[Italian]
Resoconto della serata
(a cura di Marco Pessina, Club Il Giardino)
Metti una sera al
“GIARDINO”. Metti il leggendario sassofonista dei VAN DER
GRAAF GENERATOR istrionico e autentico protagonista della musica rock
progressive degli epici anni’70: mister DAVID JACKSON.
Affiancagli una strepitosa schiera di musicisti in un supergruppo ed il
gioco è fatto. E’ andato in scena quello che di fatto
è da considerare un evento.
Un progetto esclusivo creato apposta per il CLUB IL GIARDINO.
L’uomo del “doppio sax” era accompagnato per
l’occasione da GIGI CAVALLI COCCHI alla batteria, da ALEX CARPANI
alle tastiere, da ETTORE SALATI alle chitarre, da MARCO OLIVOTTO al
basso e voce e con l’amichevole partecipazione di ALDO
TAGIAPIETRA. La sala si presenta gremita in ogni ordine di posto e dopo
le presentazioni di rito, tocca ad OLIVOTTO aprire le danze. Pianoforte
e voce esegue, a suo modo di dire delle “canzoni
improbabili” in quella situazione. Racchiude un mix di cinque
pezzi in uno cantando in stile HAMMIL tra le altre un pezzo dei NIRVANA
e uno dei LED ZEPPELIN. Applausi del pubblico ed entra JACKSON.
Breve presentazione e, avviata la base, esegue una canzone di recente
produzione dal titolo HELLO, alternando l’ottavino al sax.
A questo punto entra la band ufficiale della serata con OLIVOTTO al basso e alla voce senza TAGLIAPIETRA.
La prima parte del concerto è incentrata sulle ultime
composizioni del polistrumentista inglese. Si parte con TUMBLEDOWN,
canzone che è stata scritta e pensata per quel bruttissimo
episodio che fu la guerra lampo dell’esercito inglese alle
isole MALVINE (FALKLAND), contese all’epoca (siamo negli anni
’80) all’Argentina. Episodio sottolineato negativamente
dallo stesso JACKSON.
E’ la volta di DR.MOP, dedicata ai “dottori” delle
pulizie. Le movenze e la capacità di alternare gli strumenti a
fiato nella stessa canzone, fanno di JACKSON un personaggio unico nel
suo genere. L’affiatamento con il resto della band è
notevole, nonostante si sia provato poco come si può facilmente
intuire.
Segue SAIGON ROULETTE (JACKSON confesserà di averla scritta dopo
aver visto il film Il Cacciatore con DE NIRO). Conclude la prima parte
TOUCH PAPERBONE. Il primo set si conclude, ma il bello deve ancora
cominciare. Una decina di minuti e la band rientra. Questa volta
c’è anche TAGLIAPIETRA, che dopo aver salutato il pubblico
imbraccia la sei corde acustica e inizia l’arpeggio di ERA
INVERNO. E quì l’atmosfera comincia a riscaldarsi, tutti
fanno la loro parte a puntino. Applausi scroscianti e ALDO intona
CEMENTO ARMATO passando al basso, quello a violino che apparteneva ad
un certo “PAOLO” McCARTNEY. Brano che risulterà
particolarmente articolato, soprattutto nella parte centrale.
Molto bella, proprio per la presenza dei fiati, la versione di SGUARDO
VERSO IL CIELO con la quale il musicista veneziano concluderà la
sua performance. L’ambiente è bello caldo ed allora via
con una serie di canzoni tirate per benino.
Stupenda BOLERO BOLEAS, almeno così doveva chiamarsi nella
versione che i VAN DER GRAAF non fecero mai. HAMMIL non la capì
(confessa JACKSON). Struggente la versione di TONEWALL, che il gruppo
esegue dopo. La seconda parte del concerto è veramente bella!
Segue SOGNI D’ORO, con il canto alla HAMMIL di OLIVOTTO. Dopo
HOMER, sale sul palco la figlia di JACKSON. DORIE e le altre due
ragazze del gruppo che si esibirà il giorno seguente cantano
MISSION. Molto bella eseguita in questo modo.
Il set si conclude con la magnifica WE GO NOW, qui il sax raggiunge vette incredibili nonostante il raffreddore di JACKSON.
Applausi scroscianti con il battimani ritmato che chiama tutti di nuovo sul palco.
Rientrano tutti compreso TAGLIAPIETRA, che tamburello in mano,
darà una mano nel canto che fa il verso alla melodia di THEME
ONE.
Dovevano passare 35 anni perché suonassi con ALDO, dirà DAVID JACKSON.