattendu que ça n’est pas seulement les premiers IQ ou Pallas qui nous viennent immédiatement à l’esprit dès les premiers morceaux mais aussi l’Ultravox de Midge Ure, un des plus beaux fleurons de la new wave romantique anglaise ultra stylisée de cette époque pétillante et fin de siècle. Bien entendu, sur So Close. So Far., le son est différent, les arrangements moins martiaux, l’ambiance moins sombre et coupante, électroberlinoise, avec une atmosphère davantage baignée d’une joie tendre, une gaîté limpide de printemps lumineux.; mais, à titre d’exemple, les points communs musicaux entre « I Tried And Tried » ou « Man On The Wire » et l’Ultravox de la période 81-85 sont incontestables. Laissons de côté ces comparaisons grisantes mais probablement oiseuses. Que dire de plus ? Que, Joe Sal, déjà présent sur le précédent disque, est un excellent chanteur (très subtil sur «Stay With Me», plus combatif sur «In You Absence» qui semble se nourrir de l’énergie d’un Porcupine Tree), dont les duos avec Alex Carpani fonctionnent à merveille («Let My Drop Of Sweat Fall Down» qui a le charme facile d’une chanson jetée à tout vent). Bien que certains titres soient plus calmes et introvertis (l’émouvant «One Face One Lie», le majestueux «The Last Sign»), l’ensemble du disque est traversé par l’énergie métronomique du rock mi eighties («Crystal Falls», «Next Time», ...), dominée par les guitares et des chorus de claviers acides. Dommage que les interventions solistes d’Ettore Salati (l’ex guitariste de The Watch) soient trop rares et trop brèves. Alors que peut-on en conclure ? Que cette première impression qu’on a d’être face à une sorte de neo-prog lacéré par des facilités rythmiques binaires et criblé de notes accrocheuses comme sous un nuage de grêle, ne résiste pas aux écoutes répétées au cours desquelles se révèlent la finesse des mélodies qui peuvent évoquer Carptree, l’intelligence des arrangements, le souffle régulier des interventions de guitares, la grâce légère des claviers coupés par des facéties aux synthétiseurs. Et le scepticisme du début laisse la place à cette flamme qu’allume tous les bons disques de prog, ce que vient confirmer le solo passionné de Salati dans les toutes dernières mesures d’un album loin d’être futile.

No. 8
PROGRESSIVE ITALIANO ALL’ATTIVO
https://www.facebook.com/progressiveitalianoallattivo/posts/1575738966077483:0
by the staff


[ALBUM] "So Close. So Far." di Alex Carpani (sotto l'etichetta di Ma.Ra.Cash Records). L'autore è stato così gentile da rilasciarci una breve intervista, riportata qui sotto! Buona lettura e buon ascolto. DOMANDA: E' uscito la settimana scorsa il vostro quarto album, "So Close. So Far". Leggiamo che il titolo, all'apparenza paradossale, tratta di un tema molto attuale. Vorreste descriverlo, oltre che a raccontarci come vi è venuto lo spunto e come siete riusciti a svilupparlo lungo le tracce? RISPOSTA: il filo conduttore è quello dell'incomunicabilità, accentuata al giorno d'oggi dalla tecnologia che, sulla carta, sembra accorciare le distanze tra le persone, mentre spesso non fa che aumentarle. Il titolo dell'album significa proprio questo: così vicino e, in realtà, così lontano... DOMANDA: Dalle parole alla musica. Come descrivereste il vostro genere, se doveste spiegarlo a un nuovo potenziale ascoltatore? RISPOSTA: rispetto ai tre album precedenti c'è sicuramente un superamento del prog sinfonico classico, perché con questo album si è voluto fin dall'inizio lavorare a qualcosa di nuovo, diverso, moderno e contemporaneo, con una produzione di alto livello che ci portasse verso un sound potente e avvolgente. Qualcuno all'interno del circuito del prog tradizionale forse rimarrà perplesso, ma questo è il nuovo corso, almeno per me. Non è solo una questione di suoni, ovviamente, ma di filosofia alla base del progetto, di scrittura, di struttura dei brani, di arrangiamenti, di scelta degli strumenti e delle sonorità naturalmente. DOMANDA: Come è stata la modalità di composizione? RISPOSTA: come sempre ho scritto io tutta la musica e i testi, come gli arrangiamenti di tutti gli strumenti, poi insieme alla band abbiamo affinato il tutto e ognuno ha messo la propria personalità e sensibilità nell'interpretazione delle parti. Senza una band come questa, con musicisti straordinari come Ettore Salati, Joe Sal e GB Giorgi, non avrei potuto raggiungere il mio obiettivo. Martino Malacrida all'epoca delle registrazioni faceva ancora parte dell'ACB ed ha registrato la batteria, mentre dopo, a disco finito, è subentrato Gigi Cavalli Cocchi, che si è immediatamente immedesimato nel progetto e col quale abbiamo iniziato il tour il 13 febbraio. DOMANDA: In conclusione, siete soddisfatti del vostro lavoro? E avete qualche simpatico aneddoto tratto dalle vostre sessioni? RISPOSTA: io sono molto soddisfatto e credo anche gli altri. Una prova di questo è che non mi stanco di ascoltarlo anche adesso, dopo centinaia e centinaia di volte... Un aneddoto? Non ce n'è uno in particolare, ma piuttosto un mosaico di ricordi e momenti passati insieme in studio, quando il tutto stava nascendo.  Devo ringraziare Marco Barusso, che ha mixato l'album, oltre ad aver registrato le chitarre e le voci. Grazie a lui, infatti, abbiamo ottenuto questo suono tanto particolare che stavamo cercando. E' un fenomeno, non solo in Italia e non mi stancherò mai di ripeterlo.

No. 9
PROG IS ALIVE AND WELL
http://progisaliveandwell.blogspot.it/2016/02/top-albums-of-year-2016-others.html
by Drew Fisher


ALEX CARPANI BAND So Close. So Far.
Top notch NeoProg from Italian keyboard/vocalist Alex Carpani and friends. Like their stellar release from 2014, 4 Destinies, the music here is complex, melodic, dynamic and very well rendered. While still retaining shadows of the Peter Gabriel-era GENESIS, Alex and the band have moved more into their own sound, with a more rock edge to it as compared to the jazzy-tinge that the four epic-length songs from 4 Destinies had. Plus the 10 songs here all fall within a two- to seven-minute time range and each carry their distinct flavors--even though this is a concept album. Human isolation and self-alienation are part of the topics here as it is posited that advances in technologies and virtual realities have allowed an appearance of global closeness that is in fact false and self-alienating. The music may support this theory while pointing toward a direction of hope, recovery, and health, but in the end, it is just nice music of the IQ kind. Favorite songs:  9. "Next Time" (5:36) and 10. "The Last Sign” (6:27)


No. 10
AGES OF ROCK
https://agesofrock.wordpress.com/2016/04/06/alex-carpani-so-close-so-far-2016/
by Max Mascellani

ages of rock

Il cambio di marcia impresso da Alex Carpani due anni fa con 4 Destinies trova oggi una logica continuazione ed anche un’evoluzione con So Close, So Far, quarto titolo per il tastierista e compositore italo-francese. Gli arrangiamenti e le sonorità, capaci di vivere tensioni new prog, attraversando elettronica e qualche spruzzata pop, senza dimenticare alcuni accenni heavy prog, ne fanno di nuovo un album piuttosto distante dagli esordi sinfonici, quando un occhio era languidamente rivolto a reminiscenze di Genesis ed E.L.P. Un giusto contatto con la realtà ed il nostro tempo che forse potrà deludere gli irriducibili nostalgici ma che invece, a mio parere, offre spunti interessanti. In questo caso infatti ho come l’impressione che il taglio col passato sia ancora più netto: se nei dischi precedenti Carpani si era avvalso di collaborazioni illustri (Aldo Tagliapietra, David Cross, David Jackson), in questa occasione ha tracciato la rotta solo in compagnia della sua band. A proposito, segnalo che la formazione è la stessa di 4 Destinies ad eccezione di Martino Malacrida, batterista dei Not A Good Sign, subentrato ad Alessandro Di Caprio. I dieci brani che compongono So Close, So Far, edito da Ma.Ra.Cash Records, sono altrettanti tasselli di un concept basato su una semplice ma, talvolta, amara osservazione: nell’era di internet e del virtuale, i posti, le cose, sopratutto le persone, sembrano essere sempre vicine quando in realtà sono spesso lontane. Le distanze tra le persone si accrescono a causa della difficoltà a comunicare, alla tendenza ad isolarsi maggiormente e pertanto la tecnologia, in questo frangente, può compiere seri danni. La speranza e la soluzione sono affidate alla possibilità di continuare invece a vivere le emozioni, il proprio cuore e dunque..la vita reale. Una tematica che ritengo molto attuale. La strumentale The Eve introduce all’ascolto, un breve ma funzionale bozzetto, utile a calarsi dentro l’idea musicale di base; la partenza vera e propria avviene con I Tried and Tried, nella quale al microfono si spartiscono le strofe lo stesso Carpani ed il cantante Joe Sal (uno schema che si ripeterà con frequenza). Gran ritmo in avvio e keyboards subito in bella evidenza, la voce del singer capace di “salire” notevolmente ed un generale approccio prog piuttosto grintoso e serrato. Man on the Wire declina tensioni oscure ed un drumming incisivo sino al refrain cantato da Joe Sal; un pezzo ritmato che contiene una robusta digressione strumentale guidata dalle tastiere prima e dalla chitarra poi (Ettore Salati) ma che non perde mai il filo con la melodia. Un passaggio inizialmente malinconico, condotto da un arpeggio della chitarra, Stay With Me racconta di speranze e di consapevolezze. La seconda fase del brano acquista corpo grazie al buon lavoro della ritmica (al basso Giambattista Giorgi, ex Barock Project) in un pulsante crescendo. Grande intensità per In Your Absence, aperta da un tirato segmento strumentale; la traccia poi atterra su sonorità morbide, liquide, sognanti, chitarra e tastiere accompagnano la voce del singer per un breve interludio che precede, a sua volta, un nuovo innalzamento del ritmo. Suoni programmati ed un arrangiamento “sospeso” declinano l’avvio di Let My Drop Of Sweat Fall Down, un riuscito compromesso tra una linea melodica suadente ed una costruzione in progressiva evoluzione; l’epilogo è riservato alle tastiere. Uno dei brani che trovo più particolari è Crystall Falls, innervata da una crescente tensione ed un importante contributo electronic. Ritmo battente, si resta in ambito heavy prog sino ad un break della chitarra che apre la strada ad un finale esplosivo. Atmosfera carica di dramma nelle prime note di One Face, One Lie, song in grado di costruire un’atmosfera rarefatta e sognante in cui le partiture di chitarra e tastiere tracciano una linea indelebile, prima di una seconda fase più mossa. Se Crystal Falls è particolare…l’intro di Next Time può essere sconvolgente: elettronica spinta e ritmo quasi in odore trance per il successivo ingresso della voce. Le tastiere di Alex Carpani cominciano poi a “farsi sentire” a contrasto con un ritmo divenuto più rotondo. Con The Last Sign si chiude questo variegato viaggio sonoro. Una ballad dettata dalle note del piano, la voce e un avvolgente arrangiamento delle keys, probabilmente il passaggio più emozionante del disco; pregevole l’altalena tra le due voci su di una tessitura estremamente suggestiva, suggellata da un solo lacerante della chitarra. Come sottolineato in premessa, questo è un lavoro che guarda avanti e poco, a dire il vero, riserva al passato; se con 4 Destinies Alex Carpani aveva gettato le basi per una svolta, So Close, So Far ne regala una legittima conferma e forse un ulteriore sviluppo.


No. 11
ALTRE MUSE
http://altremuse.xoom.it/recensioniprog.htm#carpani_soclose
by Armando Polli

Il quarto album firmato da Alex Carpani segna una chiara inversione di rotta, dal punto di vista delle scelte musicali, del suo percorso artistico. Il tastierista emiliano, infatti, ha sempre mostrato evidenti affinità per il progressive classico-sinfonico più rinomato dei Settanta, mentre in questo caso la scrittura assume connotati più snelli e dinamici, preferendo un rock più asciutto, tagliente e spesso chitarristico, alle lunghe divagazioni con le tastiere in testa. Il suono insomma si compatta, lasciando fuori quasi del tutto i momenti di puro virtuosismo. Non è un giudizio di merito, quanto una semplice constatazione che s'impone fin dai primi ascolti. Nel quintetto protagonista di "So Close. So Far." va registrato l'ingresso del batterista Martino Malacrida, ma a fare la differenza stavolta sono proprio le chitarre di Ettore Salati e la brillante voce solista di Joe Sal, abile a sviscerare col suo timbro molto eclettico i temi del concept in lingua inglese: la solitudine e la distanza tra le persone che, per tragico paradosso, si acuisce proprio nell'era della massima diffusione dei media virtuali a nostra disposizione, cominciando da Internet. Un tema che si presta a varie considerazioni, ma che musicalmente ha soprattutto il merito di sviluppare un'alternanza di suggestioni emotive ben catturate già dai titoli delle dieci tracce. Ad esempio "I Tried and Tried", dove il ritmo battente e la chitarra di Salati guidano le danze insieme alla voce: il pezzo fila via lineare ma efficace, con poche pause, secondo uno schema che si ripete spesso nell'album. Qui Carpani si destreggia abilmente soprattutto al synth, senza eccessi, in un sobrio lavoro che amplifica il tema principale. Potente e tirata scorre pure "Man on the Wire", però con organo e synth più in evidenza nello sviluppo sonoro del pezzo. Davvero di grande impatto, tra gli altri momenti, l'attacco di "In Your Absence", prima sul pressante riff di chitarra e poi sul synth, in una successione di pause atmosferiche con il canto in primo piano e vibranti riprese elettriche dal ritmo ficcante. Notevole. Nella sequenza comunque trovano posto brani decisamente inusuali per il vecchio repertorio di Carpani: ad esempio la ritmica quasi disco che apre "Nex Time", che stupirà non poco i fans della prima ora. In realtà, la traccia evolve poi accattivante sulla voce di Joe Sal e i suoni sintetici ben orchestrati dal leader, oltre che sulla chitarra ritmica e quella solista, in un impasto che resta pulsante e tutt'altro che banale. Proprio in questi episodi salta agli occhi la dimensione più moderna, direi sincretica, del nuovo Carpani: nessuna nostalgia retrò, ma un disegno sonoro aperto, piuttosto godibile, che sa integrare al meglio richiami compositi, senza complessi di sorta. Lo stesso discorso vale per un altro episodio interessante come "Crystall Falls". Forse non tutti i pezzi funzionano allo stesso modo, ma in "Stay With Me", costruita sulla chitarra acustica e arricchita dai fraseggi del piano elettrico, si apprezza la capacità di toccare corde variegate anche all'interno dello stesso brano, come pure nella composita atmosfera di "One Face One Lie", aperta da voci filtrate e articolata su sonorità evocative e improvvisi picchi espressivi del canto solista. È possibile, se non probabile, che per gli appassionati prog più fedeli alla linea l'effetto spiazzante abbia la meglio sulle note positive di questo nuovo capitolo, ma la mia personale impressione è che un disco del genere porti una ventata di freschezza nell'ispirazione del tastierista, che ha avuto il coraggio di osare in una nuova direzione musicale. Nell'epilogo di "The Last Sign", in ogni caso, appare evidente il respiro più internazionale del progetto: partenza in sordina, ben modulata sulle tastiere e la chitarra, al servizio di una voce ancora efficacissima, che innesca quindi una progressione d'intensità, drammatica quanto serve e davvero ad effetto, che chiude degnamente il disco sulle note tirate della chitarra. Indubbiamente sarà molto interessante seguire le prossime tappe del percorso che da qui prende le mosse, ma intanto consiglio "So Close. So Far." agli ascoltatori più curiosi e meno legati a certe formule sonore del passato. 


No. 12
ALTRE MUSE
http://altremuse.xoom.it/intervisteprog.html#alexcarpani_intervista
by Armando Polli


Con il suo quarto disco Alex Carpani riesce a stupire il suo pubblico e inaugura un nuovo corso che sembra scommettere su intriganti e più moderne sonorità. Proprio su questo, ma anche su altri argomenti, abbiamo interpellato il tastierista, che ha così risposto alle domande di "AltreMuse".
1) Il nuovo disco suona molto diverso dai precedenti. Come mai questa inversione di rotta? Alex Carpani - Più che un'inversione di rotta la definirei un cambio di rotta. Una nuova direzione significa una nuova destinazione, un nuovo viaggio e nuovi obiettivi. Tutte cose molto stimolanti per un artista. In mancanza di queste cose il pericolo della ripetizione e dell'auto-referenzialità è sempre dietro l'angolo. Dopo 3 dischi di prog sinfonico di stampo classico, sentivo che avrei iniziato a ripetermi dal quarto in poi...
2) Credi che il pubblico prog ti seguirà anche su questa nuova strada? Quali sono le prime reazioni che registri? A. C. - Non lo so. Il pubblico Prog è come il pubblico degli altri generi e in tutti i generi c'è chi apprezza la novità, perché è curioso e vuole andare avanti, così come c'è chi cerca solamente delle conferme alle proprie certezze e, quindi, vuole che le cose siano più o meno sempre uguali. Adesso è presto per farsi un'idea delle reazioni, visto che il disco è uscito appena un mese fa.
3) L'argomento del concept è l'isolamento paradossale delle persone nell'era di Internet: personalmente come vivi il rapporto con i nuovi media? A. C. - Lo vivo molto bene, nel senso che lo sfrutto come meglio posso come artista e, a livello personale, ho sempre avuto la curiosità e l'interesse per le nuove tecnologie. Sono una persona a cui piace comunicare e che non rinuncerebbe mai a bere un bicchiere di vino in compagnia in un'osteria o a guardare le nuvole passare sulla testa, seduto con un amico su una panchina, quindi la tecnologia non mi spaventa. La uso per quello che mi può dare e non la subisco mai.
4) Mi sembra decisivo l'apporto vocale di Joe Sal nel contesto del disco: come lo hai scelto? A. C. - Hai ragione. Joe, oltre ad essere un bravo vocalist e un bravo interprete, ha saputo anche aggiungere qualcosa in più in questo disco: un'interpretazione vibrante, direi quasi 'lirica' in alcuni momenti, che gira verso destra la manopola dell'intensità e questo è un apporto fondamentale che non deve mai mancare in un progetto musicale.
5) L'album ha sicuramente una dimensione più internazionale: conti di portarlo in concerto anche all'estero? A. C. - Ci proveremo. Il 7 maggio intanto suoneremo a Marsiglia al Prog'Sud Festival, dove ormai siamo di casa, visto che ci torniamo per la quinta volta. Ogni volta siamo andati là con progetti diversi e ospiti diversi, mentre questa volta andiamo solo per suonare questo disco e fa molto piacere che ci abbiano chiamato per questo. Ci sono contatti in corso anche con altri Paesi e vedremo cosa verrà fuori. Di sicuro è un album di carattere internazionale, però all'estero bisogna arrivarci perché si accorgano di questo... quindi c'è tanto lavoro da fare in termini di promozione, concerti, distribuzione, ecc.
6) Sei da anni tra i protagonisti del circuito prog italiano: che mondo è davvero visto dall'interno? In sintesi: pregi e difetti. A. C. - I pregi sono che il pubblico è molto preparato, molto attento e molto affettuoso. I difetti sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile girare il coltello nella piaga... Posso solo dire che il nostro Paese è molto impreparato sotto diversi aspetti: organizzativi, professionali ed anche la mentalità nell'ambiente musicale andrebbe cambiata, perché con la chiusura mentale, il provincialismo e la paura che il successo degli altri sottragga qualcosa a te o debba per forza essere immeritato... non si cresce come sistema e si rimane indietro rispetto agli altri.
7) Dimmi quali dischi o artisti ti hanno più colpito negli ultimi tempi e perchè. A. C. - Steven Wilson, sia per quello che ha scritto e fatto negli ultimi 4-5 anni, sia perché è riuscito a sdoganare il Prog come nessun altro a livello mondiale. Apprezzo molto anche gli Haken che, pur essendo molto metal oriented, hanno saputo dosare con equilibrio la durezza e la melodia, il songwriting ricco e di qualità con i groove metallosi che ci si aspetta da una band sotto contratto con la InsideOut.
8) Dopo "So Close. So Far." cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro da Alex Carpani? A. C. - Un progetto internazionale, nella direzione tracciata da SC.SF a livello musicale, ma che non uscirà a mio nome, bensì con il nome di una nuova band che nascerà quest'anno e che coinvolgerà musicisti italiani e stranieri. L'obiettivo è di pubblicare un album nel 2017, con relativo tour. Di più non posso dire al momento, comunque c'è già il nome della band e 3/4 dei componenti. Per quanto riguarda, invece, Alex Carpani e ACB, entro l'anno uscirà un live (per il decennale 2006-2016 dell'ACB) e nel 2017 comincerò a scrivere il nuovo album che, sulla carta, potrebbe uscire nel 2018.


No. 13
PROFIL PROG
http://www.profilprog.com/#!alex-carpani-interview/d8kiv
by Fred Simoneau


Si près, si loin ! Alex CARPANI décrit son quatrième album « So Close, So Far » comme une réflexion sur notre vie moderne dominée par les technologies qui peuvent rapprocher les gens malgré l’éloignement géographique tout en écartant ceux qui se côtoient au quotidien. La métaphore prend vie sur la première pièce, « The Eve » au son d’un feu de camp, où l’on peut imaginer les tisons si près de nous s’envoler puis se mêler aux étoiles si loin. Le tout accompagné d’une mélodie Floydienne qui n’est pas sans rappeler « Dogs ». S’enchaînent des pièces aux rythmes entraînants, aux sonorités pop et refrains accrocheurs « I Tried and Tried » et « Man of the Wire ». « Stay With Me » quant à elle est un cri du cœur de la part du narrateur, ou une invitation à l’accompagner dans une envolée instrumentale aux thèmes plus familiers pour les amateurs de rock progressif traditionnel (un peu de Genesis ou Frost*?). « In Your Absence » est une courte pièce énergique où s’alternent des riffs lourds et une mélodie planante. Alex CARPANI nous démontre ses capacités vocales en passant de notes aiguës à celles toutes en puissance. Cette même pièce débute sur un rythme urbain presque lounge, et reprend l’ambiance pop peu de temps par la suite. « Crystal Falls » amorce le virage musical de l’album en mélangeant les styles : Intro électro, beat entraînant, puis changement de tempo et envolées instrumentales. « One Face One Lie » débute avec un discours de Martin Luther King en arrière-plan et se lance ensuite tout en nuances tant dans la mélodie que dans le rythme. « Next Time » amalgame encore les genres avec une intro électro-pop qu’on abandonnera au profit d’un riff accrocheur et plusieurs changements de tempo au cours de la pièce. En fin de piste, on retrouve la pièce maîtresse de l’album, « The Last Sign ». Une pièce lourde d’anticipation et d’émotion, bien orchestrée avec un rythme langoureux dans lequel les musiciens se laissent aller complètement. Notons la finale, digne des plus grands et talentueux artistes de notre génération, pour laquelle quelques minutes de plus m’auraient comblé au plus haut point. Les dernières notes de la pièce viennent boucler ce merveilleux opus avec le son du feu de camp du début de l’album. Je décrirais cet album d’Alex Carpani comme un voyage harmonieux dans lequel il nous propose une exploration de toutes ses influences musicales, son talent d’écriture ainsi que répondre à l’objectif final soit d’offrir à son audience, un album davantage Néo Prog (accessible) sans oublier d’où il vient. « So Close, So Far » a une place de prédilection dans ma collection et c’est avec insistance que je vous le propose aujourd’hui, vous ne serez certes pas déçu que vous soyez amateur de Genesis ou de Riverside.
9,1/10




No. 14
STREETCLIP.TV
http://www.streetclip.tv/en/magazine/details/reviews/article/alex-carpani-so-close-so-far/
by Michael Haifl


Fast zeitgleich mit dem Tod von Keith Emerson erschien vor kurzem das neue Album der ALEX CARPANI BAND, deren Namensgeber Alex Carpani maßgeblich von dem britischen Keyboarder und Komponisten geprägt wurde. Denn spätestens seit einer Begegnung vor vielen Jahren mit dem Meister der Tastenklänge hat Alex Carpani seine Erfüllung in der Musik gefunden und unzählige Alben veröffentlicht. Nun ist mit ´So Close. So Far.´ das vierte Werk seiner Band erschienen, die sich seit 2007 vorzüglich dem progressiven Rock zugewandt hat. Dabei spielt die italienische Band durchgehend packend und emotional äußerst abwechslungsreiche Songs, die natürlich des Öfteren die Schönheit des Italo Prog von Innen nach Außen kehren. Dies spiegelt sich womöglich in der Leichtigkeit der Songs wieder. Interessanterweise hat sich Keyboarder/Sänger Alex Carpani heuer endgültig auf eine Verstärkung im Gesangsbereich besonnen. Joe Sal, der zuletzt bei ARCHANGEL, SOULENGINE und THE REDZEN in Erscheinung getreten ist und auch auf dem vergangenen Werk der Carpani Band involviert war, singt nun durchgehend auf dem vorliegenden neuen Album. So teilen sich also fortan die beiden Herren die Gesangseinsätze, indem zumeist Joe Sal die Refrains singen darf. Zwar schon in der Tradition von GENESIS, dennoch famos und frisch wie aktuellere ARENA aufspielend, präsentieren sie mit ´Let My Drop Of Sweat Fall Down´ geradewegs den Single-Hit des Albums, der aufgrund der Gesangsdarbietung etwas an A-HA erinnert. Trotzdem müssen sich demgegenüber weder der sehr gute Opener ´I Tried And Tried´, ´Man On The Wire´ noch ´Next Time´ verstecken. Überdies ist das gesamte Werk der ALEX CARPANI BAND sehr schön geworden und sollte folglich zwischen Prog Rock und New Artock seine Liebhaber finden. (8 Punkte)


No. 15
PROG RADAR
http://www.progradar.org/index.php/2016/04/28/review-alex-carpani-so-close-so-far-by-shawn-dudley/
by Shaun Dudley


prog-radar

“Incommunicability increases distances between people, self-alienation increases the isolation of an individual from the rest of the world and technology can enable dramatic consequences to happen. However human beings have the power to avoid all these things by listening to their heart and living their real lives first.” The above paragraph lays out the thematic concept at the heart of ‘So Close. So Far.’, the fourth album from Italian progressive rock artist Alex Carpani.  It’s a topic that seems to inspire a lot of musicians in our social media-fueled world of the 21st century.   A world more connected then ever (So Close), but really a facade, an illusion flickering from millions of handheld devices (So Far).  But unlike many albums that broach this topic, the mood flowing throughout these catchy, melodic songs is one of hope. ‘So Close. So Far.’ is a significant departure from the previous album ‘4 Destinies’.  Whereas that album was comprised of four epic-length compositions, this time out the focus has been tightened into brief (by progressive rock standards anyway) melodic rockers that should appeal to fans of IQ and mid-period Porcupine Tree. The album is beautifully produced by Alex Carpani with the mix byMarco Barusso, dynamic and spacious and a real treat for the ears in a time when far too many albums are compressed and abrasively harsh.   The performances are uniformly excellent; Alex Carpani (keyboards, programming and vocals), Ettore Salati (guitar), Joe Sal (vocals & additional guitar), Giambattista Giorgi (bass) and Martin Malacrida(drums).  The arrangements are tasteful, tightly reined in and tailored to highlight the consistently accessible songs. The album is overflowing with earworms and several tracks would make excellent singles.  Man On Wire gets stuck in my head for hours, it’s a simple driving 4/4 with a killer chorus hook that just latches on and won’t let go.  Let My Drop Of Sweat Fall Down is a gorgeous pop song with a huge, lush chorus and Crystal Falls is a Neo-Prog gem that would actually work quite well on a dance floor.  The whole album flows together beautifully; it’s a concise 51 minutes that just breezes by. My favorite song is Stay With Me which has an extended instrumental section in the middle (despite still clocking in at only 4 minutes) that really shows off Carpani’s tasteful layering of disparate keyboard sounds, it’s a lovely combination of synth, organ and piano Overall this is a fairly straight-ahead melodic rock album, the ties to “Prog” are more textural, more about the sophistication of the arrangements and quality of musicianship.  Personally, I usually tend to lean more toward the experimental, bands that stretch out and improvise.  But ‘So Close. So Far.’ is so lovingly conceived, so well written and arranged that it’s a most pleasant exception.


No. 16
AMAROCK MAGAZINE
http://www.amarok-mag.com/alex-carpani-so-close-so-far/
by Cyrille Delanissays


amarock-prog

Pour causer de l’éloignement des personnes et de la désocialisation globale des individus, de la solitude malgré les nouvelles technologies (on pense à Hand. Cannot. Erase de Steven Wilson), Alex Carpani puise de quoi construire un quatrième album sans surprises mais solide. Avec une production soignée de Marco Barusso, la musique de notre ami reste mélodique à souhait et mélange subtilement les influences de Genesis avec la modernité contemporaine d’un Porcupine Tree. Le résultat devrait plaire aux amateurs de néo-prog bien senti, aux fans de IQ, Pallas et autre Pendragon. Ce n’est pas rien. Il faut dire que So Close. So Far. distille de la pop song séduisante (« Let My Drop of Sweat Drop Down ») comme du prog rock droit dans ses botines (« Crystal Falls ») ou des finaux « Next Time » (speedé à souhait) et le mid tempo à guitare plaintive « The Last Sign » qui n’est pas sans rappeler l’univers de Steve Thorne. Quelques notes qui déglinguent les dernières véléités dépressives avant de repartir au coin du feu. Well done!


No. 17
TEMPI DURI
http://www.tempiduri.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=693:alex-carpani-band-so-close-so-far&catid=30&Itemid=200
by Giovanni Turco

tempi duri

Se dovessi descrivere questo album con due aggettivi direi: coraggioso e spiazzante.Si, perchè qui il nostro connazionale ha capito che se il prog metal deve avere un futuro, deve osare, altrimenti si rischia la stagnazione e la negazione stessa del genere, che, in quanto “prog” deve per forza di cose, progredire. E allora se la prima traccia “The Eve”, è poco più di un intro in stile new age, la seconda “I tried and tried”, è un tranquillo brano di rock melodico che andrebbe bene pure per le radio se non fosse per i suoi 5:35.“Man on the wire” riprende il tema musicale del precedente e lo sviluppa ulteriormente ma sempre come un mid tempo ben cadenzato su cui si installa la strofa caratterizzata da una melodia orecchiabile che si alterna ad un ritornello dalle atmosfere solari. La quarta traccia “Stay with me”, introdotta dalla chitarra acustica, pone ben in primo piano la voce adagiata su un tappeto di tastiere sempre ben presenti su tutto il lavoro. Forse potremmo azzardare che questo è il brano più complesso di tutto il lavoro, dove il drumming spicca per la precisione , per gli stacchi e i cambi di tempo. Finalmente con il brano successivo, “In your absence”, si preme il piede sull'accelleratore e un solo di tastiera moog accompagnato dagli accordi dell'hammond danno l'incipit e dopo una manciata di secondi in cui accade di tutto, ecco che le sonorità ora si fanno più sognanti, ora più dure, con vocalizzi veramente notevoli supportati da un ritmo decisamente più grintoso e serrato.  Dalla sesta traccia, “Let my drop of sweat fall down”,  in poi iniziano le novità. Infatti si sperimenta il connubio tra musica elettronica e musica commerciale anche se per pochi secondi. Melodia sempre ben in primo piano e atmosfere mai sopra le righe fanno di questo episodio un'altra hit radiofonica.Le sperimentazioni proseguono nel brano successivo, “Crystal Falls”, ma in modo più spinto, azzardando addirittura un probabile mix tra techno/dance e rock melodico con tastiere sempre ben in primo piano. La melodia del cantato si presenta originale e piacevolmente orecchiabile al tempo stesso.Un discorso introduce l'ottavo episodio del disco, “One Face One Lie”, dopo poco un arpeggio di chitarra acustica accompagna la voce cristallina che sarà ancor di più in primo piano nel ritornello arioso. Dei tappeti di tastiere dal sapore genesiano concludono il pezzo. Con “Next Time” la contaminazione techno rock continua coraggiosamente.Il sound tipicamente discotecaro si miscela con i tappeti delle tastiere e del pianoforte.Questo brano ad un ascolto superficiale può risultare banale, invece presta attenzione per i numerosi cambi di tempo che l'esecuzione non sono proprio semplici ma dal sound tipico del rock melodico. Una sola nota di pianoforte coadiuvata dagli archi synth introducono “The Last Sign” che ha come tema musicale quello proposto agli inizi del lavoro. Atmosfere sognanti e tranquille quelle proposte. Toccante il solo di chitarra elettrica. Se si tiene presente che è un concept il cui tema è di una attualità viva e cocente, cioè come gli smartphone ci abbiano alienato, per cui, pur essendo così vicini, siamo così lontani, diciamo che il risultato qui sarebbe potuto essere un tantinello interessante.Però ci si aspetta che le scelte stilistiche coraggiose qui appena abbozzate, possano essere successivamente più approfondite.

No. 18
IO PAGES
http://www.iopages.nl/editie/id/137/io-pages-136
by Freek Wolff

Hoewel dit de vierde cd is onder zijn eigen naam, heeft toetsenman Alex Carpani al een berg andere muziek gemaakt, maar dan onder de naam Al.En.Ca. Die professionele ervaring druipt van deze uitstekende, nieuwe productie. De Italiaan laat zich op So Close. So Far dan ook omringen door heel goede Italiaanse muzikanten, zoals gitarist Ettore Salati (The Watch) en zanger Joe Sal, die soms iets herinnert aan John Wetton. Het prettige aan Carpani’s composities zijn het geweldige geluid en de zeer hoge toegankelijkheidsfactor zonder gefreak of experimenten, maar ook zonder saai te worden. De melodieën zijn heel aangenaam en de refreintjes zijn na een paar keer luisteren goed mee te zingen en je kunt zelfs mee jubelen tijdens Let My Drop Of Sweat Fall Down. Deze (neo)progrock herbergt wat stijlkenmerken van Pink Floyd en It Bites. Drummer Martino Malacrida zorgt dikwijls voor strakke, pompende partijen terwijl ook bassist Giambattista Giorgi zijn mannetje staat. Grappig hoe Carpani jarentachtig new wave mixt met prog- en postrock in Crystall Falls. Het album sluit pompeus af met een sporadische gitaarsolo in The Last Sign. Het conceptalbum So Close. So Far handelt over gebrek aan communicatie, waardoor de afstand tussen mensen groter wordt. De muziek daarentegen is heel direct en komt zeer goed over. Erg fijne plaat.

No. 19
PROGARCHIVES.COM
http://www.progarchives.com/album.asp?id=51479
by Drew Fisher (BrufordFreak)


prog-archives

Top notch NeoProg from Italian keyboard/vocalist Alex Carpani and friends. Like their stellar release from 2014, 4 Destinies, the music here is complex, melodic, dynamic and very well rendered. While still retaining shadows of the Peter Gabriel-era GENESIS, Alex and the band have moved more into their own sound, with a more rock edge to it as compared to the jazzy-tinge that the four epic-length songs from 4 Destinies had. Plus the 10 songs here all fall within a two- to seven-minute time range and each carry their distinct flavors--even though this is a concept album. Human isolation and self-alienation are part of the topics here as it is posited that advances in technologies and virtual realities have allowed an appearance of global closeness that is in fact false and self-alienating. The music may support this theory while pointing toward a direction of hope, recovery, and health, but in the end, it is just nice music of the IQ kind. Favorite songs: 9. "Next Time" (5:36) and 10. "The Last Sign” (6:27)

No. 20
BABYBLAUEN SEITEN
http://www.babyblaue-seiten.de/album_15949.html
by Thomas Kohlruß

babyblauesite

Seit dem er den Progressive Rock für sich entdeckt hat, hat Alex Carpani drei Alben vorgelegt, die mehr oder weniger den Bereich des Italo-Retroprog abgegrast haben und diesen mit ein paar Einsprengseln aus Jazzrock, Electronica und Hardrock aufgemischt hat. Vor diesem Hintergrund kommt das neue Album „So Close, So Far“ doch etwas überraschend daher. Carpani hat anscheinend die Moderne für sich entdeckt und entsprechend findet man auf „So Close, So Far“ Retroprog nur noch in homöopathischen Dosen. Vielmehr dominieren nun futuristische Synthie-Klänge, krachige, cleane Gitarren, druckvolle Basslinien und treibendes, aber nicht allzu komplexes Drumming die Klangwelt des Alex Carpani. Dazu kommt noch Sänger Joe Sal, der schon immer so eine Metal-Shouter-Attitüde an den Tag gelegt hat, und hier in seinem Element ist. So entstehen zum Teil eher geradlinige Rocksongs, die mit einigen Gimmicks proggisch aufgepeppt werden. An Italo-Retroprog erinnert wirklich so gut wie nichts mehr, eher schon mag man an die Modern-Prog-Bands von der Insel wie It Bites, Kino oder Frost denken. Genau diese Schiene verfolgt Carpani mit seinen Mitstreitern auf „So Close, So Far“. Und überwiegend gelingt das auch recht ordentlich, eigentlich fällt nur das sanfte und kitschige „Stay With Me“ ein bisschen ab. Aber dafür gibt’s gleich anschließend mit „In Your Absence“ ein Hardrock-Brett auf die Ohren. Retroprog-Fans aufgepasst, Alex Carpani macht zumindest hier deutlich andere Musik. Manchmal wird es schon recht geradlinig. Prog-Sensationen finden sich woanders, aber wer die Modern-Prog-Linie a la Frost und Co. goutiert, der sollte von „So Close, So Far“ gut unterhalten werden.

No. 21
EXPOSE’
http://expose.org/index.php/articles/display/alex-carpani-so-close.-so-far.-2.html
by Jon Davis

expose

We managed to miss out on Carpani’s previous release, 4 Destinies from 2014, but I’m happy to report that 2016’s So Close. So Far. is a stellar example of modern progressive rock that honors the past without wallowing in it. Carpani’s songs are well written, consisting of ten tracks of moderate length — no epic suites here, just concise statements that do their thing and get out of the way for the next track. The artwork has a dystopian edge to it, with figures in gas masks, but the lyrics (almost all in English) don’t seem to coincide with that at all, instead consisting mainly of personal observations that apply to modern life. Vocal duties are balanced between Carpani himself and Joe Sal, and in general this sounds more like a band effort than a keyboard player’s solo album. Ettore Salati’s guitars in particular are given lots of great spots, whether it’s beautiful picked acoustic or soaring electric. Carpani’s keyboards are of course stellar, and the instrumentation and details of tone are chosen well. Many tracks take unexpected turns in the keyboard department, like the percolating sequence that runs through “Next Time.” There are occasional sampled voices from historical sources, though the connection between the voice and the song where it appears seems arbitrary. This is a really solid album, and it’s hard to find fault anywhere. I’d have to say that even though the vocals (both lead and backing) are outstanding throughout, it might be nice to get an instrumental workout thrown in the mix to see what these guys can do. My only real complaint is that Carpani is indulging in the modern trend of over-punctuating album titles (see Hand. Cannot. Erase.), presumably for some kind of emphasis.

No. 22
DPRP (review)
http://www.dprp.net/reviews/2016-041.php
by Peter Swanson


dprp


So Close, So Far is the forth album under the name of Alex Carpani by this keyboard player. In the past he already has released more music under the name Al.En.Ca. The present Alex Carpani band was formed in fall 2006 to perform live their debut album entitled Waterline (2007). Alex himself is quite a busy man in the music business. Alex took a graduation in Musicology at the University of Bologna, specialized in music for films at C.E.T. (Centro Europeo di Toscolano), a famous Italian school of music in central Italy, as well as in sound engineering with top Italian sound engineers at the Arte Scenica Foundation in Bologna. In short, his man knows his music! This album contains a lot of straight forward rock songs that at times sound really radio-friendly but because of the excellent quality of the recording it doesn't get boring. He is surrounded by some great musicians like Ettore Salati (guitars) and vocalist Joe Sal. Actually the vocals are shared equally between Carpani and Sal who both have a pleasant singing voice with Sal slightly reminiscent of John Wetton. The second half of the album has more proggy elements than the first half in my opinion and we can hear some elements in the style of Arena and It Bites. The music is very accessible for everyone, no complex musical structures are to be found on the album. In fact just lots of strong melodies and some catchy choruses. It's far from revolutionary, it's all been done before but because it all is performed very well, I can live with that! The track I Tried and Tried is an example of the straight forward rock song with a fiercely beating of the drum through the entire song which reminds me of Bon Jovi. From Let My Drop of Sweat Fall Down, the mory proggy side of this band appears on this track with elements of It Bites. Crystal Falls combines the 1980s New Wave keyboard sound with prog rock, with drummer Martino Malacrido providing a solid drum sound throughout the track. This track and Next Time also have some of the dance tunes that Galahad use on their latest albums. One Face One Lie is also a song that has a structure reminiscent of It Bites. There are hardly no eruptions of guitar and keyboard on this album but on the final, slightly bombastic track The Last Sign we finally can hear a real solo on guitar. This track is a great closer of this album. It starts with a repeating piano tune, a nice string section (from a keyboard) and fine vocals before it builds up to a beautiful orchestral climax with an excellent solo by Salati. Best track on the album! This is a fine album and if all tracks would be of the same quality as the last track it would probably be a great album.

