Ettore Salati - chitarre & pedali basso
Blasonato chitarrista prog-rock di ultima generazione, è attivo
come session player ed ha collaborato dal 2000 al 2006 come chitarrista
fisso di The Watch, band di punta del circuito prog odierno, che ha
pubblicato albums considerati dei classici del genere già oggi.
Con la band milanese ha girato mezzo mondo in tour, apparendo nei
maggiori prog festivals, inclusi i prestigiosi Rosfest di Philadelphia
e Bajaprog di Mexicali.
Il suo percorso musicale inizia da bambino a Milano, dove è nato
nel 1974, sulla tastiera di un pianoforte, con Mozart e Chopin a farla
da padrone. Poi, folgorato da Hendrix, Led Zeppelin, Genesis e un
pò tutto il rock degli anni '70, trasferisce le sue mani su
un'altra tastiera, quella della chitarra. Studia con diversi
chitarristi di fama nazionale e si diploma col massimo dei voti alla
Lizard di Firenze in chitarra moderna. Inizia, quindi,
l'attività professionale come turnista e docente.
Insegna chitarra in diverse
scuole della Lombardia ed è autore
del testo didattico “Scuola di Chitarra Hard Rock-Heavy
Metal” edito dalla BMG-Lizard. Compone colonne sonore per
programmi televisivi e collabora con televisioni nazionali per la
produzione musicale. Suona dal vivo e in studio con solisti pop, incide
il suono della sua chitarra in svariate produzioni e collabora con un
numero imprecisato di cantanti, trii ed ensemble di varia natura.
Frequenta il circuito jazz-fusion, accompagnando artisti del calibro di
Karl Potter e porta la sua chitarra sui palchi di tutta Italia con
numerose band che spaziano in vari generi. Attualmente è
coinvolto anche in due interessanti progetti prog-fusion italiani che
approderanno presto ad una pubblicazione discografica: Soul Engine e
Red Zen.
Si è dedicato anche
al teatro, con la scrittura di musiche di scena per lo spettacolo
"RapSUDia 1935", scritto e diretto da Max Vergani e prodotto dalla
compagnia La Dama.
Considerato dalla stampa specializzata fra gli eredi dei chitarristi
prog degli anni '70 come Steve Hackett e Robert Fripp, non fa mistero
dell'influenza che hanno avuto sul suo modo di suonare i bluesmen del
passato, nonché i grandi artisti del jazz e della fusion, senza
dimenticare la generazione Hendrix-Beck-Page e il grande Allan
Holdsworth.