No. 23
BACKGROUND MAGAZINE
http://www.backgroundmagazine.nl/CDreviews/AlexCarpaniSoCloseSoFar.html
by Carsten Busch

background-magazine


Alex Carpani is a musician from Bologna who has released a number of albums. I had the chance to listen to his debut Waterline from 2007 which I quite liked, and so I looked forward to the new disc. Alas it proved to be a bit disappointing, with enjoyable parts in between, no mistake there. Of course I haven't listened to the other albums (yet), but it seems that Carpani's music has evolved from symphonic prog to some kind of sympho-pop with modest goth-pop-rock influences. An improvement if you are looking for catchiness, but for me it's no improvement at all, because it all sounds rather disposable. Let's look at some examples. After the promising instrumental opener The Eve, we get the first proper song I Tried And Tried. This appears to combine modern pop/rock (do I hear distorted vocals there?) with neo prog, but to be frank, the result is disastrous with a throwaway melody, oh-oh-oh-OH lyrics and lame simple hack-hack-hack drums. Man On The Wire starts better with a threatening atmosphere (I like the electric piano anyway) and this is also one of the longer pieces. And this is one of the tracks that illustrates the mention of gothic pop/rock earlier. One might very well imagine this being played by for example Lacuna Coil or Evanescense. Well, okay, maybe not the jazzy/symphonic prog middle part. Great keys there, by the way. In Your Absence is Carpani's nod towards poppy metal. Riffy guitars and a fast-paced melody, which reminds me a bit of Saga. Then the song loosens up in a more dreamy piece. Beautiful, except for that processed (?) voice. Crystal Falls opens with dance elements. What to make of that... Especially when the forward driving-rhythm sets in. And again that treated voice. What is it with people these days that they find it necessary to make their voices sound like this (and then they often sing similar melody lines too). After a minute or so it luckily turns into a more rocky direction. And best of all, Carpani shows us his rock voice. Untreated. The dance influences return, but are interlaced with other influences into playful instrumental parts. Next Time starts with kind of a rave as well and it nearly led me to skipping to the next song. Luckily this piece turns into a forward driving rocker later on too. The Last Sign is a dramatic Pink Floyd-influenced (that guitar!) closer. This one is clearly one of the better tracks on the album and it's good that it's saved for last, because you now leave the disc with a somewhat positive feeling. I started by saying that I found the album somewhat disappointing and I still stand by that, but grudgingly I also have to admit that it can be rather enjoyable because of its accessibility. The musicianship is unquestionable. Therefore: approach with care, give it a few spins and pick out what you like. If you like your prog song based and accessible this one will be a sure recommendation.

No. 24
MUSIC STREET JOURNAL
http://www.musicstreetjournal.com/index_cdreviews_display.cfm?id=105447
by G.W. Hill

music street journal


This is such a great album. In fact, it’s one that might well make my “best of 2016” list. The sound lands closer to the modern prog end of the spectrum, but it’s definitely rooted in older sounds, too. There are mellower sections and other parts that reach near to metal. It gets into some seriously soaring territory. It always lands on the melodic prog end of the equation, though. This thing is darned near a perfect album. Track by Track Review: The Eve Sounds that seem to be crackling embers in fire start this. Then echoey keyboards enter. After a short time like that, acoustic guitar rises into the number. This feels very much like Pink Floyd as it continues to evolve. It’s slow, thoughtful and powerfully moody. This instrumental runs less than two and a half minutes, but is quite dramatic. I Tried and Tried Much harder rocking, this is a fast paced AOR prog styled jam. It’s definitely tied to fusion in a lot of ways. It has a great energy. The vocal hooks are fairly catchy, and the song drops to a more mainstream rock vein for the vocal segments. This is really a classy prog tune that is more modern than classic, but yet has definite ties to the prog of old. Man on the Wire Keys start this in a mode that makes me think of a space rock version of Stevie Wonder. The song grows out with fusion and Santana like elements. It gets into harder rocking territory from there. The vocals come over the top of a more AOR styled sound. Parts of this, though, make me think of Saga for some reason. There are some seriously hard edged sections, too, bringing it closer to the vein of a slightly less crunchy Dream Theater. I love the keyboard solo segment. It has a bit of an ELP element. Stay With Me This starts intricate and like a prog ballad. As it grows out from there it resembles RPWL in some ways. The powered up jamming later, though is perhaps closer to a prog version of Led Zeppelin to my ears. It gets more jazzy as the piano takes control. In Your Absence The guitar part that starts this is seriously crunchy. As it launches out to more of a full on prog arrangement it definitely makes me think of the Dream Theater school of prog rock. This is fast paced, hard edged and so cool. It’s definitely got some serious metal built into it. Then it drops back to pure mellow, melodic prog. Another blast of high energy stuff gives way to a drop to the mellower, Pink Floyd-like, end of the spectrum for the first vocals. That section definitely makes me think of RPWL, but it gets punctuated by more crunchy stuff and then a soaring high energy prog jam. This is such a dynamic and powerful piece of music really. It’s one of my favorites here for sure. There is another blast of crunch at the end. Let My Drop of Sweat Fall Down This comes in mellow, providing a stark contrast to the hard edge of the last song’s closing. This has a definite RPWL vibe to it as it grows into being. It’s quite electronic, but has an almost soulful element in some ways. It’s mellower and more mainstream in a lot of ways. Yet it does have energy and a bit of oomph. In some ways it makes me think of Europop and the electronic music of the 80s. Crystal Falls Electronic stuff opens this, almost feeling like something from a soundtrack to me. The cut grows out from there without moving from the central concept. As the vocals join it starts to again make me think of RPWL. There is a cool retro tinged hard rocking groove later. This really develops into high energy melodic prog that’s quite tasty. The instrumental section further down the road is really a powerhouse. When it works back to the song proper, it really has an added amount of power and that continues to build. There is a climax followed by atmospherics to end. One Face One Lie This opens with atmospherics. Martin Luther King’s voice comes over the top of that arrangement. Acoustic guitar eventually joins. As the vocals enter and King’s voice drops away, this becomes another that makes me think of RPWL. This gets a bit more energized and powerful as it builds. Next Time Starting more in the electronic vein, this gets more rocking as it continues. There are some 80s elements here along with a modern soaring prog rock sound. This gets into some almost Genesis like stuff mid-track in an instrumental section. There are other classic prog elements at play, too. The Last Sign The closer might be the best track on the album. It starts with piano, but it’s really one of the most dynamic cuts here. As the arrangement gets more lush for the vocals, it again makes me think of RPWL a bit. It is evocative and powerful. It’s mellow, but certainly not understated. Then it powers out to some hard edged melodic prog from there. This piece keeps intensifying and growing as it continues. It really turns quite soaring and powerful as it moves forward. As the song ends the sounds that started the album return, suggesting that it’s a cyclical experience.

No. 25
MARQUETTE MUSIC
http://www.marquette-music.com/best-review
by Shawn Dudley


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“Incommunicability increases distances between people, self-alienation increases the isolation of an individual from the rest of the world and technology can enable dramatic consequences to happen. However human beings have the power to avoid all these things by listening to their heart and living their real lives first.“ The above paragraph lays out the thematic concept at the heart of ‘So Close. So Far.’, the fourth album from Italian progressive rock artist Alex Carpani. It’s a topic that seems to inspire a lot of musicians in our social media-fueled world of the 21st century. A world more connected then ever (So Close), but really a facade, an illusion flickering from millions of handheld devices (So Far). But unlike many albums that broach this topic, the mood flowing throughout these catchy, melodic songs is one of hope. ‘So Close. So Far.’ is a significant departure from the previous album ‘4 Destinies’. Whereas that album was comprised of four epic-length compositions, this time out the focus has been tightened into brief (by progressive rock standards anyway) melodic rockers that should appeal to fans of IQ and mid-period Porcupine Tree. The album is beautifully produced by Alex Carpani with the mix by Marco Barusso, dynamic and spacious and a real treat for the ears in a time when far too many albums are compressed and abrasively harsh. The performances are uniformly excellent; Alex Carpani (keyboards, programming and vocals), Ettore Salati (guitar), Joe Sal (vocals & additional guitar), Giambattista Giorgi (bass) and Martin Malacrida (drums). The arrangements are tasteful, tightly reined in and tailored to highlight the consistently accessible songs. The album is overflowing with earworms and several tracks would make excellent singles. Man On Wire gets stuck in my head for hours, it’s a simple driving 4/4 with a killer chorus hook that just latches on and won’t let go. Let My Drop Of Sweat Fall Down is a gorgeous pop song with a huge, lush chorus and Crystal Falls is a Neo-Prog gem that would actually work quite well on a dance floor. The whole album flows together beautifully; it’s a concise 51 minutes that just breezes by. My favorite song is Stay With Me which has an extended instrumental section in the middle (despite still clocking in at only 4 minutes) that really shows off Carpani’s tasteful layering of disparate keyboard sounds, it’s a lovely combination of synth, organ and piano. Overall this is a fairly straight-ahead melodic rock album, the ties to “Prog” are more textural, more about the sophistication of the arrangements and quality of musicianship. Personally, I usually tend to lean more toward the experimental, bands that stretch out and improvise. But ‘So Close. So Far.’ is so lovingly conceived, so well written and arranged that it’s a most pleasant exception. Released 4th March 2016

No. 26
PROG CRITIQUE
http://progcritique.com/2016/11/alex-carpani-so-close-so-far/
by Gabriel Bandolier


prog-critique


Alex Carpani est un compositeur franco-Italien, pianiste, chanteur et producteur de rock progressif, « So Close. So Far. » qui vient d’être publié et le quatrième album qu’il nous propose sous son propre nom. « So Close. So Far. » est un concept sur L’incommunicabilité entre l’ensemble des êtres humains, accentuée par la technologie de notre monde moderne qui au contraire de nous rapprocher produit son inverse, générant des conséquences dramatiques liées à l’isolement. Dès l’introduction avec le superbe instrumental « The Eve » suivi de « I Tried And Tried » , on pressent que la qualité sera de nouveau au rendez-vous. Ce concept composé de 10 titres présente toutes les caractéristiques d’un très bon album, où se mêlent, sophistication et originalité des compositions. De belles plages de rock progressif hautes en couleurs, vous ferons passer des riffs plus ou moins heavy de « Man On The Wire » , à la complexité technique de « In Your Absence » proche du Floyd et a la puissance dégagée par « Crystall Falls » . les mélodies plus évidentes sont présentes comme « Let My Drop Of Sweat Fall Down » aux relents d’Alan Parson’s Project, des passages calmes sont aussi là pour mieux cacher la tempête à l’image du superbe « One Face One Lie » et ses parties symphoniques qui se développent inexorablement. Plus torturé « Next Time » déroule sa rythmique techno envoûtante et pour finir l’atmosphérique « The Last Signe » à la mélodie raffinée, portera le coup de grâce. Alex Carpani vient de composer un opus créatif et original, qui a de quoi séduire un maximum de fan de rock progressif, « So Close. So Far. » possède tous les atouts d’un grand album.



No. 27
TEMPI DURI
https://tempiduri.eu/alex-carpani-band-so-close-so-far/
by Giovanni Turco
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Alex Carpani Band
SO CLOSE, SO FAR
Se dovessi descrivere questo album con due aggettivi direi: coraggioso e spiazzante.
Si, perchè qui il nostro connazionale ha capito che se il prog metal deve avere un futuro, deve osare, altrimenti si rischia la stagnazione e la negazione stessa del genere, che, in quanto “prog” deve per forza di cose, progredire.E allora se la prima traccia “The Eve”, è poco più di un intro in stile new age, la seconda “I tried and tried”, è un tranquillo brano di rock melodico che andrebbe bene pure per le radio se non fosse per i suoi 5:35.“Man on the wire” riprende il tema musicale del precedente e lo sviluppa ulteriormente ma sempre come un mid tempo ben cadenzato su cui si installa la strofa caratterizzata da una melodia orecchiabile che si alterna ad un ritornello dalle atmosfere solari.La quarta traccia “Stay with me”, introdotta dalla chitarra acustica, pone ben in primo piano la voce adagiata su un tappeto di tastiere sempre ben presenti su tutto il lavoro. Forse potremmo azzardare che questo è il brano più complesso di tutto il lavoro, dove il drumming spicca per la precisione , per gli stacchi e i cambi di tempo.
Finalmente con il brano successivo, “In your absence”, si preme il piede sull’accelleratore e un solo di tastiera moog accompagnato dagli accordi dell’hammond danno l’incipit e dopo una manciata di secondi in cui accade di tutto, ecco che le sonorità ora si fanno più sognanti, ora più dure, con vocalizzi veramente notevoli supportati da un ritmo decisamente più grintoso e serrato.Dalla sesta traccia, “Let my drop of sweat fall down”,  in poi iniziano le novità. Infatti si sperimenta il connubio tra musica elettronica e musica commerciale anche se per pochi secondi. Melodia sempre ben in primo piano e atmosfere mai sopra le righe fanno di questo episodio un’altra hit radiofonica.Le sperimentazioni proseguono nel brano successivo, “Crystal Falls”, ma in modo più spinto, azzardando addirittura un probabile mix tra techno/dance e rock melodico con tastiere sempre ben in primo piano.
La melodia del cantato si presenta originale e piacevolmente orecchiabile al tempo stesso.Un discorso introduce l’ottavo episodio del disco, “One Face One Lie”, dopo poco un arpeggio di chitarra acustica accompagna la voce cristallina che sarà ancor di più in primo piano nel ritornello arioso. Dei tappeti di tastiere dal sapore genesiano concludono il pezzo.Con “Next Time” la contaminazione techno rock continua coraggiosamente.Il sound tipicamente discotecaro si miscela con i tappeti delle tastiere e del pianoforte.Questo brano ad un ascolto superficiale può risultare banale, invece presta attenzione per i numerosi cambi di tempo che nell’esecuzione non sono proprio semplici ma dal sound tipico del rock melodico.
Una sola nota di pianoforte coadiuvata dagli archi synth introducono “The Last Sign” che ha come tema musicale quello proposto agli inizi del lavoro. Atmosfere sognanti e tranquille quelle proposte. Toccante il solo di chitarra elettrica.Se si tiene presente che è un concept il cui tema è di una attualità viva e cocente, cioè come gli smartphone ci abbiano alienato, per cui, pur essendo così vicini, siamo così lontani, diciamo che il risultato qui sarebbe potuto essere un tantinello interessante.
Però ci si aspetta che le scelte stilistiche coraggiose qui appena abbozzate, possano essere successivamente più approfondite.
(Giovanni Turco)



VARIOUS ITALIAN NEWSPAPERS

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4 DESTINIES (2014)

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No. 1
PROG PLANET
http://www.progplanet.com/reviews/cd-reveiw/2-cd/479-carpani-alex-4-destinies
by Tonny Larsen

Alex Carpani , master of keyboards (Piano, Hammond, Mellotron, Moog) and lead vocalist, have released several albums previous to this new album under the moniker Alex Carpani Band! Carpani hails from Italy and it shows in his musical direction/approach, with leanings to the great pioneering Italian progbands, but also with loving tendency and respect to the sound of ELP, Van Der Graaf Generator (as indeed David Jackson of VDGG appears here) this fine album holds 4 tracks, all of them passing the 13:00 minute mark duration wise! It is all very old school (me like) in both delivery and musical language! It is varied and at times (but not overly) complex and I find it very intriguing and a pleasant listen. Yes well you know, nothing new under the progsun, still with oldschool freaks like me, it really evokes memory and brings a smile to my face! In other words, I really like this outing with the brilliant soundscapes and the return to the progmusic style I love and praise! I am sure some of you will retaliate and think "what an old fart"...and you might be true, but who cares (I don't!!) since I am true to my opinion!! My fav tracks, in no particular order: "The Silk Road" that could have been from an ELP album, right down to the vocals which sometimes bares resemblance to Greg Lake! "Sky And Sea" starting of as a ballad like tune, soon to grow and develop like a true old school symphonic piece. Great stuff! If you, like me, love that "old stuff", then this is for you!! Notice, the language here are sung in both English and Italian.

No. 2
MLWZ (POLAND)
http://www.mlwz.ceti.pl/index.php?option=com_content&task=view&id=13137&Itemid=26
by Artur Chachlovski


mlwz


Urodzonego w Szwajcarii włoskiego muzyka Alexa Carpaniego mieliśmy okazję poznać już sześć lat temu, kiedy to w Małym Leksykonie prezentowaliśmy wydaną wtedy jego pierwszą płytę „Waterline”. Dziś ukazuje się jego najnowszy album „4 Destinies”, który będzie naszym Albumem Maja. Warto wiedzieć, że w międzyczasie pojawiła się jeszcze płyta „The Sanctuary”, która z nieznanych bliżej powodów nie została omówiona na naszym portalu. Nowe wydawnictwo Carpaniego jest doskonałym pretekstem ku temu, by przedstawić sylwetkę tego utalentowanego artysty, który już niebawem (19 maja br. o godz. 19:00) wystąpi przed polską publicznością w Ośrodku Kultury Andaluzja w Piekarach Śląskich. Tych, dla których Alex Carpani jest całkowicie nową twarzą na mapie progresywnego rocka odsyłam do naszego małoleksykonowego tekstu sprzed lat (tutaj), tym którzy zetknęli się już z jego twórczością przypomnę, że urodził się on w 1970 roku w Montreaux i już jako sześciolatek postanowił, że zostanie muzykiem rockowym. Po raz pierwszy zobaczył wtedy „w akcji” Keitha Emersona. Syn legendarnego keyboardzisty, Aaron, był szkolnym kolegą Alexa i siłą rzeczy od najmłodszych lat Carpani miał styczność z wartościową i szlachetną muzyką. Co więcej, jak się okazało już po kilku pierwszych lekcjach muzyki, Alex posiada wrodzony talent słuchania i wychwytywania najmniejszych dźwięków. Nasz bohater ukończył muzykologię na uniwersytecie w Bolonii, jako specjalizację wybrał muzykę filmową oraz inżynierię dźwięku. Jest on laureatem wielu prestiżowych włoskich i międzynarodowych nagród muzycznych. Współpracował ze słynnymi artystami: Paulem Whiteheadem (autor grafik wczesnych płyt Genesis), Aldo Tagliapietrą (Le Orme), Bernardo Lanzettim (PFM), Davidem Crossem (King Crimson), Lino Vairettim (Osanna) oraz saksofonistą Davidem Jacksonem (Van Der Graaf Generator). Zresztą ten ostatni występuje też na najnowszej płycie Carpaniego i odcisnął na wypełniającej jej program muzyce niemałe piętno. Inną ważną (i znaną) osobistością, której wpływ wyraźnie słychać na „4 Destinies” jest popularny (m.in. zespoły Moongarden i Submarine Silence) włoski muzyk Cristiano Roversi, który odpowiedzialny jest za aranżacje oraz produkcję całego albumu. Wypełniają go zaledwie cztery kompozycje. Cztery długie, rozbudowane do kilkunastu minut suity, którymi Alex Carpani udowadnia, że w jego twórczości nie ginie duch dobrej, klasycznej szkoły włoskiego progresywnego rocka. Istotnie, każdy z utworów wypełniających program płyty to prawdziwy pokaz mistrzowskiej gry pełnej rozmachu, muzycznego przepychu i patosu. W tych dźwiękach nie ma jednak ani krzty przesady, Carpani umiejętnie wykorzystuje fortepianowe, melotronowe i hammondowe brzmienia poddając je epickim orkiestracjom. Do tego, jak się okazuje, jest on także utalentowanym wokalistą i, co ciekawe, śpiewając używa zarówno swojego ojczystego (włoskiego) języka, jak i posługuje się nienaganną angielszczyzną. Towarzyszący mu muzycy, Ettore Salabi na gitarach, GB Giorgi na basie, Alessandro Di Caprio na perkusji oraz wspomniany już David Jackson na saksofonach i fletach, pomagają mu budować stylowy klimat symfonicznego rocka lat 70. Dobrze wiedzieć, że młodsze pokolenie twórców (wszak Carpani w tym roku kończy zaledwie… 44 lata) umiejętnie kultywuje dobre tradycje solidnego i niebanalnego artrockowego grania. Album „4 Destinies” jest doskonałym przykładem na to jak w idealnej symbiozie mogą żyć ze sobą klasyczne brzmienia z nowoczesnymi aranżacjami i współczesnymi zdobyczami techniki realizacji dźwięków. Ostatnimi czasy moda na muzyczne brzmienia retro nabrała jakby na sile i pośród licznych naśladowców klimatów złotej ery rocka zdarzają sie rzeczy mniej i bardziej udane. Omawiany dzisiaj album na ich tle jest prawdziwą perłą nad perłami. Jest namacalnym dowodem na to, że w 2014 roku coś, co ma klasyczny rodowód wcale nie musi brzmieć nudno i archaicznie. Bardzo dobra to płyta. Przywraca wiarę w siłę prawdziwej Muzyki.

No. 3
PROGROCK.ORG.PL (POLAND)
http://progrock.org.pl/nowosci/item/11020-alex-carpani-z-nowym-albumem-juz-niedlugo-w-polsce
by Bartłomiej Musielak

Alex Carpani z nowym albumem - już niedługo w Polsce!
Włochy są mocnym punktem na mapie progresywnej muzyki. Nie inaczej jest w przypadku Alexa Carpaniego, który udowadnia to swoim najnowszym albumem. Pokazuje również, że nawiązywanie do klasycznych tytułów rocka progresywnego wcale nie musi być nienowoczesne. Najnowsze wydawnictwo Alexa Carpaniego nosi tytuł "4 Destinies" i zostało wydane nakładem brytyjskiego wydawcy Festival Music. Progres to ciągłe dążenie do polepszenia, poszukiwanie czegoś nowego i odkrywczego. Cieszy fakt, że współcześnie mnóstwo młodych zespołów odkrywa nowe horyzonty w tym gatunku i wydaje świetne albumy, ale tym bardziej cieszy też fakt drugi: że twórcy tacy jak Carpani nie boją się w sposób... w sumie wręcz perfidny, nawiązywać do klasyki gatunku. I co najważniejsze - nie kopiując jej! Alex Carpani to urodzony w Montreaux (Szwajcaria) włoski instrumentalista, kompozytor i producent. Na swoim koncie ma współpracę z wieloma uznanymi muzykami i osobami ważnymi dla progresywnego rocka. Wśród tych osób należy wymienić m.in. Davida Crossa (King Crimson), Paula Whitehead'a (autor okładek do płyt Genesis) czy choćby Davida Jacksona (Van Der Graaf Generator). Ten ostatni współpracuje z Alexem po dziś dzień i brał również udział w nagrywaniu najnowszego wydawnictwa Carpaniego - "4 Destinies". Na początku warto też wspomnieć, że muzykę na krążku aranżował oraz nagrywał włoski muzyk i producent Cristiano Roversi, znany ze współpracy choćby z Moongarden czy Submarine Silence. "4 Destinies" ma brzmienie retro, będące nijako ukłonem w kierunku albumów takich jak "Foxtrot" Genesis, "Aqualung" Jethro Tull czy "Close to the Edge" Yes. Informacja ta osobom zagłębionym w progresywnym rocku powiedzieć winna wiele o brzmieniu i stylistyce albumu. Te tytuły mówią i znaczą wiele, ale trzeba przyznać, że Carpiani właśnie z lat 70-tych czerpie najwięcej. I bierze z nich to co najlepsze. "4 Destinies" składa się tylko z czterech kompozycji, ale każda z nich spokojnie mogłaby stanowić trzon kilku mniejszych rozmiarami. Średnia długość utworu na albumie to 13 minut. Są to kolejno "The Silk Road", "Time Spiral", "Sky And Sea" oraz "The Infinite Room". Wszystkie pozycje to rozbudowane i skrzętnie skomponowane suity. Brak w nich dominujących motywów, za to przeważają orkiestracje, pełne patosu i przepychu melodie oraz fantastyczne solówki - głównie klawiszowe. Alex Carpiani to bowiem klawiszowiec, który już w wieku 6 lat postanowił być gwiazdą rocka (ponoć jego kolegą szkolnym był syn Keitha Emersona, to pewnie też miało wpływ na wybór instrumentu). Gwiazdą jeszcze nie został, ale muzykę tworzy fantastyczną. Właśnie - skoro o solówkach mowa. Wspomniane zostało o udziale Davida Jacksona w komponowaniu i nagrywaniu albumu. Wpływ członka Van Der Graaf Generator jest słyszalny w każdym momencie, w którym pojawia się saksofon lub flety. Jazzujące, momentami psychodeliczne wstawki i solówki Jacksona dały tej muzyce bardzo wiele, wzbogacając ją o smaczki, które odkrywa się z każdym kolejnym przesłuchaniem. O innych instrumentalistach wiele wspominać nie warto, ponieważ stanowią raczej tło do tego co dzieje się na pierwszym planie. Niemniej jednak gitarzysta Ettore Salati, basista GB Giorgi oraz perkusista Alessandro Di Caprio to solidna podwalina całości i kompletnie zapominać o nich nie wolno. Czy warto sięgnąć po "4 Destinies"? Oczywiście, że warto! Album ten to przygoda, która wciąga coraz bardziej z kolejnymi do niej przystąpieniami. Warto zaznaczyć, że Alex Carpani to stosunkowo młody muzyk jak na taką muzykę (wspomniane wyżej albumy powstawały w latach 70-tych, a Carpani urodził się w... 1970 roku). Wspaniale jednak wpisał się w koncepcję klasycznego progresywnego rocka nawiącując do najznamienitszych twórców w gatunku. Trudno wybrać najciekawszy utwór, głównie z powodu tego jak bardzo rozbudowane są, jednak na pierwszy plan wysuwa się nieznacznie "The Silk Road". Dynamiczny, zmienny, wielowymiarowy (to akurat dotyczy wszystkich kompozycji). Ciekawe jest również to, że na albumie śpiewa głównie Carpani, a jedynie wspomaga go Joe Sal. Teksty są w języku angielskim i włoskim. ALEX CARPANI "4 DESTINIES" 1. The Silk Road (13:00) 2. Time Spiral (13:32) 3. Sky And Sea (14:04) 4. The Infinite Room (14:18) Muzyka i słowa: Alex Carpani, aranżacja: Alex Carpani i Cristiano Roversi, produkcja: Cristiano Roversi Wydano nakładem: Festival Music, UK 2014 (http://www.f2music.co.uk/)

No. 4
BABYBLAUEN-SEITEN (GERMANY)
http://www.babyblaue-seiten.de/album_14270.html
by Thomas Kohlruß


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Seitdem sich Alex Carpani dem Progressive Rock als seinem Hauptsteckenpferd zugewandt hat, arbeitet er anscheinend bedächtiger. Hat er jahrelang eine Unmenge an Alben unterschiedlichster Stilistiken veröffentlicht, so liegt jetzt gerade mal das dritte Progressive Rock-Album seit 2007 vor. „4 Destinies“ ist ein musikalisch-philosophischer Diskurs über Lebenswege, die man von einem Ausgangspunkt einschlagen kann. Also tatsächlich sowas wie ein Konzeptalbum. Dazu enthält es noch vier Longtracks, das sollte das Herz des traditionellen Proggers zum Pochen bringen. Und etwas Herzpochen ist nicht unangebracht bei diesem Album. Alex Carpani hat inzwischen neben dem umtriebigen Gitarristen Ettore Salati (The Watch, SoulenginE, DAAL, The Red Zen), der ihn schon länger begleitet, nun auch Ex-Van der Graaf Generator-Musiker David Jackson fest in seine Band integriert. Musikalisch bietet „4 Destinies“ eher weniger Überraschungen, als eben kompetent und durchaus mitreißend gespielte Musik, die auf klassischen Italo-Prog-Elementen fußt. Mit Wumms und Eiern, wie man so schön sagt. Tastenklänge in Hülle und Fülle, kreischende Synthie-Lead, Orgelwellen, Mellotronchöre, orchestrale Flächen und Teppiche eifern mit mal elegisch-schwebender, mal krachig-zupackender Gitarrenarbeit um die Wette. Carpani und Salati scheinen sich immer gegenseitig hochzuschaukeln und sorgen so für einige gelungene Instrumentalabfahrten. Die langen Songs lassen auch viel Raum für instrumentale Ausflüge aller Art. Die Rhythmus-Ecke unterstützt die beiden Hauptprotagonisten eher solide. Die Rhythmen sind moderat vertrackt und nur selten gibt Schlagzeuger Di Caprio mal richtig Gas. Bassist Giorgi hält sich ohnehin eher im Hintergrund. Schade ist auch, dass David Jackson zwar im Untergrund einige Akzente setzt, aber irgendwie ein bisschen verschenkt wird. Kratzige, dominanten Sax-Passagen, die vage Erinnerungen an selige VdGG-Zeiten beschwören, ertönen erst im abschließenden Song. Vorher spielt Jackson viel Flöte, was auch gut kommt, aber soundtechnisch ziemlich in den Hintergrund gemixt ist. Wegen dem Gesang von Alex Carpani braucht sich auch niemand das Album zu kaufen. Carpani singt solide, so dass die Gesangsbeiträge den Genuss nicht schmälern, aber ein wirklich guter, voluminöser Sänger ist er sicher nicht. Immerhin ist er tonsicher. Gelegentlich wird er von Joe Sal (auch schon bei The Red Zen und SoulenginE in Erscheinung getreten) unterstützt, dann klingt das auch gleich viel besser. So ist „4 Destinies“ ein genretypisches Werk geworden (der beste Vergleich ist vielleicht in der Tat The Watch, auch wenn Carpani natürlich nicht eine derart ausgeprägte Genesis-Schlagseite hat), welches die Traditionen der 70er Jahre sowohl italienischer wie englischer Seite beschwört und instrumental überzeugend fortführt. Ein solides bis gutes Album, welches Freunde des gepflegten Sympho-Italo-Retro-Progs gut unterhalten sollte. Und in einem hübschen Digipak ist das Ganze auch noch verpackt.

No. 5
PROGRESSIVE AREA (FRANCE)
http://www.progressive-area.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3277&Itemid=2
by Mick Rogers


ALEX CARPANI ou le retour d'une pépite du progressif transalpin. Je ne vais pas revenir sur l'histoire d'Alex que j'avais eu l'occasion de vous raconter lors de la chronique de son album précédent "The Sanctuary". Alex nous présente ici son troisième album, de loin le plus abouti, le plus passionnant et le mieux produit (merci Cristiano ROVERSI) ce qui n'est pas anodin. Seulement quatre titres, mais des titres qui oscillent entre treize et quatorze minutes, donc inévitablement progressif au sens le plus noble du terme. Dès les premières mesures de la route de la soie "The Silk Road", l'originalité et la plénitude sont au rendez-vous. En effet, les saxophones et les flutes de David JACKSON apportent un énorme plus, bienvenu à la musique développée par le ALEX CARPANI BAND. Les nostalgiques du générateur et de sa musique complexe ne seront pas le moins du monde dépaysés bien au contraire, on s'y croirait. Comme on le dit souvent (trop ?) du beau, du grand rock progressif intemporel. Et pour le titre suivant "Time Spiral", que l'on peut traduire par "Spirale Temporelle", la recette est la même. Une hégémonie des claviers normale puisque c'est l'instrument de prédilection du maitre de cérémonie, parsemée des interventions aventureuses mais savoureuses de David JACKSON. La guitare d'Ettore SALATI est plus en retrait (alors qu'elle était beaucoup plus présente dans l'opus de 2010) mais nous offre quand même quelques arabesques mélodiques jouées par l'un des meilleurs six cordistes actuels du microcosme progressif. Et que dire de "Sky and Sea", probablement la plus belle des quatre plages musicales de ce "Four Destinies", époustouflante caverne émotionnelle, d'une richesse incomparable, le genre de morceau à emmener sur votre "ile déserte" entre ciel et mer. Un titre où la brillance claviéristique d'Alex CARPANI atteint son apogée et où le monsieur se met même à bien chanter (ce qui n'est pas son point fort habituellement...). Terminons ce tour d'horizon musical par "The Infinite Room" qui débute comme une musique de film avant de s'envoler vers des contrées symphoniques inexplorées (avec un couplet chanté en italien, le seul de tout l'album), et où notre vandergrafien de service s'arc-boute au paroxysme sous les coups de boutoir des multiples claviers d'Alex CARPANI... Géantissime les amis ! Rendons hommage également au bassiste Giambattista GIORGI qui officie aussi dans le groupe BAROCK PROJECT et au batteur Alessandro DI CAPRIO (qui a un cousin éloigné plus célèbre) et qui joue avec le groupe milanais UBI MAIOR, tous deux apportant une assise rythmique irréprochable à l'oeuvre présentée ici. Au final, un somptueux album qui met à l'honneur un rock progressif symphonique d'une exceptionnelle qualité, un coeur bien sûr....et même un peu plus.

No. 6
MUSIC WAVES (FRANCE)
http://www.musicwaves.fr/frmReview.aspx?ID=11326
by Adrianstork


music-waves


4 ans après ''The Sanctuary'', Alex Carpani est de retour avec un projet dantesque. En grand fan de progressif devant l'éternel, notre italo-suisse a décidé de combiner les thèmes de l'album de Gentle Giant ''Three friends'' (contant le destin tragique de trois amis d'enfance) avec les longueurs (plus raccourcies cependant) de Tales from topographical oceans de Yes : 4 faces flirtant chacune avec le quart d'heure. Le groupe a également un atout de taille dans la manche : la présence du saxophoniste et flûtiste David Jackson, incontournable membre d'un des plus grands groupes novateurs du rock progressif, Van der Graaf Generator. L'auditeur est immédiatement embarqué pour un voyage dans le temps et dans l'histoire à travers les quatre destins qui  lui sont proposés, sinon imposés. 'The silk road' ne possède pas une apparence soyeuse, elle vous saute à la gorge dès les premières secondes avant de se raviser et de proposer un chant clair en anglais. Mais aussitôt une guitare électrique nous conduit dans un autre monde, un monde où l'on chante en italien et dans lequel on est accueilli par un clavier tantôt cajoleur, tantôt venimeux. Arrive alors cette deuxième minute où tous les troubles qui semblaient s'abattre laissent place à une sérénité grandiose magnifiée par son piano de velours. Mais une ombre surgit des limbes et un saxophone démoniaque se fait entendre discrètement ( Jackson a fréquenté la bonne école hammillienne) . Cette piste introductrice comporte d'autres moments agréables, des pauses bucoliques, mais à chaque fois, les vibrations d'une épée de Damoclès, (un clavier, un saxophone, une flûte) laissent supposer qu'un bonheur n'arrive jamais seul... Sur 'Sky and sea', l'un des morceaux les plus langoureux de l'album, un splendide solo de saxophone laissera d'ailleurs place à l'angoisse primale face à la nuit étoilée, avant que la terreur ne se dissipe à travers les flots apaisants. Après une première piste épique qui ravira les fans de rock progressif en leur faisant éprouver une pointe de nostalgie, Alex Carpani continue son exploration divinatoire dans la même veine que sur la première piste. Chaque instant de ce disque contient sa dose d'opium et les appréhensions dues à l'hégémonie des claviers sur le dernier opus se voient vites résorbées. Ces derniers ne se font pas envahissants et subtilement employés. Tout en citant ses groupes de chevet, comme Genesis ('Fly on a windshield) ou Pink Floyd ('Echoes') sur 'The infinite room', Alex Carpani ne tombe jamais dans l'hommage béat et pourrait bien donner envie aux réfractaires du rock progressif italien de se laisser tenter. Si l'élève n'a pas encore dépassé ses maîtres, il est sur la bonne voie...

No. 7
ARTISTS AND BANDS (ITALY)
http://www.artistsandbands.org/ver2/recensioni/recensioni-album/6523-alex-carpani-4-destinies
by Gianluca Livi


art-and-bands


Diavolo di un David Jackson! Si innamora dell'Italia e dapprima entra in pianta stabile negli Osanna, poi collabora incessantemente con artisti della Penisola, sia dal vivo, sia in studio. Lo troviamo presente, con risultati sempre pregevoli, anche nell'ultimo lavoro di Alex Carpani, artista con cui l'inglese ha da tempo avviato fruttuose collaborazioni, specialmente dal vivo. L'album si ispira ad un’opera di Michelangelo Pistoletto, raffigurata anche nella copertina. Il tema affrontato è quello del percorso che ogni essere umano intraprende durante la propria vita: in ogni viaggio individuale nasce la necessità di operare scelte, di intraprendere direzioni che finiscono necessariamente per condizionare il futuro. Nascono così percorsi distinti che alludono a quattro differenti destini, da cui il titolo, rappresentati da altrettanti brani di medesima durata, circa 14 minuti ciascuno, nei quali l'argomento viene trattato, curiosamente, con un cantato bilingue, inglese e italiano, quasi a voler sottolineare un duplice valore intrinseco in capo ad ogni singolo percorso intrapreso. Musicalmente parlando, Alex Carpani è ormai una garanzia di qualità: si muove, padrone della materia progressiva, su consolidati livelli artisti, tutti di alto pregio, sublimati, ad ogni uscita, dalla presenza di guest star di assoluto rilievo, attinte dalla medesima compagine musicale e visiva (tra queste vanno perlomeno citate Aldo Tagliapietra, ex cantante e bassista delle Orme, e Paul Whitehead, copertinista di album di Genesis, Van der Graaf Generator e ancora Orme). Con 4 Destinies, il tastierista italiano conferma le aspettative di un pubblico, quello progressivo, che non è affatto facile da accontentare. L'opera trasmette quel senso di appagamento che determina, per l'ascoltatore, la consapevolezza che l'espressione “il prog non ha più niente da dire”, non solo è fortemente abusata, ma rappresenta un'amenità senza precedenti. Cioè a dire che quest'opera risulta decisamente inedita, proponendo una formula progressiva rinnovata, ispirata certamente ad un cliché di vecchia data che risulta, tuttavia, oggi più che mai, ancora decisamente valido. In quest'opera, come detto, è presente l'eccellenza David Jackson, artista mai domo che, suo malgrado, ma con grande senso di consapevolezza interiore, sembra voler sottolineare con la sua perizia, maggiormente in questo lavoro di Alex Carpani, quale fior fiore di musicista lasciarono andar via i Van Der Graaf Generator allorquando non riuscirono a contemperare i loro impegni concertistici con l'attività di insegnante del fiatista (tu guarda i casi della vita: in linea con il concept alla base dell'album, anche quello appena accennato è stato un bivio, un destino che ha condizionato vita e vite future: non solo quella del sassofonista e del suo gruppo madre, ma anche quella degli Osanna, ad esempio, o dello stesso Carpani). In conclusione, felice di attribuire piena credibilità a questo lavoro, mi permetto soltanto di esprimere un rammarico: mi perdonerà il lettore e lo stesso Carpani se, ascoltando il lavoro, ho sentito la mancanza di un singer blasonato come Aldo Tagliapietra che, già apprezzato nel primo lavoro dell'artista, qui avrei visto perfettamente contestualizzato e oltremodo valorizzante. Voto: 88/100


No. 8
ALTREMUSE (ITALY)
http://altremuse.xoom.it/recensioniprog.htm#carpani_destinies
by Armando Polli


Giunto al suo terzo disco di studio, il tastierista bolognese Alex Carpani, che esordì nell'ormai lontano 2007 con "Waterline", dimostra una notevole coerenza musicale e una qualità compositiva ancora fresca e stimolante. Nonostante le ascendenze dichiarate dal progressive più classico degli anni Settanta, la sua scrittura non mostra infatti la corda come quella di altri suoi colleghi: in questo caso, inoltre, ha voluto al suo fianco un glorioso fiatista ormai di casa dalle nostre parti come David Jackson (l'ex VDGG), che non si limita a brevi interventi qua e là, ma è coinvolto fecondamente nello sviluppo dei singoli temi proposti. Per il resto, la band responsabile dell'incisione comprende, insieme a membri già sperimentati come il chitarrista Ettore Salati, nuovi musicisti quali GB Giorgi (basso) e Alessandro Di Caprio (batteria), oltre a una seconda voce come Joe Sal: uno schieramento che si mostra rodato e perfettamente funzionale alle trame sonore di "4 Destinies". In linea con la tradizione prog, il disco allinea solo quattro episodi di lunga durata, dominati da una vena complessa e tuttavia godibile, che poggia ovviamente sul ricco parco-tastiere di Carpani, ma sa integrare con intelligenza gli spunti dei singoli strumentisti, e soprattutto accoglie nello schema di base, personalizzandoli, una discreta serie di richiami e influenze. Una certa omogeneità stilistica che accomuna tutti i brani è anche il riflesso fisiologico della struttura "concept" dell'album, che concede infatti più spazio alle liriche: quattro destini, o percorsi individuali, che attraversano la vita partendo da un unico centro. Nel vivace attacco di "Ther Silk Road", la band aggredisce l'ascoltatore con un fitto lavoro congiunto di organo e chitarra, sostenuto da una batteria molto dinamica, e una verve trascinante che porta spesso in primo piano il sintetizzatore: è una composizione ricca e ariosa, con pause atmosferiche sul pianoforte e la voce dello stesso Carpani, in italiano e inglese, e distribuisce inserti pregevoli di flauto, sax e chitarra solista in un disegno davvero incisivo. Un primo atto di grande effetto, che si riverbera anche sul resto. L'unità stilistica di cui parlavo, bisogna dirlo, non significa affatto che l'insieme scorra uguale e senza sorprese. Tutt'altro. "Sky And Sea", terza traccia della sequenza, si colloca ad esempio in una dimensione più variegata e sognante, con una prima parte di arpeggi chitarristici, pianoforte e spirali di sax di sfondo al canto solista, qui molto efficace. Il pezzo si evolve gradualmente sull'organo e le chitarre, in una sorta di ascesa dai contorni "dark", sottolineati anche da una ritmica spigolosa e dal mellotron, con una parte centrale più mossa, prima del finale morbido e sfumato che si ricollega all'inizio. Molto sinfonica suona la conclusiva "The Infinite Room", con una raffinata tessitura di sax e piano che cattura l'attenzione in apertura: subito dopo, l' impasto sonoro e le accelerazioni ritmiche con chitarra e organo sugli scudi richiamano da vicino il rock più tipico dei Genesis, e in effetti l'atmosfera è molto evocativa e romantica, specialmente per i toni maestosi del mellotron e per il cantato. Mordente e stratificato è anche "Time Spiral", con la batteria marziale e il pianoforte che guidano insieme l'attacco in crescendo del pezzo, poi articolato sapientemente tra intervalli fascinosi, rotture ritmiche e intensi picchi espressivi con l'organo, il synth e il sax di Jackson ancora in bella evidenza, insieme alle parti vocali: il fiatista inglese si conferma qui l'altro protagonista del disco, e mostra di aver conservato inalterato il suo potenziale espressivo, capace di sfumature e soluzioni imprevedibili che arricchiscono non poco il risultato complessivo. La terza prova discografica di Alex Carpani, per tirare le somme, non deluderà certo gli appassionati del prog tricolore: "4 Destinies" è concepito e suonato come si deve da cima a fondo, e pur rispettando certi canoni del cosiddetto "vintage prog" più noto, non somiglia mai ad un mero esercizio stilistico come in altri, purtroppo numerosi esempi. Merito principale del tastierista, per l'appunto, è aver saputo rimpolpare la sua ispirazione di riferimento con una scrittura sempre versatile e dinamica, mai troppo compiaciuta né virtuosistica, grazie anche alle qualità dei validi collaboratori che si è scelto, ciascuno in grado di fornire un contributo essenziale alla riuscita del disco. Un ascolto consigliato. Valutazione: 4/5

No. 9
ROCK REPORT (BELGIUM)
http://www.rockreport.be/review.asp?id=4090
by the Staff


Since 2000, Swiss keyboard player Alex Carpani has been dividing his attention to various music genres: electronic music, music for theatre & multimedia, music & poetry and ... progressive rock. At the age of seven he met Keith Emerson (whose son then was a classmate of Alex) and that meeting has been fundamental in Carpani's musical education. From that moment on, prog rock and the love for keyboards became very much a part of his life. In 2005 Carpani signed a deal with CypherArts, an American independent label, that released his debut progrock album "Waterline" in 2007. In 2010 he released his second album "The Sanctuary" through Italian label Ma.Ra.Cash. Records. Both albums were well-received by the fans of symphonic prog. Carpani's third prog album is called "4 Destinies" and it was released by Festival Music (part of F2 Music Ltd. in the UK) on March 31. Those who liked the above-mentioned two albums will be happy to learn that Alex doesn't disappoint, on the contrary! The album consists of 4 'suites' (each around 13-14 minutes) and proves what a talent this guy is. Supported by musicians like ex-Van Der Graaf Generator saxophonist & flute player David Jackson and additional vocalist Joe Sal, "4 Destinies" is surely worth checking out, for old and most probably new fans of the symphonic prog variant. It's not for nothing that Carpani is now part of Festival Music's roster of artists, after all.

No. 10
JUST FOR KICKS (GERMANY)
http://www.justforkicks.de/detail.asp?sid=1996902M83N84N125N232&uid=0&id=17650&lid=1
by Thomas Kohlruß


Seitdem sich Alex Carpani dem Progressive Rock als seinem Hauptsteckenpferd zugewandt hat, arbeitet er anscheinend bedächtiger. Hat er jahrelang eine Unmenge an Alben unterschiedlichster Stilistiken veröffentlicht, so liegt jetzt gerade mal das dritte Progressive Rock-Album seit 2007 vor. „4 Destinies“ ist ein musikalisch-philosophischer Diskurs über Lebenswege, die man von einem Ausgangspunkt einschlagen kann. Also tatsächlich sowas wie ein Konzeptalbum. Dazu enthält es noch vier Longtracks, das sollte das Herz des traditionellen Proggers zum Pochen bringen. Und etwas Herzpochen ist nicht unangebracht bei diesem Album. Alex Carpani hat inzwischen neben dem umtriebigen Gitarristen Ettore Salati (The Watch, SoulenginE, DAAL, The Red Zen), der ihn schon länger begleitet, nun auch Ex-Van der Graaf Generator-Musiker David Jackson fest in seine Band integriert. Musikalisch bietet „4 Destinies“ eher weniger Überraschungen, als eben kompetent und durchaus mitreißend gespielte Musik, die auf klassischen Italo-Prog-Elementen fußt. Mit Wumms und Eiern, wie man so schön sagt. Tastenklänge in Hülle und Fülle, kreischende Synthie-Lead, Orgelwellen, Mellotronchöre, orchestrale Flächen und Teppiche eifern mit mal elegisch-schwebender, mal krachig-zupackender Gitarrenarbeit um die Wette. Carpani und Salati scheinen sich immer gegenseitig hochzuschaukeln und sorgen so für einige gelungene Instrumentalabfahrten. Die langen Songs lassen auch viel Raum für instrumentale Ausflüge aller Art. Die Rhythmus-Ecke unterstützt die beiden Hauptprotagonisten eher solide. Die Rhythmen sind moderat vertrackt und nur selten gibt Schlagzeuger Di Caprio mal richtig Gas. Bassist Giorgi hält sich ohnehin eher im Hintergrund. Schade ist auch, dass David Jackson zwar im Untergrund einige Akzente setzt, aber irgendwie ein bisschen verschenkt wird. Kratzige, dominanten Sax-Passagen, die vage Erinnerungen an selige VdGG-Zeiten beschwören, ertönen erst im abschließenden Song. Vorher spielt Jackson viel Flöte, was auch gut kommt, aber soundtechnisch ziemlich in den Hintergrund gemixt ist. Wegen dem Gesang von Alex Carpani braucht sich auch niemand das Album zu kaufen. Carpani singt solide, so dass die Gesangsbeiträge den Genuss nicht schmälern, aber ein wirklich guter, voluminöser Sänger ist er sicher nicht. Immerhin ist er tonsicher. Gelegentlich wird er von Joe Sal (auch schon bei The Red Zen und SoulenginE in Erscheinung getreten) unterstützt, dann klingt das auch gleich viel besser. So ist „4 Destinies“ ein genretypisches Werk geworden (der beste Vergleich ist vielleicht in der Tat The Watch, auch wenn Carpani natürlich nicht eine derart ausgeprägte Genesis-Schlagseite hat), welches die Traditionen der 70er Jahre sowohl italienischer wie englischer Seite beschwört und instrumental überzeugend fortführt. Ein solides bis gutes Album, welches Freunde des gepflegten Sympho-Italo-Retro-Progs gut unterhalten sollte. Und in einem hübschen Digipak ist das Ganze auch noch verpackt.


No. 11
ARLEQUINS (ITALY)
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?ch=5663
by Valentino Butti


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Non c'è due senza tre!! Terzo lavoro per Alex Carpani e terzo concept-album. Dopo il buon esordio di “Waterline” (con Aldo Tagliapietra alla voce) e la conferma di “The sanctuary”, “4 destinies” si presenta come l'opera più ambiziosa e complessa del tastierista emiliano (autore come sempre di musiche e testi). Aiutato in questa circostanza da Joe Sal alla voce, Ettore Salati alle chitarre, GB Giorgi al basso e da Alessandro Di Caprio alla batteria, l'album è suddiviso in 4 lunghe suite a descrivere altrettanti destini che possono presentarsi ad un uomo nel corso della propria vita. Da sempre più vicino allo storico prog anglosassone, piuttosto che al “pop” italiano, Carpani non si smentisce in questo suo terzo sforzo. Emergono quindi tutte le influenze dell'artista che però ha ormai capacità tali da conferire al suo lavoro una spiccata impronta personale, ben sostenuto in questo dall'ottimo lavoro della band e dalla importante attività live di questi ultimi anni. A tutto questo aggiungiamo il “sesto uomo” di lusso David Jackson (sax e flauti) e la produzione di Cristiano Roversi (Moongarden) e les jeux sont fait... “The silk road”, il brano introduttivo, è un baldo prog sinfonico intriso di sfavillanti tastiere che però non riescono a distogliere l'attenzione anche sui pregevoli passaggi acustici guidati dalle sobrie note di flauto. Un attimo e siamo avvolti dal sax e dai numerosi cambi di atmosfera in cui si inserisce il cantato (forse non pienamente sfruttato) di Carpani e Salati. Le emozioni si ripresentano intatte anche negli altri tre brani: “Time spiral”, “Sky and sea” e la conclusiva “The infinite room”. Qua il flauto, là il sax a farci svolazzare leggeri leggeri... ed ancora un lungo “solo” di chitarra, il pulsare del basso, le intuizioni acustiche. L'impressione di “nulla lasciato al caso”, di sofisticata adesione ad un canone di bellezza che si manifesta più nell'essere che nell'apparire, fanno di “4 destinies” un grande progetto che ha in Carpani l'architetto e nei suoi validi collaboratori i co-protagonisti pronti a realizzarne i propositi ed il sentire. Senza dubbio, nell'album, non mancano i virtuosismi, ma l'idea è che tutto sia subordinato ad un “pensiero” superiore a cui tutto deve soggiacere, ma con naturalezza. Uno splendido esempio di album prog (senza dubbio), magari anche old-fashioned (ma non mancano riferimenti al nuova maniera britannica) che ribadisce ancora una volta che la Alex Carpani Band è una delle punte di diamante della scena progressive nazionale. E non solo.


No. 12
AGES OF ROCK (ITALY)
http://agesofrock.wordpress.com/2014/06/26/alex-carpani-4-destinies-2014/#more-14074
by Max


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Quando mi trovo a parlare di gruppi o musicisti italiani in ambito progressive rock confesso di trovarmi talvolta a disagio; non si tratta di esterofilia assoluta o di cieca prevenzione, esistono invece modalità e atteggiamenti che spesso mi lasciano perplesso e non riescono a coinvolgermi. Sicuramente nel canto prediligo la lingua inglese ma anche i nostri gruppi sono riusciti ad esprimere grandi talenti; penso al povero “Big” Francesco Di Giacomo, all’immenso Demetrio, allo stesso Aldo Tagliapietra, ed in altri momenti a Bernardo Lanzetti oppure Roberto Tiranti. La maggiore capacità di sintesi della lingua inglese, certa pomposità e artificiosità nell’uso dei vocaboli in molti testi italiani, una spiccata tendenza a rimanere rigidamente ancorati al modello degli anni ’70…tutto ciò molto spesso mi allontana da molte (non tutte, sia chiaro) proposte nostrane. Per contro vengo nuovamente attratto quando si verificano due condizioni: 1) un felice tentativo di battere nuove e più moderne strade (vedi l’ultimo splendido lavoro di Fabio Zuffanti); 2) il riuscire a costruire un progetto musicalmente curato dove tecnica, fantasia e anima riescano a fondersi completamente, pur guardando (in parte) anche a ritroso. E’ con molto piacere quindi che saluto la nuova prova del tastierista Alex Carpani e la sua band che pubblica il nuovo album intitolato 4 Destinies; prodotto dall’ottimo Cristiano Roversi (membro di Moongarden e Mangala Vallis) il lavoro si compone di quattro lunghi brani, quattro vie che si diramano dallo stesso punto e che stanno a rappresentare quattro possibili destini che un uomo può incontrare nella sua esistenza. Lo stile del musicista è sicuramente quello conosciuto ma in questo caso alcuni correttivi sono netti: il lato sinfonico è stato leggermente stemperato così come alcuni passaggi alle tastiere forse troppo carichi. C’è molta attenzione per le parti vocali che si dividono tra l’altro tra italiano ed inglese, ci sono insomma delle variazioni rispetto al precedente The Sanctuary (2010). La presenza fattiva di David Jackson (sax e flauto) contribuisce ad innervare le sonorità di un pizzico di adrenalinico dinamismo, un tocco di lucida follia viene scaricato dalle ance dell’ex Van Der Graaf Generator. La formazione in questo frangente prevede oltre al tastierista e cantante, il fido Ettore Salati (chitarre), il fratello Giorgio (voce aggiuntiva), Giambattista Giorgi (basso nei Barock Project) e Alessandro Di Caprio (batteria). Avvio (ovviamente) “emersoniano” con The Silk Road (La Via della Seta) e subito, da dietro le quinte, fa capolino Dave Jackson; come vedremo la sua non è una semplice ospitata nell’album ma molto di più. La nuova sezione ritmica si disimpegna molto bene, producendo una groove trascinante mentre sono le tastiere di Carpani ad indicare il percorso. Frequenti contrappunti dei fiati lasciano il posto ad un serrato dialogo tra Hammond e basso/batteria; è un continuo alternarsi di parti melodiche ad altre maggiormente dinamiche ed è proprio l’ex VDGG a scandire questa altalena. Nel frammento centrale si susseguono parti vocali in italiano ed inglese mentre nel segmento conclusivo sono Alex Carpani e lo stesso Jackson a mettersi in evidenza prima delle strofe di chiusura. Time Spiral riesce ad esprimere un notevole pathos; l’atmosfera iniziale si insinua tra i solchi di Jethro Tull e Gentle Giant, finemente articolata. Finalmente un breve ma deciso ingresso della chitarra a fronte di una progressiva marea montante procurata dalla ritmica; le tastiere e poi i fiati riportano il brano sulle coordinate iniziali inaugurando così la seconda metà del pezzo. Nuovamente il ritmo si impadronisce della traccia sino ad un solo importante della sei corde prima di riprendere, pulsante, fino al termine. Un’ introduzione morbida, giocata tra tastiere fiati, un testo in inglese: così comincia Sky And Sea, altro momento di grande intensità. Solo a questo punto parte una digressione strumentale, interrotta dalla ripresa del canto; si ripete la consueta altalena tra parti più serrate ed altre più soft, tra strofe in inglese ed altre in italiano. The Infinite Room è l’ultima traccia in programma e certamente quella che più mi ha convinto. Il tasso “emozionale” si innalza sin dalle prime note, piano, tastiere e sax creano un vero tappeto magico sul quale volteggiare con la fantasia; molto incisivo come sempre David Jackson. I riferimenti alle grandi band del passato sono palpabili ma allo stesso momento Alex Carpani riesce a rendere più fresche le sonorità, si sentono sensibili richiami ma la band riesce a non affogarci dentro e questo, ribadisco, per me fa decisamente la differenza. Un inciso del sassofonista inglese rimane assolutamente tutto da gustare, poi un finale maestoso. Un bel mix tra esperienza e forze fresche, una produzione efficace e curata, un sapiente bilanciamento tra il passato da evocare ed il desiderio di appartenenza al presente. Queste sono alcune delle sensazioni che trasmette 4 Destinies.Alex Carpani propone così un lavoro diverso rispetto ai precedenti, a mio avviso meno canonico ma più attuale; la formazione che lo accompagna recita egregiamente il proprio ruolo, Jackson ha un ruolo di assoluto rilievo. Interessante.


No. 13
DA MUSIC (BELGIUM)
http://damusic.be/cd/alex-carpani/4-destinies
by Christoph Lintermans


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Met zijn tweede, op de Oudheid geïnspireerde album ‘The Sanctuary’ trok de Italiaanse toetsenist en zanger Alex Carpani een virtueel heiligdom op als ode aan de klassieke meesters van de symfonische progressieve muziek. Ook op ‘4 Destinies’ hoor je echo’s van Keith Emerson (ELP), Tony Banks (Genesis) en de broers Vittorio en Gianni Nocenzi (Banco), ofschoon de referenties er minder vingerdik op liggen. Carpani is duidelijk gegroeid als componist en keyboardist. Het teruggrijpen naar de inspiratiebronnen uit de seventies hoeft geen sta-in-de-weg te zijn voor een frisse invalshoek. Zijn spel klinkt ook genuanceerder en laat ruimte voor met name sax en fluit. Carpani’s talent werd immers opgemerkt door David Jackson (Van der Graaf Generator), die prompt lid werd van de band en zijn sax door de studio deed scheuren. Alleen de veelzijdige gitarist Ettore Salati (ex-The Watch, The RedZen) blijft over van ‘The Sanctuary’. De vernieuwde personeelsbezetting geeft creatieve impulsen aan ‘4 Destinies’, waarin verhaald wordt over vier bestemmingen die ons levenspad kunnen kruisen. Vier keuzes ook, want het leven is een kans, geen opdracht. De plaat valt uiteen in vier suites van elk ongeveer een kwartier. The Silk Road laat meteen een interactieve band horen die geweldig op elkaar ingespeeld is. Het is genieten geblazen van het organische totaalgeluid, terwijl de diverse instrumenten hun eigen klankkleuren maximaal kunnen uitspelen dankzij de kristalheldere mix en productie van Cristiano Roversi (Mangala Vallis), die ook meeschreef aan de arrangementen.   The Silk Road handelt over de kansen op ontmoeting die we aangeboden krijgen op verre reizen en de tijd die we hier als voetgangers voor kunnen nemen. Sinds de Oudheid is de zijderoute de plek voor elkaar kruisende kooplieden, toen tijd en geld nog geen synoniemen waren. Carpani en tweede vocalist Joe Sal bezingen deze glorieuze tijden lyrisch, zowel in hun moerstaal als in het Engels. Ook muzikaal lijken twee talen elkaar hier aan te vullen, die van de rock en de jazz. Zelfs in de instrumentatie komen culturen samen – luister naar Salati’s gebruik van de Griekse bouzouki en de Russische balalaika. Ontmoeting en bestemming, het thema keert ook terug in het artwork. Hedendaags kunstenaar Michelangelo Pistoletto heeft zijn beeld ‘De Etrusk’ (1976) tegen een metershoge spiegel gezet zodat de uitgestoken rechterhand de linkerhand van zijn spiegelbeeld lijkt aan te raken. Na het zand van de zijderoute reizen we niet zonder risico over het water, en de tijd volgt het debiet van de rivier in het rapsodie-achtigeTime Spiral. De turbulente climax verwijst naar het kolkende water. In Sky and Sea trekt Carpani alle toetsenregisters open en beweegt de wind de kiel van mijn zeilboot onder dreigende wolken (de mellotron), maar ’s nachts zal de vuurtoren mij veilig naar de kust leiden. In het melancholische The Infinite Room gooit men het over een andere boeg als de hoofdpersoon het hiernamaals bereikt, maar de auteur vermijdt de gemeenplaatsen en laat een open einde: “Ah… ah… ah… / that’s the magic of existence / crazy destinies and stories.” Salati laat zijn Hackettiaanse ‘sustained’ gitaar als vanouds huilen. Is het de geest van het verleden die Carpani opnieuw een prominente plaats in zijn sterk beschrijvende muziek geeft?

No. 14
PROGWERELD (THE NETHERLANDS)
http://www.progwereld.org/cms/recensies/album/alex-carpani-%E2%80%93-4-destinies/
by Govert Krul


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Ik ga vast geen vrienden maken met deze recensie maar ik waag het erop. Voor velen zal Alex Carpani een bekende naam zijn vanwege zijn Italo-Prog albums en ik schat zo in dat een meerderheid dit deel van zijn discografie goed verteert vanwege een stortvloed aan obligate proggeluiden zoals Mellotron, Moog en Hammond. Niks mis mee, ondergetekende kan daar zeker ook mee uit de voeten. Waar voor mij de makke van albums als dit zit, is het feit dat er geen seconde origineel materiaal te beluisteren valt. Ook dat is geen schande, maar wel als het onderhavige album uit het slechtere jatwerk bestaat. Referenties als Genesis, ELP, Yes en een vleugje Arena zijn immers heel fraai, maar doen ook de verwachtingen tot grote hoogten rijzen. De vraag is dan niet: ‘doet hij leuk mee’, maar vooral ‘voegt hij iets toe’ om een release als deze te rechtvaardigen? Het antwoord op deze vraag is: ‘nee’. Om te beginnen zijn er nauwelijks memorabele momenten te vinden op deze plaat. Ja, ook de genoemde bands kunnen soms flink lang ogenschijnlijk doorploeteren in complexe partijen, maar komen altijd met een enorme ‘bang’ terug in de basis van het nummer waardoor het kippenvel duimendik en wekenlang in je nek ligt. Op “4 Destinies” heb ik dergelijke momenten niet een keer kunnen beluisteren. Al schrijvende schiet mij ook na meerdere draaibeurten geen enkele passage te binnen. Waar dat aan ligt is wel duidelijk; technisch gezien is het allemaal dik in orde op deze schijf, het probleem zit eenvoudigweg in een gebrek aan compositorisch vernuft. Hohoho hoor ik enkelen nu zeggen. De man heeft een reputatie van jewelste! Nou en, voor mij gaat de zon niet op voor ‘knap gedaan hè..?’. Ik wil gegrepen worden, niet door ‘knappe muziek’ maar door briljante composities die emoties oproepen en geschreven zijn vanuit een gevoel, niet vanuit techniek. Vervolgens is het ook productioneel heel matig allemaal. Luister eens naar de oude Genesis platen en voel de warmte. Luister dan eens naar “4 Destinies” en pak een koude douche. Erger nog, na beluistering met mijn referentie koptelefoon merk ik op dat enkele sporen in de mix gewoon niet zuiver zijn en hier en daar zelfs corrupt. Ik ben volgens mij de eerste en misschien wel de enige die van leer trekt tegen dit album, maar ik kan er echt niet meer van maken. Ja, alle medewerkers zijn uitstekende muzikanten en dat tonen ze ook op “4 Destinies”. Dat maakt echter nog geen goed album. Om niet in volledige grafstemming af te sluiten, verwijs ik trouwens graag naar ’s mans uitingen in het electro-jazz genre, bijvoorbeeld “Electro-soup at 10 pm” en hoor tot welke magnifieke muziek Alex Carpani in staat is! Dat maakt het niveau van “4 Destinies” nog bedenkelijker trouwens…

No. 15
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/album.asp?id=44770
by Kev Rowland


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It appears that fate has had quite a part to play in Carpani's career, as being in the same class as Aaron Emerson, and having the opportunity to meet his father Keith at the tender age of 7 started his interest in progressive rock and keyboards from a young age. Later, when recovering from an accident he took the opportunity to compose and record what ended up being his debut album, 'Waterline', which was released in 2006. Since that time he has formed a full band and has toured much of the world (although not this area I note). The second album followed in 2010, and now he is back with the third. This album features all of the Alex Carpani Band with Alex providing all keyboards and lead vocals, Ettore Salati on guitars, GB Giorgi on bass, Alessandro Di Caprio on drums and Joe Sal on additional vocals. In addition, David Jackson (VDGG) adds various saxophones and flutes as special guest, while it has been produced by Cristiano Roversi (Moongarden, John Wetton Band, Submarine Silence, CCLR). 4 Destinies is a progressive rock concept based on four eventual destinies that a man can find on the path of his life. Alex states that there are four destinies that irradiate, moving from the same point, in four different directions of life... and needless to say this is depicted in four songs, all of which are thirteen minutes or more in length. If one was asked what country Alex hails from, I think that many progheads would fathom a guess at Italy as although his style may be more symphonic at times, then there is no doubt that the Italian scene has had a major impact on his music. The use of Jackson is really interesting, as although there are times when he is very much in step with the rest of the music there are also times, such as on "Sky and Sea", where there are passages where he is producing a melody that is almost as odds with the rest of the band. There is a fine line here between creating chaos and providing emphasis and he just stays on the right side of the line but it is a close call at times. From ballads to more powerful numbers, this is an album that is quite atmospheric, and while never getting to the same dizzy heights as Goblin also have nods in the same direction. There are times when the contrast between the instruments, and the arrangements being deployed, makes on think that here is something that is going to veer off into avant-garde jazz territory, but it always comes back safely to the prog side. Overall this is an intriguing and interesting album, while never being truly essential, but worth hearing all the same.


No. 16
JERRY LUCKY (CANADA)
http://www.jerrylucky.com/reviews-abc_028.htm
by the staff


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This is the third release for Alex Carpani, entitled 4 Destinies and fans of Italian symphonic Progressive Rock will be delighted I’m sure. I certainly was. The musical line-up for this release features: Carpani (lead vocals, keyboards), David Jackson (saxes, flutes), Ettore Salati (guitars), GB Giorgi (bass), Alessandro Di Caprio (drums) and Joe Sal (additional vocals). The music displayed here is rich in the elements of classic seventies era Italian Progressive Rock and yet sounds totally modern. Playing off the title 4 Destinies, there are four tracks on the CD, each thirteen or fourteen minutes long. Given the length, each track is full of complex musical change-ups as the musicians, play off against each other or join together in unison. Brief solo musical interludes are sprinkled everywhere providing transitions or allowing for a song to breathe and then go off in another direction. There is a skilled blending of the minor dissonant chords building emotional expectation against the major chord resolutions. The Mellotron pops in every once in a while to remind us of our symphonic musical heritage while the saxes and flutes tend to do the same displaying the jazzier side of the compositional pallet. The music will be soft and delicate one moment, perhaps piano and voice, or acoustic guitar and piano but then will open up in grand sweeping fashion with panoramic Mellotron strings or choirs. There is a hint of Tony Bank’s keyboard style that pops up from time to time which only adds to the overall familiar feel of the music although more likely than not those musical elements are counterpointed with something more dissonant shortly thereafter. As I said at the outset, the music of Alex Carpani is best described as classic Italian Symphonic Progressive Rock and he has all the musical elements in place humming like a precision clock. You hear old or classic familiar sounds set against a host of newer textures, blending together to create a wonderfully enticing modern album. Thoroughly enjoyable and highly recommended.


No. 17
KOID9 (FRANCE)
http://koid9.fanzine.free.fr/sommaire.php?mag=89
by Stéphane Muller


En ces temps où le vintage témoigne d'une aspiration plus qu'affirmée à la nostalgie parfois béate, la musique d'Allex Carrpani i résonne comme une déclaration d’amour au rock progressif des glorieuses années 70. La présence quasi allégorique de Daviid Jackson (VDGG) légitime d’ailleurs ce projet du haut d’interventions de saxophone ou de flûte qui devraient ravir les puristes. La répartition de l’oeuvre en 4 morceaux évoque bien entendu le "Tales from Topographic Oceans" de Yes, même s’il faut de préférence se référer au premier Genesii s pour l’inspiration et la sonorité générale. Maître es claviers, Alex Carpani régurgite ici les heures passées à écouter "Nursery Cryme" ou "Foxtrot", sans pour autant sombrer dans le plagiat. Sa musique constitue certes un hommage mais ne s’y limite pas. Bien qu’enracinée dans cet illustre héritage, elle vit aussi pour ellemême; preuve en est le chant italien qui clôt "Time Spiral". L’Italie justement, parlons-en. Alex Carpani peut-il se revendiquer de l’école transalpine? Malgré l’omnipotence des claviers, la réponse tendrait plutôt vers la négative, même si les lignes de flûte, de sax et le chant qui le font d'ailleurs sortir de l'habituel néo prodigué pourrait avoir des accointances avec des groupes comme Mall iibrran ou Cellestte, comme si Alex voulait enfin être davantage prophète en son pays. Aucun aspect "classisant" (excusez la licence rhétorique) n’émerge véritablement; c’est à une verve symphonique coutumière qu’il faut éventuellement rattacher "4 Destinies". Mais cette musique est-elle de qualité? Oui car elle s’appréhende aisément en dépit du presque quart d’heure que constitue chaque morceau. Elle offre de plus une cohésion de bon aloi du fait de sa fluidité. Tony Banks peut goûter la quiétude d’une retraite dorée, ses continuateurs, au rang desquels Alex Carpani figure en bonne place, perpétuent la bonne parole d’un rock progressif traditionnel au charme délicieusement désuet.


No. 18
PROGGIES (SWITZERLAND)
http://proggies.ch/wordpress/
by Daniel Eggenberger


4 Destinies ist für mich eine positive Ueberraschung; war doch Carpani’s Soloalbum Waterline, das einzige, dass ich bisher kannte, doch eher langweilig und ein bisschen enttäuschend ausgefallen. Auf 4 Destinies zelebriert Carpani seine Vorbilder auf beeindruckende Art. Die Siebziger Jahre stehen Pate und damit Bands wie PFM, Genesis, VDGG, Yes, Gentle Giant, Banco, etc. Carpani hat sich mit dem Saxofonisten David Jackson prominente Hilfe dazugeholt, der an einigen Stellen ein paar erfrischene Bläserklänge zum Besten geben darf, sich aber eher im Hintergrund hält. Carpani’s Tastenarsenal steht deutlich an der Front und sein Händchen für allerlei Synthi-und Orgelsounds, begleitet von Mellotronflächen lässt das Herz eines jeden Tastenfans höher schlägen. Etwas gewöhnungsbedürftig finde ich die abwechselnden italienischen und englischen Vocals, die jeden einzelnen Song prägen. Da hätte ich doch lieber nur das eine oder das andere gehabt. Carpani ist nicht unbedingt ein begnadeter Sänger, aber weh tut seine Stimme auch nicht wirklich. An einigen Stellen bekommt er auch Unterstützung durch Joe Sal, einem weiteren Sänger. Uebrigens ist mit dem Ex-The Watch-Gitarristen Ettore Salati ein weiteres überzeugendes Element in der Band vorhanden. Dieser versucht mit seinen rockigen, manchmal auch etwas schrägeren Tönen einen Ausgleich zu Carpani’s Keyboards zu geben. Fazit. 4 Destinies ist ein unterhaltsames Retroprog Album mit einer leichten Jazznote, dass vorallem die Italo-Progger ansprechen dürfte.


No. 19
SAKURA DE PROG! (JAPAN)
http://blog.goo.ne.jp/sakuradeprog/e/00e411d40ee6911f31bf5f13466334dd
INTERVIEW by Yoshiko Progrena K
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No. 20
POWER METAL (GERMANY)
http://powermetal.de/review/review-Carpani__Alex/4_Destinies,24797,24676.html
by Nils Macher


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ALEX CARPANI ist ein Altbekannter in der italienischen Prog-Szene, seine Mitstreiter waren als Sidemen für viele Prog-Größen auf den Bühnen dieser Welt aktiv. Erwartungen kann man folglich einige haben an das neue Album Carpanis. "4 Destinies" heißt die Scheibe, besteht aus vier überlangen Tracks und entführt uns 54 Minuten lang in fluffig-flockige Prog-Sounds. Weniger ist mehr, das gilt auch für die Anzahl an Tonspuren bei einem Song. Hier gibt es keinen Sound-Overkill, sondern ein luftiges Klangbild, das im guten Sinne an alte Prog-Produktionen aus den Siebzigern erinnert, als eine Trio-Besetzung ausreichte, den Hörern Ohren und Verstand wegzupusten. Seine Melange aus Italo-Prog und Retro-Avancen zelebriert der Italiener größtenteils entspannt, Jazz-Rock-Ausbrüche zwischendurch jetzt einmal ausgenommen. Am meisten zum Tragen kommen die Sounds von GENESIS und KEITH EMERSON, vor allem im instrumentalen Bereich. Dort hat "4 Destinies" jedenfalls seine Stärken, denn der Gesang Carpanis ist solide, ansonsten aber zu dünn, um wirklich zu begeistern. Ob er da versucht, Peter Gabriel nachzueifern? Unter dem Strich gibt "4 Destinies" einen guten Eindruck ab, wobei ich mir manchmal eine knackiger aufspielende Rhythmusgruppe gewünscht hätte, um aus dem agogischen Einheitsbrei auszubrechen. Die Nummern gehen trotz ihrer Länge auf Nummer sicher. Der Fan wird darüber womöglich hinwegsehen können, ein Ohr riskieren sollte die Zielgruppe deshalb schon.

No. 21
HAMELIN PROG (ITALY)
http://www.hamelinprog.com/alex-carpani-4-destinies/
by the Staff


A quattro anni dalla pubblicazione di “The Sanctuary”, Alex Carpani pubblica il suo terzo album solista, intitolato 4 Destinies. Come per i precedenti lavori l’artista mette a punto un concept album, in pieno stile prog, composto da sole quattro lunghe suite nelle quali si delineano quattro possibili destini che un uomo può incontrare lungo il percorso della propria vita. Quattro destini che s’irradiano partendo dallo stesso punto, in quattro direzioni diverse della vita. L’offerta musicale 4 Destinies fa registrare un ulteriore passo in avanti nella produzione artistica di Carpani. Rispetto ai lavori precedenti, infatti, il maggior peso dato qui ai testi e alla voce riduce notevolmente il ricorso a passaggi virtuosistici, ma non i momenti d’atmosfera e le soluzioni contemporanee che rendono riconoscibili la scrittura sinfonica e le complesse tessiture del tastierista. Ottimamente prodotto da Cristiano Roversi (Moongarden, Submarine Silence, CCLR, ecc.) e pubblicato dall’etichetta britannica Festival Music (marchio della F2 Music Ltd), l’album, oltre al lavoro di Carpani (piano, hammond, mellotron, moog, voce), si affida alla collaborazione di tutti i membri della ACB: Ettore Salati (chitarra elettrica, chitarra acustica, 12 corde, bouzouki, balalaika), GB Giorgi (basso), Alessandro Di Caprio (batteria), Joe Sal (additional vocals), e all’immancabile contributo dell’ex Van der Graaf Generator, David Jackson (sax tenore, sax alto, sax soprano, flauti). L’album parte con The Silk Road, il cui andamento veloce e vivace tradisce la matrice emersoniana della scrittura di Carpani. La precipitosa partenza a due di hammond e chitarra traccia le coordinate sulle quali si muoverà l’intero brano: un tema brioso sostenuto tanto dalla ritmica di Giorgi e Di Caprio, quanto dalle classiche stilettate sferrate dai sax di Jackson. Il brano alterna diverse atmosfere che si rincorrono al variare di ogni singola soluzione strumentale, mostrando un vasto campionario musicale che attinge a piene mani dalla tradizionale fonte progressiva, e che Carpani e soci riescono a plasmare dando vita ad un sound fresco e contemporaneo. Mentre hammond e mellotron provano a mantener vivo il legame con certe sonorità settantiane, chitarre, moog, sax e flauto si avventurano nei territori metropolitani già esplorati da Zuffanti nel suo recente lavoro solista, “La quarta vittima”. Nelle parti cantate Carpani si muove con estrema facilità dall’Italiano all’Inglese riuscendo nell’intento di fare di 4 Destinies un album di respiro internazionale. Non mancano nemmeno parentesi sinfoniche e deflagrazioni hard che, a dire il vero, rappresentano il sottile fil rouge che tiene legate insieme le quattro composizioni dell’album. Quanto fin qui detto viene confermato nella successiva Time Spiral, traccia in continuo crescendo che sembra ripercorrere le lente progressioni post-rock dei Mogwai prima di avvitarsi in un vorticoso prog sinfonico. La ritmica disconnessa di Di Caprio e le pulsioni sinuose di Giorgi creano cicliche fratture nelle quali si insinuano, subdolamente, digressioni di varia natura. Carpani si destreggia tra piano, hammond e moog dando vita agli scenari catastrofici descritti nel testo (“Rocce immense si alzano / le viscere si aprono / le strade sprofondano / le tenebre scendono. / La furia del vento che / travolge ogni cosa / nella folle spirale di un destino fatale”). Qualche tregua la offre Jackson che con i suoi fiati prova ad allentare la tensione, mentre il certosino lavoro di Salati alla chitarra e i lunghi incastri vocali creano un curioso parallelo con i Genesis di “Nursery Cryme”. Proprio da queste illustri “assonanze” prende il via anche Sky And Sea, che almeno nelle battute iniziali si affida agli eleganti arpeggi di Salati, alle scansioni fiatistiche di Jackson e al timbro misurato del titolare. Con l’ingresso di mellotron e organo, unitamente alla maggiore asperità della chitarra e alla più sostenuta marcatura ritmica, il brano raggiunge il giusto climax virando verso atmosfere dark che vedono mellotron, piano e basso assoluti protagonisti. Non mancano nemmeno le romantiche avventure marinare già apprezzate nel recente “The rime of the ancient mariner – Chapter One” degli Höstsonaten. Ma è nella lunga parte finale che lo spettro dei drammi hammilliani prende corpo incarnandosi nelle sovrapposizioni vocali di Carpani e Sal, e nei ruvidi innesti fiatistici di Jackson. The Infinite Room, quarta ed ultima suite di 4 Destinies, riesce a combinare al suo interno il vivace sinfonismo dei primissimi Genesis con esigenze compositive decisamente più moderne. La composizione racchiude la parentesi più atmosferica dell’album, abilmente edificata da Carpani e ben sorretta dall’eccellente lavoro di Jackson ai fiati e Salati alla chitarra. Le continue variazioni tematiche sono puntualmente sottolineate dalla precisissima sezione ritmica. Numerose le influenze riscontrabili tra i maestri del genere (dal tanto stimato Emerson ai Genesis, dai Camel ai Pink Floyd), anche se a prevalere è comunque l’interpretazione contemporanea del verbo progressivo, filtrata dalla briosa scrittura di Carpani. Meritevoli di attenzione anche l’artwork, curato da Paolo Botta, e l’immagine di copertina raffigurante l’opera “L’etrusco”, realizzata nel 1976 dall’artista Michelangelo Pistoletto, esponente di spicco dell’Arte Povera. L’opera ripropone un calco in gesso della scultura etrusca, nota anche col nome “L’Arringatore del Trasimeno”, che Pistoletto colloca, col suo consueto modus operandi, dinanzi ad uno specchio. È proprio questa foto, scattata dallo stesso Carpani nel 2009 al Museo d’Arte Moderna di Fort Worth, in Texas, ad aver fornito l’ispirazione per questo terzo concept.

No. 22
THE PROGRESSIVE ASPECT (U.K.)
http://theprogressiveaspect.net/blog/2014/08/23/alex-carpani-4-destinies/
by Bob Mulvey


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A name that has regularly cropped up in recent years, is Swiss-born Italian keyboardist and composer Alex Carpani. I’ve heard a couple of pieces by him previously, but for whatever reason he seems to have always remained on my to do list, until now that is and this release from the Alex Carpani Band, via Festival Music (F2), presents me with the opportunity of a more in depth listening. Researching Alex Carpani reveals that he has released three studio album with the Alex Carpani Band (ACB), although this is merely the tip of the iceberg when looking through his impressive, self-produced and extensive thirty plus discography spanning 1990-2007. Along with this catalogue of releases are musical collaborations with Bernardo Lanzetti (PFM, Acqua Fragile), Aldo Tagliapietra (Le Orme), David Cross (King Crimson), Tony Spada (Steve Morse, Rick Wakeman, Steve Howe) and David Jackson (Van der Graaf Generator), the latter featuring prominently here on this latest release. From the very outset and throughout the album there’s a strong link to the bombast of the early 70s and the influence of Emerson Lake & Palmer in particular, however with David Jackson entering the fray within a few bars of the opening track, The Silk Road, then references tilt towards Van der Graaf Generator. And of course the presence of the Italian pioneers – Le Orme, Premiata Forneria Marconi, Area, and Banco del Mutuo Soccorso spring to mind across whilst listening to the album. Having said this, those wishing to explore Alex Carpani’s music and this album in particular will find each of the lengthy journeys on 4 Destinies show an extremely varied palette and one that merely draws from these artists. The end result is constantly shifting and absorbing pieces of music. 4 Destinies is a concept album exploring four possible life paths, starting from one particular point before moving in four different directions and all I can say here is that each of these destinies must surely have taken distinctly twisting and ever turning course. So varied are each of the tracks that it would be nigh on impossible to dissect any of the four pieces to offer a direction to follow. Lyrically I found the concept somewhat difficult to follow, however this personally did not detract from the music as a whole and in truthfulness those sections sung in Italian were, by far, more enjoyable and attractive. Vocalist Joe Sal comes across really well throughout the album, possessing a warm and enticing voice and with Alex Carpani produce some memorable vocal melodies & harmonies – particularly in the opening section of Sky And Sea and during The Infinite Room. Alex Carpani is an impressive player and one with a keen ear for sounds, therefore this release must surely appeal to those who enjoy their prog ‘old school’ and with lashings of Hammond, Moog and Mellotron sounds. This is a densely populated album with much attention paid to the many layers of keyboard sounds. Mention here of the rhythm section of GB Giorgi and Alessandro Di Caprio who are impressive throughout and although not so prominent, guitarist Ettore Salati’s contribution must not be overlooked. Certainly his Hackett like guitar circa ten minutes into Time Spiral brings a smile to the face every time, in fact at that whole section is magnificent – Jackson’s understated sax is just magic. The album is chock full of magic moments, whether it be the Far Eastern tinged, atmospheric opening to The Infinite Room that devolves into a Pink Floyd inspired vocal melody, or the delicate piano, soprano sax and vocally melodic opening to Sky And Sea, bringing latter day Hackett versions of Genesis material to mind. Along with this are the multitudinous sweeping synth parts, GB Giorgi’s thumping Rickenbaker bass lines and David Jackson’s wonderful flute and saxophone contributions. The list goes on… This is an impressive body of work and as each of tracks are thirteen minutes plus and constantly evolving to boot, then the music requires several listens before you can fully appreciate what is going on. Certainly time well spent and over the past month or so 4 Destinies has grown on me immensely. Backtracking through the two previous albums, albeit this is still a work in progress, 4 Destinies is by far the most ambitious work by ACB. The inclusion of David Jackson is an excellent one as he offers not only his truly gifted playing to the music, but adds some truly memorable moments – from the pastoral to the strident and as might be expected, that quirkiness and edge that he does so well. By nature of the ever shifting arrangement of the music this album took a while to sink in, but once it did it turned out to be a real gem and one that is still growing on me. The overall audio production is a little bass heavy, requiring a bit of tweaA name that has regularly cropped up in recent years, is Swiss-born Italian keyboardist and composer Alex Carpani. I’ve heard a couple of pieces by him previously, but for whatever reason he seems to have always remained on my to do list, until now that is and this release from the Alex Carpani Band, via Festival Music (F2), presents me with the opportunity of a more in depth listening. Researching Alex Carpani reveals that he has released three studio album with the Alex Carpani Band (ACB), although this is merely the tip of the iceberg when looking through his impressive, self-produced and extensive thirty plus discography spanning 1990-2007. Along with this catalogue of releases are musical collaborations with Bernardo Lanzetti (PFM, Acqua Fragile), Aldo Tagliapietra (Le Orme), David Cross (King Crimson), Tony Spada (Steve Morse, Rick Wakeman, Steve Howe) and David Jackson (Van der Graaf Generator), the latter featuring prominently here on this latest release. From the very outset and throughout the album there’s a strong link to the bombast of the early 70s and the influence of Emerson Lake & Palmer in particular, however with David Jackson entering the fray within a few bars of the opening track, The Silk Road, then references tilt towards Van der Graaf Generator. And of course the presence of the Italian pioneers – Le Orme, Premiata Forneria Marconi, Area, and Banco del Mutuo Soccorso spring to mind across whilst listening to the album. Having said this, those wishing to explore Alex Carpani’s music and this album in particular will find each of the lengthy journeys on 4 Destinies show an extremely varied palette and one that merely draws from these artists. The end result is constantly shifting and absorbing pieces of music. Alex Carpani has apparently written all the music for his next studio album Man On Wire, scheduled for release in late 2015 early 2016 and promises to be a departure from the previous three proggier ACB releases. Until then this is an album well worth exploring – and at the time of writing this article is available to listen to – in full at Progstreaming.

No. 23
ROCK AREA (POLAND)
http://www.rockarea.eu/articles.php?article_id=3872
by Marek Toma


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Alex Carpani, włoski kompozytor, klawiszowiec i wokalista, już od dziecka przejawiał duże zainteresowania muzyczne. Właściwie wszystko zaczęło się od spotkania z Emersonem w wieku 7 lat. Od tamtego momentu, fascynacje rockiem progresywnym i miłość do keyboardu stały się częścią jego życia, wpływając na jego styl i przyszłe doświadczenia muzyczne. Owe muzyczne doświadczenia zaowocowały już trzema albumami studyjnymi: „Waterline” (2007), „The Sanctuary” (2010) i ten najnowszy, tegoroczny, wydany pod skrzydłami Festival Music, „4 Destinies”. Oprócz klawiszy Alexa Carpaniego, na klimat najnowszego dzieła artysty, duży wpływ mają instrumenty dęte (saksofon, flet) na których zagrał sam David Jackson (ex Van Der Graaf Generator). Muzyka jaka wypełnia album, aż kipi od fascynacji klasycznymi progresywnymi dokonaniami lat siedemdziesiątych, a zwłaszcza właśnie Van Der Graafem, Genesis, ELP a także wczesną, włoską sceną progresywną (Museo Rosenbach, Le Orme…). Płyta „4 Destinies” to album konceptualny - artysta zakłada, że istnieją cztery losy, cztery życiowe drogi, które mogą przenieść śmiertelnika z tego samego punktu, w cztery różne kierunki życia. Muzycznie natomiast to 4 kwadranse klasycznego art rocka, z licznymi wycieczkami w stronę jazz rockowych struktur i rockowej awangardy. Mimo iż główną domeną płyty, to rozbudowane, instrumentalne przestrzenie, istotną sprawą jest tutaj również wokal (zarówno w języku włoskim jak i angielskim). Najnowsze dzieło Carpaniego nie jest pozycją, która tak do końca potrafi ująć, od pierwszego wsłuchania się. Z ową muzyką, po trochu jest właściwie tak, jak z tymi życiowymi drogami. Niektóre z nich musimy przejść wielokrotnie, aby je docenić. 7,5/10

No. 24
PROGRESSIVE ROCK CENTRAL (U.S.A.)
http://progressiverockcentral.com/2014/09/14/state-of-the-art-symphonic-rock-explores-the-directions-of-life/
by Angel Romero


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If you love progressive symphonic rock, there is a new major act in the current scene that you need to check out. Alex Carpani is a gifted Italian keyboardist and composer who is creating state of the art music following the tradition of the 1970s British and Italian masters. The concept album 4 Destinies is Carpani’s latest release. He uses a wide range of keyboards to develop his superb symphonic suites, including organ, piano, Moog synthesizers and mellotron. Each piece is a marvelous progressive rock mini- symphony with all the ingredients that characterize this type of music: outstanding musicianship, shifting time signatures and memorable lyrical and epic passages. 4 Destinies makes reference to the four eventual destinies that a man can find on the path of his life: four destinies that begin at the same point and go into four different directions of life. The album features the Alex Carpani Band with Ettore Salati on guitars and lead vocals, GB Giorgi on 5-string electric bass, Alessandro Di Caprio on drums, and Joe Sal on additional vocals. 4 Destinies also features former Van Der Graaf Generator saxophonist and flutist David Jackson. The album features vocals in English and Italian. The Alex Carpani Band was formed in the fall of 2006 to perform Alex’s debut album “Waterline” live. The group has become of the finest Italian progressive rock bands. 4 Destinies is undoubtedly one of the best albums of the year. A must have progressive rock masterpiece.

No. 25
ROCKLINE (SLOVENIA)
http://www.rockline.si/podrobnosti-recenzije/4-destinies-9127
by Angel Romero


Italijanski klaviaturski virtuoz in skladatelj Alex Carpani je bil že od mladih nog velik ljubitelj legendarnega Keitha Emersona (Emerson, Lake & Palmer), katerega je spoznal pri komaj sedmih letih, saj je bil tedaj prijatelj Keithovega sina Aarona, kar je posledično sprožilo njegovo veliko zanimanje za progresivni rock in ga usmerilo na pot profesionalnega glasbenika. Carpani se je na glasbeni sceni prvič pojavil leta 2007 z zelo dobrim studijskim prvencem »Waterline«, kateremu je leta 2010 sledil kvalitetno enakovredni album »The Sanctuary«. »4 Destinies« je Alexov tretji album in prvi na katerem je sodeloval celoten Alex Carpani Band skupaj s posebnim gostom, legendarnim Davidom Jacksonom (ex-Van Der Graaf Generator) na saksofonih in flavti. Jackson se je odlično znašel v Alexovem bandu in s svojimi pihalnimi umetninami na vseh »4 Destinies« skladbah skrbi za fluidnost posameznih aranžmajev, pri čemer se večinoma drži 'za en korak nazaj', kar se tiče njegovih običajnih solističnih odklopov. No, nekajkrat si vseeno da duška in navduši s svojimi specifičnimi saksofonskimi in flavtističnimi improvizacijami, ki »4 Destinies«, sicer izrazito simfoničnoprogrockovskemu dosežku, vnašajo izdatno sapo jazz fusiona in pastorale. Album je konceptualne narave, saj vsebuje štiri epske kompozicije, ki prek besedil orisujejo štiri različne usode v življenju posamezne osebe. Otvoritveni dosežek »The Silk Road« poslušalca povabi na potovanje po 'svilni poti' vse do Kitajske, pri čemer band pričara izjemno atmosfero. Carpanijeve variacije na hammond orglah so v navezi z barvitimi kitarskimi pasažami Ettoreja Salatija glavni vir epskih aranžmajev, medtem ko razburkani časovni prehodi pridno skrbijo za številne dramatične trenutke. Carpani, ki ne varčuje z rabo 'starošolskih' klaviatur kot so hammond orgle, melotron in moog, je na »4 Destinies« odigral vse klaviature in prispeval glavni vokal, medtem ko mu je ponekod pri petju pomagal dodatni pevec Joe Sal, ki ima na trenutke podoben vokalni pristop kot Peter Hammill (VDGG). Precej verjetno je, da mu bo v prihodnosti pripadla vidnejša vloga. Zanimivo je, da Carpani v besedilih preklaplja iz angleščine v italijanščino (in spet nazaj), kar izpade precej boljše ko bi večina utegnila pomisliti. Gospod Carpani združuje nekatere najboljše zvočne prvine iz italijanskega in britanskega pogleda na simfonični prog rock, razen tega pa ves čas vzdržuje melodično komponento, tako da je album dostopen tudi vsem tistim, kateri ne marajo kakega pretiranega, avantgardno zastavljenega eksperimentiranja, kar se nazorno sliši na naslednjem epu, »Time Spiral«. Na slednjem gospodu Jacksonu za nekaj časa spet 'zrastejo krila' in si privošči nekaj karakterističnega saksofonskega improviziranja, čeprav z njim niti malo ne zasenči prispevka Alexa in njegovega banda. Vsi štirje epi na »4 Destinies« so po kakovosti in zanimivosti približno enakovredni, čeprav ima sleherni izmed njih povsem svojstven ambient, improvizacijske viže in zgradbo posameznih aranžmajev med katerimi ni enega samega dolgočasnega trenutka. »Sky And Sea« vsebuje tudi nekaj nadvse ganljivih pastoralnih trenutkov prek prelestnih harmonij na akustični kitari in saksofonu. Carpanijev vokal ne spada ravno v 'prvo pevsko ligo', vendar je njegova emocionalno bogata barva glasu ravno pravšnja za samo atmosfero njegovih kompozicij. Mračna sekcija z divjim bobnarskim stampedom in norimi saksofonskimi variacijami je eden redkih nekoliko kaotičnih trenutkov na albumu, vendar Carpani s pomočjo melotrona in klavirja vse skupaj hitro zasuče v melodične vode. »The Infinite Room« se odpre z veličastnim, orkestralnim uvodom, ki bi lahko bil, kljub Jacksonovim duhovitim saksofonskim improvizacijam, tudi glasbena podlaga za kak filmski spektakel. Z vpadom Carpanijevih variacij na moogu in njegovega nostalgično obarvanega vokala se hipnotična atmosfera, ki traja vse do zaključka tega imenitnega epa, še poveča. V nadaljevanju med petjem vnovič zavlada italijanska beseda, tako da glasba na trenutke spet spominja na novodobne Le Orme ali PFM z dodatkom pihal, kar s številnimi raznobarvnimi improvizacijami traja vse do epskega finala. »4 Destinies« je nadvse prijeten album, ki bo najbolj zanimiv vsem ljubiteljem starošolskega simfoničnega prog rocka z močnim melodičnim pečatom, kjer so v enakovredni meri zaznavni italijanski in angleški vplivi, čeprav Alex Carpani z njim ni ponudil ničesar inovativnega. Pravzaprav tega od zapriseženega simfoprog revitalista tudi nihče zares ne pričakuje, vseeno pa je vnovič dokazal, da s svojim bandom spada v elito sodobnega italijanskega proga, tako da je na »4 Destinies« napravil pomemben korak k večji prepoznavnosti in to ne samo zaradi zelo uspešnega sodelovanja z Davidom Jacksonom.


No. 26
KAKERECO (JAPAN)
http://kakereco.com/cd.php?id=87346
by Staff


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GENESIS
EL&PLE ORMEなど往年のプログレのDNAを受け継いだキーボード・プログレを聴かせる伊プログレ新鋭、充実の2014年作 07年にデビューしたスイス出身でイタリアで主に活動するキーボード奏者&コンポーザー、2014年作3rd。オープニングのイントロから、ファズの効いたヴィンテージなトーンのハモンド・オルガンが荒々しく炸裂!そこに力強くからむサックスを吹くのは、なんとVDGGでお馴染みのDavid Jackson!キーボードやアコギはどこまでも幻想的ですが、リズム隊やギターやサックスはヘヴィ・シンフォばりの熱気。溢れ出るメロトロンをバックにフルートが幽玄に流れるパートも特筆。LE ORMEDavid Jacksonが参加して、ヘヴィ・シンフォ側に寄せたようなサウンドが印象的です。なお、プロデュースは、MOONGARDENMANGALA VALLISSUBMALINE SILENCEを率いるKey奏者のCristiano Roversi。ギターは、THE WATCHEttore Salati。ベースは、BAROCK PROJECTGB Giorgi。ドラムは、UBI MAJORAlessandro Di Caprio。往年のキーボード・プログレのDNAを受け継いだ正統派の名作!デジパック仕様。


No. 27
PROGRESSIVE NEWSLETTER (GERMANY)
http://www.progressive-newsletter.de/
by Kristian Selm


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Ursprünglich als Solokünstler unterwegs, hat der italieni- sche Komponist / Keyboarder Alex Carpani über die Jahre ansprechende Mitmusiker um sich geschart – u.a. David Jackson (ex-Van der Graaf Generator), Ettori Salati (ex-The Watch) – wie er ebenso für sein aktuelles, drittes Prog- Album mit Cristiano Roversi (u.a. Moongarden) einen veri- tablen Produzenten fand. „4 destinies“ ist als konzeptionelles Retro Prog Album mit vier Tracks jeweils über 13 Minuten lang angelegt. Die Ein- flüsse der Vergangenheit sind offensichtlich – das reicht von elegischen Genesis Momenten, Keyboardeinflüssen in ELP- Manier, aber auch versponnenen Ansätzen, die vor allem durch die diversen Blasinstrumente von David Jackson ihre Verfeinerung erfahren. Gerade im instrumentalen Bereich, aber auch vom inhaltlichen Aufbau überzeugt das Material auf nahezu kompletter Li- nie, in seiner Balance zwischen moderatem Bombast und klassischem Sinfoniksound. Einzig die ordentliche, stimmlich schwankende und zwi- schen englisch und italie- nisch wechselnde Vokal- arbeit von Alex Carpani kann da nicht mithalten, auch wenn einige interessante, fast schon an Peter Hammill erinnernde Passagen aufhorchen lassen. Alles in allem keyboardlastiger, nostalgischer Retro Prog der besseren.

No. 28
RAGAZZI MUSIC (GERMANY)
http://ragazzi-music.de/alexcarpani14.html
by Frank Bender


Italo Prog, mit Genesis- sowie ELP-Reminiszenzen und insgesamt ziemlich retro ausgerichtet – Klappe zu, Affe tot! So einfach ist es glücklicherweise mit dieser Scheibe nicht. Erstaunlichstes Faktum ist für mich der Bandzuwachs in Gestalt von David Jackson (Saxophone und Flöten); ja, DER David Jackson, der aber zumeist kümmerlich im Hintergrund vor sich hintiriliert. Das kann nicht wahr sein! Hat man schon solch eine humanoide Perle in der Band, muss sie im Vordergrund glänzen und nicht nahezu unbeachtet sonstwo vor sich hin vegetieren. Neben Scheffe Alex Carpani (Piano, Mellotron und diverse Keyboards sowie Gesang) verdingen sich in dessen aktueller Formation Ettore Salati (Gitarre, Bouzouki und Balalaika), GB Giorgi (Bass), Alessandro Di Caprio (Schlagzeug) und Joe Sal (Gastbeiträge als Sänger). Bei „4 Destinies“ handelt es sich bereits um das dritte Prog-Album des Meisters, der entweder noch etwas an seinem Gesang feilen oder aber diesen einem hauptamtlichen Sänger, quasi als Salz in der Prog-Suppe, überlassen sollte. (Andernfalls hat man eben den Salat.) Ich mache an dieser Stelle den Vorschlag, bei künftigen Werken ganz auf Vokaldarbietungen zu verzichten und stattdessen David Jackson und den anderen Instrumentalisten, die allesamt vorzügliche Musiker sind, deutlich mehr Spielraum zu verschaffen. Die hochklassigen Kompositionen würden dadurch meines Erachtens immens gewinnen und hätten genügend Luft zum Atmen. Bleibt noch zu erwähnen, dass es sich bei dieser CD um ein Quasi-Konzeptalbum handelt, das vier verschiedene Möglichkeiten aufzeigt, seinen Lebensweg, ausgehend von einer bestimmten Situation (Neugierig geworden?) fortzusetzen. Viva via Italia! Oder so...

No. 29
NEO-PROG (FRANCE)
http://neoprog.eu/critique/alex_carpani_band/4_destinies
by Phidias


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Alex Carpani fait partie de ces artistes assez “éparpillés”, il a écrit de la musique pour du “théâtre multimédia”, des films, ou même a revisité à sa façon les poèmes des grands maîtres italiens. Et pourtant, personne ne pourrait résumer le début de sa carrière à un “éparpillement” incontrôlé tant son talent sait imposer un grand niveau de qualité à chacun de ses projets. Baigné dans la musique progressive depuis son enfance, où il aurait même rencontré le sieur Emerson, le père d'un de ses amis, il comptait bien un jour ou l'autre rendre hommage à ces courtes 70's. Ce 4 Destinies est le dernier album d'une trilogie progressive entamée en 2007 avec Waterline (The Sanctuary quant à lui paraît en 2011), une série de “prog revivals” qui avait déjà très bien commencé. Notre Italien fourre-tout paraît enfin se libérer de la majorité de ses influences sur ce dernier opus, abrogeant cette fois les limites contraignantes de l’hommage. Chaque morceau de l'album reste encore fortement influencé, principalement par Genesis (la voix de Carpani ressemble plus que jamais à celle de Gabriel) et Van der Graaf Generator généralement (la présence de David Jackson au saxophone et à la flûte n'est d'ailleurs pas un hasard...). Mais au travers de ce mur d'hommages, filtrent cette fois les bases d'un socle musical nouveau. De cette petite émancipation, découle l’apparition du vrai style musical de l'Italien. Sa voix grave et ses moogs imposants donnent à entendre une musique assez épaisse, dont l'ambiance brumeuse rappelle (par comparaison cette fois) le Van der Graaf Generator de la grande époque. La marque de fabrique de Carpani, c'est aussi cette prépondérance de claviers, utilisés la plupart du temps comme une alternative équivalente au chant ou à la rythmique. Le vrai tour de force de cet album réside aussi dans des innovations qui dépassent cette fois le style de base de son compositeur : de fins passages expérimentaux qui s'intercalent entre les thèmes principaux. “The Silk Road” (entre autres) s'essaie même un instant à du hard prog, loin de défigurer les paysages acoustiques alentours. Des instruments de divers horizons se rencontrent dans ces véritables bulles musicales aux beautés aventureuses. Et quel bonheur ! Quel bonheur d'entendre par moment Carpani dans sa langue natale avec une diction maîtrisée jusqu'à la moindre inflexion. Cet album peut procurer une étrange sensation au progueux qui n'a de cesse de rechercher les émotions des 70's dans les créations actuelles. La première impression est bien sûr celle d'un banal “prog revival” mais s'efface lentement au fil des écoutes, car la portée de cette musique est beaucoup plus importante et subtile. Que l'on soit clair : des groupes comme Transatlantic, si talentueux soient-il, remuent et recyclent comme ils peuvent d'anciens groupes pour donner à leur auditoire l'illusion de revenir 40 ans en arrière . La musique issue de cette démarche, certes louable mais un poil insipide, si elle parvient à procurer bien du plaisir, reste totalement morte. Or Carpani passe ici au-delà de ces limites car 4 Destinies est aussi “vivant” que n'importe quel enregistrement d'époque. Ici, rien ne rappelle, car l'on y est. Que ce soient les défauts ou les qualités, on sent bien vivre et s'agiter ce souffle créateur qui régnait il y a très longtemps de ça, et non une suite d'artifices clichisés. Le résultat est prenant de justesse et de beauté. Côté artwork, l'absence de Paul Whitehead est un peu frustrante mais reste dérisoire compte tenu de la qualité musicale. Il demeure finalement assez compliqué de désigner un vainqueur à la trilogie progressive de notre Italien. 4 Destinies s'impose cependant comme une synthèse aboutie des deux premiers opus en alliant astucieusement le ton assez fluet de Waterline à celui plus solennel de The Sanctuary. Chacun des quatre titres fleuves impressionne par sa finition et son inspiration. Tout parvient à tenir en haleine l'auditeur dans ces longues pièces qui, sur le papier, réservaient bien des pièges. Une réelle progression habite l'album entier, qui après le départ fougueux de “The Silk Road” gagne en douceur pour s'achever dans les grandeurs finales de “The Infinite Room”. Derrière ce concept à la “Three Friends” (Gentle Giant), se cachent finalement des ambiances magnifiquement rétrogrades. Il ne vous reste plus qu'à vous y laisser porter, et ainsi de voler de “The Lamb” à “H to He”, en passant par Carpani!

No. 30
BACKGROUND MAGAZINE (THE NETHERLANDS)
http://www.backgroundmagazine.nl/CDreviews/AlexCarpani4Destinies.html
by Henry Strik


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4 Destinies is the third album recorded by the Swiss-born Italian composer and progressive rock musician Alex Carpani. Previously he recorded Waterline (2007) and The Sanctuary (2010). The new album is based on four possible destinies that a man may find on his life path, so actually it's more or less a concept album. Apart from Carpani (lead vocals, keyboards) the album had been recorded with David Jackson (ex-Van der Graaf Generator, saxophones, flutes), Ettore Salati (ex-The Watch, Soul Engine, DAAL, The Red Zen, guitars), GB Giorgi (bass),Alessandro Di Caprio (drums) and Joe Sal (additional vocals). From time to time the music on the four tracks tends in the direction of the classic progressive rock of the seventies. I think that Alex Carpani had been strongly inspired by the bands that ruled the world of prog rock in those days likeGenesis, Yes, Emerson, Lake & Palmer, King Crimson, P.F.M. and Van der Graaf Generator (VDGG), just to name a few. It's evident that characteristics of those bands can be heard throughout the album, especially VDGG if David Jackson is contributing to the album. Being a keyboard player it's hard to deny that Carpani would not be influenced by the big names in the prog rock scene. Therefore traces of the music of Rick Wakeman (ex-Yes),Tony Banks (Genesis) and Keith Emerson (ELP) can be noticed on most of the tracks. Of course I didn't mind at all because sounding like the best keyboard players ever isn't something I hate. On the contrary, I love every second that Carpani touches the keys. You might think that 4 Destinies is a keyboard orientated album, but that's certainly not the case. Sure, Alex Carpani gets room enough to excel, but this also applies to his fellow-musicians. The guitars, vocals, saxophones and flutes have more than once a leading role and they make 4 Destinies a very varied album. Mentioning any highlights is a difficult thing to do since the entire album can be seen as one musical highlight. Take a chance and listen to this album and you'll probably be as positive as I am. Thumbs up for Alex Carpani and his fellow-musicians who delivered such a fine album!

No. 31
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/Review.asp?id=1320865
by BrufordFreak


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This one has taken me a long time to really get a grip on. At first its jazziness captivated me. But then the more I listened to it I was hearing the GENESISness of it--and the PETER GABRIEL-like voice and vocal stylings. Then, more and more the imitativeness of GENESIS and other early prog masters like VAN DER GRAAF GENERATOR came forward. Now I don't know how well I like this one. 1. "Silk Road" (12:58) is very much like a heavier THE PSYCHEDELIC ENSEMBLE song made to excel by its constant morphing into a wide, wide variety of styles and tempos: awesome Italian singing parts, classical and jazzy piano parts, chunky bass, bouncy organ play, breathy flute soli, Gabriel-era Genesis background vocals, 70s era synths, 70s-sounding drums, and many tasteful solos. The continuous shape-shifting, however, does take its toll: It detracts from allowing this song to form an identity of its own; in the end I am left with the impression that this song was made to be a show piece (of the artist's skills). (8/10) 2. "Time Spiral" (13:22) opens like an old GENESIS song--one that was left off of Selling England by the Pound. It then settles into Neo territory--very imitative with plenty of melody but really with nothing new or innovative. But then the third minute seems to shake the mold with some more modern--no. (Fourth minute) Just my imagination. It's Neo. Pleasant enough stuff. KNIGHT AREA comes to mind. Unlike the album's first song, this one seems to want to plod along at the same pace, with a very predictable form and structure. The blatant GENESIS rip off beginning at 8:21 a bit is disappointing. Luckily it is soon followed by a jazzier KC/VDGG-like section. A Steve Hackett solo tries to fit in at the ten minute mark. ERIS PLUVIS anyone? Nice work. Again the singing in Italian may be the song's saving point. (8/10) 3. "Sky and Sea" (13:53) opens with a delicate weave of GENESIS-like instruments including 12-string guitars and clarinet. The Gabriel-era GENESIS vocal that joins in completes the song's obvious GENESIS reference. The B Sections move, again, into more VAN DER GRAAF GENERATOR territory, until at 2:45 an amorphous bridge moves back into GENESIS territory with mellotrons and organ. The vocalist's likeness to Genesis-era Peter Gabriel is truly extraordinary. I guess the presence of Genesis-imitator THE WATCH's guitarist and VDGG's David Jackson throughout this album could also have something to do with its Genesis and VDGG sounds. The soft almost-spoken vocal part in the eleventh and twelfth minutes sound much like Fish-era MARILLION. This is probably my favorite song on the album--if you can get past its obvious roots and influences. (9/10) 4. "The Infinite Room" (14:17) opens with some untempoed piano and saxes--very VDGG- like. As the soundtrack feel builds a tempo seems to solidify until at the two minute mark drums and guitars take over to provide a foundation for a Richard Wright-like echoed synth solo. Mid-tempo Rock tempo is established for the vocal (again very Genesis-era Peter Gabriel-esque). At 3:55 a very COLLAGE Moonshine-like section begins, but it eventually morphs back into the vocal part--which turns from English to Italian at the end of the sixth minute. Dracula is mentioned just before the Richard Wright synths are let loose again. Grand piano takes over with the advent of the seventh minute before a more RPI familiar section takes over. Solos from multiple instruments are being traded until TONY BANKS' Arp synth (think "Colony of Slippermen") takes over. Grand piano then supports a Broadway-like vocal before David Jackson's sax supplants Steve Hackett for the solo on a section taken straight out of "Fly on a Windshield"--which then morphs back into "The Colony of Slippermen." I guess the Infinite Room may be just next to The Waiting Room! The song is pleasant listening--especially if you can get past the familiarity of so many sections--especially some lifted straight out of other classic 70s prog. (8/10) It is very difficult for me to come up with a rating for this album. I don't do well with Neo-prog in general as the sounds, structures and formats are often too overwhelmingly lifted from favorite or familiar songs from my already prog rich and prog happy past. This is well done. It is well composed and well performed. It is pleasant to listen to. It isn't bad. I guess I'd recommend it to others so that you can make your own opinions. It is in my opinion more pleasant to listen to than most Neo-Prog--for me, moreso than Marillion or IQ--and certainly mores than The Watch or Citizen Cain. But "excellent addition to any prog rock music collection"?? Hmmm . . . I think I'll let you decide.

No. 32
DPRP - DUTCH PROGRESSIVE ROCK PAGE (THE NETHERLANDS)
http://www.dprp.net/reviews/201470.php#carpani
by Martin Burns


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Alex Carpani is a Swiss born, Italian-based keyboard wizard whose career spans some 30 albums and a lot of musical ground. Four Destinies is a 2014 release that offers a fascinating trip back to prog's early 70s origins. Carpani plays an impressive array of keyboards (piano, Hammond organ, Mellotron, Moog orchestrations) with both flawless technique and taste. His backing band consists of Ettore Salati (electric, acoustic, double neck and 12 string guitars, bouzouki and Balalaika), GB Giorgi (five-string electric bass), Alessandro DiCaprio (drums) and Joe Sal (additional vocals). They provide Carpani with impressive support, but David Jackson's presence here is the icing on the cake. David is a prog legend from his days with Van Der Graaf Generator and his array of saxophones and flutes do much to add colors and a bit of edginess to Carpani's ambitious, musical vision. The album's opening track, The Silk Road clocks in at 13 minutes and establishes a blueprint for what is to follow. Carpani's Hammond organ merges with Jackson's sax and some tasteful guitar to create a slightly Indian feel. Salati's guitar recalls Steve Hackett at times (no bad thing) but it lingers a bit more to the background than Steve might do. Carpani solos on piano and organ while Jackson contributes a coolly-reflective flute passage. The music twists and turns sinuously, recalling the early days of Genesis. Obviously there is a lot to explore here. The only drawback thus far, is the lead vocal which is rather ordinary and doesn't add too much to the music. Otherwise, The Silk Road is an impressive, musical tour-de-force that culminates in Mellotronic glory. Time Spiral clocks in at 13:32 and opens with a drum roll and a crisp piano and sax pattern. Guitar and synth solos suggest a slightly jazzy feel. David Jackson's playing shines here, adding a bit of fire to a track that recalls Peter Gabriel-era Genesis. To me, this is prog as it is meant to be played. The band is crisp and the music is full of subtlety and surprises. Sky and Sea stretches to a lengthy 14:04 timing. It opens with flute, piano and acoustic, finger-style guitar. Alex Carpani's understated vocal, steers the music from introspection to something a bit heavier. Carpani uses his battery of keyboards to full effect while Alessandro Di Caprio provides a bit of percussive urgency. Carpani is an impressive technician but he and the band never seem to overplay. They get the best out of their arrangements.The Infinite Room closes out the album on a high note. At 14:18 it is the album's longest track and it doesn't fall into excess. The musicians here are veterans and they keep things humming, with Jackson's flute and sax matched against Carpani's sparse, yet pretty piano chords. Gradually, the players are swept up in a wash of synthesised strings. The track has a majestic feel to it and everyone is allowed a bit of solo space. To me, The Infinite Space is a summation of what has preceded it. Carpani, Jackson and co have created a Prog classic that deserves to be heard. It is a thinking person's music, in an era that often substitutes technical flash, for substance. In summation, this is a slice of early 70s style, classic prog that has been neatly updated for the times. It is beautifully written, constructed and performed and apart from a vocal or two, it is nearly perfect. In conclusion, Four Destinies is an album to be savoured. Conclusion: 9 out of 10

No. 33
ROTTERS CLUB (ITALY)
http://www.rottersclub.net/index.php?option=com_content&view=article&id=649:carpani-alex-4-destinies&catid=4:recensione-dischi&Itemid=12
by Giuseppe Di Spirito


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Quello di Alex Carpani è un nome sempre più affermato nell'odierno panorama del progressive rock e non solo in Italia. Apprezzato dagli appassionati per il buon gusto con cui riporta ai nostri giorni il romanticismo e la "sinfonicità" di grandi del passato quali Emerson, Lake & Palmer e Genesis, questo abile tastierista e compositore è riuscito negli ultimi anni anche a trovare discreti spazi dal vivo (sia nel nostro paese che all'estero) e a collaborare con artisti affermati. A dimostrazione di ciò, in questo nuovo album, è da segnalare la presenza di un colosso quale David Jackson, che con il suo armamentario di fiati riesce a suggerire intriganti nuove strade al sound sinfonico della musica di Alex. 4 destinies è incentrato su quattro composizioni di lungo respiro, articolate tra i tredici e i quattordici minuti. The silk road apre il cd indicando subito i percorsi che intende intraprendere il musicista, che fa volare subito le sue tastiere rievocando il grande Keith Emerson. Quest'orientamento classicheggiante trova comunque colori variegati per merito degli interventi del sax che inevitabilmente riportano alla mente i Van der Graaf Generator, ma anche la chitarra di Ettore Salati si ritaglia buoni spazi. Curioso il fatto che il testo, come anche i successivi, alterni l'inglese e l'italiano. Le altre tracce seguono la stessa falsariga della prima, con ampi spazi dove gli strumenti possono intrecciarsi con felici fusioni timbriche o spingersi in situazioni solistiche abili e di effetto, grazie al talento dei musicisti. Sky and sea forse resta il picco del cd, con i suoi fraseggi melodici e raffinati alternati a slanci energici e spinte propulsive decisamente coinvolgenti. Il lavoro, così, scorre via in una maniera che è formalmente ineccepibile che vede forse la sua unica, piccola, pecca in alcuni momenti delle parti cantate, che si accolla lo stesso Carpani, ma che non sempre convincono in pieno. Al di là di questo particolare 4 destinies è un disco di gran classe, suonato magnificamente e che ha tutte le carte in regola per farsi amare dall'ampia fascia di progster che venerano il rock sinfonico.

No. 34
ROTTERS MAGAZINE (ITALY)
https://www.facebook.com/RottersMagazine
by Silvio Leccia


La musica è una cosa seria, più o meno scrive Alex nel suo sito. Ed effettivamente questo 4 Destinies è un disco fatto molto bene. Ospiti d'eccezione come Jackson, un produttore come Roversi, insomma i presupposti per un lavoro almeno serio ci sono tutti. L'ascolto in effetti ripaga le aspettative, 4 composizioni che sfiorano i 15 minuti, per quindi circa un'ora di un solido Rock Sinfonico che non delude l'appassionato. Il disco, ad un ascolto distratto, potrebbe essere liquidato come "ottimo disco sinfonico keyboard oriented, per amanti di ELP o Banco". In realtà il disco è molto di più di questo, senza nulla voler togliere alle ottime doti strumentali di Alex all'Hammond e alle tastiere in generale. Certo l'Hammond dà l'impatto, ma i flauti, i sassofoni suonati da Jackson, ovunque nelle tracce (come in The silk road, la bella traccia d'apertura), i ricami di chitarra acustica e non, e le idee compositive danno uno spessore maggiore al lavoro fornendo spunti interessanti ad ogni riascolto. Le parti più interessanti sono quando ci si rilassa, facendo riposare il fidato hammond e svegliando il bel piano, quando la ritmica diventa più tranquilla e magari si sfodera il sinth, come avviene nelle fasi iniziali di Time Spiral (o nelle due tracce finali), dove è da annoverare, tra le altre cose, anche un buon lavoro alla chitarra di Ettore Salati nel tirato finale. La traccia però che preferisco è la successiva Sky and Sea, con il suo inizio chitarra acustica, pianoforte e Jackson che fraseggia, mentre la voce ci introduce nei meandri di questa traccia molto interessante e dall'inizio così riflessivo. Come per tutto il disco, è interessante l'idea di cantare parte del testo in inglese e parte in italiano, una trovata d'effetto che tende ad enfatizzare momenti importanti dei pezzi, e ci riesce benissimo! Sappiamo che non può andare a finire così e la traccia si evolve tra solo di sinth, chitarra e cambiamenti di atmosfera in cui si riconosce forse la mano di Roversi (che ricopre anche il ruolo di arrangiatore). Veramente un ottimo brano che finisce placandosi e riconciliandosi con le atmosfere iniziali. Chiude il disco The infinite Room, dal misterioso inizio pianoforte e fiati, che continua il buon climax raggiunto dal brano precedente, con atmosfere che ricordano ancora una volta la mano del produttore (almeno alle mie orecchie), che con i fiati maggiormente in evidenza chiude molto bene quest'ottimo esordio di questo talentuoso musicista. Non posso esimermi, però, prima di chiudere, dal dire che il lavoro mi ha lasciato un po' perplesso. C'è, infatti, una volontà ben precisa di Alex: i volumi dei fiati sono bassissimi, al punto che bisogna sforzarsi per ascoltarli, così come per la chitarra, volendo dare l'impostazione da band keyboard oriented a tutti i costi. E' una volontà, sia chiaro, che noi critichiamo solo perché questa scelta ha, in pratica, impoverito la tavolozza timbrica a disposizione e la dinamica del disco, che suona forte anche quando dovrebbe sussurrare e urla quando dovrebbe parlare. Un vero peccato perché veramente di idee compositive e in fase di arrangiamento ce ne sono tante e di gran gusto, che vengono però schiacciate in fase di missaggio. Ma non fatevi fuorviare da queste mie ultime considerazioni, è un lavoro che farà felice molti manti del genere sinfonico e che se avranno pazienza di ascoltare molte volte il disco potranno deliziarsi degli intarsi che tutti i musicisti hanno creato in tutti i brani contribuendo a rendere questo 4 Destinies l'ottimo disco che è!

No. 35
ITALIAN PROG MAP (ITALY)
http://italianprogmap.blogspot.it/2015/06/fate-and-dreams.html
by Andrea Parentin


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FATE AND DREAMS
Four Destinies is the third studio album by Alex Carpani and it confirms all the good qualities of its predecessors, Waterline (2007) and The Sanctuary (2010). It was recorded with a line up featuring Alex Carpani (piano, Hammond, Mellotron, Moog, vocals), David Jackson (sax, flute), Ettore Salati (electric and acoustic guitar, bouzouki, balalaika), Giambattista Giorgi (bass), Alessandro Di Caprio (drums) and Joe Sal (vocals) and produced by Cristiano Roversi who engineered, mixed and mastered all the pieces. The album was finally released in 2014 on the independent Festival Music label with a nice packaging and an art cover reproducing a statue by Michelangelo Pistoletto, The Etruscan, from the Forth Worth Museum collection. According to the liner notes, this is a concept album based on four eventual destinies that a man can find on the path of his life: four destinies that irradiate, moving from the same point, in four different directions of life. To be honest, the concept is not very clear: the lyrics alternate parts in English and in Italian and do not try to tell a story but rather conjure up images adding more colours to the four musical tableaux on the album, the rest is up to your imagination! Four destinies, four long tracks with many changes in rhythm and mood, very rich in ideas and musical colours well performed by an excellent team of musicians... The beautiful opener, "The Silk Road", takes you on a long journey through valleys and deserts, following the ancient tracks of merchants and adventurers such as Marco Polo. It's a road that marks the destiny of many different people in a melting-pot of races, colours, smells and sounds... A road that crosses the borders between science and faith, where you can hear secret stories whispered by silent shadows under the moonlight... "Time Spiral" takes you on the mountains where you can sit on the banks of a brook and bathe in the icy waters of the springs of Time. There you can get lost in the mystery of life, you can feel the weight of your days passing by like dust and sand carried away by the current... But a threatening storm is approaching and the rage of the wind will soon blow away everything around you in the crazy spiral of a deadly fate... "Sky And Sea" begins softly and features some dark passages that recall Genesis and Van der Graaf Generator. The music and lyrics take you on a boat sailing across raging waters under a thundering storm in a dark night... You've got to gather all your energies and fight hard for your life against the fury of the elements. At last the storm calms down, you see a lighthouse and you can breathe the smells of a seaport, you can reach a safe harbour. Now the danger is gone but sometimes tears take a long time to dry... "The Infinite Room" takes you on a sleepwalk through an enchanted world, as in a H.P. Lovecraft story... Your body is out of control while you're strolling through the streets of a fantastic, unreal city. At dawn the dream melts and you wake up confused by feelings, thoughts and visions that are driving you insane. You can hear a strange music that's shaking your soul... "The sound of weird lyric melody was what aroused me. Chords, vibrations, and harmonic ecstasies echoed passionately on every hand; while on my ravished sight burst the stupendous spectacle of ultimate beauty..." (H.P. Lovecraft, from Beyond the Wall of Sleep). On the whole, I think that this is a very good album: if you like bands such as Genesis or Van der Graaf Generator and Italian progressive rock, have a try! I'm sure you will not be disappointed.


THE SANCTUARY (2010)

Sanctuary


No. 1
MOVIMENTI PROG (ITALY)
http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=3334
by Donato Zoppo

Secondo, trascinante album per l'ispirato tastierista
Avevamo ascoltato in anteprima alcuni nuovi brani di Alex Carpani al MEI 2009: in quella occasione il tastierista bolognese e la sua band avevano mostrato una grinta e una sicurezza che facevano sperare in un bel secondo disco. "The Sanctuary" conferma quella sensazione e supera in tenuta e coinvolgimento il bell'esordio di "Waterline". Se nel primo disco la presenza di Aldo Tagliapietra valorizzava le composizioni di Alex, ora i pezzi si reggono in piedi da soli, senza la necessità di special guest, fatta eccezione per Gigi Cavalli Cocchi, parte integrante del progetto. Il rock sinfonico di Carpani, nell'ereditare dal progressive storico la combinazione di elementi maschili e femminili, di spinte rock e sapori romantici, si adatta perfettamente all'atmosfera mistica ed enigmatica di questo concept, "consacrato" dalla copertina di Paul Whitehead e aperto da "Burning Braziers", un art-rock dinamico e serrato che inaugura perfettamente il nuovo lavoro. Se il riferimento del precedente cd spaziava tra Genesis e Orme, stavolta il neoprog carpaniano si fa più acceso, articolato, melodico e agevole come sempre ma intrigante, muscolare all'occorrenza. "Spirit of decadence", "Templars dream" e "Moonlight throught the ruins" ne sono uno spaccato molto convincente. L'album è prevalentemente strumentale ma non rivela momenti di noia e stanchezza. Meno fascinosa rispetto a quella di Tagliapietra, la voce di Alex rende bene e funziona nel contesto concettuale: assolutamente sfavillante il suo keyboard-playing (vedi il tourbillon di "The dance of the sacred elves" e "Entering the sanctuary"), autentico protagonista tra hammond, synth, pianoforte e mellotron. Se "Waterline" puntava di più sulle tessiture, sull'evanescenza, "The sanctuary", anche per merito di una band presente e incalzante, vira in una direzione più sanguigna, benchè non manchino episodi più rifiniti come "Memories of a wedding" e la splendida "Master of ceremonies". "The Sanctuary" dimostra che con idee, vivacità e passione è ancora possibile confezionare degli ottimi lavori di rock sinfonico. Disco più che eccellente, una delle migliori uscite prog del 2010.

No. 2
FLIGHT OF PEGASUS (GREECE)
http://www.flightofpegasus.gr/heavy_metal/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=1&Itemid=28&limit=9&limitstart=63
by the staff


Για το δεύτερο άλμπουμ του ο ιταλός οργανίστας έκανε μια πολύ αποτελεσματική κίνηση και εμπιστεύτηκε το εξώφυλλό του στονPaul Whitehead , σαφώς γνωστόν από τις δουλειές του για τουςGenesis . Για μια ακόμα φορά παρουσιάζει συνθέσεις εμφανέστατα εμπνευσμένες από το δεκαετία του ’70 που εύκολα μπορούν να περιγραφούν ως συμφωνικόprog . Φωνητικά δεν εμφανίζονται στην πλειονότητα των κομματιών, αλλά αυτό δεν μειώνει στο ελάχιστο το ενδιαφέρον τους. Με ωραίες στιγμές, πομπώδεις, ρυθμικές, ενίοτε παιγνιώδεις, η ακρόαση γίνεται πραγματικά ευχάριστη, παρ’ όλο που κάποιες φορές τα πράγματα στο βάθος είναι μάλλον πιο σύνθετα απ’ όσο φαντάζουν. Πρόκειται για πειστικό υλικό, ακριβώς επειδή είναι πολύ κοντά στις καταβολές του συνθέτη. Αν πάλι θεωρείτε πως αυτό το είδος δεν έχει ισχυρή θέση στη σύγχρονη σκηνή, εδώ έχετε την απόδειξη πως, όταν είναι καλοστημένο, μπορεί να κερδίζει με τον καλύτερο τρόπο πόντους επικαιρότητας. Μια κυκλοφορία που αξίζει να προσέξετε.

No. 3
HEAVY-METAL (ITALY)
http://www.heavy-metal.it/recensioni/album_templ.php?id=3235
by Andrea Rodella


Il semplice fatto che l’artwork di questo disco sia stato disegnato dallo stesso artista che firmò molte copertine dei Genesis dovrebbe dirla lunga. Questo disco, infatti, si staglia con maestria sul prog anni ’70 incorporando buone dosi di hard rock sempre della stessa decade (Uriah Heep e Ken Hensley in testa), sia per le sensazioni da esso emanate, sia per la scelta di creare quella che in realtà è un’unica suite suddivisa di fatto in 10 movimenti per rendere meno pesante l’ascolto. Ciò che piace parecchio è l’approccio tastieristico del buon Alex, votato al funambolismo tipico di un certo Keith Emerson, ma che sa anche mettersi da parte per creare la giusta dose d’atmosfera, così come il mitico Rick Wakeman di fama Yes. Com’è possibile immaginarsi, non viene creato nulla di innovativo all’interno di questo lavoro, ma guardare al passato ogni tanto fa bene, soprattutto se tale scelta viene fatta con criterio e senza la pretesa di riscrivere la storia della musica. Infatti “The Sanctuary” potrebbe tranquillamente essere uscito nei Seventies ed essere stato riesumato solo ora e nessuno se ne accorgerebbe, tanto è legato a quel periodo, sia a livello compositivo che di suoni e produzione in generale. Forse l’unico difetto di “The Sanctuary” è quello di lasciar poco spazio alla voce, ma in realtà è una scelta precisa che permette al reparto strumentale di concentrarsi a dovere solo ed esclusivamente su un’ottima esecuzione senza mai dover essere relegato a mero sottofondo. In ogni caso, quello di Alex Carpani è un disco per gli appassionati del genere progressivo con massicce dosi di tastiera, ma se cercate qualcosa di più duro e tipicamente metal, sappiate che avete sbagliato album. Se invece siete dei fan di queste sonorità, potreste scoprire un artista da tenere d’occhio.

No. 4
METAL.IT (ITALY)
http://www.metal.it/album.aspx/13151/10621/
by Pippo Marino


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Meraviglioso. Basterebbe questo unico aggettivo per definire il secondo, monumentale album del tastierista nostrano Alex Carpani, un ca**o di genio come non ne sentivo da tempo. Ancorato saldamente alle radici del prog rock italiano anni ’70, in questo album Alex riesce a superarsi, ed a limare gli eccessi di personalità presenti nel pur buonissimo primo album del 2007. Il risultato, come appena detto, è meraviglioso: dieci brani che compongono una sorta di concept album, un viaggio sognante, dinamico ed imprevedibile all’interno di un santuario, ideale rappresentazione della cattedrale dei sogni che alberga nell’animo di ognuno di noi. Ascoltato in cuffia, l’album rivela una meticolosità ammirevole per quanto riguarda la cura nel mixing, nella scelta dei suoni e negli arrangiamenti. Ovvio che la facciano da padrone le splendide tastiere di Alex, ma qui c’è spazio per ognuno dei fenomenali musicisti che lo accompagnano, e mi sento di fare una menzione speciale al bravissimo Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, mai così in forma dai tempi del primo album solista dei ClanDestino. Le sparute parti vocali, questa volta, sono a carico dello stesso Alex che, pur non eccellendo, sa bene che tipo di interpretazione vuole, e riesce dunque a raggiungere il climax interpretativo. Se questa band prendesse un cantante in pianta stabile, e soprattutto un biglietto per qualsiasi posto al di fuori dell’Italia, ne parleremmo come dei novelli Emerson, Lake & Palmer. Ed invece, a parte noi del “sottobosco”, un album immenso come “The Sanctuary” rischia di passare in sordina. Peccato mortale.

No. 5
HARMONIC LIZARD (UK)
ALBUM OF THE WEEK (December 7th, 2010)
http://harmoniclizard.com/?q=node/592
by Todders


MaRaCash Records have kindly sent me this album to review and it is my first exposure to Alex Caparini and his assembled musicians. According to the press release this is his second album, the first “Waterline” was an enormous success and was followed by a widely anticipated world tour. Alex Carpani composed, arranged, orchestrated and produced the whole album himself along with all the vocal duties and keyboards. The cd cover is really a work of art and it was painted by the great “Paul Whitehead” ,it really gives the album its flavour and compliments the music with its portrayal of “The Sanctuary”. The first track begins in a very mellow manner with keyboard sound bites, and a very Arabian styled guitar punctuating the landscape. There is some superb old school symphonic keyboard playing which keeps the track honest throughout, and a number of additional keyboard swirls and changing time signatures which always keep you guessing. It is a medium paced song and demonstrates the band are very skilful at producing a purely instrumental track which keeps you interested and is a good opening to the album. There are ten tracks on the album which are linked to tell a story, with this is mind we immediately flow into “Spirit Of Deadence” which yet again builds with an atmospheric opening of piano and a haunting keyboard backing before we hear the first laid back but very effective vocals on the album by Alex Carpani. The keyboards dominate the sound again with some really effective textures and swirls. The guitar at times can be heard in the background a real gentle sound but it adds a lot of dimension to the overall sound. There is also a beautiful orchestral section towards the end of this track. Creating the mood of the next track “The Dance of the Sacred Elves” perfectly we have the keyboards and guitar fighting for the dominate position within the mix, it is a real quirky number with some excellent new wave elements present. At times it can transport you back a number of years to the hey-day of progressive music but also with a refreshing new outlook on the genre at the same time. “Entering The Sanctuary” starts in a very upbeat mood with some excellent guitar work and the story telling prowess of Alex Carpani. I really love the keyboard sounds that are on this album and this track particularly is a perfect example of this. The music really manages to ebb and flow with majestic presence and even the guitar makes an impression at times when it is called upon. The vocals are not the strongest you will hear this year but as part of the overall sound they suit very well. The superbly titled “Knights and Clergymen” yet again is another keyboard dominated track with some excellent percussion and bass. The whole band seem to hit their full stride on this track, the relentless rhythm is almost hypnotic at times. The paces changes superbly well towards the end of the track with another haunting and memorable orchestrated section before finishing in a full band workout which at times is truly sublime. We move onto “Templars Dream” which contains some excellent electric guitar before propelled on a swathe of keyboard greatness and a pulsating rhythm section once again. With some superb melody at times it manages to create the required atmosphere without ever sounding overblown or pompous. The vocals are joined by a wailing guitar which follows the lyrics without drowning out the message. The keyboards are used to full effect once again but only to add to the overall experience and although there are the occasional solos they really feel a full part of the listening experience. The final vocal flourish finishes off another superb track. The next track on the journey into the sanctuary is “Memories Of A wedding” which has a very Rick Wakeman sounding piano introduction before the bass makes its move with another appearance from the guitar which keeps pace with the ever changing keyboard patterns. It is very difficult at times to know where the songs will go next but this is a good thing as you are always constantly surprised at the twist and turns. It really feels like an instrumental track until the vocals make a swift appearance before the music dominates again. Full of atmosphere and some very clever composition skills are displayed and played to an extremely high level. More symphonic greatness greats us with “Master Of Ceremonies” a beautiful piano and guitar create the path of the song before we return to the sonic greatness of the keyboard sounds Alex Carpani seems able to create with such passion and almost at will. It almost sounds avant-garde in parts but it is put together so well you can hardly feel the joins. There are a huge amount of different influences displayed on this track it evens comes with a flamenco sounding finale. “Moonlight Through The Ruins” continues this extremely enjoyable concept with another example of how to write a modern progressive rock song with it`s feet still firmly placed in honouring all the past masters of the genre. It is a slower paced song overall and is an important part of the jigsaw of this album. I love the guitar and the way it battles with the keyboard at times for its own lone voice, it never really succeeds but that doesn’t stop it from trying. The final track is titled “Leaving the Sanctuary” and it begins in quite dominant fashion with a really solid rhythm section and very melodic keyboards setting the pace to dramatic effect once again. The drums really come into their own about half way through the track, also joined by small glimpses of guitar. The keyboard playing becomes a little more extravagant towards the end of this piece and it is a fitting instrumental conclusion to a very enjoyable album. The vocals as I have mentioned before are not really the albums strong point but do seem to fit the compositions very well and don`t feel out of place. With one foot rooted in the past and one firmly in the future Alex Carpani has produced a superb concept album with “The Sanctuary”. 85/100

No. 6
PROG PULSION (FRANCE)
http://www.progpulsion.com/catalog/Nouveautes+Novembre+2010/CARPANI,+Alex+(Ita)?osCsid=mdzlwrix
by the staff


Pour son deuxième album, Alex Carpani -toujours bien entouré- nous ouvre les portes d'un Progressif 70's symphonique et contrasté. Claviers en tous genres, guitares Génesissiennes, ambiances orchestrales, "The sanctuary" tient toutes les promesses engagées avec "Waterline" il y a 3 ans. On y retient certes un esprit italien évoquant LE ORME, The Watch ou PFM, mais aussi des pointures comme YES ou ELP. Et bien sûr Paul Whitehead a conçu la pochette! Notons qu'enfin, la qualité du son, qui pouvait parfois gêner sur le 1er album, fait partie dorénavant des points forts. Excellente sortie donc!

No. 7
HARD SOUNDS (ITALY)
http://www.hardsounds.it/PUBLIC/recensione.php?id=6803
by Paolo Brilli


Avevamo già apprezzato Alex Carpani e le sue tastiere nell'esordio di 3 anni fa intitolato 'Waterline', ed eccolo tornare con il suo nuovo lavoro 'The Sanctuary' edito dalla Maracash Records. Il disco è composto da 50 minuti prettamente strumentali dove le tastiere dell'artista italiano fanno da padrone, e le sonorità sono si stampo sinfonico/prog con chiarissimi rimandi agli anni '70. Le parti vocali, eseguite questa volta da Alex stesso, sono più un accompagnamento saltuario all'interno del disco, e l'ascoltatore viene lasciato più spesso in balia della sola musica che si districa ottimamente negli arrangiamenti mai banali che vengono proposti. Il lavoro dei tre compagni di viaggio è di alto livello e ben si amalgama con l'estro e ed il chiaro predominio di Alex sul resto del gruppo (d'altronde è quello che gli si chiede in opere di questo tipo). Le dieci tracce passano quindi in maniera veloce e senza stancare, cosa non sempre facile per i dischi strumentali, dimostrando ancora una volta che siamo di fronte ad un prodotto ben fatto ed azzeccato. Inoltre ad impreziosire il tutto c'è anche la stupenda copertina disegnata da Paul Whitehead, che in passato ha collaborato tantissimo con i Genesis su copertine, disegni e bozze per i loro album. In definitiva, se amate il prog sinfonico, e specialmente le tastiere, questo è un disco da non perdere perché sicuramente saprà accontentarvi nel migliore dei modi. Per quanto riguarda Alex speriamo che possa ottenere il giusto riconoscimento anche a livello internazionale, e non rischi di passare troppo sotto banco come purtroppo accade per molti interessanti gruppi del sottobosco italiano. Carpani colpisce ancora. Voto: 78/100

No. 8
MUSIC IN BELGIUM (BELGIUM)
http://www.musicinbelgium.net/pl/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4590
by Jean-Pierre Lhoir


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Il y a des rencontres qui changent votre vie. C'est sans doute ce qui est arrivé à Alex Carpani quand il s'est retrouvé sur les bancs de l'école avec le fils de Keith Emerson. Ses études l'ont dirigé vers un graduat en musicologie à Bologne (Italie) avant de se consacrer aux musiques de film. Tiens donc, Keith Emerson a aussi écrit des musiques de film. Son premier album ne sort qu'en 2007, alors qu'il a 37 ans déjà. C'est "Waterline". Le projet devait être instrumental, mais finalement il fait appel à différents musiciens et au chanteur Aldo Tagliapietra (Le Orme). Cette fois, pour son 2nd opus, Alex Carpani a décidé d'assurer le chant lui-même, et c'est tant mieux car il est moins imprégné du progressif italien des années 1970. Sa voix est intense et vibrante. Elle séduit, et pourtant il semble se retenir. Espérons qu'il se lâche plus pour le 3e. À ses côtés, on trouve le batteur Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis), le guitariste Ettore Salati (ex-The Watch) et le bassiste Fabiano Spiga (ACB). Équipe réduite donc, mais de grande qualité
! L'influence de Keith Emerson et de ELP est flagrante, mais celle du grand Genesis n'est jamais bien loin non plus. La première se remarque dès "Burning Braziers" alors que la seconde envahit "Spirit Of Decadence". L'instrumental "The Dance Of The Sacred Elves" prend des airs d'un "Pictures At An Exhibition" mélangé à un "Brain Salad Surgery". Sur "Entering The Sanctuary", la guitare est plus agressive. Le chant suit parfois les traces d'un Greg Lake, même s'il n'en a pas la profondeur. La basse va chercher ses notes dans les graves groovantes pour "Knights And Clergymen". Les claviers virevoltent. L'ambiance est tantôt sombre et mystérieuse, tantôt très expressive. "Templars Dream" se tourne vers le Genesis des grandes années avec un chant intrigant, mais les claviers restent très Emerson. "Memories Of A Wedding" dégage une certaine mélancolie pour évoquer les souvenirs. La section rythmique est cependant tranchante et les breaks sont nombreux. "Master Of Ceremonies" développe un symphonisme emersonnien avant de basculer vers une ambiance genesienne époque "Selling England By The Pound". L'ombre de Genesis est toujours présente sur "Moonlight Through The Ruins" avec une envolée grandiose et un passage torturé. Le début classique de "Leaving The Sanctuary" cède vite la place à des ambiances changeantes et une tension qui grimpe au fil du temps. Ce deuxième opus d'Alex Carpani séduit. La production est bien meilleure, le mixage aussi. Le chant est plus personnel et Carpani a une très belle voix qu'il devrait développer. Enfin, il nous présente ici un ensemble plus cohérent, peut-être aussi parce qu'il a enregistré le tout avec une équipe réduite. À découvrir si vous aimez le progressif des seventies.

No. 9
MUSIK REVIEWS (GERMANY)
http://www.musikreviews.de/reviews/2010/Alex-Carpani/The-Sanctuary/
by Thoralf Koß


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Nach einem grandiosen Debüt, sagt eine Musikerweisheit, ist der Nachfolger immer besonders schwer. „Waterline“ erschien vor drei Jahren und war ein gigantischer Paukenschlag des bis dato im Prog unbekannten Keyboarders ALEX CARPANI. Das lag wohl besonders auch daran, dass sich der italienische Musiker jede Menge Mitstreiter in sein Boot geholt hatte, die entlang der Wasserlinie die Maschinen unter Volldampf setzten. Egal, ob es nun der Sänger von LE ORME war, die zwei Bassisten oder die Flöten- und Saxofon-Einlagen eines CORY WRIGHT. Jeder Ton vermochte zu überzeugen. CARPANI hatte irgendwie alles richtig gemacht. Doch bereits beim Studieren der Promo-Infos regt sich in mir Skepsis. Nicht ein einziger Musiker des „Waterline“-Albums wirkt diesmal auf „The Sanctuary“ mit. Keine Flöten, kein Saxofon, kein anderes „ungewöhnliches“ Instrument – nur Keys, Gitarren, Bass, Schlagzeug und Gesang. Gesang?! Na ja – Herr CARPANI singt nunmehr selber und ganz offensichtlich liegen ihm die schwarzen und weißen Tasten mehr als seine Stimmbänder. Wobei seine „neue“ Band gar nicht so neu ist, auch wenn sie im Studio beim ersten Album nicht mitwirken durfte, begleitete sie CARPANI zumindest bei seiner „Waterline“-Live-Tour, wie beispielsweise GIGI CAVALLI COCCHI, der Schlagzeuger von MOONGARDEN, oder ETTORE SALATI, der Bassist von THE WATCH. Neue Band – neues Konzept: Statt auf Filigranarbeit setzt CARPANI nun auf Bombast und mehr Dynamik, statt auf typische Italo-Progelemente auf klassischen Retro- & symphonischen Prog-Rock, statt der belebenden Jazz-Einlagen auf ein durchgehendes Konzept ohne wirklich kreativ-musikalische Überraschungen und statt gutem Gesang vertraut er leider voll und ganz auf seine eigene Stimme. Ja, ja – MOONGARDEN und THE WATCH lassen wirklich grüßen, aber dummerweise nur aus instrumentaler, aber nicht vokaler Sicht! „Burning Braziers“, ein Instrumental, eröffnet „The Sanctuary“ recht gewaltig. Erinnerungen an THE TANGENT werden dabei wach und diese Erinnerungen durchziehen oftmals das komplette Album. Aber auch bei THE TANGENT ist TILLISONs Gesang immer ein wenig der Pferdefuß – genauso wie auf dieser „Sanctuary“-Konzeptscheibe, was bereits bei „Spirit Of Decadence“ deutlich wird. Hinzu kommt noch, dass die Texte mal wieder so etwa jedes versponnene Prog-Klischee befriedigen und geistig-religiös vor sich hinonanieren. Und wenn dann auch noch eine Dame operettenhaft bei „Spirit Of Decadence“ ein paar Töne herausschmettern darf, ist das wirklich, rein tonal betrachtet, dekadent! Bei „Memories Of A Wedding“ oder „The Dance Of The Sacred Elves“ spazieren dann RICK WAKEMAN und KEITH EMERSON Hand in Hand durch das von ALEX CARPANI geschaffene CD-Heiligtum. Solche Momente gehören insgesamt zu den Höhepunkten von „The Sanctuary“. Ähnlich wohl auch wie das schöne Cover, von dem ich als Kritiker nichts zu Gesicht bekam, weil ich ja schließlich „nur die Musik“ besprechen soll. Ich finde solche Einstellung zwar Scheiße, aber was soll’s. Zumindest ist das Cover wieder von PAUL WHITEHEAD, dem Haus- und Hof-Maler von GENESIS, vielen Neo-Prog-Bands und Co. Auch hier erfüllt CARPANI das Klischee! Rundum ein progressives Klischee-Album mit völlig belanglosem Gesang, dafür aber sehr gut und fett in Finnland produziert. Das allerdings ist der einzige Vorteil gegenüber dem Vorgänger „Waterline“! FAZIT: Gute Kompositionen voller progressiver Feinheiten treffen auf ein mittelmäßiges Text-Konzept, das auch noch gesanglich unter Mittelmaß umgesetzt wird, wobei auch die gute Produktion nichts mehr ausrichten kann. Als Instrumental-Album hätte „The Sanctuary“ von mir 3 Punkte mehr erhalten!

No. 10
NONSOLOPROGROCK (ITALY)
http://nonsoloprogrock.blogspot.com/2010/12/alex-carpani.html

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No. 11

ROCK IMPRESSIONS (ITALY)
http://www.rock-impressions.com/carpani2.htm
by Massimo Salari


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Ho avuto una bellissima impressione ascoltando il debutto discografico del tastierista bolognese Alex Carpani. Era il 2007 e l’album si intitolava “Waterline”, con la partecipazione straordinaria di Aldo Tagliapietra delle Orme. Il classico Rock Progressivo per intenditori, cioè per coloro che respirano queste arie sin dai lontani anni ’70, aggiungo io…e non solo. Ovviamente sono curioso nel volere oggi riascoltare questo artista, il quale deve dimostrare di mantenere quello che ha promesso. Con l’aiuto di Fabiano Spiga al basso, Gigi Cavalli Cocchi  alla batteria (Mangala Vallis, Moongarden) e di Ettore Salati alla chitarra ( anche The Watch), il nostro Carpani ci propone un nuovo viaggio emozionante nel mondo sinfonico del Rock. Gli appassionati cultori del Prog, credo si saranno fatti sfuggire un espressione di compiacimento alla vista dell’artwork e giustamente, perché infatti è stata affidata alle matite di Paul Whitehead, mitico disegnatore anche per i Genesis dell’era Gabriel. Il disco è suddiviso in dieci tracce ma intersecate come in una unica lunga suite, come il genere stesso spesso consiglia.. I tasti d’avorio sono i protagonisti assoluti, pur non andando a sciolinare scale assurde e logorroiche, lasciando spazio alla melodia e spesso alla formula canzone. L’ascolto ne guadagna in fluidità, con questo non esulano neppure brevi frangenti assolutamente tecnici e di gradevole assimilazione. Un mix fra Genesis, EL&P e quel suono assolutamente stile Progressive Italiano. Le chitarre elettriche rendono il  timbro a tratti più duro e in altri momenti più acustico, sopra le tastiere a volte protagoniste e in altri casi che fanno semplicemente da tappeto sonoro. L’intro “Burning Braziers” è uno strumentale che mette subito le carte in tavola, imponendo la fisicità della musica, muscolosa ed ampiamente ammaliante. Essa accede a “Spirit Of Decadence”, un discorso più complesso in quanto qui si intravedono spiragli psichedelici e non solo, sicuramente i Gentle Giant  fanno parte del bagaglio culturale dell’artista. Il totale di quanto descritto sino ad ora, si evidenzia in “The Dance Of The Sacred Elves”, un brano così Prog che più Prog non si può! Molto della musica riesce a fare bella mostra di se, un autocompiacimento che non ha del pretenzioso, si capisce chiaramente la volontà di Carpani di voler colpire l’ascoltatore nell’insieme del suono, quasi a volerlo strappare dalla realtà a suon di musica avvolgente. Infatti l’ascolto è davvero pieno, in quanto colma in testa, dando la sensazione di assoluta magniloquenza. Belle le melodie , come nella raggirante “Entering The Sanctuary”, una piccola gemma . La successiva “Knights And Clergymen” dimostra che anche se Tagliapietra non è ospite, il suono delle Orme comunque si, quelle di “Felona e Sorona”. Non c’è tregua per le coronarie dei vecchi fans del Prog, “Templars Dreams” movimentata e giocosa, lascia pochi aditi a dubbi, qui siamo al cospetto di grande musica. Ho la sensazione di vivere negli anni ’70, ma stranamente c’è quel qualcosa che ha del moderno e questo sicuramente è frutto della personalità del tastierista. Non c’è altro da aggiungere, in quanto chi ama il genere deve assolutamente avere questo disco, un mix di professionalità e tecnica come raramente in Italia si riscontra. Carpani oggi è una realtà. Consiglio questo disco soprattutto a chi non conosce il Prog, perché qui c’è rischio di innamorarsi e di non venirne più fuori, come è successo a me molti, ma molti anni fa… (MS)

No. 12
POWER OF METAL (DENMARK)
http://www.powerofmetal.dk/reviews10/carpani_review.htm
by the staff


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Italian keyboard virtuoso Alex Carpani surely knows his fundamentals, and "The Sanctuary" consists of ten heavy keyboard-laden prog rock songs that borders with symphonic rock. He has composed, arranged, orchestrated and produced the album; he takes care of the keyboards as well as lead and background vocals, so it is quite natural that his fingerprints are all over the album. This is his project, and the epic suite he has created is so keyboard frontloaded that the rest of the instruments do only play second fiddle in the band. He has created a soothing sound journey that takes us back to the dinosaurs; the 70s big prog bands like ELP and Yes do rear their ugly heads, and I am sure Keith Emerson and Rick Wakeman has had a big influence on him. "The Sanctuary" is a fine example of a keyboard player that isn't afraid of showing his true colours and play the style of music he grew up loving. The last kick is however missing, but still a very solid effort and one worth giving a try if you like keyboard-driven symphonic prog rock. 72/100

No. 13
MANTICORNIO (MEXICO)
http://www.manticornio.com/rock-progresivo/C/CARPANI-Alex/scanctuary.php
by Alfredo Tapia Carreto


El álbum oficial de estudio #2 de Alex CARPANI (teclados, canto) —músico italiano quien se acompaña en esta realización con Fabiano SPIGA (bajo), Marco FABBRI (batería) y Ettore SALATI (guitarras, pedales)— es una muestra del avance progresivo que un artista comprometido con la calidad es capaz de lograr, gracias a un impresionante portafolios estilístico. Como ya debes saber*, CARPANI se ha desarrollado en varios ámbitos musicales, enfocándose a la música rock progresiva desde mediados del decenio del 2000 y proyectando esta faceta por primera vez con su álbum "Waterline", concepto muy bien recibido en los circuitos progresivos. A tres años de aquél, su progresivo clásico sinfónico se exalta en un nuevo CD, el que te presento aquí. "The Sanctuary" «El Santuario» es uno de esos discos de rock progresivo-progresivo, bien educado como el qué más. Su estilo es tan ortodoxo que uno no puede dejar de hallar similitudes en bandotas como The NICE o ELP, gracias sobre todo al incisivo timbre de teclados análogos. El canto no es precisamente lo mejor aquí, pero al menos no se abusa de él y su presencia no lastima el tímpano como ocurre a veces con músicos prodigio, reflejando en cambio la buena tradición mediterránea. "The Sanctury" es un álbum para quien le gusta el progresivo clásico sinfónico sin desviaciones, solaz de quien prefiere el timbre itálico. Enhorabuena, Alex, y éxito con tu nominación al Mejor Álbum Italiano en los Prog Awards. Apreciaciòn personal de l'àlbum: 8+/10

No. 14
RAGAZZI MUSIC (GERMANY)
http://www.ragazzi-music.de/alexcarpani10.html
by Volkmar Mantei


Der Begriff 'progressiv' ist in der Rockmusik in den letzten Jahren geradezu explodiert, da ist längst wieder Marktpotential, so wird alles damit verbunden, was sich in irgendeiner Form damit verkaufen lässt. Das dehnt und verändert die Begrifflichkeit - und auch wenn Schubladen eher Spaß als Orientierung sind - hat ein Jeder in sich so seine Vorstellungen seiner Musik, und einen Namen dafür. Alex Carpani sorgt mit "The Sanctuary" nach "Waterline" (2007) erneut dafür, dass der Begriff ‚progressiv' an seine Wurzeln reicht. Feinster, verspielter, symphonisch-komplexer Progressive Rock, facettenreich, lyrisch, druckvoll, mal bombastisch, mal melancholisch, hier nostalgisch, dort verzückt, hier malerisch herbstlich, dort närrisch sommerlich, in unendlichen Klangfarben und von großem Schöngeist - so sind die 10 Stücke seines neuen Albums. Die Alex Carpani Band besteht neben Alex (voc, keys) aus Ettore Salati (g), Fabiano Spiga (b) und Marco Fabbri (dr) sowie Giacomo Pacini (dr) - eingespielt wurden die Stücke jedoch von Schlagzeuger Gigi Cavalli Cocchi - alle Musiker sind illustre Techniker, die Songs lebhaft und dynamisch; flott und rasant fließen die Stücke dahin, in allen auch düsteren Komplexen von geradezu fröhlich-forscher Lebendigkeit, stets eher licht und verspielt als nachdenklich, unglaublich romantisch und von schwebenden, aber vollen Keyboardsounds transportiert. Alex Carpani steht ganz in der italienischen Progressive Rock Tradition, seine Themen sind lebensfroh und forsch, weniger kopflastig als eher ein Stück machohaft in der stolzen Handschrift und in aller sensiblen Lyrik von starker Gefühlswallung. Wo eben noch ein schweres Orgelmotiv eine instrumentale Note beherrschte, drückt nun viel dichteres, schwereres Mellotron sich über die Orgel, bombastisch erhaben dröhnt der Song, bis die Schwere einbricht und kindlich verspielte Lyrik sanft und zart fort fließt. Alex Carpani legt keinen Wert darauf, tagesaktuell zu klingen, was den Songs nur gut tut. So wird nichts vermischt, was der Zuhörer und geneigte Fan nicht vermischt haben will. Carpani erweist sich als großer Fan der alten Rock Progressive Italiano Schule und er tut alles und alles sehr gut, diese alte Schule in seiner Musik virtuos fortzuführen. Trotz aller Reminiszenzen ist das Album originell und eigenständig, wird keine Band, kein Vorbild kopiert, ist Alex Carpanis Handschrift stets deutlich und kraftvoll. Meine Empfehlung!

No. 15
PROG GNOSIS (U.S.A.)
http://www.proggnosis.com/PGRelease.asp?RID=33626
by Ron Vermulst


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After the enormous success of the first album and a worldwide extra successful tour, the second album by this genial keyboardist-composer. One of the best RPI symphonic prog albums, ever. Along with his usual band Guitarist Ettori Slati, Gigi Cavalli Cocchi on Drums, Fabiano Spiga on Bass. The album tells a long story in 10 tracks, linked to become a whole suite. The Dance of the Sacred Elve is a great Progressive mix between the old and the new progressive genre. (ELP/Beard). Wonderfull stuff. Alex's work on keyboard is incredible both as soundscapes  to accompany the magical solos and as orchestral textures or as protagonist. The wonderful cover art is a painting by the great Paul Whitehead (Genesis) as a natural complement to the cover of the first CD "Waterline”. 85/100

No. 16
PROFIL JIMDO (FRANCE)
http://profil.jimdo.com/descriptions-d-albums-reviews/
by the staff


Pour son deuxième album, Alex CARPANI, toujours bien entouré, nous ouvre les portes d'un Progressif 70's symphonique et contrasté. Claviers en tous genres, guitares Génesissiennes, ambiances orchestrales, "The Sanctuary" tient toutes les promesses engagées avec "Waterline" il y a 3 ans. On y retient certes un esprit italien évoquant LE ORME, The WATCH ou PFM. Et bien sûr Paul Whitehead a conçu la pochette! Notons qu'enfin, la qualité du son, qui pouvait parfois gêner sur le 1er album, fait partie dorénavant des points forts.

No. 17
LORDS OF METAL (THE NETHERLANDS)
http://www.lordsofmetal.nl/showreview.php?id=17881&lang=en
by Hans Dehing


This story is mainly addressed at the historians and archaeologists among you. Carpani’s offering is, shall we say, altmodic (the lover of the genre may read “vintage” instead). No no, all the songs are freshly penned but they do find their origin in times long gone by. Alex has no problem with letting us know, that in former times everything was better. It might help if I told you that Alex Carpani is a keyboard player by trade. And this leads seamlessly to the Tony Bankses en Keith Emersons of the progworld, heroes-wise. See, this information makes it easy to create a frame of reference. The fore mentioned men (Banks and Emerson) are becoming a little rusty in the paws so there is no harm in musing about the future. Carpani keeps all his options open so he can function as cultural heir to whoever succumbs first. The song ‘The Dance Of The Sacred Elves’ reminds of Emerson, Lake & Palmer so much, that it gave me the creeps. I, as a fan of that group, do not really mind that likeness, but with that it has to be said that remakes are rarely as good as the original and that the book is almost always better, too. And looking at the other eminence grise we can safely conclude that Carpani can easily take over, should Banks end up in a box, six feet under. And again, the likeness is eerie. Oh, apart from the vocals, that is. Because, whose voice is more hoarse, than Peter Gabriel’s, back in the day. Exactly, no one’s. But hey, you as a lover of the genre (or as an old hippie, if you will) are likely to come to good terms with this album. The blueprints are so much high-profile, though, that copying is almost pointless. I could very well understand if a sigh of “let me just play ‘Selling England By The Pound’ again” escaped your lips. It happened to me too. Rating: 68/100

No. 18
STEREO INVADERS (ITALY)
http://www.stereoinvaders.com/index.php?option=com_content&view=article&catid=1:cd&id=4596:alex-carpani-the-sanctuary-&Itemid=16
by Thiess


Seconda uscita discografica per il Rock Progressivo di Alex Carpani, tastierista che si avvicina, a livello attitudinale, ai mostri sacri Genesis ed Emerson Lake & Palmer. Il sound dell’Italico artista si affaccia poi a toni orchestrali che, per sfumature e raffinatezza, si accostano ad Ennio Morricone. Detto questo, “The Sanctuary” è un connubio sfavillante di sacralità e riflessi di sole in un pindarico vetro dalla moltitudine di colori. Tecnicamente nulla da eccepire, full-lenght prettamente strumentale che non annoia, rapendo indubbiamente l’attenzione. Il viaggio tra maestose mura si fa sempre più emozionante via via che la curiosità viene stimolata dalle mille note prodotte. Zampilli di una fontana dall’acqua sorgiva, cielo limpido da cui scendiamo in picchiata attraversando vie ricolme di storia e persone. Il lavoro in questione ci riporta indietro nel tempo, così da far un balzo nel passato agli albori del genere, diventando un Art-Rock dai retrogusti raffinatissimi e precisi. Tutto perfetto, ma cosa manca? Beh, forse manca un po’ di personalità, perché i canoni del Progressive sono fin troppo rispettati e sostanzialmente, di nuovo, non c’è nulla. Questo neo, però, non offusca la luce di un disco solare ed ineccepibile artisticamente, capace di incidere ed emozionare con la propria sensibilità.

No. 19
PROGRESSIA (FRANCE)
http://www.progressia.net/chroniques/2915-alex-carpani-the-sanctuary
by Jérome Walczak


Après Waterline, son précédent disque ouvertement marqué par les années soixante-dix et sur lequel les influences d'ELP et de Genesis étaient légions, le Franco-Italien, encouragé par un succès critique mérité, récidive avec un entêtement qu'il est bon de souligner. L'artiste continue ainsi d'assumer totalement la filiation directe évoquée et ne s'encombre pas d'esbroufes techniques qui seraient de simples prétextes pour faire moderne. Si le chant sur son précédent album laissait à désirer, l'écueil est ici très simplement contourné puisqu'il assume désormais lui-même la totalité des parties vocales. Avec à ses côtés le batteur Gigi Cavalli Cocchide (Mangalla Vallis), le guitariste Ettore Salati qui officia un temps avec The Watch et Fabiano Spiga à la basse, l'ensemble tient la route tout en bénéficiant d'une production très honorable. Finalement, loin d'être original par son attachement bien trop prononcé à ELP et leur Brain Salad Surgery (« Burning Braziers », « The Dance of the Sacred Elves »), il reste émouvant de constater que presque quarante ans après, ce style réussit encore à faire mouche en termes d'émotions. Un petit anachronisme réussi, qui saura trouver son public et qu'il est sympathique de soutenir. 6/10

No. 20
PROGRESSIVE AREA (FRANCE)
http://www.progressive-area.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1807&Itemid=2
by Mick Rogers


Après le grand succès de son premier album "Waterline", rapporté au monde du progressif bien sur, Alex CARPANI nous revient avec "The sanctuary" sous la houlette iconographique de Paul "Genesis" WHITEHEAD. Si dans "Waterline" Alex avait bénéficié du concours d'Aldo TAGLIAPIETRA, cette fois ci il accueille dans son équipe Gigi Cavalli COCCHI batteur chez MANGALA VALLIS et MOONGARDEN. Petit rappel génétique : Alex est né en Suisse d'un père italien et d'une mère française. Il a commencé à étudier la musique à l'âge de six ans (précoce le bougre) pour ensuite passer par l'université musicologique de Bologne et la réputée C.E.T, l'une des plus fameuses écoles de musique en Italie. Il tient probablement son amour pour le prog et surtout pour les claviers de sa rencontre avec Aaron EMERSON son camarade de classe en Suisse et fils de... oui oui... lui même !!!!! Il s'est spécialisé dans la musique de films et a reçu de nombreuses récompenses dans le monde entier. Il arrive dans notre petit monde du rock progressif avec un très solide bagage musical après avoir formé un duo au début des années quatre vingt dix appelé GEMINI, également après avoir travaillé avec entre autres MOGOL, l'un des plus célèbres compositeurs italiens de l'époque. Pour "The sanctuary" il a fait relativement simple puisque l'opus présente dix titres de durée proche (entre quatre et six minutes) la moitié sont instrumentaux et l'autre chantée mais sans exagération. Le titre introductif "Burning Braziers" est l'un de mes préférés avec bien sur une hégémonie des claviers à tendance filmographie (normal compte tenu de ce qui a été mentionné plus haut). "Spirit of Decadence", après une délicate introduction pianistique, s'envole vers des sphères plus énergiques avant un retour vocalisé et orchestral plus soft - très beau titre également. La patte emersonienne se retrouve dans "The Dance of Sacred Elves" instrumental à la manière filmographique encore dans sa partie centrale et un final qui crachote comme un bon vieux vinyle. "Entering The Sanctuary" nous offre quelques incursions incisives d'Ettore SALATI sur les claviers jouissifs du maitre de cérémonie. J'apprécie un peu moins le chant d'Alex sauf dans la partie finale où il fait référence à Aldo TAGLIAPIETRA. Pas de chant pour "Knights & Clergymen", le titre où la section rythmique est le mieux mise en valeur sur l'ensemble du cd, peut être à égalité avec "Templars Dream", le morceau suivant, ce dernier bénéficiant en outre d'interventions guitaristiques de bon niveau et toujours sous le feu des touches d'Alex CARPANI - écoutez bien les sonorités de moog un vrai régal !!! On s'y croirait... où çà ?... à un mariage... dans l'introduction du septième titre où la guitare d'Ettore fait des merveilles et les variations claviéristiques du "patron" nous emporte dans un impalpable tourbillon. "Master of Ceremonies" est sous influence pianistique essentiellement avec un superbe solo du six cordiste une petite minute avant le terme où Ettore SALATI nous la fait à l'hispanique. "Moonlight Through The Ruins" est le titre le plus progressif selon moi, le plus inspiré seventies en tout cas, le plus genesissien. Les claviers sont banksiens comme ce n'est pas permis et les guitares hacketiennes en diable. Bon là c'est plus que de l'inspiration !!! "Leaving The Sanctuary", le titre conclusif symbolise un retour vers des rivages emersoniens sans les excès de Keith. C’est le plus long du disque, purement instrumental, agréable sans être génial. Pour conclure nous avons affaire à un bon disque de rock progressif italien malgré un chant plutôt moyen et des transitions quelque peu abruptes entre les morceaux. A consommer mais sans excès ! Surtout en période de fêtes...

No. 21
INFORMAZIONE METAL (ITALY)
http://informazionemetal.blogspot.com/2011/01/alex-carpani-sanctuary.html
by Salvatore Mazzarella

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Dovrei dirvi che sono esaltato, entusiasta, euforico, e... ehm !!!..... ed invece sono arrabbiato. Perché? Perché questo del tastierista bolognese Alex Carpani (un’artista che ha alle spalle collaborazioni prestigiose con Mogol, Aldo Tagliapietra, David Jackson dei Van Der Graaf Generator ecc.) è l’ennesimo ottimo album che il nostro underground sforna e rischia di rimanere un tesoro nascosto,un opera di cui solo pochi appassionati potranno godere se non viene spinta oltre il circuito delle webzine. La forza di questo lavoro sta tutta nell’intelligenza musicale di Alex che pur essendo un solista dotatissimo,profondamente ispirato da gente come Keith Emerson e Rick Wackeman, ha volutamente dato spessore alle composizioni studiando minuziosamente la successione dei vari momenti musicali ed andando ad incastrare perfettamente i tour de force delle sue dita sui vari sinth,hammond,mellotron e pianoforte (si ascoltino i brani The Dance Of Sacred Elves ed Entering The Sancutuary) nelle melodie portanti,montate a loro volta su strutture ritmiche niente affatto banali. Pochissime le parti cantate ma nonostante questo The Sancutary è un lavoro avvincente,che si fa ascoltare tutto d’un fiato…50 minuti che scorreranno senza che guardiate una sola volta l’orologio. Doveroso menzionare l’immensa bravura dei musicisti che lo accompagnano (tra cui Gigi Cavalli Cocchi dei ClanDestino alla batteria) ed il perfetto lavoro di registrazione e missaggio. E non è finita…Guardate la splendida copertina in cima alla recensione: è opera di Paul Withehead,colui che ha disegnato le copertine degli album più famosi dei Genesis,dei Van Der Graaf Generator e ha lavorato anche con i nostri Le Orme. Edito da Maracash (http://www.maracash.com/store.htm), cari fans del prog, fate questo lavoro vostro !!!

No. 22
ARLEQUINS (ITALY)
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?ch=4598
by Jessica Attene


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Che Alex Carpani fosse un musicista preparato, con un’ottima formazione e delle grandi capacità, sia sul piano tecnico che compositivo, lo sapevamo già e ne avevamo avuto ampia dimostrazione col precedente album “Waterline” del 2007. Questa nuova opera conferma quanto di buono avevamo assaporato in passato e appare per quanto possibile più equilibrata e più a fondo sviluppata. I territori sono sempre quelli di un vintage Prog dalle fragranze anni Settanta, molto debitori dei grandi classici inglesi, primi fra tutti i Genesis e gli EL&P. Questa volta le atmosfere sono più ricche e solenni, come suggerito anche dall’immagine della copertina, disegnata ancora una volta da Paul Whitehead, che ritrae in pratica la cupola di Santa Maria Del Fiore a Firenze, collocata in un contesto architettonico e paesaggistico abbastanza fantasioso. Se in “Waterline” prevalevano le sensazioni Hackettiane ed i morbidi chiaroscuri, il mood di quest’opera si è in un certo senso elevato, il sound è divenuto più pieno e compatto, le tastiere hanno preso un po’ il sopravvento su tutto il resto, le parti cantate si sono leggermente dilatate (anche se le parti strumentali rimangono comunque preponderanti) e la sensazione è in definitiva quella di un’opera più omogenea e forse anche più matura. Le timbriche delle tastiere ed i meravigliosi e lunghi assoli in cui il bravo Alex si prodiga possono far pensare in un primo momento ad vero e proprio tributo a Keith Emerson. In realtà trovo questa conclusione molto limitante perché, se da una parte il genio del maestro si percepisce benissimo nello stile del nostro più giovane allievo, dall’altra possiamo certamente apprezzare un gusto compositivo molto personale ed un sound che tutto sommato è il risultato di una propria reinterpretazione dei grandi motivi classici del Prog. Un altro punto di riferimento molto tangibile rimane quello dei Genesis, anche se questa volta ci siamo in un certo senso spostati da “Wind & Wuthering” verso “Foxtrot”. L’aspetto più compatto ed unitario dell’album può essere ricercato secondo me anche nel fatto che i musicisti impegnati in questo progetto sono sempre gli stessi in tutte le tracce mentre nel precedente album la partecipazione era più frammentaria. In particolare notiamo anche un cambio di organico con Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis, Moongarden) alla batteria, Ettore Salati (The Watch) alla chitarra e Fabiano Spiga (già nella Alex Carpani band che ha portato “Waterline” dal vivo in mezzo mondo) al basso, più ovviamente il nostro Alex alle tastiere e alla voce. Riguardo alla voce, non sarà quella di Aldo Tagliapietra (interprete del precedente lavoro), ma bisogna dire che è piacevole ed adatta alle circostanze e mostra anche una buona pronuncia inglese. Se mi è concesso, il sapore dell’album, nonostante le chiare influenze britanniche, mi riporta un po’ all’eclettismo di certe realtà americane dei Seventies impreziosito da un tocco di Prog sinfonico nostrano e da qualche accenno jazz-fusion stemperato qua e là. Complessivamente si tratta di un album molto forte, dalle basi solide, dal songwriting fantasioso, seppure manieristico, che si dimostra piacevole e scorrevole e anche stuzzicante per quanto riguarda lo sfoggio, comunque misurato, di tecnica che si unisce in questo caso alla grazia di una musica ricca ed articolata. Per chi ama il Prog sinfonico nella sua veste più classica si tratta senza dubbio di un acquisto e di un ascolto interessante.

No. 23
AMAROCK (FRANCE)
http://www.amarokprog.net/critiques_36429_31321.html
by Cyrille Delanlssays


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Comme souvent avec le rock progressif transalpin, The Sanctuary est très claviers. Trop peut-être. Dans sa forme électro-vaporeuse blindée à l’orgue Hammond, le nouvel album d’Alex Carpani évoque à la fois les classiques GENESIS, YES, ELP et logiquement quelques mordants contemporains de même inspiration comme SPOCK’S BEARD et THE FLOWER KINGS. La musique se fait parfois illustrative (« Spirit of Deadence »), souvent percutante (« The Dance of the Sacred Elves » avec sa basse rondouillarde). On pourra lui reprocher quelques passages d’un kitsch borderline (« Entering the Sanctuary ») mais lorsque le groove sensible de Gigi Cavalli Cocchide (Mangalla Vallis) se met à tâter du jazz-funk (« Knights & Clergymen »), on se laisse facilement convaincre par cet album pas foncièrement original, mais pas dénué de tempérament pour autant. En témoigne la sortie instrumentale violoneuse « Leaving the Sanctuary ».

No. 24
JUST FOR KICKS (GERMANY)
http://www.justforkicks.de/detail.asp?id=11630&sid=403102M62N78N197N62&uid=0&lid=2
by JFK Staff


Der Begriff 'progressiv' ist in der Rockmusik in den letzten Jahren geradezu explodiert, da ist längst wieder Marktpotential, so wird alles damit verbunden, was sich in irgendeiner Form damit verkaufen lässt. Das dehnt und verändert die Begrifflichkeit - und auch wenn Schubladen eher Spaß als Orientierung sind - hat ein Jeder in sich so seine Vorstellungen seiner Musik, und einen Namen dafür. Alex Carpani sorgt mit "The Sanctuary" nach "Waterline" (2007) erneut dafür, dass der Begriff ‚progressiv' an seine Wurzeln reicht. Feinster, verspielter, symphonisch-komplexer Progressive Rock, facettenreich, lyrisch, druckvoll, mal bombastisch, mal melancholisch, hier nostalgisch, dort verzückt, hier malerisch herbstlich, dort närrisch sommerlich, in unendlichen Klangfarben und von großem Schöngeist - so sind die 10 Stücke seines neuen Albums. (ragazzi music) After the enormously successful debut album, and an acclaimed tour that took Alex and his band to every corner of Europe, the brand new album from this genial composer-keyboardist is finally ready.
Tracklist:
01. Burning Braziers 5.02
02. Spirit Of Decadence 05.36
03. The Dance Of The Sacred Elves
4.02 04. Entering The Sanctuary 4.58
05. Knights And Clergymen 4.49
06. Templars Dream 5.39
07. Memories Of A Wedding 5.29
08. Master Of Ceremonies 04.30
09. Moonlight Through The Ruins 5.46
10. Leaving The Sanctuary 06.00 Artwork by Paul Whitehead LineUp: Alex Carpani - lead and back vocals, keyboards Gigi Cavalli Cocchi - drums and percussion Ettore Salati - acoustic and electric guitars Fabiano Spiga - bass

No. 25
PROG LOG AFTERGLOW (THE NETHERLANDS)
http://progopinion.blogspot.com/2011/01/wat-een-week.html
by Harry 'JoJo' de Vries


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Heerlijke verrassing ... ... dit album van de Italiaanse toetsenist Alex Carpani. Een verrassing die vlak voor Kerst binnenkwam en dus net te laat voor de eindejaarslijsten. Al werd na eerste beluistering al duidelijk dat we hier weliswaar niet te maken hebben met een grensverleggend album maar wel met een 'oorstreler' die de laatste weken herhaaldelijk de laser sierde. Carpani timmert al jaren aan de weg. Zijn vorige album 'Waterline' uit 2004 mocht er ook zijn. Ik veronderstel dat Keith Emerson zijn grote voorbeeld is. Hij doet niet voor deze legende onder: beiden virtuoos en technisch perfect, al heeft Emerson natuurlijk veel meer invloed gehad op de ontwikkeling van de progressieve rock. De composities zijn melodieus, niet alleen door de zang, maar zeker ook door de arrangementen. In die elementen kan dan ook een vergelijking worden getrokken met Genesis ten tijde van 'Trick of the Tail' en 'Wind & Wuthering'. Ondersteund door leden van The Watch en Mangala Vallis gaat Carpani wervelend van start in 'Burning Braziers', het begin van het concept-verhaal over een man die van de buitenwereld wordt gescheiden door het betreden van 'the sanctuary'. Ook 'Entering the Sanctuary is een favoriet, maar het album kent per saldo geen zwakke momenten. Carpani maakt ook new age en meer klassiek georiënteerde albums. Die zijn mij niet bekend. De symfonische rock die hij laat horen op 'The Sanctuary' - gestoken in een mooie door Paul Whitehead ontworpen hoes - staat in ieder geval als een huis en is een absolute aanrader voor iedere toetsenfreak.

No. 26
PROG-MANIA (FRANCE)
http://www.prog-mania.com/index.php?file=Forum&page=viewtopic&forum_id=5&thread_id=2124
by 'alfa' (administrator)


Alex Carpani avait fait une entrée tout à fait honorable dans le monde Prog’ classique années 70’ avec son 1er album « Waterline », sorti en 2007. Dans les points notables à évoquer pour ce nouvel album, il faut parler du chant qui est pris en main d’une manière plutôt réussie par Alex Carpani, ainsi que de très nombreuses parties de claviers, et d'une production dont la qualité a fait de nets progrès pour devenir excellente. La musique de Alex Carpani lorgne toujours vers les années 70’ – les années « Selling England By The Pound » de Genesis, par exemple. Cependant de nombreuses touches de modernité et d’originalité apparaissent ici et là, ce qui fait que cet album n'est pas en déphasage avec notre 3ème millénaire. Alex Carpani a trouvé l’équilibre et l’alchimie qui permettra aux amateurs de ce style de musique qui a bientôt 40 ans, de se replonger dans un passé riche en émotions et de le faire revivre, sans tomber (loin de là) dans le désuet. 16/20

No. 27
ATHOS ENRILE'S MUSIC BLOG (ITALY)
http://athosenrile.blogspot.com/2011/02/alex-carpani-sanctuary.html
by Athos Enrile


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Senza scomodare teorie filosofiche legate ai “corsi e ricorsi storici”, tutto ciò che è stato accantonato per far posto al “nuovo” e alla necessità di progredire, prima o poi ritorna, mascherato anch’esso da nuovo, ma immutato nella sostanza. Vale nella moda, nella politica, in ogni aspetto della vita culturale, e quindi nella musica. Se abbiamo tempo di aspettare, se abbiamo la fortuna di avere lunga vita, la ruota in movimento ci riporterà cose già vissute, alcune positive, altre un po’ meno, e… se avessi tenuto nel cassetto le mie scarpe a punta e i pantaloni scampanati da adolescente, forma fisica a parte, li avrei potuti riutilizzati dopo qualche lustro, dimenticando la mia età, anch’essa in movimento. Certa musica è stata messa in un angolo troppo velocemente, ma… la qualità paga. Volendo giocare sul significato letterale di “musica prog”, si potrebbe dire che la dinamicità, l’esigenza della progressione, hanno portato ad una veloce evoluzione del genere, sino alla dichiarazione di “morte avvenuta”. E ora siamo nuovamente davanti al fenomeno della musica “New Prog”, che non potrà avere il successo del prototipo, perché il mondo è cambiato, e in questo caso direi… purtroppo. Ma la qualità non ha niente a che vedere con la musica che ci viene propinata ogni giorno dai “circuiti ufficiali”; mi riferisco a quel concetto che emerge nel corso dell’intervista con Alex Carpani, quando si arriva a delineare l’immagine di “immortalità della musica”, quello che da sempre io appiccico alla “Prog Music”. Una lunga premessa la mia, perché davanti all’argomento “musicacheamo”, divento prolisso e logorroico, così come mi ammutolisco davanti alla costruzione ad hoc fatta per il pubblico che compra. “The Sanctuary”, nuovo disco di Alex Carpani, è un capolavoro e di questo non ho dubbi. Esagero? Un capolavoro secondo i miei canoni, secondo il mio metro di giudizio, che è quello di un uomo influenzato dal vissuto, da tutta la musica, una certa musica, vista ed ascoltata nel momento in cui essa nasceva. Nella vita accadono spesso episodi che riusciranno a condizionarla, anche se sul momento non appaiono fondamentali. Alex, per sua stessa ammissione è stato “fulminato sulla via di Damasco” da un incontro avvenuto da bambino, in Svizzera, quello con Keith Emerson, e questo spiega molto a chi ascolta attentamente la musica di Carpani. Spiacevoli, a volte, le citazioni e i paragoni, ma ho trovato nell’album una miscela micidiale, che per gli addetti ai lavori si può semplificare con “l’unione tra la genialità di ELP e le soluzioni armoniche stile Genesis”. Dieci brani che costituiscono una suite, dieci "episodi" composti, arrangiati, orchestrati, prodotti da Carpani, con un risultato davvero sorprendente. Ho trovato “il vocal” di Alex “caratterizzante”. Forse cantare è per lui un fatto contingente più che una passione, ma fornire un tocco personale e distintivo vale milioni di volte di più di standardizzati esercizi di estensione e potenza. Le tastiere sono ovviamente alla base di questo “The Sanctuary”. Sin dal primo ascolto (fondamentale per me), ho avuto sentore di qualcosa di nuovo, che passa attraverso la grande tecnica e la genialità di Carpani, seguendo certamente linee guida stilate da alcuni miti di inizio anni ’70, ma la freschezza e l’originalità delle soluzioni proposte rendono di fatto il disco come “unico”. Alex Carpani si è avvalso della collaborazione di Gigi Cavalli Cocchi ala batteria e percussioni, Ettore Salati alle chitarre e Fabiano Spiga al basso. Da evidenziare la copertina realizzata dal mitico Paul Whitehead, in una sorta di filo conduttore che lega il passato al presente. Il mio piccolo contributo alla causa della buona musica è la condivisione, cosa che perseguo quotidianamente. “The Sanctuary” avrà senza dubbio un posto di privilegio nella mia azione di diffusione capillare.

No. 28
ARTISTS AND BANDS (ITALY)
http://www.artistsandbands.org/ita/modules/recensioni/detailfile.php?lid=2200
by Eric G. Laterza


Comincio ad ascoltare The Sanctuary e all’improvviso parte un flashback: sono nella casa di un compagno di quinta elementare, lo seguo nella stanza del fratello maggiore, dove, su alcune mensole, è ordinatamente conservata una impressionante collezione di 33 giri, il mio amico sfila dal secondo ripiano una copertina color crema con impresse strane figure, apre l’album, prende con accortezza il nero vinile dalla busta interna e lo posa sul piatto di un giradischi dal coperchio in plastica fumé, appena la puntina affonda nei primi solchi si diffonde una musica magica… Oggi The Sanctuary rinnova quella antica magia ed il merito va tutto ad Alex Carpani che ha concepito un’opera d’arte (e questa definizione non è esagerata), curandone anche arrangiamenti, orchestrazioni e produzione. Questo artista italiano ha un curriculum da far impallidire qualsiasi musicista, avendo composto ed inciso oltre trenta dischi, nei quali ha affrontato generi differenti: electro-jazz, acid-jazz, jazz-rock, musica ispirata ai testi di alcuni importanti poeti contemporanei (Sanguineti e Finardi), musica ambient, new age, elettronica (utilizzando la sigla al.en.ca., acronimo di Alex Enrico Càrpani), colonne sonore per spettacoli teatrali e soprattutto rock progressivo. L’amore verso la musica progressive e la passione per le tastiere cresce anche a seguito dell’incontro (avvenuto quando Alex aveva 7 anni) con Keith Emerson, nel periodo in cui il tastierista inglese accompagnava il proprio figlio Aaron nel collegio gestito dai genitori di Alex in Svizzera. Progressive era anche il precedente Waterline del 2007, concept album sul tema del “pelo dell'acqua”, al quale aveva collaborato, per le parti vocali, Aldo Tagliapietra delle Orme. Per eseguire dal vivo in Italia e all'estero i brani tratti da Waterline si forma la Alex Carpani Band (ACB), che nel tempo è divenuta una delle realtà più significative della nuova scena progressive italiana. Sul finire del 2010 viene dunque pubblicato The Sanctuary, dove, ad accompagnare Alex, troviamo Ettore Salati, Fabiano Spiga (rispettivamente chitarrista e bassista della ACB) e Gigi Cavalli Cocchi (già batterista con Mangala Vallis, Moongarden e Clan Destino, band del primo Ligabue). La copertina è stata realizzata da Paul Whitehead (già autore delle cover di Nursery Cryme e Foxtrot dei Genesis, Pawn Hearts dei Van der Graaf Generator e Smogmagica de Le Orme) e rappresenta un uomo disteso, come in un sarcofago, all’interno di un santuario (per inciso, la cupola del dipinto rievoca quella di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi). L’idea suggerita dalla copertina è quella di un uomo recluso nel santuario ed isolato dal mondo esterno, l’immagine può celare vari significati e/o metafore, per immediata associazione viene da pensare all’Uomo (inteso come genere umano) oppresso dalle regole e dalle convenzioni e schiavo dei giudizi e condizionamenti esterni o, forse, allo Spirito (nel senso di Anima) prigioniero del corpo e quindi al ciclo della Vita stessa nel suo svolgersi “nascita – esistenza – morte” (come sembrerebbero suggerire i titoli dei brani “Entering the Sanctuary” e “Leaving the Sanctuary”). Al di là di quelli che posso essere i significati reconditi (effettivi o presunti), ci troviamo comunque davanti ad un’unica storia, musicata come una lunga suite anche se suddivisa in dieci brani, quasi tutti interamente strumentali, dove le sporadiche parti cantate sono utili alla narrazione. Tutto il disco è un caleidoscopio di colori, suoni, immagini e sensazioni. “Burning Braziers” inizia con una atmosfera liquida rotta dall’ingresso di basso, tastiere e batteria, ed è quasi possibile vedere il fumo e respirare odore di incenso; “Spirit of Decadence” comincia con un pianoforte romantico e termina con un coro femminile alla Ennio Morricone. In “The Dance of the Sacred Elves”, l’immagine di folletti impazziti appare davanti ai nostri occhi. “Entering the Sanctuary”, con una chitarra lievemente distorta, una fine punteggiatura di basso e una giostra di tastiere, è un vero omaggio ai Genesis. “Knights and Clergymen”, in un alternarsi di momenti incalzanti e passaggi più riflessivi, ci regala un assolo di hammond da manuale. In “Templars Dream” il frammento di piano è suonato alla maniera di Keith Emerson e la chitarra solista ricama splendide note sotto il cantato; “Memories of a Wedding” è un brano stupendo, emozionale, pulsante, introdotto da un pianoforte appassionato e con vari inserimenti del moog dove risalta l’uso del “pitch bending”. Segue “Masters of Ceremonies”, con la sua atmosfera da colonna sonora e la chitarra solista che si tuffa in un flamenco finale. L’arpeggio sognante di “Moonlight through the Ruins” è vera poesia, mentre “Leaving the Sanctuary”, brano magniloquente, con una bella orchestrazione, una batteria scoppiettante e uno splendido crescendo posto a circa tre quarti del brano, è il degno sigillo ad un lavoro strepitoso. Grande musica, senza ombra di dubbio. Le partiture sono complesse, ma tutto scorre in modo fluido e limpido. Il tocco del “genio” sta proprio in questo: far sembrare semplice e lineare una struttura molto articolata. Basta, infatti, qualche ascolto per assimilare il tema portante che rende riconoscibile e memorizzabile ciascun brano. In tutto il disco dominano sintetizzatori, hammond, moog, pianoforte, non c’è un cedimento, non una nota fuori posto, la tecnica è sopraffina, è come se il talento di Wakeman, Emerson e Banks fosse confluito in un unico artista. Questo album è ARTE allo stato puro, per la perizia con cui è suonato e, soprattutto, per la sua capacità di rievocare sensazioni e suscitare profonde emozioni. Imperdibile per chi ama la Musica vera. … Spengo il lettore e sorrido per quel ricordo lontano riemerso in un flashback, liberato dalla prigione del tempo, per quella copertina color crema con impresse quelle strane figure …un’infermiera, un cacciatore, un brigante, una vecchina che si specchia in una fanciulla… e per le magiche note dei Genesis compresse nei solchi di A trick of the tail. 95/100

No. 29
iO PAGES (THE NETHERLANDS)
http://www.iopages.nl/indexuk.html
by Erik Neuteboom


Alex Carpani was born in the Swiss city Montreux in 1970 with an Italian father and a French mother. On his sixth he was taught organ, then piano and also writing compositions. The way he discovered progressive rock is very special: he was in the same class as the son of Keith Emerson named Aaron, at his home he got familiar with ELP and Alex loved it! In 1993 he released his first solo album entitled Hypothesis, followed by numerous projects including the very interesting CD Waterline in 2007 featuring Aldo Tagliapietra (Le Orme), Tony Spada (Holding Pattern) and Paul Whitehead (designer of the early Genesis LP’s). On his new solo album The Sanctuary, drummer Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis and Moongarden) and guitar player Ettore Salati (ex-The Watch and recently The RedZen and SoulenginE) are invited as guest musicians. Listening to the 10 compositions on The Sanctuary I was often carried away to Vintage Keyboard Heaven due to the sound of flashy Minimoog synthesizer flights, majestic Mellotron choirs, sparkling Grand piano and sumptuous Hammond organ (especially in the ELP inspired Templar’s Dream and swirling solo’s in Knights And Clergymen). Ettore Salati’s guitar work is in the shadow of the lush keyboards but he plays very tasteful and varied, from powerful riffs to flowing and sensitive runs with hints of Steve Hackett (like in Entering The Sanctuary). And in Master Of Ceremonies he delivers a captivating duel on flamenco guitar with Mellotron choirs, goose bumps! Some tracks contain English vocals, these sound decent but not on the level of the other instruments. I am sure that singing in their wonderful native language would have given these songs more emotional depth. Nonetheless, this new effort by Alex Carpani and his musical friends has turned into a very pleasant progrock experience with the focus on exciting vintage keyboards, recommended!

No. 30
TRUEMETAL.IT (ITALY)
http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=9664
by Lorenzo Bacega


truemetal-TS


Il suo disco d'esordio, intitolato Waterline, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, un lavoro che, lungi dall'essere una pietra miliare del genere, ha comunque messo in evidenza delle capacità compositive decisamente fuori dalla norma, nonché un bagaglio strumentale davvero di prim'ordine. Stiamo parlando di Alex Carpani, talentuoso tastierista italo-svizzero cresciuto a pane e progressive rock, nato a Montreaux nel 1970. A distanza di tre anni dal già citato album di debutto, vede ora la luce il secondo full length targato Alex Carpani, dal titolo The Sanctuary, dato alle stampe nel mese di ottobre 2010 tramite Ma.Ra.Cash Records. Sempre legato per sommi capi alle coordinate stilistiche del precedente Waterline, questo The Sanctuary si riallaccia a sonorità progressive rock dal chiaro sapore anni settanta, a metà strada tra primi Genesis (quelli dell'era Gabriel, per intenderci), Gentle Giant e gli Emerson, Lake & Palmer più tastierosi. Totalmente rivoluzionata la line-up rispetto al full length di debutto: accanto al solito Alex Carpani – autore in questa occasione di una prestazione complessivamente buona e priva di particolari sbavature tanto alle tastiere quanto, ruolo per lui piuttosto inusuale, dietro al microfono – troviamo infatti una sezione ritmica completamente inedita, composta rispettivamente da Fabiano Spiga al basso, già membro in pianta stabile della Alex Carpani Band, formazione che è solita accompagnare il tastierista italo-svizzero nei suoi numerosi concerti in giro per il globo, e Gigi Cavalli Cocchi alla batteria, noto al grande pubblico per la sua lunghissima attività in ambito musicale assieme a gruppi del calibro di Moongarden, Mangala Vallis e Clan Destino. Chiude infine il gruppo il chitarrista Ettore Salati (ex The Watch), artefice di una prova forse poco appariscente, ma in ogni caso estremamente solida e precisa. Composto da dieci tracce (per una durata complessiva che si attesta intorno ai cinquantadue primi), questo The Sanctuary ci offre una manciata di brani dal minutaggio abbastanza contenuto (tutti al di sotto dei sei minuti), complessivamente ben congegnati, piuttosto omogenei a livello di sonorità e dall'alto tasso melodico. Un lavoro assolutamente scorrevole e privo di filler o passaggi a vuoto di sorta, che mette in evidenza un songwriting estremamente fluido e maturo, nonché una cura certosina per quanto riguarda gli arrangiamenti. Tra gli episodi migliori del disco possiamo citare la solenne Entering the Sanctuary, pezzo piuttosto articolato che si dipana tra fitte trame tastieristiche, inserti di pianoforte, ritmiche intricate e momenti più riflessivi. Degna di nota inoltre la strumentale The Dance of the Sacred Elves, senza alcun dubbio il brano più tecnico di tutto l'album, che richiama alla mente gli Emerson, Lake & Palmer di Tarkus, mentre invece la più briosa Master of Ceremonies si mette in evidenza per una serie di melodie particolarmente azzeccate e ad ampissimo respiro. Insomma, che altro aggiungere? The Sanctuary rappresenta, ad oggi, il miglior lavoro dato alle stampe da Alex Carpani, un disco inappuntabile sotto il profilo esecutivo, dai contenuti piuttosto interessanti, estremamente fluido a livello di songwriting e mai banale. Tutti i pezzi qui proposti si assestano su livelli qualitativi medio-alti, andando in questo modo a costituire una tracklist assolutamente scorrevole, priva di qualsivoglia filler o passaggio a vuoto. Un acquisto consigliato a tutti gli estimatori del progressive rock. 80/100

No. 31
UNPROGGED (ITALY)
http://www.unprogged.com/showthread.php?t=6228
by Luigi Cattaneo


Dopo il fortunato e valido esordio del 2007 (Waterline) torna con una prova ancora più matura il compositore e tastierista Alex Carpani, che qui si avvale di ottimi musicisti come Gigi Cavalli Cocchi (Moongarden, Mangala Vallis) alla batteria, Ettore Salati (The Watch, Red Zen) alla chitarra e Fabiano Spiga al basso. Con Waterline Carpani aveva mostrato una capacità di scrittura brillante e sicura, anche se molto rivolta alla storia del rock progressivo, sia inglese che italiano e difatti si era avvalso della collaborazione con uno dei personaggi chiave della produzione nazionale come Aldo Tagliapietra, cantante delle Orme. Dopo 3 anni di grandi soddisfazioni che hanno portato il tastierista ad un vero e proprio tour mondiale con tappe in Giappone, Germania e Francia, solo per citare alcuni paesi toccati dal gruppo, Carpani propone dieci brani legati tra loro a formare una sorta di suite progressiva. Per far questo decide di occuparsi personalmente delle parti vocali e di non attuare sostanziali modifiche alla struttura e al sound del disco precedente che tanto interesse aveva suscitato tra appassionati e critici. Quindi The Sanctuary procede piacevolmente con un alternanza di brani strumentali e cantati e con riferimenti continui ad alcuni nomi tutelari del progressive rock come Genesis ed Emerson Lake & Palmer. L’inizio è affidato alla strumentale Burning braziers, perfetta per introdurre l’album e portare l’ascoltatore nel mood sonoro tanto caro a Carpani che mostra da subito tutte le sue doti tastieristiche, coadiuvato dallo splendido lavoro dei musicisti a sua disposizione. Qui c’è tutto ciò che ci si può aspettare da uno strumentale progressivo, quindi atmosfera e cambi di tempo, virtuosismo e senso della melodia. Spirit of decadence suggestiva e malinconica, piace soprattutto per la sua capacità di avvolgere ed ammaliare l’ascoltatore. Qui Carpani predilige un impianto maggiormente collettivo e meno solistico e l’unica (lieve) pecca è forse la voce del leader che non convince del tutto, pur non risultanto fastidiosa o piatta. Ovvio però che un cantante di ruolo avrebbe giovato un po’ a tutto l’album. Si torna ad uno strumentale con The Dance of the Sacred Elves dove ovviamente le tastiere di Carpani sono nuovamente grandi protagoniste e ci guidano in sonorità che spaziano dal rock progressivo alla classica passando per accenni che richiamano al jazz. Grande tecnica strumentale e uno sguardo costante alla musica degli Emerson Lake & Palmer, grande fonte d’ispirazione per il musicista di origine svizzera. Il finale si aggancia alla successiva Entering the Sanctuary, brano dove forte è la presenza del moog, soprattutto nella prima parte. Nella seconda metà, prettamente strumentale, la band struttura il brano in maniera più articolata con Carpani eccellente al pianoforte, una sezione ritmica a proprio agio in trame sottilmente aggrovigliate e Salati attento a creare sonorità riflessive e fluide. Knights and Clergymen è un’ altra ispirata e splendida composizione strumentale, con Carpani abilissimo anche nel destreggiarsi con l’organo hammond in un alternanza continua di passaggi ora più rapidi ora più meditativi. Ancora l’ombra di Keith Emerson è presente in Templars dream dove è finalmente più preponderante rispetto agli altri brani la chitarra di Salati che sfodera il suo talento punteggiando egregiamente il corollario sonoro tastieristico di Carpani. Davvero splendida è Memories of a Wedding che introdotta da un delicato pianoforte esplode attraverso una sezione ritmica pulsante e sanguigna su cui si inseriscono le note sempre stranianti del moog. Strumentale è la seguente Master of ceremonies, episodio brillante e piacevole ma che non aggiunge molto a quanto ascoltato sin ora. Decisamente meglio Moonlight through the Ruins che si presenta come brano sognante e delicato, salvo poi avventurarsi in un momento strumentale degno delle migliori progressive band. In chiusura Leaving the Sanctuary, epica e dal piglio orchestrale, riporta ancora una volta agli anni d’oro del rock progressivo. Complessivamente si tratta di un lavoro più che valido, suonato ottimamente e molto curato in fase di arrangiamento. Anche se qualche passaggio non particolarmente brillante è presente direi che non ci sono brani da scartare o aggiunti esclusivamente per allungare la durata dell’album. La scrittura di Carpani si è affinata ulteriormente rispetto a Waterline, pur rimanendo all’interno di un panorama sonoro molto omogeneo e di grande rispetto verso i giganti del progressive inglese dei ’70. Oltre a ciò aggiungerei che Carpani, incredibile alle tastiere, non ha una voce memorabile e che forse andava sfruttato meglio il talento di Salati. Questo non pregiudica comunque la riuscita finale di The Sanctuary ma lascia in me aperta la sensazione che il prossimo possa essere il disco della definitiva consacrazione. Voto: 5 su 6

No. 32
PROG ROCK (UK)
http://www.classicrockmagazine.com/
by Natasha Sharf

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No. 33
RAW & WILD (ITALY)
http://www.rawandwild.com/review/review.php?id=Alex+Carpani
by G.F. Cassatella

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Anche se in ritardo, ecco giungere sulle colonne di R&W il secondo lavoro del tastierista italiano (ma di origine svizzera) Alex Carpani. Non ho avuto l’occasione di ascoltare il debutto, Waterline (2007), ma la copertina firmata dal pennello per eccellenza del prog, Paul Whitehead (Genesis, Van der Graaf Generator, Peter Hammill e Le Orme), mi ha subito ben disposto nei confronti dell’artista bolognese. Sin dalle prima note si intuisce un certa predilezione di Carpani per soluzioni alla Keith Emerson, anche se qua e là ci sono riferimenti più nostrani (soprattutto BMS, ma anche Orme) e vocalizzi in stile Genesis. The Sanctuary è un disco diviso in 10 tracce, per lo più strumentale, che vede come compagni d’avventura del tastierista Ettore Salati alla chitarra (The Watch), Fabiano Spiga (The Watch, Kbridge e Ozone Player) al basso e Gigi Cavalli Cocchi alla batteria (Mangala Vallis, Moongarden, CSI e Ligabue), impegnati tutti nel creare un delicato il tappeto sonoro su cui Alex da sfogo alle proprie pulsioni. Ma attenzione, non ci troviamo innanzi al solito lavoro masturbatorio-autocelebrativo del virtuoso di turno, The Sanctuary è un disco di prog classico ascoltabilissimo anche da chi non ama partiture particolarmente complicate. La forma canzone viene sempre rispettata, così come non mancano melodie accattivanti. Certo agli ascoltatori più avvezzi al prog metal che al prog classico quest’opera potrebbe risultare alquanto indigesta. Ma per tutti gli altri questo lavoro può risultare un sano ritorno al progressive d’autore made in Italy. E questo non è poco, considerando le porcherie che in questi tempi le etichette spacciano per capolavori… Voto: 7/10

No. 34
QUEBEC AUDIO & VIDEO (CANADA)
http://www.quebecaudio.com
by Richard Guay


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No. 35
ARTROCK.SE (SWEDEN)
http://www.artrock.se/artrock2011/recensioner2011_61.htm
by Mikael Bennerhed

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Mästerlig keyboardbaserad symfonisk rock från Italien. Hälften av låtarna är instrumentala och längden varierar mellan fyra till sex minuter. Jag har inte satt mig in i texterna, men förstår på titlarna att det handlar om ett konceptalbum. Inledningslåten, Burning Braziers, startar med ett försiktigt atmosfäriskt flageolettspel på elgitarr, som strax övergår i en mycket suggestiv rymtisk rörelse vilken byggs på med lager av gitarr och keyboards. Som i en agentfilm, där hjälten flyr undan attackerna från de onda, är musikenfylld avspänning och rörelse. Likt en berg-och-dalbana far Carpanis fingrar fram och åter över tangenterna. Slutackordet försvinner ut i tomma intet och ett böljande brus tar vid, som leder lyssnaren över in i nästa stycke - Spirit Of Decadence. En flygel ackompanjeras av en svävande keyboardmatta. Och Alex förkärlek till rytmiska rörelser på orgeln kommer fram i en 6/8 puls och låten liksom dansar fram. Sången är ganska släpande och långsam även när musiken i bakgrunden blir dramatisk. Stycket växlar ofta i karaktär men hela tiden finns pulsen där. Slutet är gudomligt vackert med en vocodermelodi. Att Alex Carpani är uppvuxen tillsammans med Keith Emersons son och hämtat mycket inspiration från ELP märks tydligt på den instrumentala The Dance Of The Sacred Elves. Andra inspirationkällor är tidig Genesis och sjävklart även PFM, Le Orme och andra stora italienska symfonirockband. Resten av styckena följer liknande möster - svävande passager, suggestiva rytmer, vackra melodier och ekvibrilistiskt keyboardspel. Alex Carpanis sång är också bra. De övriga tre lagkamraterna; Etteri Salati (gitarr), Fabiano Spiga (bas) och Gigi Cavalli Cocchi (trummor) gör ett fantastiskt jobb, lite i skymundan. Omslaget är gjort av Paul Whitehead. Paul har även gjort flera omslag åt Genesis, Van der Graaf Generator och Le Orme m fl. The Sanctuary är ett jättelyft jämfört med förra skivan - Waterline, som jag tyckte var bra, men alldeles för spretig. Här är det supertight och genomtänkt utan att den skull bli överproducerat. Fullt av mellotroner och hammondorglar och allehanda godsaker som gör en älskare av den typiska 70-tals symfonirocken överlycklig! .... och så kommer de ju till Slottsskogen i sommar!!! 9/10

No. 36
CHROMATIQUE.NET (FRANCE)
http://chromatique.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=2915:The%20Sanctuary&Itemid=12
by Jérôme Walczak


Après Waterline, son précédent disque ouvertement marqué par les années soixante-dix et sur lequel les influences d'ELP et de Genesis étaient légions, le Franco-Italien, encouragé par un succès critique mérité, récidive avec un entêtement qu'il est bon de souligner. L'artiste continue ainsi d'assumer totalement la filiation directe évoquée et ne s'encombre pas d'esbroufes techniques qui seraient de simples prétextes pour faire moderne. Si le chant sur son précédent album laissait à désirer, l'écueil est ici très simplement contourné puisqu'il assume désormais lui-même la totalité des parties vocales. Avec à ses côtés le batteur Gigi Cavalli Cocchide (Mangalla Vallis), le guitariste Ettore Salati qui officia un temps avec The Watch et Fabiano Spiga à la basse, l'ensemble tient la route tout en bénéficiant d'une production très honorable. Finalement, loin d'être original par son attachement bien trop prononcé à ELP et leur Brain Salad Surgery (« Burning Braziers », « The Dance of the Sacred Elves »), il reste émouvant de constater que presque quarante ans après, ce style réussit encore à faire mouche en termes d'émotions. Un petit anachronisme réussi, qui saura trouver son public et qu'il est sympathique de soutenir. 6/10

No. 37
MUSIC STREET JOURNAL (U.S.A.)
http://www.musicstreetjournal.com/index_cdreviews_display.cfm?id=102854
by Gary Hill


music-street-journal-TS


2010 has seen the release of some of the best music in recent memory. That makes it very hard to come with a ten best list for the year. This album is certainly a contender, though. It has a modern sound, but is so firmly rooted in classic progressive rock that it wouldn’t be a big shock to find out it had been released in the 1970s and was a reissue. Of course, that’s not true. This should appeal to the fans of the original run of progressive rock. There is plenty here that feels like bands like Emerson Lake and Palmer, Yes, Kansas and Genesis. Of course, no matter which influences stand out to a given listener, it’s an amazing album however it’s sliced. Track by Track Review:
Burning Braziers Keyboards lead off and the track builds very gradually from there. Then it threatens to move to a metallic texture, but instead keyboards come over the top and the motif is closer to a harder rocking Emerson Lake and Palmer. It moves through a series of changes and alterations and at points comes close to metal, but the keyboards keep it more firmly grounded in progressive rock. This extensive instrumental covers a lot of musical ground, and while the closest comparison is ELP, hints of Yes and Genesis also appear. Some circus styled music and more classical progressions are also incorporated at times. Spirit Of Decadence This rises up gradually with ambience serving as the introduction. Then keyboards join and create wonderful worlds of instrumental sound. It builds in a powerful way from there. It modulates out to a progression that brings in lots of Yes and Genesis and the first vocals of the disc join amidst that progression. Once more the keyboards really dominate this thing, but while they sounded rather like Keith Emerson’s work in the opener, they are closer to Rick Wakeman’s style here. They take this into a very melodic movement later that’s closer to Genesis. It’s another powerful and dynamic piece that even seems a bit like Kansas at times. It changes often and in very great ways. A mellower movement later and the build up that follows are very much in keeping with the type of music that typified early Genesis. While the opener had a lot of changes and variety, this piece makes that one seem staid by comparison. In fact, it’s amazing how much is packed into a five and a half minute song. They even take it out to a mellow symphonic bit late. The Dance Of The Sacred Elves The retro keyboard sound that opens this is incredibly tasty. It has a sort of dancing nature to it, feeling like some kind of an elf dance. Other instruments join after a time and this is another piece that is likely to make a listener think about ELP at times and Yes at others. Still, another jam is more like the more proggy side of Kansas. It’s another dynamic and powerful cut that is full on prog and definitely dominated by the keyboards. It has a lot of symphonic elements built into its tapestry. It’s another instrumental piece. Entering The Sanctuary Keys once more start this off and hold it for a time. As it builds up there is some crunchy guitar, but the track still retains a progressive rock, rather than metal, nature. Emerson Lake and Palmer is again on the menu, but there are plenty of other sounds here, too – Yes being one of them. It gets quite symphonic at times and is very dynamic and full of changes and alterations. Knights And Clergymen A retro keyboard sound akin to early Genesis leads off and they build it from there. It turns out into a smoking hot progressive rock jam that’s got a lot of Emerson Lake and Palmer and a lot of Yes built into it. The closing segment of this instrumental calls to mind Kansas’ “Magnum Opus” again. Templars Dream While all the familiar players are back on this progressive rock jam in terms of influence, it definitely doesn’t risk seeming like the rest of the album. They take it through a number of intriguing and powerful changes and movements. There’s a great Wakeman-like piano solo that heralds the entrance of the vocals. This is another powerful piece of music with a lot of diversity and variety built into it. It’s one of those pieces that just keeps getting rearranged and turning corners here and there.  Memories Of A Wedding The keyboard movement that starts this is quite classical in nature, but the song works out to more of the same killer retro progressive rock that’s been heard throughout. While all the familiar references are here, this one is perhaps more Genesis-like than some of the other material on show. It’s every bit as dynamic and powerful as the rest of the set, though. Master Of Ceremonies If the last piece was more Genesis-like, this one doesn’t seem to have a lot of that band in the mix. However, Yes, Kansas and ELP can all be heard at different points in this powerful cut. A mellower movement later calls to mind Klaatu a bit, but they power back out from there. This is a dynamic and very potent instrumental piece that is full of changes and twists. In a bit of a surprise there’s a little bit of flamenco music at the end of the piece. Moonlight Through The Ruins There’s a fairly long balladic movement that calls to mind Genesis, but it also moves out to some of the more modern and crunchy instrumental work of the whole set. In many ways this is the most complex and diverse cut on show. There is a lot of Genesis in the harder rocking movements, too, though. And that extensive instrumental movement gives a return to the Genesis-like balladic section. This is arguably the strongest piece on show. Of course, when everything is this good, it’s really hard to pick one standout. Leaving The Sanctuary This killer instrumental at times calls to mind Pentwater. At other points Emerson Lake and Palmer are on the bill. Still other sections make one think of Yes and others point to Genesis. All in all, though, it’s a smoking hot progressive rock jam and a great way to end the proceedings in style.

No. 38
MERLIN PROG (NORWAY)
http://www.merlinprog.com/soreuropa.htm
by THE STAFF


Med en fin debut i form av “Water Line” blir det naturlig nok stilt visseforventninger til Alec Capani sin oppfølger. Nå hører det også med til historien at ikke en eneste musiker fra forrige skive hadde anledning til å spille på ”The Sanctuary”. Andre faktum er at skiva klokker inn på noe over femtien minutter og er mastret av Mika Jussila i Finnvox Stuio i Finnand faktisk! Som en digresjon tar vi med at Alex Carpani Band er basert på tilfeldigheter fordi mens Carpani var rekonvalesent med et ankelbrudd så fikk han tid til å komponere temmelig mye. Det materialet som da ble produsert ble i sin tid til den omtalte debuten ”Water Line”. Dette albumet her hviler rimelig tungt på keyboard uten at det noen gang blir direkte plagsomt. Plagsom er i alle fall ikke produksjonen som er om ikke i stjerneklasse så i alle fall høyt der oppe, og som står seg virkelig bra til et klassisk symfonisk progalbum uten alt for god vokal av Carpani selv. På ”Burning Brazier” er det ingen vokal, og den våkne leser vil da skjønne at låten er instrumental. Noe nikk mot Tangent og mye flott keyboardspilling med mange snertne taktskifter og nok snacks til at lytteren blir på sin post. Ettore Salati viser sin klasse på “Entering The Sanctuary” og gir oss noen gitarlinjer av høy klasse. Låtene er rimelig dynamisk og Carpani sine keyboardspilling er av det mer subtile slaget selv om hans vokale prestasjoner også her ikke er av samme klasse. Klasse er det derimot over tangenttrakteringen på ”Master Of Ceremonies” som har anselige mengder med slikt, men som også suppleres og støttes bra av gitaren. Den formidable flamencoavslutningen er vel verdt å få med seg, og fullbyrder en flott låt. Keyboardene er også i sentrum på ”Knights And Clergymen”, men på tross av dette er låten den hvor samhandlingen til musikerne er på sitt beste. Det er også en rimelig dramatisk lyrisk kontekst her og rytmeskiftene og stemningene er nøyaktig og sublimt tilpasset. En rytmisk frodig og hypnotisk låt som nok er den beste låten fra Carpani sin hånd denne gangen. De ti låtene forteller en ikke alt for avansert lineær historie, og det er diverse stemningsskifter som musikken pent fanger opp med sin om ikke store så ok variasjon.  ”Templares Dream” gir faktisk noen virkelig flotte gitarlinjer før keyboardene tar full kontroll som seg hør og bør på et album såpass stenket i keyboard. Produksjonen er av solid støpning, og låtene er ikke akkurat full av overraskelser men med såpass essens at de evner å holde på lytteren uten nødvendigvis å fjetre hun eller han. Det er et solid verk med symfonisk prog som er ok uten at det noen gang blir et festfyrverkeri men mer et verk med fin kvalitet!

No. 39
MUSIC BY MAIL (DENMARK)
http://www.musicbymail.dk/cds/new.htm
by THE STAFF


The Sanctuary. Ma.Ra.Cash Records (MRC 021 CD). 2010.
After the huge success of the critically acclaimed first album, the new one is a long story divided in 10 tracks forming a long suite. The incredible talent of Alex on keyboards is evident, both as regards orchestral background and magical solos. Along with the tried and tested band (in which stands the former guitarist of The Watch), we find Gigi Cavalli Cocchi on drums (Mangala Vallis, Moongarden, etc..), as well as Fabiano Spiga on bass. The artwork is signed by prog icon Paul Whitehead.

No. 40
PROGRESSIVE-NEWSLETTER (GERMANY)
http://www.musicbymail.dk/cds/new.htm
by Kristian Selm

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No. 41
DA MUSIC (BELGIUM)
http://www.damusic.be/cd/alex-carpani/the-sanctuary
by Christoph Lintermans

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Italianen hebben een roemrijke geschiedenis om te koesteren. Ze hoeven doorgaans niet ver te stappen om hun materiële verleden te bewonderen. Het moet Alex Carpani zeker geïnspireerd hebben tot ‘The Sanctuary’. Maar het virtuele heiligdom dat hij op zijn tweede album optrekt, is ook een pantheon voor zijn Italiaanse en Engelse toetsenhelden.In het heiligdom dat Carpani beschrijft, wemelt het van elfen, ridders en monniken. Of een combinatie van die laatste twee, de tempeliers. Dit is waar de zogenaamde RPI (Rock Progressivo Italiano) goed in is: verhalen vertellen. Toch is de helft van de tien tracks instrumentaal. Maar Carpani vertelt vooral op zijn bij voorkeur antieke toetsen - het Hammondorgel, de Mellotron en de Moog. De cover werd getekend door Paul Whitehead (bekend van onder andere Genesis) en ademt een surrealistische sfeer uit. Het album begint net zo: de eerste akkoorden klinken als niet van deze wereld, maar al snel volgt een eerste duel tussen orgel en gitaar (Ettore Salati, ex-The Watch). Het pad wordt geëffend voor de talrijke instrumentale erupties die zullen komen. Een lavastroom van vintage toetsen doet de titel (Burning Braziers) alle eer aan. Een wind (of beter: een Mellotronkoor) stuurt de Spirit of Decadence op je af. Orgel, gitaar en Moog gaan hier in contrapunt met elkaar. Het is de opmaat naar een eerste gezongen gedeelte. Dan doen gitaararpeggio’s hun plechtige intrede. Dat doet natuurlijk aan Genesis denken, maar het geheel heeft ook wat weg van de onderschatte Duitse band versus X, al is Carpani een beter zanger. In The Dance of the Sacred Elves gaat het orgel helemaal gek. Hammond en Moog roepen herinneringen op aan de legendarische Keith Emerson. In dit nummer schurkt men inderdaad het dichtst aan bij ELP, met name de lp ‘Tarkus’. In Entering The Sanctuary overheerst een ander soort bewondering, die voor het heiligdom. Het ensemblespel is hier trouwens van een hemelse schoonheid. De hele band is hier in optima forma. Maar wanneer de kern van het heiligdom ontdekt wordt, kunnen enkel de menselijke stem en de Mellotron het onuitspreekbare uitdrukken. Knights and Clergymen is een swingend virtuoos nummer op de toetsen. Dit is voer voor Emerson- en Wakemanfanaten. De Mellotronkoortjes dompelen je onder in een middeleeuwse sfeer. Een lekker pompend ritme is de stuwende kracht achter Templars Dream. Toetsen- en zangpartijen worden hier gestut door een heerlijke baslijn. Wat een metamorfose: een verleidelijk pianootje leidt naar Memories of a Wedding. De ritmische veranderingen stellen bassist Fabiano Spiga en drummer Marco Fabbri op de proef en houden de luisteraar scherp. Zang wordt afgewisseld met intens spel op de Moog. Mellotronkoortjes ronden de herinnering met gepaste eerbied af. Master of Ceremonies is de signatuursound van Carpani. De maestro leidt de plechtigheid met feestelijk spel. Orkestrale toetsen maken het bruggetje naar een tweede uitwerking van het thema, waarin een onzelfzuchtige Carpani de gitaar meer ruimte geeft. De coda krijgt zelfs een flamencogitaar mee. Een klassieke gitaar reageert hierop met open, heldere akkoorden; het is de aanzet tot Moonlight through the Ruins. Een verhalende stem schetst het nachtelijke tafereel, en dan: ta-dam!! Korte erupties van tutti doen de geheime stilte wijken voor vette Moog- en Hammondklanken. Maar het geheim blijft intact, als gitaararpeggio’s de gewijde rust finaal doen weerkeren. Leaving the Sanctuary klinkt door de variatie aan fraaie inkleuringen en tempi als een synthese van al het voorgaande. Het meest opvallend zijn de plechtstatig schallende Moog en het duet tussen toetsen en tribale drums.  Het mag duidelijk wezen: het teruggrijpen naar antieke instrumenten en inspiratiebronnen hoeft geen sta-in-de-weg te zijn voor originaliteit. Of hoe Alex Carpani de geest van het verleden - in meer dan één betekenis - een plaats weet te geven in de hedendaagse muziek.

No. 42
PROGRESSOR (UZBEKISTAN)
http://www.progressor.net/review/carpani_2010.html
by Olav M. Bjornsen


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Prolusion.
Swiss-born, Italian-based composer and musician Alex CARPANI has been around for a good few years now. Since his first tentative steps as a recording musician back in 1990 he has recorded just over three dozen albums in total in the format of self-released discs, demos and commissioned works. "The Waterline" from 2007 saw him attaining something of a breakthrough amongst fans of progressive rock. "The Sanctuary" from 2010 is the follow-up to that album, issued by MaRaCash Records in 2010. Analysis. Among the many stylistic expressions sorted under the large umbrella called progressive rock, symphonic art rock is arguably the one best known, mostly due to the commercial success achieved by artists such as Genesis, ELP and Yes back in the 70's. And while some artists try to modernize this type of music by incorporating contemporary-sounding elements to this style, others prefer to explore this type of music within the same compositional and instrumental boundaries as the giants of old. Alex Carpani is an artist who appears to be closer to the latter than the former in this context, upholding the legacy of past purveyors of the style to a great extent, but also subtly incorporating assorted details with somewhat of a more modern touch. On the ten tracks that make up his latest disc, those who love the symphonic part of the art rock realm are in for a treat anyhow. With epic-length compositions just about the only item some might find missing, "The Sanctuary" is a tour de force of the symphonic genre, sporting layered keyboards aplenty, with both Mellotron and organ extensively utilized alongside vintage-sounding keyboards and the token few textures that might indicate instruments originating from more recent years. These are used in songs that are forever changing and developing, with multiple changes in tempo, atmosphere and arrangements. Gentle passages with an almost ambient nature have their place just as much as do massive, majestic parts with multiple guitars and keys, forming detailed and intricate sonic tapestries. Darker, slightly harder-hitting themes, consisting of guitar riffs, underscoring keyboard motifs as well as guitar-driven parts, supported by gentle keyboards, complement the gentler arrangements quite nicely, and those fond of instrumental soloing will be pleased to know that this disc is mostly instrumental and sports its fair share of soloing passages courtesy of guitars, organ and various types of keyboards: gentle constructions with an emphasis on melody just as typical as energetic, swirling soloing on top of a richly crafted main theme. "The Sanctuary" appears to be a solid and well-thought-out production, not quite as challenging as some might desire and perhaps a tad too orthodox for some as well. But while musical revolutions can be both interesting and intriguing, we all have a desire for exploits catering to traditions too, and that desire is accommodated by Carpani and his men quite nicely on this CD, and in the case of The Dance of the Sacred Elves a true moment of brilliance appears as well, the quirky Gentle Giant tendencies of this piece strengthening its impact perfectly. Conclusion: "The Sanctuary" is a good example of an album that should have a strong appeal among fans of 70's progressive rock of the symphonic variety. In sound and expression those familiar with the giants of the genre will find many recognizable details, while the overall sound and arrangements also incorporate elements of a more contemporary nature. But by and large this is an album that appears to be tailor-made to cater to those whose heart and soul reside among the symphonic giants of yesteryear, most of which should find this CD to be a pleasing and rewarding experience.

No. 43
PROGWERELD (THE NETHERLANDS)
http://www.progwereld.org/cms/recensies/album/alex-carpani-%e2%80%93-the-sanctuary/
by Wouter Bessels


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De Italiaanse toetsenist Alex Carpani kent zijn klassiekers op proggebied. Niet alleen muzikaal – de sympathie voor Yes, Genesis en ELP ligt er bij hem dik bovenop – maar ook zichtbaar: de hoes van zijn album “Waterline” liet hij ontwerpen door Paul Whitehead. De man die een aantal albums van Genesis, Le Orme en Van Der Graaf Generator in prachtige impressionistische schilderkunst hulde. Ook voor zijn nieuwe cd “The Sanctuary” maakte Whitehead een olieverfschilderij; ditmaal een impressie van een blik op de stad Florence. Het thema van de plaat handelt over een man die gescheiden is van zijn omgeving en daarin op zoek gaat de waarden in zijn leven. Voor de opnames heeft Carpani niemand minder dan drummer Gigi Cavalli Cocchi (Moongarden, Magalla Vallis) weten te strikken, naast zijn vaste bandleden Fabiano Spiga (basgitaar) en Ettore Salati (gitaar). Het leidt op deze plaat tot de klank van een hechte band, die heerlijke nostalgische gevoelens oproept en met passie herinnert aan de toetsenvolle prog van de al genoemde bands. En oh ja, die Mellotron… zet deze maar op de lijst van platen met Mellotron-spel (volle koren!), want liefhebbers daarvan komen behoorlijk goed aan hun trekken. En hoe Carpani als Keith Emerson kan klinken, is te horen in het merendeel van de nummers. Op Hammondorgel gooit hij alle registers open. Dat geeft deze heerlijke plaat een rauw randje mee, die geen nieuwe muzikale deuren opent, maar wel een aantal sterke composities bevat. Die zijn inherent aan de Italiaanse progressieve rock, want gelukkig weten de hedendaagse musici uit dat land de erfenis van het verleden hoog in het vaandel te houden. Luister naar de spannende opbouw van Burning Braziers en je weet dat er veel moois staat te wachten. De glasheldere productie doet met name de verhouding tussen de wagonlading aan toetsen en krachtig drumspel goed. Niet alle stukken zijn instrumentaal: vijf bevatten teksten (aangevuld met wat woordloze zang) die bijna ondergeschikt aan de muziek zijn. Het houdt de sfeer van deze conceptplaat goed in evenwicht. Clichés zijn er ook in overvloed: zo heeft The Dance Of The Sacred Elves die typische symfo-tik die zo vaak aanbeden wordt, maar dat er een prachtig orkestraal stukje op volgt, komt de afwisseling ten goede. Toch is er ook een punt van kritiek: de toetsen van Carpani klinken soms te blikkerig. Dat de piano-, Hammond-, en soms ook Mellotrongeluiden uit digitale apparaten komen is op zich geen probleem, maar laat Carpani dan wel betere samples gebruiken. Met name het geluid van de ‘grand piano’ – luister naar Master Of Ceremonies - lijdt daaronder. Toch is het een kleine smet op deze stevige en zeer melodieuze Italo-prog plaat, die het werk van een groot muzikant en arrangeur laat horen.

No. 44
HARMONIE MAGAZINE (FRANCE)
http://www.harmonie-magazine.com/
by Raymond Sérini

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No. 45
METALLUS.IT (ITALY)
http://www.metallus.it/recensioni/the-sanctuary/
by Anna Minguzzi

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Come già messo in evidenza anche nel corso della sua recente apparizione al Garden Prog Fest, Alex Carpani è una realtà forte e determinata che, nonostante le evidenti influenze provenienti da terra britannica, riferibili soprattutto a Genesis e Emerson, Lak e Palmer, si sta rendendo capace di mettere a punto il proprio stile. Per il suo secondo album, il tastierista emiliano ha potuto approfittare d un paio di ospiti di grande rilievo per la scena progressive nazionale, come Gigi Cavalli Cocchi (membro di innumerevoli progetti come Mangala Vallis e Mongarden, nonché organizzatore del Gong Festival a Parma) alla batteria e Ettore Salati (ex chitarrista dei The Watch, affermatasi prima come tribute band dei Genesis e poi con i propri pezzi). Per non parlare poi dell’immagine di copertina realizzata da un certo Paul Whitehead, che nell’ambiente progressive è un guru delle copertine, avendone realizzate, fra gli altri, per Genesis, Van Der Graaf Generator e Le Orme. “The Sanctuary” è un concept album solenne come un organo da chiesa con il  volume al massimo; le tastiere giocano la parte principale, occupano spazio ma lo fanno con estremo garbo, accompagnano la voce quando è necessario e ci introducono con delicatezza in ogni brano. Pochissime le parti cantate, e in generale si respira un’aria di soffuso splendore, di ampio respiro, come quando si entra in una cattedrale gotica per ammirare la luce del sole che filtra dalle vetrate. I brani di “The Sanctury” piaceranno immediatamente a chi i ascolta, anche senza doverli mettere sotto la lente di ingrandimento per analizzarli passo dopo passo. Alex Carpani è un artista di casa nostra che ha saputo dare una caratura internazionale al suo lavoro, e anche per questo va apprezzato. Voto: 7/10

No. 46
DUTCH PROGRESSIVE ROCK PAGE (THE NETHERLANDS)
http://www.dprp.net/reviews/201135.php#carpani
by Leo Koperdraat


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Tracklist:
Burning Braziers (5:02), The Spirit Of Decadence (5:36), The Dance Of The Sacred Elves (4:02), Entering The Sanctuary (4:58), Knights And Clergymen (4:49), Templars Dream (5:39), Memories Of A Wedding (5:29), Master Of Ceremonies (4:30), Moonlight Through The Ruins (5:46), Leaving The Sanctuary (6:00) Alex Carpani is an Italian keyboard player (born in Montreux in 1970) who releases his second album The Santuary. He already released a couple of albums with his band Gemini. From a very early age he had musical interests and taught himself to play organ and piano and later studied musicology at the University of Bologna. He also studied music for films at C.E.T. (Italian school of music) and sound engineering. He met Keith Emerson at the age of 6 as Emerson’s son was a classmate of Carpani in his parent’s college in Switzerland. That’s where his love for progressive rock and keyboards was born. Carpani is active in a number of musical areas as he writes electronic music (several albums released), music for theatre and multimedia (he has written music for various plays and films in Italy), music and poetry (he is has written a trilogy inspired by the verses of Italian poet Edoardo Sanguineti) and of course progressive rock. The successor of The Waterline (2007) opens quite spectacularly with the wonderful Burning Braziers, an instrumental track which offers a good introduction of what to expect. A very keyboard heavy album and for fans of the mighty Hammond organ especially, an album with much to enjoy. With that in mind the connection could so easily be made with Keith Emerson but I have to say that that’s not the case here. The Dance Of The Sacred Elves does have an ELP influence but to call Carpani a Keith Emerson clone would be unjust and untrue. The instrumental opening track does also show that guitar player Ettore Salati adds enough counterweight to Carpani’s keyboards with his versatile playing. I would have liked to hear him more upfront (especially during Templars Dream and parts of the album closer Leaving The Sanctuary). The music is well written and played by very skilled players. Next to Salati (ex-The Watch and now The Redzen) we have drummer Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis, Moongarden and CCLR) who shows his considerable skills on this albums. Carpani also adds his pleasant voice to a couple of the tracks, although I was a little wary when I first heard his voice at the beginning of Spirit Of Decadence. But this is an album for those who love the sound of the Hammond. Knights And Clergymen is another instrumental track that is smothered in the thing (he says with respect). However note here there is also some beautiful work on the 12 string guitar in the middle part of the song. We must not forget the role of bass player Fabiano Spiga. I didn’t know of him but he proves to be a very solid player who gels very well with Cavalli Cocchi. Especially on, for me the highlight of the album, Memories Of A Wedding. Although the music is not to my personal taste this is a really well made album with excellent musicians. I understand that however the album is released under the name of Alex Carpani it has become the Alex Carpani band. And although I acknowledge the quality of the songs for me personally the music would have benefited from a slightly more prominent role for Salati. Maybe on the next album? However I feel that a lot of people will really like this album, especially those who like keyboard orientated progressive rock full of Italian passion. Conclusion: 7 out of 10

No. 47
SINFOMUSIC
http://sinfomusic.net/portal/index.php?option=com_k2&view=item&id=968:alex-carpani-the-sanctuary-2010&Itemid=53
by the staff


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Aunque nacido en Suiza, Alex Carpani se estableció en Bolonia, Italia, donde se graduó en estudios musicales. En el 2007 y con la ayuda del cantante de Le Orme, Aldo Taglipietra, grabó su primer álbum Waterline, un muy buen disco muy  metido en la onda genesiana, aunque con toques ciertamente particulares. Ahora , en el 2010, nos ha llegado su segunda obra, The Sanctuary, que cuenta con la ayuda de dos miembros de la también banda italiana The Watch, como son Ettore Salati en las guitarras. que participó en los tres primeros discos de  The Watch, y el actual batería de dicha banda, Marco Fabbri. ¿Qué nos encontramos en este disco?. Al igual que su primer disco, siguen claramente las influencias de Genesis, no solo por el aporte de ambos músicos de The Watch, sino sin duda por los teclados del propio Alex Carpani, que nos recuerdan en muchos pasajes a Tony Banks, el uso del órgano y mellotron, y especialmente del piano (Spirit of decadence). En diversos pasajes, el órgano nos recuerda al propio Keith Emerson ("The dance of the sacred  Elves).  Buenas composiciones y buenos músicos, que hacen de este disco una gozada al que le guste el rock sinfónico al más puro estilo clásico. La producción es francamente buena y hay momentos realmente épicos en el disco que obliga a ponerlos una y otra vez, como "Knights and clergyrmen" o "Templars dream", donde los teclados se desbordan. Y ese es quizás su sello de identidad, la variedad de teclados que utiliza, mezclándolos con acierto, especialmente órgano y piano. Un disco con el que yo particularmente disfruto y mucho, al igual que el primero, "Waterline". Como único pero, quizás la voz, aunque en este disco predomina claramente la instrumentación. Muy recomendable.

No. 48
TEMPI DURI (ITALY)
http://www.tempi-duri.it/readreviewsdischi.asp?id=1108
by Pierluigi Daglio


Secondo disco ispirato alla musica progressive per Alex Carpani e la sua band. Alex è un virtuoso delle tastiere e un musicista molto prolifico. Dal 2000 in avanti la sua attenzione compositiva si è maggiormente concentrata sul rock progressivo, genere che lo ha da sempre influenzato e ispirato, sulla musica elettronica e sulla musica per il teatro. Prendendo in considerazione il filone e le produzioni progressive, Alex nel 2005 ha firmato un contratto con l'etichetta indipendente americana CypherArts che ha in seguito pubblicato il suo primo album di matrice progressive dal titolo “Waterline” nel 2007. Alex in questo ambito ha anche collaborato con David Jackson, indimenticato sassofonista dei Van der Graaf Generator, Aldo Tagliapietra, front-man e bassista delle orme, e Paul Withehead, famoso per le illustrazioni sulle copertine di alcuni dischi dei Genesis. “Waterline” è un concept album di rock progressivo dedicato al quel sottile confine tra il mondo sommerso e il mondo emerso, tra due universi confinanti e attigui, ma profondamente diversi. La sottile linea di demarcazione tra ciò che ci è familiare, o ci sembra familiare, e l’ignoto. Alla fine di ottobre 2010 arriva finalmente il suo secondo disco progressive “The sanctuary”, un altro concept album dedicato questa volta ad un immaginario santuario che divide il protagonista dal mondo esterno che lo circonda. Il disco si apre con una bella ouverture strumentale, “Burning Braziers”, subito in atmosfera progressive, che parte lieve e lenta per poi evolvere repentinamente in potenti tastiere alla ELP che mantengono un ottimo ritmo e un groove coinvolgente. Ci sono interessanti variazioni musicali e riprese del tema dominante che si susseguono nel brano. Rimane però in secondo piano la parte ritmica a discapito delle tastiere. Un ottimo inizio per un disco che promette bene. Alcuni passaggi di tastiera ricordano le cadenze e le atmosfere di Tony Banks, tastierista dei Genesis. Il finale è particolare, caratterizzato da scale di note che si susseguono. Attraverso un bridge ventoso si prosegue con “Spirit Of Decadence” che ha un inizio maestoso, quasi epico, di pianoforte solo. Poi partono le tastiere con un ritmo sincopato molto intrigante intramezzato da qualche parte cantata. La voce resta, tuttavia, in secondo piano rispetto alla musica che recita sempre la parte preponderante del pezzo. Peccato per la scelta di cantare in inglese per un artista di lingua italiana. Non dimentichiamoci della grandiosa stagione del progressive italiano tra l’inizio e la metà degli anni settanta con ottimi dischi cantati anche in italiano. Il brano prosegue conservando sempre un ritmo avvolgente fino a un cambio di battuta marcatamente genesiano che introduce la seconda parte del pezzo, sempre di stampo genesiano, dove si sentono anche chitarre acustiche, per poi terminare nuovamente col pianoforte. Molto avvincente. “The Dance Of The Sacred Elves” ha un inizio prorompente sempre in stile ELP con una bella cadenza di organo hammond. Le tastiere sono le padrone assolute della prima parte del disco. Il brano è totalmente strumentale ed è suonato con una tecnica sopraffina. Le melodie si susseguono e si intersecano in un crescendo fino a mutare quasi improvvisamente in un suono vintage che poi riparte fragoroso e potente. Ottimi i contrappunti tra pianoforte e tastiere. Qua e là si riesce anche a sentire la chitarra elettrica. Segue “Entering The Sanctuary” con un inizio lento che però diventa subito ritmato e cadenzato. Ci sono anche parti cantate. Anche questa traccia è molto genesiana sia per i tappeti sonori che sostengono le parti cantate (The colony of slippermen) sia nei raccordi tra le diverse strofe. Alla fine troviamo anche una piccola parte cantata in italiano. La seguente “Knights And Clergymen” parte con una chitarra acustica per passare in breve tempo a un pregevole riff di organo hammond. Grande tecnica da parte di Alex che ricorda in alcuni passaggi la velocità e la modulazione di Rustichelli in Opera Prima, capolavoro del progressive italiano del 1973. Il brano sale di tono, sempre in crescendo. Finalmente anche basso e batteria fanno capolino tra le tastiere e hanno più spazio. Pregevoli i cambi di ritmo. Uno dei pezzi più riusciti dell’album. In “Templars Dream” finalmente sentiamo bene anche la chitarra elettrica. Brano veloce e ritmato, molto interessante. Forse il migliore del disco per musicalità e per varietà di temi. Assoli di tastiere che si susseguono. Il pezzo è molto ricco, quasi barocco, coinvolgente e bello. Troviamo più spazio per tutti gli altri strumenti, a volte troppo soffocati dalle tastiere. La musica è molto ben amalgamata, pur elargendo vari cambi di ritmo, volume e cadenza, elementi tipici e caratterizzanti della musica progressive. Ottimo groove. Nella seconda parte del disco le tastiere lasciano più spazio alla parte ritmica, basso e batteria, e spesso si sentono anche chitarre acustiche ed elettriche. Il disco ne guadagna molto. “Memories Of A Wedding” ha un inizio struggente di pianoforte poi sale un ritmo più frenetico, in crescendo, sincopato, e parte un organo che avvolge. Troviamo anche una parte cantata e delle chitarre acustiche. Atmosfera epica. Uso frequente e massiccio del pitch bend. Brano delizioso sempre in crescendo. Il disco mantiene un alto livello compositivo senza cadute di tono e questo è un fattore molto positivo. Un bridge acustico ci accompagna alla canzone successiva “Master Of Ceremonies” allegra e giocosa, ancora in stile genesiano, che ricorda gli stacchetti di Nursery Crime, quasi una ballata dalle caratteristiche veramente progressive dei primi anni settanta. Molto variegata con continue evoluzioni, cambi di ritmo e impostazione. “Moonlight Through The Ruins” è un brano dolce che inizia con chitarre acustiche poi batteria e cambio di ritmo. Ritornano le tastiere alla ELP come all’inizio del disco, poi di nuovo lento e poi di nuovo veloce. Un bel pezzo. La seconda parte del disco riserva delle piacevoli sorprese. Buona sezione ritmica. Il finale ci conduce verso l’ultimo brano di questo bel disco. “Leaving The Sanctuary” ha un inizio orchestrale e sinfonico, quasi classico, poi si fa più cupo, lento e grave poi improvvisamente parte un pezzo incredibile di tastiere questa volta ben supportate dal basso che si sente a pari livello. Il riff di tastiere è molto piacevole, martellante. La parte melodica cambia spesso di tono e di ritmo. La canzone scorre via elegantemente, con una musica ispirata, un ritmo adeguato e una bella cadenza. Degna conclusione di un bel disco. In questo brano più che nel resto dell’album emerge uno stile più personale, identificativo, che non richiama lo stile di altri tastieristi del passato. Uno dei brani migliori del disco. Proprio una bella produzione di Alex in vero stile progressive. Disco riuscito e splendidamente suonato con tecnica sopraffina. Ci sono molti richiami e reminiscenze verso ELP e verso i Genesis, non è facile, infatti, affrancarsi completamente da questi monumenti della musica però il disco contiene, soprattutto nell’ultimo brano, anche molti spunti originali e interessanti. Peccato che sia cantato in inglese. Nella prima parte dell’album si concede troppo poco spazio alla chitarra e alla sezione ritmica, infatti le tastiere sono eccessivamente preponderanti. La seconda parte, invece, lascia più spazio a questi strumenti e quindi il disco ne trae beneficio e si arricchisce. I pezzi migliori da un punto di vista musicale sono “Burning Braziers”, “Knights And Clergymen”, “Templars Dream” e “Leaving The Sanctuary”. Mi piacerebbe molto vedere la rappresentazione live del disco in quanto sono sicuro che sia ancora più coinvolgente dell’album, se suonata di seguito tutta di un fiato. Ottima produzione sia per quanto riguarda la musica che il packaging. Come consiglio direi che bisogna fare ancora uno sforzo per tentare di affrancarsi il più possibile dal ricordare altri musicisti, cercando di trovare uno stile proprio esclusivo. Penso sinceramente che Alex ce la possa fare, partendo proprio dal brano finale di questo disco. Da sentire e da comprare.

No. 49
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/Review.asp?id=423468
by Windhawk


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Swiss-born, Italian-based composer and musician Alex CARPANI has been around for a good few years now. Since his first tentative steps as a recording musician back in 1990 he has recorded just over three dozen albums in total in the format of self-released discs, demos and commissioned works. "The Waterline" from 2007 saw him attaining something of a breakthrough amongst fans of progressive rock. "The Sanctuary" from 2010 is the follow-up to that album, issued by MaRaCash Records in 2010. "The Sanctuary" is a good example of an album that should have a strong appeal among fans of 70's progressive rock of the symphonic variety. In sound and expression those familiar with the giants of the genre will find many recognizable details, while the overall sound and arrangements also incorporate elements of a more contemporary nature. But by and large this is an album that appears to be tailor-made to cater to those whose heart and soul reside among the symphonic giants of yesteryear, most of which should find this CD to be a pleasing and rewarding experience.

No. 50
BACKGROUND MAGAZINE (THE NETHERLANDS)
http://www.backgroundmagazine.nl/QLinks/CarpaniSanctuary.html
by André de Waal


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Swiss-born composer and musician Alex Carpani apparently has made quite a few records in the past two decades, without making too many ripples in the prog scene until the release in 2007 of The Waterline. The Sanctuary is the follow-up to that album and quite a good one at that. As Carpani is a keyboard player and a singer with a preference for the Canterbury scene, The Sanctuary bears a strong resemblance to musicians such as Anthony Phillips (listen to the intro of Templars Dream) and bands like Hatfield And The North, but less freaky and more smooth. Carpani is backed by a bunch of Italian musicians (Fabiano Spiga, bass, Gigi Cavalli Cocchi, drums, Ettore Salati, guitars & pedal bass) so here and there some influences of the Italian prog scene creep in, as do, almost inevitably, several classical tinklings which reminds one of Keith Emerson and Tony Banks. Most tracks are not that long, but are up-tempo and therefore make for very pleasant listening. The Sanctuary is an album that immediately attracts the fancy of the listener but only on repeat listenings will it reveal its deeper layers, especially in the organ playing. Carpani has created my sanctuary for this summer, for sure.

No. 51
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/review.asp?id=610179
by Andrea


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After the release of "Waterline" Alex Carpani recruited some experienced musicians to perform his music on stage and in 2010 released a sophomore album titled "The Sanctuary" on Cypher Arts and Ma.Ra,Cash Records. Here the line up features along with Alex Carpani (piano, Hammond organ, Mellotron, Moog, pads, lead and back vocals) also Gigi Cavalli Cocchi (drums, percussion), Ettore Salati (electric and acoustic guitars, dulcimer) and Fabiano Spiga (bass). "The Sanctuary" is a conceptual work built up on the idea of an imaginary, invisible shield protecting a man from the stress of the real life and the beautiful, surreal art work by Paul Whitehead gives this idea a shape. The overall sound draws unashamedly on the prog masters of the seventies, especially Genesis and Emerson Lake & Palmer, but the result is not too derivative and every track of the album seems almost timeless, suspended between past and present as in a dream. The instrumental opener "Burning Braziers" sets the atmosphere. It starts softly, the mood is dreamy but you have to walk cautiously on your way to your sacred shelter. Then the rhythm rises, so hurry up! The dark shadows of the real life are following you... "Spirit Of Decadence" recalls the music of Genesis. Crumbs of life emerge from a glorious past while as a bold archaeologist you look for the reminiscences of a powerful king and of his court, lost in time... "Opulence and well being, holiness and favour / Warriors on the path and guards protect the treasure...". "The Dance Of The Sacred Elves" is a lively instrumental track that recalls ELP. There's a turntable hidden somewhere, echoes from the past come back from an old vinyl and magical creatures start to dance. If you pay attention you can even hear the needle of the turntable scraping the record... "Entering The Sanctuary" begins with a solemn organ passage. You are now entering in a cathedral with walls and roof of glass, your personal sanctuary where you can listen to vintage sounds from an enormous turntable which lies in the place of the altar. Once you have found the way rush in and close the door behind you! "Inside this sanctuary I repent all my life sins / Drunk with harmony, enclosed in a cage where I'm safe and free... Deaf, I can hear / Dumb, I can speak...". The instrumental "Knights And Clergymen" and the following "Templars Dream" evoke dreamy rides on the wings of time while the vintage sounds conjure images floating through the waves of a sea of light... "Memories Of A Wedding" begins with a romantic piano solo passage, then electric guitar riffs break in and the rhythm rises. You have to fight hard against the interferences of the outside world... "Now the elves are scurrying away, the pageant comes to an end / A wide frame grows on the wall, the scene appears like a dream... Now and then alien forces break that dream and desire / Folding hearts and resistance...". On the hypnotic instrumental "Master Of Ceremonies" the battle rages on and dreamy passages alternates with more aggressive, disquieting parts. A short flamenco guitar pattern leads to the following track, "Moonlight Through The Ruins". An acoustic guitar arpeggio and soaring vocals seem to evoke ancient spirits wondering under the moon, through the ruins of your broken dreams... "I can make out the stones and vaults... Now the ruins are loving arms to embrace and... I can make out the people's smile / No roof on my head, the stars...". It's time to come back to reality but the healing effects of the time passed in harmony and peace remain. The amazing instrumental track "Leaving The Sanctuary" drives you in the real world with a new awareness and a feeling of self confidence concluding an excellent album... (4/5)

No. 52
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/Review.asp?id=612129
by Conor Fynes


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It was only over the last six months or so that I began to finally warm up to the world of modern 'retro-prog'; that is, bands playing music today that attempts to recreate the sounds of the classic 70's. For the greatest time, I dismissed this as 'copycat' behavior; after all, why would progressive rock look backward for inspiration? Although I still think there's something to be said about that, it has not stopped many of these acts from releasing passionate and stirring music. Alex Carpani's story began with an otherwise inconspicuous ankle fracture, and during that time, he wrote and recorded the debut 'Waterline', an album which has met some underground love in the prog community. 'The Sanctuary' was his second album, and would see him finally flesh out his musical ambitions to be worth a full band's contribution. The greater effort and confidence on this album leads it to be a fine example of how the 'retro-prog' sound can stir some beautiful music, even today. The sound of the Alex Carpani Band can see influences drawn from a number of classic prog bands. genesis is an obvious contender. Alex Carpani and co. provide everything a listener could want from the symphonic prog rock style, perhaps save for the 'epic' format of composition. There are no twenty minute epics on the album, but the music keeps proggy and technical throughout. Although there may be structures to the songs, the tracks flow as if they did not need to worry about their length. Warm instrumentation and a cinematic-like dramatic build in the music are what drives 'The Sanctuary' along. There is little reverence given to memorable melodies, but the beauty of the arrangements and musicianship is more than enough to keep things interesting. In short, there are many ideas rolling around in this music, and if a listener wants to get themselves involved in the music, they can bet they will need several listens before they are able to identify the latent musical hooks. The organ is the most notable aspect of this band's sound. Vintage key fanatics will be pleased to hear that the keyboards are what drive this music along. Alex Carpani is a very gifted keyboardist, able to take his instrument down a number of different sounds, from gentle piano interludes to bombastic organ climaxes. Carpani's vocals are less impressive than the rest of the performance. His singing is never particularly powerful, but he has a warm sound to his voice. Unfortunately, the vocal melodies lack the memorable power or beauty to have them stand out, even if he were a fantastic singer. Indeed, the wealth of 'The sanctuary' lies within the instrumentation and bold arrangements. Alex Carpani and his fellow musicians may look to the past for their inspiration and style, but the power of their music is more than valid today. Carpani's work makes me glad that I decided to give modern symphonic prog a real shot. (8/10)

No. 53
DE BASER (ITALY)
http://www.debaser.it/recensionidb/ID_36701/Alex_Carpani_The_Sanctuary.htm
by Federock


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Esco dal mio letargo recensoreo per segnalare questo secondo album del prode tastierista nostrano, Alex Carpani, uscito a fine 2010 e meritevole dell'attenzione di ogni amante del progressive che voglia definirsi tale. Le parole sopra riportate (non a caso le uniche in italiano pronunciate in un album per metà strumentale e metà cantato in inglese) ben rappresentano l'idea alla base del disco ed ottimamente resa in copertina da un certo Paul Withehead (per chi lo ignorasse, il disegnatore delle storiche copertine dei Genesis Gabriel-era, dei Van Der Graaf Generator e delle Orme, tra gli altri): ognuno di noi ha un immaginario "santuario" personale entro le cui mura isolarsi dal mondo esterno, stare in pace, sognare, ricercare in un'atmosfera mistica quella grazia e quella serenità che la realtà quotidiana e le brutture che ci costringe a guardare sembrano sempre voler minare o sporcare. E dunque, sordo a quanto di miserabile mi circonda, sento e ricerco dentro di me ciò che veramente conta; muto verso una desolante realtà che ha sempre meno da comunicarmi, parlo alla vita interiore che imperterrita pulsa ancora dentro di me. Volendo, il santuario è lo stesso posto che invocavano Paul Rodgers, Roger Taylor e Brian May (chiamarli Queen senza Freddie è dura...) nel brano "Small", uno dei pochi con una melodia "che resti" del loro ultimo album, quando nel refrain dicevano "everyone needs a place they can hide, everyone needs to find peace sublime". Venendo ai contenuti musicali, siamo al cospetto di 10 raffinate composizioni, tutte tra i 4 e i 6 minuti di durata (niente suites inaccessibili, quindi), come detto 5 cantate e 5 strumentali, tutte composte dal tastierista che si occupa anche delle poche parti cantate, peraltro egregiamente, con uno stile vocale che a volte mi è sembrato ispirarsi al Greg Lake "notturno" di I Talk To The Wind dei Crimson, a volte a Peter Hammil, altre a Gabriel. Alternandosi tra dolcissime melodie di pianoforte, parti di hammond, moog e synth, Alex mostra una certa versatilità ed un gusto compositivo non comune che rende fruibili le sue canzoni anche da chi non mastica abitualmente il Rock Progressivo di matrice sinfonica, genere che il Nostro usa come territorio su cui muoversi per poi spaziare in composizioni mai statiche e sempre varie, passando da atmosfere più rilassate ed ariose ad altre più sacrali, tese ed inquiete, aiutato in questo anche da un chitarrista di ruolo (tale Ettore Salati, abile a sottolineare coi riff di elettrica le parti più rock e con ricami acustici quelle più armoniose), un bassista (Fabiano Spiga) e soprattutto un batterista come Luigi Cavalli Cocchi (Ligabue, Mangala Vallis e ora anche il progetto con Bernardo Lanzetti e Cristiano Roversi). Il pregio più evidente di questo album è proprio la godibilità di tutte le canzoni contenute, assimilabili senza che la noia faccia mai capolino durante l'ascolto, grazie a quella che ritengo essere la qualità maggiore che Carpani ha saputo dimostrare in questo lavoro, ovvero l'aver saputo stemperare l'eclettismo e l'abilità sui tasti d'avorio di un Keith Emerson con uno stile più teatrale e oscuro, se vogliamo, ma anche accessibile e "orecchiabile" alla Simonetti (Goblin), per intenderci, fino ad un gusto per le colonne sonore e per la melodia tutto italiano che non può non trovare in Morricone il riferimento più nobile. Nulla di nuovo sotto il sole, ovviamente, ma per chi ama queste sonorità un disco del genere è manna dal cielo, e quando l'ispirazione compositiva è come in questo caso pregevole, l'originalità della proposta è un requisito che ci si può tranquillamente astenere dal pretendere...

No. 54
PROGULATOR
http://progulator.com/reviews/bite-size/bite-size-prog-leftovers-and-snacks/
by the staff


The keyboards are incredible and it’s got great old school Italian appeal; it’s soaked with great analog synths and vintage organs. Composition is solid and doesn’t leave you bored. Although this is not a groundbreaking album by any means, it carries on the classic 70’s Italian spirit with flying colors. Great melodies abound throughout. Basically if you love great sounding synths, I don’t see why you wouldn’t like this. It can even get slightly jazzy at times :) And there’s something about the vocalist that reminds me of Wobbler’s original singer???

No. 55
PROGMEISTER
http://progmeister.com/alex-carpani-the-sanctuary
by Steve Petch


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As you may imagine we recieve a lot of albums for review at Progmeister from all over the globe. It will not have gone un-noticed that Progmeister has been quiet of late and this is partly due to the fact that over the past couple of months few albums were either unsuitable or simply didn’t quite excite us enough to write about them. Every now and again though we are sent a little something that fits well within our parameters and just seems to hit the spot. One such offering was to be had in a recent delivery form Italy in the shape of the sanctuary by Alex Carpani. Traditional Prog lovers will basque in the sheer indulgence of this mighty fine album. Alex Carpani has managed to avoid the trap that some keyboard players sometimes fall into when recording their albums, despite writing the music and lyrics, producing and arranging the orchestration Alex has enlisted the talents of a proper drummer/percussionist Gigi Cavalli Cocchi who adds a great dimention to the proceedings. Also adding extra depth to the recording is bassist Fabiano Spiga with guitarist Ettore Salati contributing some great acoustic guitar, Dulcimer and of course electric guitar via in true Prog excess his double necked beast. The Sanctuary represents the notion of inner peace to a larger degree in my understanding of alex’s explanation is correct. The whole idea of your inner self being a sanctuary from the outside world or external forces and influence. This feeling is represented if you will by a dome or such like as depicted on the front cover courtesy of Nursery Cryme and Foxtrot artist Paul Whitehead. Sadly my copy was only a demo which included a one leaf CD sized representation of the actual artwork. It is awfully nice though. Ten tracks are included on the album all of which break the 3:05 minute rule though not in true Prog tradition by a large margin. At 5:02 the opening track “Burning Braziers Mr Carpani esquire set out their stall for what is to come throughout. If you are unable to deal with the excess of such keyboard driven Prog then this is one to be missed. However, Keith Emerson fans que to the left and Yes fans to the right. I have a feeling any lover of The Flowr Kings may just be smitten by this album. Right from the word go Carpani’s love of the rich Hammond chops are enblaisened across almost every piece on the album. Fusing seamlessly into “Spirit Of Decadence” with a beautiful crisp piano sound is a little offset by Alex Carpani’s broken English singing which takes a little getting used at first. However, aha’s Morton Harkett got away with it and elsewhere on the album Mr Carpani sounds very similar to him. A sampled aria and ant Philips like twelve string concluding this piece make it very palatable indeed. Oh, and did i mention Keith Emerson? “The dance Of The Sacred Elves” can be little else than a homage to the great man himself. I have become particularly fond of this piece eluding as it does to being played on a vinyl record complete with pops and crackles in places for that extra authenticity. “Entering The sanctuary” continues in the same vein, The Hammond being driven along by Gigi Cavalli Cocchi’s thunderous toms and some wicked bass playing. Piano and synth are an absolute dream. Whils most of the keyboard sounds are acquires and expressed digitally the modern way all of the Moog sounds are just that. A Moog! Having that rich fat Moog sound it really is testament to Alex Carpani’s determination and enthusiasm to make this album sound right that he as opted to use the real thing as a lead instrument. Whilst not possessing the full weight of a Minimoog sound i was intrigued enough to contact Alex with some nerd type questions. He informed me that he uses a Moog Phatty for the synth leads and i have to say i was very impressed. However, my prejudice asside for the modern way, “Knights and Clergymen” blew me flippin socks off. As far as i was concerned the Hammond on this track may as well of been the real thing as it is absolutely stunning as were the whole band effort of “Templar’s dream” where Ettore Salati added some great guitar. This really is a cobweb blower. Some nice Mellotron sounds too. Some nice early Yes guitar sounds to be had here, wonderful. A distant reverbed piano sounding rather like it was being played in the saloon in Dodge City heralds the beginning of “Memories Of A Wedding”. Giving way to a Watcher Of The Skies cymbal lick the band drive headlong into full blown Prog mode with Mellotron sounds, piano and that great synth sounds. Had you listened to the fantastic “Master Of Ceremonies” blindly you would be well forgiven for thinging it was a new Rick Wakeman piece. The pace is slowed for a while with the opening segment of “Moonlight Through The Ruins”. Here Tony Banks synth techniques are utilised and the guitar chopping gives a very early genesis feel to the song. All bells and whistles have been pulled out for the terminating piece “Leaving The Sanctuary”. Listening to this made me remember just what it is i love about the pomp and circumstance in regard to Prog. there are few ryhthms or melody to bother about here just pure musical indulgance by the players and the listener. The whole band are involved in making this grand finale rather special. as you may have guessed, i was quite taken with this album and rightly so. It is magnificent. I would more than just recommend it, i would say it is an essential Prog accessory. I will have to buy myself a kosher copy. Available form CDBaby $12 for Mp3 download and $17 for the CD. Want to know more? Log onto www.alexcarpani.com

No. 56
ITALIAN PROG MAP (ITALY)
http://italianprogmap.blogspot.it/2012/12/shelter-from-storm.html
by Andrea Parentin


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SHELTER FROM THE STORM
After the release of “Waterline” Alex Carpani recruited some experienced musicians to perform his music on stage and in 2010 released a sophomore album titled “The Sanctuary” on Cypher Arts and Ma.Ra,Cash Records. Here the line up features along with Alex Carpani (piano, Hammond organ, Mellotron, Moog, pads, lead and back vocals) also Gigi Cavalli Cocchi (drums, percussion), Ettore Salati (electric and acoustic guitars, dulcimer) and Fabiano Spiga (bass). “The Sanctuary” is a conceptual work built up on the idea of an imaginary, invisible shield protecting a man from the stress of the real life and the beautiful, surreal art work by Paul Whitehead gives this idea a shape. The overall sound draws unashamedly on the prog masters of the seventies, especially Genesis and Emerson Lake & Palmer, but the result is not too derivative and every track of the album seems almost timeless, suspended between past and present as in a dream. The instrumental opener “Burning Braziers” sets the atmosphere. It starts softly, the mood is dreamy but you have to walk cautiously on your way to your sacred shelter. Then the rhythm rises, so hurry up! The dark shadows of the real life are following you... “Spirit Of Decadence” recalls the music of Genesis. Crumbs of life emerge from a glorious past while as a bold archaeologist you look for the reminiscences of a powerful king and of his court, lost in time... “Opulence and well being, holiness and favour / Warriors on the path and guards protect the treasure...”. “The Dance Of The Sacred Elves” is a lively instrumental track that recalls ELP. There’s a turntable hidden somewhere, echoes from the past come back from an old vinyl and magical creatures start to dance. If you pay attention you can even hear the needle of the turntable scraping the record... “Entering The Sanctuary” begins with a solemn organ passage. You are now entering in a cathedral with walls and roof of glass, your personal sanctuary where you can listen to vintage sounds from an enormous turntable which lies in the place of the altar. Once you have found the way rush in and close the door behind you! “Inside this sanctuary I repent all my life sins / Drunk with harmony, enclosed in a cage where I’m safe and free... Deaf, I can hear / Dumb, I can speak...”. The instrumental “Knights And Clergymen” and the following “Templars Dream” evoke dreamy rides on the wings of time while the vintage sounds conjure images floating through the waves of a sea of light... “Memories Of A Wedding” begins with a romantic piano solo passage, then electric guitar riffs break in and the rhythm rises. You have to fight hard against the interferences of the outside world... “Now the elves are scurrying away, the pageant comes to an end / A wide frame grows on the wall, the scene appears like a dream... Now and then alien forces break that dream and desire / Folding hearts and resistance...”. On the hypnotic instrumental “Master Of Ceremonies” the battle rages on and dreamy passages alternates with more aggressive, disquieting parts. A short flamenco guitar pattern leads to the following track, “Moonlight Through The Ruins”. An acoustic guitar arpeggio and soaring vocals seem to evoke ancient spirits wondering under the moon, through the ruins of your broken dreams... “I can make out the stones and vaults... Now the ruins are loving arms to embrace and... I can make out the people’s smile / No roof on my head, the stars...”. It’s time to come back to reality but the healing effects of the time passed in harmony and peace remain. The amazing instrumental track “Leaving The Sanctuary” drives you in the real world with a new awareness and a feeling of self confidence concluding an excellent album...

No. 57
NEO PROG (FRANCE)
http://www.neoprog.eu/critique/alex_carpani_band/the_sanctuary
by Jean-Christophe


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Alex Carpani est un compositeur et musicien que j’ai découvert à Prog’Sud. Ce fut un des grands moments de ce festival, un show très technique, pas forcément du goût du public mais qui pour ma part, m’a vraiment emballé. Alex c’est le clavier et chanteur de la formation, il est accompagné par Gigi Cavalli Cocchi à la batterie et aux percussions, Ettore Salati à la guitare et Fabiano Spiga à la basse. The Sanctuary est un album de rock progressif classique sorti en 2010, très orienté claviers avec principalement des titres instrumentaux. Une musique très proche de Genesis et Steve Hackett qui n’invente absolument rien soyons honnêtes. Même l’artwork reprend les codes du genre. Les dix morceaux qui composent l’album sont tous à peu de chose près de même durée, quatre à six minutes, pas de marathon progressif en vue donc sur cet album mais des titres cohérents entre eux, un concept album autour d’un lieu protégé et mystique, le sanctuaire. Les références musicales au Genesis de la période Nursery Crime sont absolument partout, le jeu de guitare de Ettore, pas assez mis en valeur sur la version studio hélas fait beaucoup penser au jeu de Steve Hackett doublé d’un côté Satriani. Les claviers utilisés par Alex Hammond, Mellotron, Moog et cie accentuent la marque progressive classique de la musique, on baigne dedans tout simplement. Mais il y a également de nombreuses digressions assez jazzy qui se marient agréablement avec le reste. Un bel album progressif classique, un peu dans la veine de The Rome ProGjet mais qui n’a pas la même puissance évocatrice cependant. De très bons musiciens qui sur scène rendent leur musique encore plus vivante, un album pour les amateurs du genre et un groupe à découvrir à tout prix sur scène.

No. 58
KAKERECO MAGAZINE (JAPAN)
http://kakereco.com/magazine/?p=4773
by the staff


ピアノ、シンセ、オルガンが波状攻撃のごとく押し寄せてくるEL&P型弾きまくりキーボード・サウンドが何ともたまらない重厚なシンフォ ニック・ロックとなっています。ヘヴィーなギターに絡む邪悪さを滲ませたオルガンに、TARKUSを思い出すような野太い音色でうねるシンセサイザー、そ してその合間を軽やかに舞うピアノと、各種キーボードを見事に使いこなして展開される、目のくらむようなテクニカルでアグレッシヴなキーボード・ワークが あまりに見事な作品です。 ついキーボードの迫力に耳を奪われがちですが、本作を単なる一キーボード・プログレに終わらせないのが、イタリアン・ロックとしてのアイデンティ ティが息づいた、豊かな歌心とロマンティシズム溢れる曲展開。そのあたりは2曲目をお聴きいただければお分かりいただけると思います。 多彩なキーボード群が疾走する動の展開と、フルートや静謐なピアノによって織りなされるリリシズムいっぱいの静の展開とのバランスの素晴らしさも本作の特筆すべき点。これは00年以降のキーボード・プログレ作品としてはおそらく最高峰の一枚ではないでしょうか。 昨年イタリアで行われたプログ・フェスに往年のタリアン・ロック・バンドに混じって出演していた彼ら。これはそろそろ次回作が待たれるところですね。 今回はキーボード・プログレをテーマにお送りしてまいりました。一言にキーボード・プログレと言っても、多彩なキーボード群を引き倒すバンドから、 繊細に音を重ねて独自の世界観を演出するバンドまで実に様々なタイプがありますよね。これだけ多彩なキーボード・プログレ、是非皆さんそれぞれの感性に ぴったりとはまるキーボード・プログレ作品を探求してみていただきたいと思います。


No. 59
PROGARCHIVES (U.S.A.)
http://www.progarchives.com/Review.asp?id=939983
by b_olariu
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Alex Carpani is one of the lesser known keybordist from Italy in last years with quite long career untill now being parts of many projects, but somehowe he only mange to atrcat attention with his 2 solo albums released untill now, the third one is in making as his official site says and will be released somewhere in the next month. His second album from 2010 named The sanctuary is quite a solid album in symphonic prog realm. He gathered around him some well known and skilled musicians here coming from quite known bands like The Watch, from here is the guitarist Ettore Salati being member aswell in The Redzen and now in Soulengine. The music is very chalenging and well played with clear direction to the '70 greats in this filed and I mean Genesis or some ELP influences here and there. I like aswell that Carpani concentrated on writting and compositions mostly and not only on skills, each pieces has a vintage feel and is very intresting. The keyboards are very variate and bring some good moments. Alternating instrumental pieces with vocal ones, Carpani voice is not particulary strong but is very warm and fiting ok in this context. This is not at all a copy/paste music from the old school, he was only influenced by that period and aswell he infuses his own ideas, the result is more then ok, even great. Nice keyboard driven passages, where each musician shine, make from this album a real solid one in every aspect. Symphonic arrangements with nice inventive melodic lines, only a pleasure to listen, the opening track Burning Braziers for instance is a good example. So, all in all this is a memorable album that any serious fan of the genre must have or listen at least once, worth evrey second, not to mention that the package is very well presented. Digipak with a great very evocative cover art made by famous Paul Whitehead. 4 stars easy and recommended, is really sad that this album gone under the radar in that period, for sure deserves a far better recognition.

No. 60
PROGRESSIVE ROCK CENTRAL (U.S.A.)
http://progressiverockcentral.com/2014/12/04/alex-carpanis-keyboard-masterpiece/
by Angel Romero


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I got a copy of this album during Alex Carpani’s performance last summer at ProgDay and it turned out to be one of the finest works of symphonic progressive rock I’ve heard in a long time. Carpani is a keyboard maestro that deserves more attention by prog heads. The Sanctuary is a concept album composed, arranged, orchestrated and produced by Alex Carpani. It is dedicated to an imaginary sanctuary dividing a man from the “outside” world. Carpani uses an arsenal of keyboards to create a rich set of masterpieces with beautiful orchestrations and virtuoso performances. He uses piano, organ, synthesizers and majestic mellotron. Carpano also provides the lead and backing vocals. His English language vocals have that charming Italian accent that can also be found in PFM and Banco’s English-language albums. Stylistically, Carpani’s keyboard fest and orchestrations has connections with the work of 1970s Italian keyboard maestros in Banco as well as the sounds of British groups such as ELP and progressive rock-era Genesis (specially the mellotron work). But there is something very personal and unique to Carpani’s style. I regard him as one of the keyboard masters of our era, with his unique style within the symphonic progressive rock genre. The lineup includes Alex Carpani on Hammond organ, piano, moog synthesizer, Mellotron, pads and vocals; Ettore Salati on guitars; Fabiano Spiga on bass; and Gigi Cavalli Cocchi (Mangala Vallis, Moongarden) on drums. The drums are spectacular tyhroughout the album. Cocchi also makes a wonderful use of gongs throughout the album, generating majestic atmospheres. The Sanctuary’s fascinating artwork was created by Paul Whitehead, who made covers for early Genesis, Van der Graaf Generator, Le Orme, Peter Hammill, and most recently for Days Between Stations. The digipack version of the album has a splendid booklet with lyrics and liner notes. The Sanctuary is a masterwork by one of the leading progressive rock composers of our time.

No. 61
EXPOSE’ (U.S.A.)
http://www.expose.org/index.php/articles/display/alex-carpani-the-sanctuary-3.html 
by Peter Thelen


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Some may recall composer / keyboardist Carpani’s Waterlinealbum from a few years back, or his outdoor performance with guitarist Tony Spada at the 2008 (and sadly final) Baja Prog festival. But none of that would prepare you for his latest effort The Sanctuary, which takes a turn from a more jazz-rock fusion style directly into the heart of something that more closely recalls classic Italian progressive rock, while retaining enough of the fusion element of his previous effort to make this a very engaging listen. On board this time are returning bassist Fabiano Spiga, guitarist Ettore Salati (ex-of The Watch), and drummer Gigi Cavalli Cocchi (Moongarden, Mangala Vallis), making an amazingly cohesive four-piece unit. There are some vocals, with lyrics in English, handled by Carpani himself sounding a little like a young Peter Gabriel, though this is mainly an instrumental endeavor. Amid the outstanding work on acoustic and electric pianos, organ, a variety of synthesizers, Mellotron and other keyboards, the strongest card at play here is in the composition department, along with some very imaginative arrangements throughout the album’s ten cuts (many of which link together) with occasional use of some light orchestration (although those could be keyboards as well). Fans of classic progressive rock in all its symphonic greatness will find plenty here to get excited about.



WATERLINE (2007)

Waterline


No. 1
PROGRESSIVE ROCK & PROGRESSIVE METAL (BRAZIL)
BEST ALBUM OF THE MONTH! (JULY, 2007)
http://www.progressiverockbr.com/monthjulyalexcarpani2007.htm
by Carlos Vaz

progressiverock-br-WA

Perfect, amazing, great, wonderful, marvelous and a pleasant Progressive Music come from Switzerland with an Italian spirit and, deserves all our attention. Influenced by the best and famous Italian bands from the seventies, the musical style retains the pure late 70s Progressive Rock, with touchs of the European Symphonic Prog Rock groups. We are talking about a complete musical orchestration including, elaborate arrangements of which consist of very tasteful intrumental. In fact, I´m talking about Alex Carpani, a versatile composer and keyboard player, the man behind some interesting musical projects and, one of them is "Waterline". The music on this album is rich, with a perfect balance of orchestral-driven sympho progressive instrumentals, playing by a collection of musicians with different experiences and many inspiration. Delightful guitar solos flows brilliantly into atmospheric keyboards sounds, complemented by melodic vocals from "Aldo Tagliapietra". The music from Alex Carpani remind me of "Genesis", "EL&P", "Gentle Giant", "Camel", "Le Orme", "Locanda Delle Fate", "Banco", "La Torre Dell'Alchimista", "CAP", "Il Castello Di Atlante", "Foglie Di Vetro", "Nuova Era", "La Maschera di Cera", and "PFM", in any moments. Listen carefully "The Siren And The Mariner", "The Levees' Break", "In The rocks", "Recalimed", "Agua Claro", "Starcurrents", "A Gathering Storm", "The Waterfall" and "Catch The Wave" you realize how many different passages of music they play on "Waterline". Brilliant and fantastic, highly recommendable... The musicians on "Waterline" are: Alex Carpani - Keyboards  Aldo Tagliapietra - Vocals  Dan Shapiro - Bass Ken Jaquess - Bass Neil Bettencourt - Drums Tony Spada - Guitar Lindsey Boullt - Guitar Michel Sajrawy - Guitar John Thomas - Guitar Robert Wolfe - Guitar Marc Pattison - Guitar David Scott - Guitar Shelley Doty - Guitar Cory Wright - Sax And Flute Beatrice Casagrande - Vocal On ‘The Siren And The Mariner' The musicians of Alex Carpani Band's multimedia show are: Alex Carpani - Keyboards and Vocals, Ettore Salati - (former ‘The Watch’) Guitar, Marco Fabbri - Drums, Fabiano Spiga - Bass, Guitar and Singer.

No. 2
HARDSOUNDS (ITALY)
http://www.hardsounds.it/PUBLIC/recensione.php?id=3428
by Fabio Rancati


Alex Carpani è un valente tastierista italiano: nel 2003 iniziò la creazione di un album (inizialmente strumentale) dedicato al "pelo dell'acqua", immaginifico confine fra il mondo emerso e quello sommerso, fra il noto e l'ignoto. Dopo poco tempo scaturisce la possibilità di creare un prodotto cantato, con le linee vocali affidate all'ottima ugola di Aldo Tagliapietra (Le orme), singer perfettamente a suo agio quando si tratta di affrontare canzoni dal sound settantiano. L'incontro con la label americana CypherArts e il successivo lavoro di affinamento del prodotto ci portano a quest'anno, quando finalmente il platter vede la luce. Le undici canzoni ci portano indietro nel tempo: quello che troverete, infatti, nel disco è il rock tanto caro alla grande tradizione progressiva italiana, ben ideato, suonato e prodotto. Un viaggio coinvolgente ed emozionante attraverso le note, in cui spicca in modo prepotente la preparazione e la bravura compositiva di Alex, per l'occasione attorniato da interessanti nomi del panorama prog a stelle e strisce: le tracce scorrono in modo fluido e mai banale, donando all'ascoltatore la sensazione di galleggiare sulle onde, lasciando a quest'ultimo la scelta se rimanere sul "pelo dell'acqua" o tuffarsi nel profondo del mare alla ricerca di strabilianti avventure. Il songwriting, ricercato e affascinante, è la vera arma in più: le influenze dei grandi degli anni '70 vengono rielaborate ed impreziosite da Alex, che riesce nel difficile compito di sfornare un disco di 52 minuti completo e mai banale od inutilmente prolisso. Un vero inno colmo di amore per il grande prog rock settantiano che, mai come in questi anni, stà avendo un incredibile ritorno in auge. La produzione ed il mixagio sono ottimi e rendono al meglio il lavoro espresso dagli artisti. Menzione d'onore per l'ottima cover, che è una interpretazione pittorica del concetto del "pelo dell'acqua" di Paul Whitehead (collaboratore primi Genesis, Le Orme, etc.). In definitiva un prodotto molto buono, che conferma ancora una volta la grande qualità della scuola progressiva italiana: i miei migliori complimenti ad Alex con l'argurio di avere presto la possibilità di ascoltare nuovo materiale. Voi sfegatati del prog procuratevi questo disco, saprà regalarvi intensi momenti di grande musica. Il "pelo dell'acqua" visto attraverso la fantasia di Alex Carpani: ammaliante. VOTO: 80/100

No. 3
PROG GNOSIS (U.S.A.)
http://www.proggnosis.com/MUSIC_DBCDInfo.asp?txtCDID=22325
by DB Silver


Waterline is a positive surprise; an Italian album in the good old symphonic prog direction. The album is produced by Dan Shapiro, a physiotherapist and bass player who has played with Shaun Guerin. It took Mr Shapiro 3 years to get this album together. There is an impressing team of musicians that helps out on the album; the most famous among them are: - Aldo Tagliapietra (Le Orme): vocals Paul Whitehead (covermaker Genesis,Yes etc): lyrics,excellent artwork Neil Bettencourt (Cyrille Verdeaux):drums Ken Jacques (Atlantis,K2): bass Tony Spada (Holding Pattern): guitar John Thomas(Shaun Guerin) Track 1: "The siren and the mariner" 4:24 - here you'll find all ingredients of italian symphonic 70's prog. Excellent piano and keyboards by Alex Carpani backed by the vocals of Beatrice Casagrande. Track 2: "The levees' break" 4:21 - the track starts out with excellent guitar playing by David Scott & Tony Spada. Nice flutes are added by Cory Wright. True,excellent symphonic italian prog that so many out there love. Track 3: "In the rocks" - 5:31 - Le Orme's Aldo Tagliapietra's great vocals starts this track which has everything. One may recall Le Orme,Locanda delle Fate,Il Castello di Atalante and even Genesis. A strong track ! Track 4: "Reclaimed" 5:23 - Starts excellently with sampled choirs accompanied by el. guitar by Tony Spada + a bunch of other guitarists. Carpani on piano and keyboards. Dan Shapiro adds good basslines. Track 5: "Agua Claro" 4:26 - more 70's prog feeling withnice keyboards. One can understand why mr Taglipietra's voice is one of italian prog's best. nice stuff! Track 6: "Starcurrents" 4:40 - recalls Le Orme meets PFM. Another great track! Track 7: "Song of the pond" 4:34 - nice flutes by Cory Wright. One may recall Focus'Thijs van Leer of Focus here. Track 8: "A gathering storm" 5:35 - a fusion track that starts with the sax playing by Cory Wright. Great guitars throughout this instrumental track. a kind of jazz fusion here. Track 9: "The waterfall" 5:31 - One may recall Mike Oldfield's Tubular bells at the start. Again great guitar playing. Track 10: "Catch the wave" 4:42 - italian symphonic 70's prog mixed with fusion on this track. Nice organ and keyboards by Mr Carpani is accompanied by the sax of Cory Wright. Track 11: "Prelude in C min.- 3:16 - the last and shortest track on the album is composed by a Mr J.S. Bach and arranged by Mr Carpani. One may here recall dutch band Exeption. Nice classical guitar. Lovers of symphonic italian prog in the Le Orme, Locanda delle Fate, PFM will most likely love this album. Check it out ! 8/10 from ProgCat.

No. 4
PROG MANIA (FRANCE)
http://www.prog-mania.com/index.php?file=Forum&page=viewtopic&forum_id=5&thread_id=724
by Alain Fargeas


Waterline est un concept album consacré à la mince frontière qui existe entre l’eau et la terre. Initialement conçu comme un album instrumental, des paroles sont venues s’ajouter à la musique. Un grand nombre de musiciens prestigieux de la scène prog américaine se sont impliqués dans l’enregistrement du disque, notamment plusieurs guitaristes aux styles différents, ce qui donne à cet album une touche d’originalité particulière. Une autre particularité de cet album est sa pochette, réalisée par Paul Whitehead qui est également le dessinateur des pochettes des premiers albums de Genesis (Nursery Crime, Foxtrot…) et d’autres musiciens ou groupes du label Charisma. Waterline est un album qui dans sa première partie réussi un savant mélange entre le style prog des années 70 et des tonalités et un accompagnement plus modernes, notamment les parties de guitare très rapides et techniques aux sonorités plus actuelles. La deuxième partie du disque évolue d’une manière différente, l’atmosphère prog se mêlant davantage à des sonorités plus jazz-rock, le tout formant un mix incontestablement réussi. Les chants sont présents dans quelques morceaux tout en étant relativement discrets. Beaucoup d’originalité, une grande maîtrise des claviers de la part d’Alex Carpani qui a composé et arrangé avec brio tous les morceaux (sauf la reprise de Bach bien sûr !) font que cet album et cet artiste italien méritent incontestablement d’être découverts. 17/20 Musiciens: Alex Carpani - Keyboards Aldo Tagliapietra - Lead & Backing Vocals Dan Shapiro, Ken Jaquess - Bass Neil Bettencourt – Drums & Percussion Robert Wolfe, John Thomas, Shelley Doty, Mars Pattison, Tony Spada, Lindsey Boulit, David Scott & Michel Sajrawy – Acoustic & Electric Guitars Cory Wryght – Saxophones & Flutes Beatrice Casagrande – vocals first track

No. 5
MUSIC IN BELGIUM (BELGIUM)
http://www.musicinbelgium.net/pl/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=2113
by Jean-Pierre Lhoir

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Alex Carpani est un claviériste né en 1970 à Montreux (Suisse) de père italien et de mère française. Plongé dès son plus jeune âge dans la musique, il rencontre Keith Emerson dont le fils est au collège avec lui. Après un graduat en musicologie à Bologne (Italie), il se consacre aux musiques de films. Son premier groupe, il le forme en 1990, c'est Gemini. Son premier album solo sera "Hypothesis" sorti en 1993. Au départ, le projet était voué à être un album instrumental mais finalement "Waterline" accueille un chanteur. L'ensemble est rehaussé par une pochette signée Paul Whitehead bien connu avec ses travaux pour Genesis et Van der Graaf Generator. C'est donc un album de rock progressif que nous offre Alex Carpani. Il a tout composé lui-même et s'est fait aidé par Paul Whitehead et Dan Shapiro pour les textes. C'est ce dernier qui s'est occupé de la production. Il joue aussi de la basse sur l'album, tout comme Ken Jaquess. A la batterie, c'est Neil Bettencourt qui tient les baguettes alors que Aldo Tagliapietra, leader de Le Orme, s'occupe du chant et Cory Wright des saxophones et flûtes. Côté guitares, ils sont pas moins de huit à s'être faufilés au fil des titres : Robert Wolfe, John Thomas, Shelley Doty, Marc Pattison, Tony Spada, Lindsey Boullt, David Scott et Michel Sajrawy. Le projet d'Alex Carpani était donc assez ambitieux. Son rock progressif doit beaucoup au Genesis de l'époque Peter Gabriel mais on ressent aussi beaucoup d'ambiances aux tons classiques ainsi que la touche indiscutable du progressif italien. De par les sons employés et les tons mélancoliques qui baignent l'ensemble, c'est un progressif très seventies qui s'offre à nous. Un des plus beaux exemples est l'instrumental "Reclaimed". Quand Carpani se penche sur son piano ou son orgue, il prend parfois des couleurs ELP se remémorant sans doute sa rencontre avec Keith Emerson. C'est très clair sur "Agua Claro". Sur "A Gathering Storm", c'est le jazz-rock qui déboule en force. Quant à "The Waterfall", il comporte des ambiances très Steve Hackett. Cet album plaira sans nul doute aux amateurs de progressif traditionnel datant des seventies. Ceux qui ne sont pas baignés par cette ambiance nostalgique passeront à côté.

No. 6
PASSION PROGRESSIVE (FRANCE)
http://www.passionprogressive.fr/html/image-carpani.htm
by Denis Vecchie


Album du compositeur et claviériste Italien Alex Carpani. Sa musique, dans la grande tradition des grands claviéristes Italien, est un rock progressif, principalement instrumental, qui mélange avec bonheur rock, jazz-rock, électro, classique, avec des claviers délicats et inventifs soutenus par une section rythmique efficace composée d'invités de renom, avec entre autre: le guitariste John Thomas (Shaun Guerin / Clearlight / Graham Bonnet band), le batteur Neil Bettencourt (Clearlight), le guitariste Tony Spada (Holding Pattern / solo), le guitariste Shelly Doty et le bassiste Dan Shapiro (Clearlight / Shaun Guerin), accompagné ici et là par le chant Italien dès plus agréable de Aldo Tagliapietra (Le Orme): A signalé la pochette signée Paul Whitehead (Genesis, VDGG ...). Un artiste et une musique à découvrir !!!


No. 7
MENTE LOCALE (ITALY)
http://www.mentelocale.it/musica_notte/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_18554
by Riccardo Storti


(Centro Studi Progressive Italiano - Genova)
Il Waterline di Carpani e Tagliapietra. Un progetto ambizioso. In parte fermo ai Genesis. In parte costruito su brani dalle colorazioni più fusion. Con un omaggio a J.S. Bach. Prendiamo un promettente tastierista dalle buone capacità tecniche (Alex Carpani), cresciuto a pane e Genesis, tanto che oggi, dal suo abbecedario, è capacissimo di sciorinarvi tutta la modulistica del caso. Un progetto (Waterline), già sulla carta piuttosto ambizioso. Strada facendo il musicista ha la fortuna e l'onore di arruolare uno tra i singer più originali della scena italiana (Aldo Tagliapietra delle Orme) e un'autorità nel campo della grafica (Paul Whitehead...quello delle copertine dei Genesis e dei Van Der Graaf). Al quadretto si unisca la produzione di una label "indie" americana (la Cypher Arts) e un sostanzioso novero di turnisti di qualità. Il concept si fa concreto (2007) e ci racconta di "waterline" che separano la battigia dall'infinito, di sirene e marinai, scogli, chiare e fresche dolci acque, cascate e onde. Temi nobili che da Coleridge arrivano al progressive nel salty dog dei Procol Harum e così via. Alex Carpani ha il gusto della composizione ragionata, calcolata, ma non fredda perché nel suo lavoro impiega passione. Per le prime quattro track, il CD può solo fare venire la pelle d'oca ai nostalgici del sound Seventies. Gli aggiornamenti più recenti si fermano al neoprog tra anni '80 e ‘90 (Marillion, IQ, Pallas e Pendragon). Il passo risulta volutamente (e onestamente) archeologico, fermo in maniera statica soprattutto ai Genesis: ciò è indicato dalle frasi soliste di moog sorrette dal mellotron, dagli schemi pianistici e da quelli organistici. Poi, da un determinato punto in avanti, avviene uno stacco sempre più progressivo: la emersoniana Agua Claro (il cui approccio contrappuntistico deve molto alla lezione del Banco) cede la strada a brani dalle colorazioni più fusion: Starcurrents, Song of the Pond (con qualche ricordo dei Camel come in The Waterfall), la grintosa A Gathering Storm (godetevi i tempi composti e vi verranno in mente i Nova degli ex Osanna Rustici e D'Anna) e la quasi easy-lounge Catch The Wave (tra Supertramp, Colosseum e Oregon: eccellenti le parti di sax di Cory Wright). Non poteva mancare l'omaggio al genio classico di J.S. Bach, con la rilettura del Preludio in Do minore BWV 847, spostato su coordinate quasi minimaliste. Il timbro di Tagliapietra (che poteva essere valorizzato meglio sui toni medio-bassi) conferisce una ulteriore cifra evocativa ad un disco consapevole di trasmettere molteplici sapori, agendo sulla varietà di composite ascendenze. Riassunto? Genesis e derivati, Banco, Camel, Mahavishnu Orchestra ma non Orme. E qui placet a chi ha messo in condizione Tagliapietra di non essere (solo) il "cantante delle Orme" ma una voce unica, al di fuori del catalogo ormistico (provate ad ascoltarlo in Catch the Wave oppure in Starcurrents). Waterline è un disco ben suonato, piacevole, privo di cali, ma che, talvolta, tende a limitare il proprio raggio d'azione entro lo spettro della prova calligrafica. Varrebbe proprio la pena varcare la waterline dell'esercizio di stile, perché la classe è indubbia e la squadra, sostanzialmente, vincente.

No. 8
PROGRESSIVE WORLD (U.S.A.)
http://www.progressiveworld.net/html/modules.php?name=News&file=article&sid=337
by Progressiveworld.net Staff


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CypherArts has released Italian keyboardist Alex Carpani's debut CD Waterline. Formally trained in composition and piano at the prestigious conservatory of Bologna, Alex Carpani's debut CD combines a European jazz-rock-classical fusion sensibility with the electricity of an American rhythm section and superb soloists on woodwinds and guitar. Besides Carpani on keyboards, Waterline features Le Orme vocalist Aldo Tagliapietra singing in both Italian and English. Waterline will be available in a collectable mini LP format featuring artwork by classic progressive cover artist Paul Whitehead, this CD should appeal to fans of sophisticated progressive music.

No. 9
MOVIMENTI PROG (ITALY)
http://www.movimentiprog.net/modules.php?op=modload&name=Recensioni&file=view&id=2484
by Donato Zoppo


New prog tra passato e presente... sul pelo dell'acqua! Ahhh... ogni tanto un bel disco prog fa proprio bene, confessiamolo! Un sound alla Genesis/Orme, la copertina di Paul Whitehead, ospiti di lusso come il grande Aldo Tagliapietra. Ogni tanto nel panorama prog italiano compaiono dischi per nulla innovativi ma che riescono a creare un ponte con il passato, a rispolverare quella tradizione di cui, in fin dei conti, non dobbiamo vergognarci. Mi vengono in mente i Submarine Silence, la Maschera di Cera, qualche anno fa Aviolinee Utopia e Lothlorien. Nel caso di Alex Carpani, poi, la produzione è ulteriormente interessante. Alex, capace tastierista e compositore, ha pensato in grande al suo progetto, innanzitutto alla band, anzi, al "supergruppo". Il chitarrista Ettore Salati viene dai blasonati the Watch, attualmente la new prog band italiana più amata nel mondo; Marco Fabbri è batterista negli Odessa e anche dei francesi Eclat; Fabiano Spiga è un bassista di provata esperienza, attivo con decine di formazioni. Al quartetto si aggiungono ospiti italiani (Tagliepietra) e stranieri (Tony Spada, Dan Shapiro, Cory Wright, etc.). Il progetto "Waterline" è ispirato al pelo dell'acqua, a quel confine sottile che unisce mondi diversi: è facile intuire quali suggestioni crei questo tema negli animi prog, abituati a vedere l'unione tra rock, classica e jazz simboleggiata da misteriose allegorie. La copertina del leggendario Whitehead completa la presentazione. Un lavoro così "tradizionalista" stupisce subito per l'assenza di suite: Carpani ha compreso che è necessario snellire il prog canonico e ha confezionato una dozzina di brani di media durata, di più accessibile fruizione. Tuttavia, non ha perso nulla della straordinaria magia che aveva in mente: le classiche aperture tastieristiche, gli assoli di estrazione hackettiana, un'asprezza ritmica più levigata, i "topos" del prog ci sono tutti ma risultano saggiamente amalgamati. "Waterline" è un disco suggestivo, fatato e appena irrobustito da chitarre a volte più graffianti, impreziosito dalla consueta prestazione vocale di Aldo. La storica voce delle Orme sembra fatta apposta per rendere speciale ogni brano, ed è la ciliegina sulla torta per pezzi già validi come "The siren and the mariner" e "In the rocks". In generale il cd naviga su mari new prog fatti di accattivanti melodie, spunti classicheggianti alla Banco ("Agua Claro" e "The waterfall"), primitivi esperimenti sinfonici di Procol Harum e Nice (il rifacimento del Preludio e fuga in do minore dal Secondo volume del Clavicembalo ben temperato di Bach), ottimi dialoghi strumentali chitarra-flauto ("Song of the pond"). "Starcurrents" recupera gli incantesimi delle Orme e convince per la concretezza, "A gathering storm" e "Catch the wave" (che ricorda i Camel di fine '70s) tirano fuori un ottimo groove jazz-rock, anche grazie all'apporto dei fiati. Pur non essendo un album perfetto (alcuni brani decollano con difficoltà, altri non sono del tutto compiuti), "Waterline" è un'ottima prova d'esordio, che farà innamorare tutti i fans del progressive dei tempi che furono, dai quali prende le magie sonore, l'intensità melodica, gli arazzi struggenti e la grande capacità espressiva.

No. 10
THE SNOW CAMEL (ITALY)
http://xoomer.alice.it/the_snow_camel/Prog_recensioni/Recensione_waterline.htm
by Valerio De Felice

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Alex Carpani  è un musicista di grande talento con numerosi progetti alle spalle che vanno dal teatro alla musica multimediale. Ma è soprattutto un artista, in costante evoluzione e questo lavoro "Waterline" ne è una limpida conferma. Il fulcro dell'opera è il superamento delle barriere che troppo spesso vogliamo imporci, andare oltre la semplice  contemplazione di ciò che appare ma soffermarci e riflettere su quello che rappresenta. Come se si avesse paura di oltrepassare quel sottile velo trasparente che, proprio come il "pelo dell'acqua", ci permette di scrutare un mondo che ci intimorisce. Due spazi contigui e antitetici, l'emerso e il sommerso, il conscio e l'inconscio. Con la collaborazione di grandi musicisti già conosciuti nel panorama internazionale, Carpani crea  un lavoro di straordinario impatto emotivo. Paul Whitehead, il leggendario collaboratore delle copertine dei primi Genesis, cura l'art-work del concept, come sempre efficace nel risolvere magistralmente il contenuto del disco in evocative immagini, mentre Aldo Tagliapietra, leader de Le Orme si occupa delle parti vocali. Tematiche profonde che non possono essere semplicemente tradotte in musica, ecco perchè il progetto viene suonato dal vivo con la rappresentazione di suggestive immagini, video, che invitano l'ascoltatore a partecipare emotivamente. Alex Carpani è un grande estimatore della musica elettronica e multimediale e nel disco un altro elemento stimolante è la congiunzione di suoni arcaici e strutture classicheggianti assieme a sintetizzatori e chitarre elettriche. "The siren and the mariner" primo pezzo del disco, ha nella sua partenza barocca, un chiaro riferimento al prog rock anni settanta e anche le liriche, come nella stupenda "In the rocks"  si concentrano sul rapporto-scontro uomo-natura. Colpisce la freschezza delle linee vocali, spesso accompagnate da una suadente voce femminile, ma anche le parti strumentali sono intricate e incisive, sulla scia del miglior prog rock italiano. "Song of the pond" è un piccolo gioiello che ricorda nella stesura i primi Jethro Tull nel duetto chitarra flauto; poi il brano si evolve in una direzione più dinamica e moderna con un interessante break di chitarra elettrica. Pur nella sua viscerale natura progressiva, il disco allarga il raggio d'azione verso una sperimentazione mai fine a sè stessa, senza togliere elementi fusion e funky come in "A gathering Storm", superbo brano dai tanti colori dominato dalla  elettrica e dal sassofono di Cory Wright. Passato e moderno si intersecano  in questo bellissimo disco, fatto di anima e corpo, di suoni e  immagini, di vita e sogni. "Waterline" è un disco che affascina, l'esaltazione di una dicotomia esistenziale che appartiene all' uomo, e che trova nella natura il suo dispiego. Mondi diversi e contrastanti, paure sepolte ed emozioni sommerse che possono venire a galla se solo oltrepassassero la labile linea dell'acqua.

No. 11
OJE MUSIC (THE NETHERLANDS)
http://www.ojeweb.nl
by Jan Eerland


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Keyboard player Alex Carpani made the first demo of 'Waterline' in his home studio in only three weeks. The concept album - about the thin line dividing two worlds, one above water and one beneath, one familiar and one unknown - was originally an instrumental piece of work. This demo was sent to L’Orme’s well-known singer Aldo Tagliapietra where after the decision was made to add lyrics. Through him, contact was made with Dan Shapiro’s American prog label Cypher arts (a.o. Shaun Guerin, K2, Clearlight, Cyrille Verdeaux). Through this connection even Paul Whitehead came in sight as art work designer. Inspired by his work and together with him and with Dan Shapiro the lyrics were written by Alex Carpani. Afterwards some well known American prog rock musicians were roped: Neil Bettencourt on drums, Dan Shapiro and Ken Jaquess (bass), Tony Spada, John Thomas, Robert Wolfe and Marc Pattison (guitar) and Cory Wright (sax and flute). The opening song ’The siren and the mariner’ gives a hesitating and not immediately catchy start, followed by four traditional sympho rock songs in classical Italian style, think about Le Orme and The Watch. Driven keyboard pieces duelling with sometimes-spicy guitars, everything supported by solid and reliable drums. Not exactly surprising, but excellent compositions and very well played. Especially ‘In the rocks’, the instrumental part ‘Reclaimed’ and ‘Agus claro’ are prominent examples thereof. ‘Starcurrents’ is an exciting song with a slightly rocking beginning, which leads to an obstinate and adventurous end. Great drumming by the way, by flesh and blood drummer Neil Bettencourt. After an acoustical guitar intro, suddenly ‘Song of the pond’ heads to som